Citazione di: GoodbyeStranger il 22 Lug 2023, 18:08
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Purtroppo qua dentro come del resto ovunque ormai, tutte le "opinioni" quando non volutamente in malafede sono basate sul nulla o su giochetti di parole, "sembra" che pochissimi abbiano mai lavorato ma sparano sentenze su chi lavora, su come si lavora in team, su come si dovrebbe comunicare, su tutto.
Lo trovo di un ridicolo inquietante, poi a forza di gonfiare questa pantomima di sensazioni si fanno congetture su fatti mai provati, su relazioni immaginarie... Non mi pare che 15 anni fa qui fosse così.
A forza di skippare pagine alla fine uno legge un decimo dei post nella speranza di trovare qualcosa di minimamente collegato alla realtà ma c'è veramente poco.
Il top di tutto questo sono i topic di mercato e quello di Lotito.
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L'espertismo è sempre un'ottima via di fuga dagli argomenti di merito.
Se non so che dire su ciò che viene contestato, spostiamoci sui titoli che si avrebbero per poterlo fare.
Questa cosa non può che azzerare la discussione, a meno che non ci si trovi ad un convegno di chirurgia maxillofacciale tra colleghi esperti.
Restare al merito invece aiuterebbe, perché permetterebbe di ragionare se le "pretese" avanzate sono effettivamente assurde, se per richiedere che ci sia un DS o un Team Manager o un responsabile comunicazione occorre avere nel CV la presenza di un ruolo da CEO in un'impresa di almeno X dipendenti oppure anche l'uomo/la donna comune, quello che ha preso la laurea all'università della strada come piace dire ai sapienti contemporanei, possa dire legittimamente la sua.
No, 15 anni fa non era affatto così. Giusto ribadirlo. Meglio ancora sarebbe anche chiedersi cosa è cambiato.
15 anni fa era in corso, ce lo dicono pure atti ufficiali delle procure, un vero e proprio tentativo di estorsione ai danni del presidente, che si svolgeva mescolando affari e argomenti sportivi sul suo modo di gestire la Lazio.
Schierarsi allora non era semplicemente prendere parola sul mercato o la gestione finanziaria, ma significava schierarsi su un qualcosa di molto più grosso che stava accadendo.
Il tempo è passato, assieme ad organizzazioni e uomini di quei momenti.
Oggi siamo in un'altra fase, seppure pare evidente che alcuni non se ne siano accorti, ormai troppo abituati a quella postura, che come tutte quelle mantenute per troppo tempo ha lasciato i segni e non c'è modo di modificarla radicalmente.
Però resta il fatto che la fase è un'altra e una postura prima utile può divenire inutile. A volte addirittura dannosa.
Perché finisce per diventare una caricatura di se stessa che pur di non fare il famoso passo indietro dell'ordine 227 nega dati di realtà cristallini come la luce solare. Oppure li riconosce su un piano prettamente formale ma normalizzandoli ("
si è così, ma lo sappiamo quindi amen"), apparendo incomprensibile a chi non si è anchilosito le giunture in una guerra di 15 anni fa, soprattutto ai più giovani tra noi (non io, purtroppo).
E capisco pure la sensazione di non ritrovarcisi più, di trovare inutili pagine e pagine di commenti che sfogano le stesse frustrazioni, gli stessi rancori, le stesse impotenze.
Ma il problema non sta né nei commenti, né nel loro know-how e in realtà nemmeno in chi si sente smarrito o deluso davanti a questa situazione.
Semplicemente, il tempo è andato avanti e ci consegna un'altra fase.
E se durante la "guerra per la Lazio", combattuta pochi passi dopo il rischio di vederla fallita, poteva bastare quell'arruffone macchiettistico che però con la sua determinazione e cocciutaggine stava rimettendo le cose a posto, oggi non basta più. E non è una contraddizione con l'essere arrivati al secondo posto, al contrario proprio perché ci sei arrivato che le aspettative mutano radicalmente.
Ci può piacere, ci può non piacere, possiamo vedere la cosa con speranza o con disgusto.
Ma non basta più.