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Lazio e basta / Only Lazio => Lazio Talk => Discussione aperta da: arkham il 25 Gen 2015, 00:34

Titolo: Ci siamo ancora.
Inserito da: arkham il 25 Gen 2015, 00:34
Ci deve essere un folle, da qualche parte, a scrivere la Storia della Lazio.
Altrimenti non si spiega questo continuo rimando al cuore, al dramma, alla sempre sudatissima gloria, che intreccia continuamente le vite di generazioni di laziali, ognuna delle quali è stata messa almeno una volta sull'orlo del baratro, ha visto i propri eroi lasciare questa maglia o questo mondo, ha potuto ridere e piangere per la Lazio, spesso in intervalli di tempo così brevi da strizzare il cuore di chiunque, fino a farlo diventare piccolo piccolo.
Di chiunque non fosse un laziale ovviamente.
Perché chi ha scelto di amare quei colori, sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo. Sa che nessuna sofferenza è inutile. Sa che nessuna vittoria è gratis.
E così stasera il laziale lo sentiva, che questa era una partita dagli intrecci incredibili con la sua Storia. Solo un laziale poteva emozionarsi per la celebrazione del momento più basso della sua storia sportiva. Il momento in cui il cuore si è fatto più piccolo, ma si è rifiutato di arrendersi e ha continuato a battere, risalendo colpo dopo colpo fino al tetto d'Italia, e poi a quello d'Europa, prima di lanciarsi nuovamente nell'abisso e ricominciare una nuova risalita.
Oggi sarebbe stato il compleanno di Giorgio, il bomber dell'anno più bello.
Ed oggi la Lazio ha scelto di giocare, dopo quasi trent'anni, con la maglietta di Giuliano, il bomber dell'anno più difficile. Lo ha fatto incontrando il Milan, l'unica grande che, vai a vedere gli incroci della storia, l'aveva accompagnata all'inferno in quegli anni bui.
Basterebbe questo, per gonfiare il cuore dietro quell'aquila sul petto, ma non basta: la Lazio vince, stravince, domina. Ma è la Lazio, e niente può essere facile: così subito un rigore negato, e subito un gol subito, a far rivivere quegli incubi che i laziali sentono ormai compagni di viaggio, che quasi non temono più.
E poi ancora un rigore negato, e la sorte, il portiere, la mira: niente va come deve andare, e chiunque, che non fosse un laziale, penserebbe che forse è finita.
Invece la Lazio di oggi con le maglie di ieri si rifiuta di arrendersi e decide di fare come quella di Giorgio: si esce prima dagli spogliatoi, c'è una partita da vincere e aspettare non serve.
Così, nel giorno di Giorgio e con la maglia di Giuliano, ci pensa Miro a chiudere il cerchio: il più grande attaccante della storia dei mondiali di calcio, che nel 1986 era appena un bambino e non può ricordare l'angoscia di un popolo che si trasforma in gioia infinita per un gol alla Lanerossi Vicenza, pronti via e invita Parolo a pareggiare, prima che i più distratti si rendano conto che la partita è ricominciata, poi mette la palla nell'unico punto in cui il portiere può toccarla: in fondo al sacco.
Nella notte speciale non può mancare il sangue di Marchetti, colpito in testa da uno che non a caso ha militato nella roma, come non mancherà poi il delirio di un altro ex rivale, che non ci sta a perdere e che reagisce coprendosi di ridicolo, come un tacchino che prova a rivaleggiare nel volo con un aquila.
La Lazio vince, e c'è spazio per il trionfo, con Parolo che ancora una volta fa urlare la Nord, lo stadio, oggi bellissimo perché sente che è una notte di quelle speciali.
Ma siamo la Lazio, c'è un folle che scrive la nostra Storia, e l'urlo si unisce a quello di dolore di Djordjevic, che impedisce l'esultanza, che stringe di nuovo i cuori.
È solo un attimo, ché il laziale sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo, sa che non si può volare senza guardare avanti: non c'è tempo di piangere, perché un folle sta scrivendo la storia di Danilo, alla prima da titolare con la maglietta che non può neanche ricordare, e quella è una storia ancora tutta da leggere.
E il ricordo va ad altri ragazzi, ad un altro stadio, ad un altro calcio.
Con la stessa maglietta, la stessa Lazio, e lo stesso orgoglio di quel popolo che si è rifiutato di morire.   
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: ian il 25 Gen 2015, 00:39
Complimenti
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: MauroLaziale il 25 Gen 2015, 00:43
Certe volte sto folle si trasforma in un lucidissimo testa di c....
Bravo Arkham comunque..
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: fiord il 25 Gen 2015, 00:45
Stasera é stata una serata speciale, che entrerà nella nostra storia. Nel nostro mito. E la cosa più assurda é che il tifoso laziale queste serate le riesce ad annusare prima, e le vive con una passione fuori da comune.
Lazialitá
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: M.L.Castroman 26 il 25 Gen 2015, 00:47
bellissimo.

grazie
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: lorib74 il 25 Gen 2015, 00:49
 :beer:   :beer:
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: Gert dal Pozzo il 25 Gen 2015, 00:53
bellissimo, arkham
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: WhiteBluesBrother il 25 Gen 2015, 00:56
Belle parole Laziali.
Bravo.
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: Yanez_de_Gomera il 25 Gen 2015, 01:00
Citazione di: arkham il 25 Gen 2015, 00:34
come un tacchino che prova a rivaleggiare nel volo con un aquila.

Questa é bellissima. :))
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: er polipo il 25 Gen 2015, 01:03
Citazione di: arkham il 25 Gen 2015, 00:34
...

Grazie.
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: rimmar il 25 Gen 2015, 01:07
Da stampare...
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: geggio il 25 Gen 2015, 01:16
...niente sarà facile e tutto sarà bellissimo...
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: klacco il 25 Gen 2015, 01:19
Applausi!!!

:since :since :since :since :since
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: Aquila Romana il 25 Gen 2015, 01:28
Citazione di: arkham il 25 Gen 2015, 00:34
Ci deve essere un folle, da qualche parte, a scrivere la Storia della Lazio.
Altrimenti non si spiega questo continuo rimando al cuore, al dramma, alla sempre sudatissima gloria, che intreccia continuamente le vite di generazioni di laziali, ognuna delle quali è stata messa almeno una volta sull'orlo del baratro, ha visto i propri eroi lasciare questa maglia o questo mondo, ha potuto ridere e piangere per la Lazio, spesso in intervalli di tempo così brevi da strizzare il cuore di chiunque, fino a farlo diventare piccolo piccolo.
Di chiunque non fosse un laziale ovviamente.
Perché chi ha scelto di amare quei colori, sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo. Sa che nessuna sofferenza è inutile. Sa che nessuna vittoria è gratis.
E così stasera il laziale lo sentiva, che questa era una partita dagli intrecci incredibili con la sua Storia. Solo un laziale poteva emozionarsi per la celebrazione del momento più basso della sua storia sportiva. Il momento in cui il cuore si è fatto più piccolo, ma si è rifiutato di arrendersi e ha continuato a battere, risalendo colpo dopo colpo fino al tetto d'Italia, e poi a quello d'Europa, prima di lanciarsi nuovamente nell'abisso e ricominciare una nuova risalita.
Oggi sarebbe stato il compleanno di Giorgio, il bomber dell'anno più bello.
Ed oggi la Lazio ha scelto di giocare, dopo quasi trent'anni, con la maglietta di Giuliano, il bomber dell'anno più difficile. Lo ha fatto incontrando il Milan, l'unica grande che, vai a vedere gli incroci della storia, l'aveva accompagnata all'inferno in quegli anni bui.
Basterebbe questo, per gonfiare il cuore dietro quell'aquila sul petto, ma non basta: la Lazio vince, stravince, domina. Ma è la Lazio, e niente può essere facile: così subito un rigore negato, e subito un gol subito, a far rivivere quegli incubi che i laziali sentono ormai compagni di viaggio, che quasi non temono più.
E poi ancora un rigore negato, e la sorte, il portiere, la mira: niente va come deve andare, e chiunque, che non fosse un laziale, penserebbe che forse è finita.
Invece la Lazio di oggi con le maglie di ieri si rifiuta di arrendersi e decide di fare come quella di Giorgio: si esce prima dagli spogliatoi, c'è una partita da vincere e aspettare non serve.
Così, nel giorno di Giorgio e con la maglia di Giuliano, ci pensa Miro a chiudere il cerchio: il più grande attaccante della storia dei mondiali di calcio, che nel 1986 era appena un bambino e non può ricordare l'angoscia di un popolo che si trasforma in gioia infinita per un gol alla Lanerossi Vicenza, pronti via e invita Parolo a pareggiare, prima che i più distratti si rendano conto che la partita è ricominciata, poi mette la palla nell'unico punto in cui il portiere può toccarla: in fondo al sacco.
Nella notte speciale non può mancare il sangue di Marchetti, colpito in testa da uno che non a caso ha militato nella roma, come non mancherà poi il delirio di un altro ex rivale, che non ci sta a perdere e che reagisce coprendosi di ridicolo, come un tacchino che prova a rivaleggiare nel volo con un aquila.
La Lazio vince, e c'è spazio per il trionfo, con Parolo che ancora una volta fa urlare la Nord, lo stadio, oggi bellissimo perché sente che è una notte di quelle speciali.
Ma siamo la Lazio, c'è un folle che scrive la nostra Storia, e l'urlo si unisce a quello di dolore di Djordjevic, che impedisce l'esultanza, che stringe di nuovo i cuori.
È solo un attimo, ché il laziale sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo, sa che non si può volare senza guardare avanti: non c'è tempo di piangere, perché un folle sta scrivendo la storia di Danilo, alla prima da titolare con la maglietta che non può neanche ricordare, e quella è una storia ancora tutta da leggere.
E il ricordo va ad altri ragazzi, ad un altro stadio, ad un altro calcio.
Con la stessa maglietta, la stessa Lazio, e lo stesso orgoglio di quel popolo che si è rifiutato di morire.

:band5:
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: Freccia01 il 25 Gen 2015, 01:32
Meravigliose parole....   
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: kurt il 25 Gen 2015, 01:58
Non lo so ma penso che inconsciamente ho scelto che questa sera non dovevo vederla.
Troppa l'emozione di rivedere dopo quasi trenta anni quelle maglie: ho chiamato gli amici...una pizza con le famiglie.
Mancava uno degli amici più cari, strappato alla vita da un incidente assurdo 12 giorni fa, abbiamo riso e scherzato ma la mente era con lui.
Ogni tanto guardavo l'orologio del mio vicino di posto: "20,45...inizia", "21,30...finito il 1^ tempo...", "22,10 più di metà ripresa"...alle 22,40: "raga...vado un attimo al cesso..."
Connessione...Lazio net...un grido soffocato...rabbioso...esco...una maschera...un amico: "non dire nulla, l'ho registrata!" Nessuna emozione...glaciale...j'avemo spanato er bucio der culo nonostante l'arbitro da casa...
Come se nulla fosse...
Questa maglia meritava una serata come questa...una Lazio come questa...noi che abbiamo sofferto quasi trenta anni fa con lei, meritavamo una serata come questa...
Ed è solo l'inizio...
We're back...
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: Indignato74 il 25 Gen 2015, 02:47
Sei un grande!

:since
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: Il Mitico™ il 25 Gen 2015, 02:49
 :ssl :since
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: charlie il 25 Gen 2015, 02:51
:band2:
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: Tarallo il 25 Gen 2015, 07:14
Pubblicatelo sul Mag.
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: Nanni il 25 Gen 2015, 10:25
Bravo Ark, bravo.

Per dare ancora più peso alle parole che scrivi, per rafforzare quel lato magico, profondo, imponderabile che circonda la Lazio, ieri prima della partita ho sentito a LSR l'intervista alla figlia di Giuliano Fiorini.
Lei, all'epoca di Lazio-Vicenza aveva si e no due anni, non può ricordare niente.
Però ha raccontato di come sia cresciuta con quella storia, di come abbia visto più volte suo Papà incontrare negli anni tanti Laziali che lo ringraziavano, tante persone che lo abbracciavano, etc.
A un certo punto Cesarini le chiede con un po' di titubanza, con molta delicatezza: "Lei e la sua famiglia vivete a Bologna... seguite la Lazio, vi interessate ai risultati di questa Lazio...???"
E lei lo interrompe, fiera:
"NOI SIAMO DELLA LAZIO!"
Ecco... mistero... magia... mix di sensazioni, emozioni, sangue, budella... la Lazio quando ti entra dentro non se ne va più.
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: LN_Mod il 25 Gen 2015, 12:15
E' in Homepage
Ci siamo ancora (http://www.lazio.net/)


:since :since :since :since
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: Tarallo il 25 Gen 2015, 12:18
Citazione di: Tarallo il 25 Gen 2015, 07:14
Pubblicatelo sul Mag.
Citazione di: LN_Mod il 25 Gen 2015, 12:15
E' in Homepage
Ci siamo ancora (http://www.lazio.net/)

:since :since :since :since

Bitches :DD

:band5: :band5: :band5: :band5: :band5: :band5:
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: seagull il 25 Gen 2015, 12:20
Bellissima  :since
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: Zoppo il 25 Gen 2015, 13:27
Corri.
Corri Lazio, Corri....
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: arkham il 25 Gen 2015, 18:45
Che onore!
Grazie e forza Lazio!
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: FedericaB il 25 Gen 2015, 18:55
Mai avuta una firma, finora.

:D
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: Aregai il 25 Gen 2015, 18:58
applausi!!!
:since :since :since
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: Bambino il 25 Gen 2015, 19:10
Citazione di: arkham il 25 Gen 2015, 00:34
Ci deve essere un folle, da qualche parte, a scrivere la Storia della Lazio.
Altrimenti non si spiega questo continuo rimando al cuore, al dramma, alla sempre sudatissima gloria, che intreccia continuamente le vite di generazioni di laziali, ognuna delle quali è stata messa almeno una volta sull'orlo del baratro, ha visto i propri eroi lasciare questa maglia o questo mondo, ha potuto ridere e piangere per la Lazio, spesso in intervalli di tempo così brevi da strizzare il cuore di chiunque, fino a farlo diventare piccolo piccolo.
Di chiunque non fosse un laziale ovviamente.
Perché chi ha scelto di amare quei colori, sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo. Sa che nessuna sofferenza è inutile. Sa che nessuna vittoria è gratis.
E così stasera il laziale lo sentiva, che questa era una partita dagli intrecci incredibili con la sua Storia. Solo un laziale poteva emozionarsi per la celebrazione del momento più basso della sua storia sportiva. Il momento in cui il cuore si è fatto più piccolo, ma si è rifiutato di arrendersi e ha continuato a battere, risalendo colpo dopo colpo fino al tetto d'Italia, e poi a quello d'Europa, prima di lanciarsi nuovamente nell'abisso e ricominciare una nuova risalita.
Oggi sarebbe stato il compleanno di Giorgio, il bomber dell'anno più bello.
Ed oggi la Lazio ha scelto di giocare, dopo quasi trent'anni, con la maglietta di Giuliano, il bomber dell'anno più difficile. Lo ha fatto incontrando il Milan, l'unica grande che, vai a vedere gli incroci della storia, l'aveva accompagnata all'inferno in quegli anni bui.
Basterebbe questo, per gonfiare il cuore dietro quell'aquila sul petto, ma non basta: la Lazio vince, stravince, domina. Ma è la Lazio, e niente può essere facile: così subito un rigore negato, e subito un gol subito, a far rivivere quegli incubi che i laziali sentono ormai compagni di viaggio, che quasi non temono più.
E poi ancora un rigore negato, e la sorte, il portiere, la mira: niente va come deve andare, e chiunque, che non fosse un laziale, penserebbe che forse è finita.
Invece la Lazio di oggi con le maglie di ieri si rifiuta di arrendersi e decide di fare come quella di Giorgio: si esce prima dagli spogliatoi, c'è una partita da vincere e aspettare non serve.
Così, nel giorno di Giorgio e con la maglia di Giuliano, ci pensa Miro a chiudere il cerchio: il più grande attaccante della storia dei mondiali di calcio, che nel 1986 era appena un bambino e non può ricordare l'angoscia di un popolo che si trasforma in gioia infinita per un gol alla Lanerossi Vicenza, pronti via e invita Parolo a pareggiare, prima che i più distratti si rendano conto che la partita è ricominciata, poi mette la palla nell'unico punto in cui il portiere può toccarla: in fondo al sacco.
Nella notte speciale non può mancare il sangue di Marchetti, colpito in testa da uno che non a caso ha militato nella roma, come non mancherà poi il delirio di un altro ex rivale, che non ci sta a perdere e che reagisce coprendosi di ridicolo, come un tacchino che prova a rivaleggiare nel volo con un aquila.
La Lazio vince, e c'è spazio per il trionfo, con Parolo che ancora una volta fa urlare la Nord, lo stadio, oggi bellissimo perché sente che è una notte di quelle speciali.
Ma siamo la Lazio, c'è un folle che scrive la nostra Storia, e l'urlo si unisce a quello di dolore di Djordjevic, che impedisce l'esultanza, che stringe di nuovo i cuori.
È solo un attimo, ché il laziale sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo, sa che non si può volare senza guardare avanti: non c'è tempo di piangere, perché un folle sta scrivendo la storia di Danilo, alla prima da titolare con la maglietta che non può neanche ricordare, e quella è una storia ancora tutta da leggere.
E il ricordo va ad altri ragazzi, ad un altro stadio, ad un altro calcio.
Con la stessa maglietta, la stessa Lazio, e lo stesso orgoglio di quel popolo che si è rifiutato di morire.

:clap: :clap: :clap:

però m'avete rotto er caxxo, ho finito le lacrime!
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: cry il 25 Gen 2015, 19:48
Citazione di: fiord il 25 Gen 2015, 00:45
Stasera é stata una serata speciale, che entrerà nella nostra storia. Nel nostro mito. E la cosa più assurda é che il tifoso laziale queste serate le riesce ad annusare prima, e le vive con una passione fuori da comune.
Lazialitá
e' vero, io sono uno che sente molto le partite, ma quella di ieri aveva un qualcosa di speciale :since :since
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: italicbold il 25 Gen 2015, 19:55
Grande Arkham !
Grande.
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: Nesta idolo il 26 Gen 2015, 23:15
Citazione di: arkham il 25 Gen 2015, 00:34
Ci deve essere un folle, da qualche parte, a scrivere la Storia della Lazio.
Altrimenti non si spiega questo continuo rimando al cuore, al dramma, alla sempre sudatissima gloria, che intreccia continuamente le vite di generazioni di laziali, ognuna delle quali è stata messa almeno una volta sull'orlo del baratro, ha visto i propri eroi lasciare questa maglia o questo mondo, ha potuto ridere e piangere per la Lazio, spesso in intervalli di tempo così brevi da strizzare il cuore di chiunque, fino a farlo diventare piccolo piccolo.
Di chiunque non fosse un laziale ovviamente.
Perché chi ha scelto di amare quei colori, sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo. Sa che nessuna sofferenza è inutile. Sa che nessuna vittoria è gratis.
E così stasera il laziale lo sentiva, che questa era una partita dagli intrecci incredibili con la sua Storia. Solo un laziale poteva emozionarsi per la celebrazione del momento più basso della sua storia sportiva. Il momento in cui il cuore si è fatto più piccolo, ma si è rifiutato di arrendersi e ha continuato a battere, risalendo colpo dopo colpo fino al tetto d'Italia, e poi a quello d'Europa, prima di lanciarsi nuovamente nell'abisso e ricominciare una nuova risalita.
Oggi sarebbe stato il compleanno di Giorgio, il bomber dell'anno più bello.
Ed oggi la Lazio ha scelto di giocare, dopo quasi trent'anni, con la maglietta di Giuliano, il bomber dell'anno più difficile. Lo ha fatto incontrando il Milan, l'unica grande che, vai a vedere gli incroci della storia, l'aveva accompagnata all'inferno in quegli anni bui.
Basterebbe questo, per gonfiare il cuore dietro quell'aquila sul petto, ma non basta: la Lazio vince, stravince, domina. Ma è la Lazio, e niente può essere facile: così subito un rigore negato, e subito un gol subito, a far rivivere quegli incubi che i laziali sentono ormai compagni di viaggio, che quasi non temono più.
E poi ancora un rigore negato, e la sorte, il portiere, la mira: niente va come deve andare, e chiunque, che non fosse un laziale, penserebbe che forse è finita.
Invece la Lazio di oggi con le maglie di ieri si rifiuta di arrendersi e decide di fare come quella di Giorgio: si esce prima dagli spogliatoi, c'è una partita da vincere e aspettare non serve.
Così, nel giorno di Giorgio e con la maglia di Giuliano, ci pensa Miro a chiudere il cerchio: il più grande attaccante della storia dei mondiali di calcio, che nel 1986 era appena un bambino e non può ricordare l'angoscia di un popolo che si trasforma in gioia infinita per un gol alla Lanerossi Vicenza, pronti via e invita Parolo a pareggiare, prima che i più distratti si rendano conto che la partita è ricominciata, poi mette la palla nell'unico punto in cui il portiere può toccarla: in fondo al sacco.
Nella notte speciale non può mancare il sangue di Marchetti, colpito in testa da uno che non a caso ha militato nella roma, come non mancherà poi il delirio di un altro ex rivale, che non ci sta a perdere e che reagisce coprendosi di ridicolo, come un tacchino che prova a rivaleggiare nel volo con un aquila.
La Lazio vince, e c'è spazio per il trionfo, con Parolo che ancora una volta fa urlare la Nord, lo stadio, oggi bellissimo perché sente che è una notte di quelle speciali.
Ma siamo la Lazio, c'è un folle che scrive la nostra Storia, e l'urlo si unisce a quello di dolore di Djordjevic, che impedisce l'esultanza, che stringe di nuovo i cuori.
È solo un attimo, ché il laziale sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo, sa che non si può volare senza guardare avanti: non c'è tempo di piangere, perché un folle sta scrivendo la storia di Danilo, alla prima da titolare con la maglietta che non può neanche ricordare, e quella è una storia ancora tutta da leggere.
E il ricordo va ad altri ragazzi, ad un altro stadio, ad un altro calcio.
Con la stessa maglietta, la stessa Lazio, e lo stesso orgoglio di quel popolo che si è rifiutato di morire.
:hail: Ed è la quarta volta che lo leggo (due qua e due in home), splendido.  :chap:
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: Wallace il 26 Gen 2015, 23:30
Citazione di: arkham il 25 Gen 2015, 00:34
Ci deve essere un folle, da qualche parte, a scrivere la Storia della Lazio.
Altrimenti non si spiega questo continuo rimando al cuore, al dramma, alla sempre sudatissima gloria, che intreccia continuamente le vite di generazioni di laziali, ognuna delle quali è stata messa almeno una volta sull'orlo del baratro, ha visto i propri eroi lasciare questa maglia o questo mondo, ha potuto ridere e piangere per la Lazio, spesso in intervalli di tempo così brevi da strizzare il cuore di chiunque, fino a farlo diventare piccolo piccolo.
Di chiunque non fosse un laziale ovviamente.
Perché chi ha scelto di amare quei colori, sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo. Sa che nessuna sofferenza è inutile. Sa che nessuna vittoria è gratis.
E così stasera il laziale lo sentiva, che questa era una partita dagli intrecci incredibili con la sua Storia. Solo un laziale poteva emozionarsi per la celebrazione del momento più basso della sua storia sportiva. Il momento in cui il cuore si è fatto più piccolo, ma si è rifiutato di arrendersi e ha continuato a battere, risalendo colpo dopo colpo fino al tetto d'Italia, e poi a quello d'Europa, prima di lanciarsi nuovamente nell'abisso e ricominciare una nuova risalita.
Oggi sarebbe stato il compleanno di Giorgio, il bomber dell'anno più bello.
Ed oggi la Lazio ha scelto di giocare, dopo quasi trent'anni, con la maglietta di Giuliano, il bomber dell'anno più difficile. Lo ha fatto incontrando il Milan, l'unica grande che, vai a vedere gli incroci della storia, l'aveva accompagnata all'inferno in quegli anni bui.
Basterebbe questo, per gonfiare il cuore dietro quell'aquila sul petto, ma non basta: la Lazio vince, stravince, domina. Ma è la Lazio, e niente può essere facile: così subito un rigore negato, e subito un gol subito, a far rivivere quegli incubi che i laziali sentono ormai compagni di viaggio, che quasi non temono più.
E poi ancora un rigore negato, e la sorte, il portiere, la mira: niente va come deve andare, e chiunque, che non fosse un laziale, penserebbe che forse è finita.
Invece la Lazio di oggi con le maglie di ieri si rifiuta di arrendersi e decide di fare come quella di Giorgio: si esce prima dagli spogliatoi, c'è una partita da vincere e aspettare non serve.
Così, nel giorno di Giorgio e con la maglia di Giuliano, ci pensa Miro a chiudere il cerchio: il più grande attaccante della storia dei mondiali di calcio, che nel 1986 era appena un bambino e non può ricordare l'angoscia di un popolo che si trasforma in gioia infinita per un gol alla Lanerossi Vicenza, pronti via e invita Parolo a pareggiare, prima che i più distratti si rendano conto che la partita è ricominciata, poi mette la palla nell'unico punto in cui il portiere può toccarla: in fondo al sacco.
Nella notte speciale non può mancare il sangue di Marchetti, colpito in testa da uno che non a caso ha militato nella roma, come non mancherà poi il delirio di un altro ex rivale, che non ci sta a perdere e che reagisce coprendosi di ridicolo, come un tacchino che prova a rivaleggiare nel volo con un aquila.
La Lazio vince, e c'è spazio per il trionfo, con Parolo che ancora una volta fa urlare la Nord, lo stadio, oggi bellissimo perché sente che è una notte di quelle speciali.
Ma siamo la Lazio, c'è un folle che scrive la nostra Storia, e l'urlo si unisce a quello di dolore di Djordjevic, che impedisce l'esultanza, che stringe di nuovo i cuori.
È solo un attimo, ché il laziale sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo, sa che non si può volare senza guardare avanti: non c'è tempo di piangere, perché un folle sta scrivendo la storia di Danilo, alla prima da titolare con la maglietta che non può neanche ricordare, e quella è una storia ancora tutta da leggere.
E il ricordo va ad altri ragazzi, ad un altro stadio, ad un altro calcio.
Con la stessa maglietta, la stessa Lazio, e lo stesso orgoglio di quel popolo che si è rifiutato di morire.

Grande Arkham!!!

:band5:
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: Santino_NY il 26 Gen 2015, 23:42
Evento memorabile, anche se solo davanti al TV, al di la' dell' Atlantico, mi sono venuti i brividi, tanti brividi.
Subire per poi rialzarsi e vincere e' il meglio che c'e'. Quant'e' bello esse' laziali. Grazie Lazio.net
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: Thorin il 27 Gen 2015, 15:58
Citazione di: arkham il 25 Gen 2015, 00:34
Ci deve essere un folle, da qualche parte, a scrivere la Storia della Lazio.
Altrimenti non si spiega questo continuo rimando al cuore, al dramma, alla sempre sudatissima gloria, che intreccia continuamente le vite di generazioni di laziali, ognuna delle quali è stata messa almeno una volta sull'orlo del baratro, ha visto i propri eroi lasciare questa maglia o questo mondo, ha potuto ridere e piangere per la Lazio, spesso in intervalli di tempo così brevi da strizzare il cuore di chiunque, fino a farlo diventare piccolo piccolo.
Di chiunque non fosse un laziale ovviamente.
Perché chi ha scelto di amare quei colori, sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo. Sa che nessuna sofferenza è inutile. Sa che nessuna vittoria è gratis.
E così stasera il laziale lo sentiva, che questa era una partita dagli intrecci incredibili con la sua Storia. Solo un laziale poteva emozionarsi per la celebrazione del momento più basso della sua storia sportiva. Il momento in cui il cuore si è fatto più piccolo, ma si è rifiutato di arrendersi e ha continuato a battere, risalendo colpo dopo colpo fino al tetto d'Italia, e poi a quello d'Europa, prima di lanciarsi nuovamente nell'abisso e ricominciare una nuova risalita.
Oggi sarebbe stato il compleanno di Giorgio, il bomber dell'anno più bello.
Ed oggi la Lazio ha scelto di giocare, dopo quasi trent'anni, con la maglietta di Giuliano, il bomber dell'anno più difficile. Lo ha fatto incontrando il Milan, l'unica grande che, vai a vedere gli incroci della storia, l'aveva accompagnata all'inferno in quegli anni bui.
Basterebbe questo, per gonfiare il cuore dietro quell'aquila sul petto, ma non basta: la Lazio vince, stravince, domina. Ma è la Lazio, e niente può essere facile: così subito un rigore negato, e subito un gol subito, a far rivivere quegli incubi che i laziali sentono ormai compagni di viaggio, che quasi non temono più.
E poi ancora un rigore negato, e la sorte, il portiere, la mira: niente va come deve andare, e chiunque, che non fosse un laziale, penserebbe che forse è finita.
Invece la Lazio di oggi con le maglie di ieri si rifiuta di arrendersi e decide di fare come quella di Giorgio: si esce prima dagli spogliatoi, c'è una partita da vincere e aspettare non serve.
Così, nel giorno di Giorgio e con la maglia di Giuliano, ci pensa Miro a chiudere il cerchio: il più grande attaccante della storia dei mondiali di calcio, che nel 1986 era appena un bambino e non può ricordare l'angoscia di un popolo che si trasforma in gioia infinita per un gol alla Lanerossi Vicenza, pronti via e invita Parolo a pareggiare, prima che i più distratti si rendano conto che la partita è ricominciata, poi mette la palla nell'unico punto in cui il portiere può toccarla: in fondo al sacco.
Nella notte speciale non può mancare il sangue di Marchetti, colpito in testa da uno che non a caso ha militato nella roma, come non mancherà poi il delirio di un altro ex rivale, che non ci sta a perdere e che reagisce coprendosi di ridicolo, come un tacchino che prova a rivaleggiare nel volo con un aquila.
La Lazio vince, e c'è spazio per il trionfo, con Parolo che ancora una volta fa urlare la Nord, lo stadio, oggi bellissimo perché sente che è una notte di quelle speciali.
Ma siamo la Lazio, c'è un folle che scrive la nostra Storia, e l'urlo si unisce a quello di dolore di Djordjevic, che impedisce l'esultanza, che stringe di nuovo i cuori.
È solo un attimo, ché il laziale sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo, sa che non si può volare senza guardare avanti: non c'è tempo di piangere, perché un folle sta scrivendo la storia di Danilo, alla prima da titolare con la maglietta che non può neanche ricordare, e quella è una storia ancora tutta da leggere.
E il ricordo va ad altri ragazzi, ad un altro stadio, ad un altro calcio.
Con la stessa maglietta, la stessa Lazio, e lo stesso orgoglio di quel popolo che si è rifiutato di morire.

BRAVO BRAVO BRAVO!
:band5: :band5: :band5:
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: cosmo il 27 Gen 2015, 16:05
Parole ed emozioni lazialissime firmate dal grande Arkham!

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Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: RubinCarter il 27 Gen 2015, 17:17
Citazione di: arkham il 25 Gen 2015, 00:34
Ci deve essere un folle, da qualche parte, a scrivere la Storia della Lazio.
Altrimenti non si spiega questo continuo rimando al cuore, al dramma, alla sempre sudatissima gloria, che intreccia continuamente le vite di generazioni di laziali, ognuna delle quali è stata messa almeno una volta sull'orlo del baratro, ha visto i propri eroi lasciare questa maglia o questo mondo, ha potuto ridere e piangere per la Lazio, spesso in intervalli di tempo così brevi da strizzare il cuore di chiunque, fino a farlo diventare piccolo piccolo.
Di chiunque non fosse un laziale ovviamente.
Perché chi ha scelto di amare quei colori, sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo. Sa che nessuna sofferenza è inutile. Sa che nessuna vittoria è gratis.
E così stasera il laziale lo sentiva, che questa era una partita dagli intrecci incredibili con la sua Storia. Solo un laziale poteva emozionarsi per la celebrazione del momento più basso della sua storia sportiva. Il momento in cui il cuore si è fatto più piccolo, ma si è rifiutato di arrendersi e ha continuato a battere, risalendo colpo dopo colpo fino al tetto d'Italia, e poi a quello d'Europa, prima di lanciarsi nuovamente nell'abisso e ricominciare una nuova risalita.
Oggi sarebbe stato il compleanno di Giorgio, il bomber dell'anno più bello.
Ed oggi la Lazio ha scelto di giocare, dopo quasi trent'anni, con la maglietta di Giuliano, il bomber dell'anno più difficile. Lo ha fatto incontrando il Milan, l'unica grande che, vai a vedere gli incroci della storia, l'aveva accompagnata all'inferno in quegli anni bui.
Basterebbe questo, per gonfiare il cuore dietro quell'aquila sul petto, ma non basta: la Lazio vince, stravince, domina. Ma è la Lazio, e niente può essere facile: così subito un rigore negato, e subito un gol subito, a far rivivere quegli incubi che i laziali sentono ormai compagni di viaggio, che quasi non temono più.
E poi ancora un rigore negato, e la sorte, il portiere, la mira: niente va come deve andare, e chiunque, che non fosse un laziale, penserebbe che forse è finita.
Invece la Lazio di oggi con le maglie di ieri si rifiuta di arrendersi e decide di fare come quella di Giorgio: si esce prima dagli spogliatoi, c'è una partita da vincere e aspettare non serve.
Così, nel giorno di Giorgio e con la maglia di Giuliano, ci pensa Miro a chiudere il cerchio: il più grande attaccante della storia dei mondiali di calcio, che nel 1986 era appena un bambino e non può ricordare l'angoscia di un popolo che si trasforma in gioia infinita per un gol alla Lanerossi Vicenza, pronti via e invita Parolo a pareggiare, prima che i più distratti si rendano conto che la partita è ricominciata, poi mette la palla nell'unico punto in cui il portiere può toccarla: in fondo al sacco.
Nella notte speciale non può mancare il sangue di Marchetti, colpito in testa da uno che non a caso ha militato nella roma, come non mancherà poi il delirio di un altro ex rivale, che non ci sta a perdere e che reagisce coprendosi di ridicolo, come un tacchino che prova a rivaleggiare nel volo con un aquila.
La Lazio vince, e c'è spazio per il trionfo, con Parolo che ancora una volta fa urlare la Nord, lo stadio, oggi bellissimo perché sente che è una notte di quelle speciali.
Ma siamo la Lazio, c'è un folle che scrive la nostra Storia, e l'urlo si unisce a quello di dolore di Djordjevic, che impedisce l'esultanza, che stringe di nuovo i cuori.
È solo un attimo, ché il laziale sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo, sa che non si può volare senza guardare avanti: non c'è tempo di piangere, perché un folle sta scrivendo la storia di Danilo, alla prima da titolare con la maglietta che non può neanche ricordare, e quella è una storia ancora tutta da leggere.
E il ricordo va ad altri ragazzi, ad un altro stadio, ad un altro calcio.
Con la stessa maglietta, la stessa Lazio, e lo stesso orgoglio di quel popolo che si è rifiutato di morire.
Scusa se lo leggo solo ora.

Bellissimo!

Meriterebbe una pagina sulla rivista ufficiale.
Titolo: Re:Ci siamo ancora.
Inserito da: TheVoice il 27 Gen 2015, 18:36
Non avevo visto il post di Arkham...

Citazione di: Bambino il 25 Gen 2015, 19:10
:clap: :clap: :clap:

però m'avete rotto er caxxo, ho finito le lacrime!