Da autore del topic ho letto con interesse tutte le risposte ma credo che si stia andando un po' OT.
Qui il problema non è il valore della Lazio con o senza Zarate (di questo se ne può parlare altrove); la cosa che mi manda ai matti è che non capisco il motivo per cui il presidente, di nuovo, ha agito senza tenere conto del trend (che nanni moretti mi perdoni) e del clima ambientale, quando era ad un passo dalla riconquista di tutti i tifosi della Lazio (escludo mani a paletta e manovali del turpiloquio a oltranza).
Ciò che sembra sfuggirgli è quanto il clima attorno alla squadra rappresenti un valore aggiunto. Una grande squadra si crea, si prepara e la si fa crescere anche stando attenti ai dettagli extra-rettangolo di gioco. Non è solamente una questione di gioco delle figurine e di modulo.
Tanto più qui a Roma dopo tutti questi LOGORANTI anni di spaccatura fra Lotito e i tifosi, fra le strategie della società e le fisime dei tifosi stessi.
La cessione di Zarate - con queste modalità - può avere effetti negativi dal punto di vista tecnico ma è soprattutto un grave errore di strategia a mio modo di vedere.
Noi siamo risaliti piano piano, specie dall'arrivo di Reja in poi, abbiamo costruito una squadra logica, quadrata, concreta. Ma al momento della Cima Coppi ecco che ci si sgonfia la ruota, ci casca la borraccia, tamponiamo la bicicletta davanti e cadiamo.
E adesso bisogna ricominciare, e sempre col patema d'animo di non poter sbagliare una partita. Così è più complicato lavorare per crescere. C'è ogni volta un effetto di disgregazione proprio nel momento in cui il ricompattamento è a un passo.
Io vorrei che il presidente questo lo capisse, adesso che si ricomincerà da zero per quando, un giorno tra qualche tempo ci si ritroverà di nuovo a un passo dal clic, quel clic che ci riporterà in quel mondo dove la preoccupazione principale deve essere solo il risultato e non gli effetti che questo risultato può determinare nell'ambiente tutto.