A Roma non ha inciso come avrebbe voluto e potuto, ma i tifosi della Lazio voglio ricordarlo con il suo marchio di fabbrica, il doppio passo. Mai una polemica, mai una parola fuori posto, professionista esemplare nonostante il campo lo abbia visto davvero poco. Questo è stato Simone Del Nero nei suoi cinque anni di Lazio. Ventidue presenze appena in campionato (un solo gol ma in Coppa Italia contro l'AlbinoLeffe lo scorso anno), ma sempre tanto sacrificio al servizio della squadra. Eppure, quando arrivò a Roma nell'estate del 2007, fece ricredere, almeno inizialmente, anche i più scettici. Grazie al suo fondamentale contributo, infatti, la Lazio superò i preliminari di Champions League in terra rumena: un calcio di rigore guadagnato ed un assist per Tommaso Rocchi nella sfida di ritorno contro la Dinamo Bucarest fecero di Del Nero quasi un eroe. "Qualcosa vi ho lasciato allora...", ha scherzato ai microfoni di Radio Sei il jolly di Ortonovo, passato nelle ultime ore di mercato dalla Lazio al Cesena nello scambio che ha portato Antonio Candreva in biancoceleste. Poi, però, il black-out dovuto ai continui problemi di natura fisica. Su tutti quella fastidiosa fascite plantare che ne ha compromesso, per intero, la prima annata nella Capitale. "Quando uno gioca poco e si allena tanto, anche più dei compagni visto che la domenica e il lunedì lo facevo per conto mio, rischia anche di andare incontro ad infortuni - ha spiegato Del Nero -. Ho sempre dato il massimo per stare dietro alla squadra, per farmi trovare pronto nel momento del bisogno. Sulla mia professionalità nessuno può mettere bocca". Gli sforzi per tornare al 100%, dunque, sono tanti, lo spazio, però, si fa sempre più esiguo con il passare del tempo. La rosa è ampia ma nella primavera del 2009 Delio Rossi lo chiama in causa e alla fine, si rivelerà uno dei protagonisti della vittoria della Coppa Italia contro la Sampdoria. "Dovevo essere il rigorista dopo Dabo ma menomale che la partita è finita lì! - ha scherzato l'ex numero 81 della Lazio - Ne è passato di tempo ormai, spesso la gente dopo pochi mesi si dimentica di tutto. Avrei potuto dare molto di più se avessi avuto la possibilità di farlo, mettendo da parte infortuni e altre cose che non sto qui a spiegare...". L'anno successivo con Ballardini arriva, addirittura, il cambio di ruolo. L'allenatore ravennate pensa a Simone come terzino sinistro: lui, che in carriera ha sempre fatto l'esterno o il rifinitore, si applica senza problemi, ha una voglia matta di giocare ma l'ennesimo infortunio lo frena e alla fine della stagione le presenze saranno appena sette. Il resto è storia attuale. In estate si presenta tirato a lucido, e non è una novità,nel ritiro di Auronzo di Cadore. Ha voglia di stupire e ci riesce nel corso dell'amichevole contro lo Slavia Praga. FInisce 3-3 ed è Del Nero show: due assist ed un gol. Reja, però, di spazio gliene concede davvero poco. Del Nero, in silenzio, lavora e attende la sua opportunità. La prima in stagione arriva contro il Verona, in Coppa Italia: pochi scampoli di gara, così come contro Atalanta e Chievo, giusto il tempo per riabbracciare l'Olimpico e salutare i tifosi biancocelesti. "Ormai a Roma era finita, lo spazio era quasi nullo per me, in extremis ho preferito andare via, più che altro per me stesso, per ritrovare il giocatore che ero - ha confidato l'ex Brescia -. La società non puntava piu su di me, credo sia stata la decisione migliore per tutti. Spero di rifarmi e di far capire alla gente che non sono un giocatore finito. Lascio a Roma un gran ricordo, sono stato benissimo, ho fatto molta fatica ad andare via, ci sono rimasto male, avevo messo le radici. Ho stretto amicizie fantastiche, su tutti con Tommaso Rocchi, per me resterà sempre un punto di riferimento".
In bocca al lupo SImone, professionista e uomo vero!
Fonte: Riccardo Mancini - llsn