Bravo Michel, ce l'hai fatta.
Sei riuscito a rompere il giocattolo.
E' impossibile non collegare l'arbitraggio perfetto nella sua scientificità, implacabile nella sua precisione millimetrica, alle tue minacce alla Lazio.
E' impossibile non riconoscere le mani che hanno spinto un branco di servi scozzesi a fare il lavoro sporco.
Quello stesso lavoro sporco che voi, parrucconi sempre abbronzati davanti alle telecamere, non avete il coraggio di fare in prima persona.
Già, perchè escludere una squadra per il comportamento di una parte, minoritaria o meno è lo stesso, dei suoi tifosi sarebbe un problema, imporrebbe la stessa attenzione verso curve più blasonate e meno vivisezionate, rischierebbe di portare all'esclusione di squadre intoccabili.
E allora meglio pilotare un'eliminazione per mano, anzi per fischio, di un fedele quanto brutto piccolo uomo.
Ma così facendo, Michel, non hai fatto altro che confermare come per voi quello che conta sia il prodotto che offrite al pubblico televisivo di lobotomizzati.
Mica si può chiamare in causa la cara e vecchia sudditanza psicologica che per anni chi ti ha preceduto, in ambito locale come internazionale, ha utilizzato per mascherare le trame che venivano decise a tavolino.
Nè si può pensare alla buonafede di certi errori, così marchiani da essere evidenti pure per chi il Calcio ha iniziato a seguirlo ieri.
Poco conta, in questo contesto, il motivo che ha ispirato tanto risentimento.
A voi, viscidi schiavi del profitto, non vi interessa la lotta al razzismo, non vi interessa ora nè vi è mai interessata.
La vostra è ipocrisia.
Pura, semplice e squallida ipocrisia.
Come quella di un Boateng qualsiasi che si ribella a 4 subumani varesotti e si dimentica di farlo quando al suo compagno Balotelli vengono mostrate banane dalla sua ex curva.
Chè poi mostrargliele era già un passo avanti rispetto a chi, le banane vere, gliele aveva impunemente tirate addosso anni prima.
Ipocrisia.
E mi fa ancora più schifo nel momento in cui per ottenere il profitto maggiore usate un tema così importante, fondamentale, come quello dell'antirazzismo.
Tema che andrebbe trattato col massimo rispetto e con la massima attenzione, nel contesto dell'intera società moderna, e non ridotto a problema di una tifoseria piuttosto che di un'altra.
Io mi sarei anche rotto il cazzo di dover condannare chi non ha altro da fare che andare allo stadio a intonare cori con un braccio teso o con un pugno chiuso, senza rendersi conto di essere più fuori contesto di una scoreggia in ascensore.
Certe questioni di civiltà, di educazione, di rispetto, non possono essere ridotte a questo.
Già il rispetto.
Quello stesso rispetto che predicate con i vostri spottini prima, dopo e durante le partite.
Giusto a colpi di spot potete andare avanti, nella vostra logica commerciale.
Come se il sapore dei biscotti del mulino fosse migliorato dopo aver investito centinaia di migliaia di euro per far parlare Banderas con una gallina.
E poi non siete nemmeno capaci di punire un giocatore qualsiasi (Barton) che per insultare un collega (Thiago Silva) gli twitta che è un transessuale.
No, caro il mio Michel, stavolta l'avete fatta troppo grossa.
La farsa di ieri sera è una pietra tombale sulla credibilità di un intero Sport, ridotto a talent show in cui il vincitore viene scelto in base al gradimento del pubblico.
Che dicono i vostri sondaggi?
Chi è meglio far arrivare in finale di Champion's?
Quale finale avrebbe lo share più alto?
E poi, dove sono quelli che dovrebbero difendere non tanto una squadra o i suoi tifosi, quanto uno Sport in generale?
Che ha da dire il presidente Malagò in merito?
Lui, che ha basato la campagna elettorale che l'ha portato all'elezione anche, se non soprattutto, sulla meritocrazia, dovrebbe essere indignato nel vedere come i valori in campo vengano stravolti, falsati da una scelta ponderata a tavolino.
Dove sono i dirigenti federali?
Dove sono quelli che nel 2002 si rivoltarono contro il povero malcapitato Byron Moreno, colpevole di aver eliminato una squadra dalla massima competizione mondiale solo per favorire i padroni di casa e quindi gli organizzatori dell'evento?
C'è un silenzio assordante.
Lo stesso silenzio assordante che proviene da giornalisti e sedicenti tali.
Dove sono le levate di scudi in difesa, ripeto, di uno Sport svilito?
Dove sono i graffianti editoriali?
No, non ci sono, tenuti nei cassetti in attesa di occasioni migliori.
Perchè raccontare alla gente come il Calcio sia stato ridotto a essere una fiction televisiva, rischiando di aprire qualche occhio, quando si può comodamente alimentare il carrozzone raccontando l'ultima cassanata dell'omonimo o spettegolando sull'ultimo flirt di Balotelli?
Cari giornalisti, mi dovete spiegare una cosa, che davvero fatico a capire.
Perchè se una partita viene manovrata da un gruppo di scommettitori è uno scandalo, e se invece viene indirizzata verso un risultato dai vertici organizzativi con la complicità di un inetto scozzese va tutto bene?
Non sono sempre e comunque dei soldi a muovere tutto?
Che siano quelli degli sponsor televisivi o quelli di un gruppetto maldestro di zingari o addirittura di un potere occulto che viene da Singapore, sempre sbagliato dovrebbe essere.
E allora, o fenomeni che riuscite a scovare latitanti in paesini dell'entroterra slavo, perchè non alzare la voce anche adesso?
Perchè non chiedere conto a chi, negli anni, ha reso lo Sport più bello (o uno degli) del mondo finto come il più squallido degli incontri di wrestling americano?
Perchè non dire basta?
Per una volta rendete giustizia alla realtà, raccontate di come il Calcio ieri si sia dimostrato più scontato di un triste film porno in cui la protagonista sa che dopo un po' di corteggiamento e qualche timida resistenza, inevitabilmente finirà a quattro zampe piegata al volere del regista di turno, per realizzare i perversi desideri del pubblico voglioso.
Tutti complici, tutti fermi, tutti allineati.
Ma ieri l'avete fatta troppo grossa.
Ieri non ha perso la Lazio, ieri ha perso il Calcio, ha perso lo Sport.
Ma le vostre puttanate non possono fermare la passione vera che prima o poi vi esploderà sui denti.
Giovedì prossimo io sarò là fuori, tosto e incazzato, fuori da quello stadio che avete deciso di chiudere seguendo i vostri marketing advisors.
Consapevole che se dovesse succedere l'impensabile, a prenderlo in culo non sarebbero 11 poveri turchi, ma tutto il vostro bel sistema.