Il suo compito, secondo me, dal punto di vista tecnico lo ha esaurito nella stagione 2006/7.
Dopo la ricostruzione totale della società della prima stagione, in cui l'aspetto tecnico doveva per forza essere secondario, c'è stata una crescita costante con il 6° posto del 2005/6 (poi scippato da Calciopoli) e il 4° posto del 2006/7.
Anche allora ci qualificammo ai preliminari di Champions ma tre componenti fondamentali (e legate tra loro) contribuirono alla qualificazione ai gironi:
- il livello della Serie A sicuramente più alto dell'attuale nel panorama europeo;
- l'essere testa di serie;
- incontrare la Dinamo Bucarest invece del Bayer.
Ma anche in quella occasione la società fece da "tappo" perchè si presentò in Champions acquistando Del Nero, Meghni, Scaloni, Kolarov (praticamente in fasce) e la chicca finale di Vignaroli.
Da quel momento in poi è stata un continuo rimbalzare.
Rispetto al 2006/7 si è andati diverse volte il basso ma mai verso l'alto.
La stagione 2007/8 con l'unica Champions si è chiusa con l'uscita ai gironi come quarta classificata ed un 11esimo posto in campionato.
Nella stagione seguente, 2008/9, mercato dignitoso (Carrizo, Zarate, Kozak, Matuzalem) con un 10 posto finale in campionato condizionato dal trionfo in Coppa Italia.
Quello che succede dopo la Coppa Italia ce lo ricordiamo tutti.
Mentre l'ambiente è ancora ubriaco per il primo trofeo post-Cragnotti ci arrivano in rapida successione Ballardini, la maglia lapide, un mercato inesistente (solo Bizzarri ed Eliseu) e l'epurazione di Ledesma e Pandev senza sostituti (ve lo ricordate Baronio titolare?).
Il risultato è che se non arriva nonno Reja con un mercato di riparazione dignitoso e il reintegro forzato di Ledesma magari avevamo provato anche l'ebrezza della Serie B...
Reja è uno con le palle e non gli si può chiedere di vendere fumo conto terzi.
Arriva Hernanes e, di contorno, Gonzalez, Bresciano e... Garrido.
Con la base della squadra messa su nel finale dello campionato precedente si fa una buona stagione, di rilancio, finita al 5° posto, fuori dai preliminari Champions per la differenza reti.
Il mercato seguente è forse il più "stuzzicante" dell'era Lotito con gli arrivi in rapida successione di Klose, Cana, Cisse, Lulic, Konko, Marchetti, Stankevicius ed a gennaio Candreva.
A gennaio appunto la squadra ha praticamente dato tutto ed è ridotta ai minimi termini da una sequenza di infortuni degna di un horror ma l'unico innesto è quello di un Candreva che fino al giorno prima era dato per disperso nei pressi di Cesena.
Il campionato è buono, la squadra arriva praticamente sfinita alla fine al 4° posto, ad 1 punto dal terzo, utile per la Champions.
Dopo un buon mercato ed un bel campionato guastato dalla mancanza di alternative valide è evidente che manchi veramente poco per fare un passettino in più.
La strategia societaria si manifesta nel cambio di allenatore, Petkovic al posto del "catenacciaro" Reja, e Ederson e Ciani per allargare la rosa...
Alla luce di questo il rendimento e la stagione sono praticamente identiche, con partenza a razzo, lingua di fuori già a gennaio, infortuni a catena, resistenza strenua dei sopravvissuti ma... poi arriva il 26 maggio.
Quel giorno si azzera tutto anche se la stagione era la carta carbone della precedente con un 7° posto in campionato ma una buona Europa League finita ai quarti con la suddetta lingua di fuori.
L'entusiasmo post 26 maggio ce lo ricordiamo tutti, sembrava di essere tornati al 1926.
Ma ci ricordiamo tutti anche che non ha portato a niente se non alla ciclopica contestazione di massa.
La reazione al flop è stata invece in linea con le altre volte e la ripresa è stata immediata, sul mercato e in campo, anche oltre le aspettative.
Molto oltre quelle della società, che di fronte ad una porta aperta verso il futuro si è affacciata alla finestra e si è fermata... come in passato.
Tutto questo per dire che chi si dice esasperato dalla ciclicità delle strategie societarie, ormai evidentemente volte a controllare la crescita, non parla per leggende o sensazioni ma parla di FATTI, reali e circostanziati.
Fatti che parlano di mercati dignitosi solo dopo i flop e completamente assenti dopo i progressi, di un immediato passo indietro dopo un passo avanti.
Da fuori si vede solo l'immediato e non si capisce tutto questo colpevolizzare Lotito ("In fondo sta squadra l'ha fatta lui no?" quante volte ve l'hanno detto?), ma da dentro il logorio di un lavoro costante di "castrazione" di ogni velleità lascia il segno e sfinisce e dovrebbe essere evidente a tutti noi.