Claudio Lotito (Topic ufficiale)

Aperto da gentlemen, 10 Ago 2014, 01:36

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questa discussione.

Discussione precedente - Discussione successiva

GoodbyeStranger

*
Lazionetter
* 11.944
Registrato
Citazione di: FatDanny il 14 Feb 2015, 16:05
Non possiamo torcere la realtà pur di raffigurare lotito come il male della Lazio. Possiamo criticare Lotito, denunciare quando riteniamo che il suo operato vada contro la Lazio, ma non POSSIAMO rovesciare il ragionamento ogni volta pur di affermarlo.

possiamo possiamo...

Zanzalf

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 11.963
Registrato
Citazione di: Norberto il 14 Feb 2015, 16:09
Lui vuole crescere personalmente, non far crescere la Lazio. Entrambe le cose mi sembrano dimostrate (ma questo è un mio punto di vista).

Continui a non cogliere che la sua azienda più importante è la Lazio. Con la Lazio ha un patrimonio di 150 milioni. Se cresce la Lazio cresce lui.

Tarallo

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 111.509
Registrato
Citazione di: Zanzalf il 14 Feb 2015, 16:12
Se la perde e lo portano a lasciare la Lazio, vanno al potere gli amici del disamorato, facciamo la fine del Torino e diventiamo succursali dell'ASMerda.

Questo nella migliore delle ipotesi.
Per cui torniamo al punto d'inizio: spero abbia contato bene i suoi carri armati.

Tyler87

*
Lazionetter
* 4.504
Registrato
Mi sono visto il secondo tempo della salernitana e giusto per la cronaca la conduzione arbitrale è stata corretta ed equilibrata. Speriamo che l'attenzione mediatica postuma al chiasso post genoa e post caso Iodice.inducano a arbitraggi equi che in primis coinvolgerebbero in polemica il mondo arbitrale(torti 'Nicchi come spiegato da lui ce l'ha con Lotito e usa gli arbitri per fargliela pagare',favori 'Lotito è il padrino del calcio e Nicchi si è dovuto adeguare e ne è complice suo malgrado').

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Norberto

*
Lazionetter
* 1.496
Registrato
Citazione di: Zanzalf il 14 Feb 2015, 16:13
Continui a non cogliere che la sua azienda più importante è la Lazio. Con la Lazio ha un patrimonio di 150 milioni. Se cresce la Lazio cresce lui.

Cresce economicamente.
Io parlo di crescita politica. Su quella il fatturato incide relativamente. Ovviamente non voglio dire che avrebbe potuto fare le stesse cose da presidente del Carpi (squadra a caso), ma che la situazione economica della Lazio è sufficiente a garantirgli la posizione ideale per muoversi come si sta muovendo. Le cose, per lui come politico, non cambierebbero se la Lazio fatturasse 10 milioni in più o in meno. Cambierebbero, forse, se il fatturato raddoppiasse.

Father and son

*
Lazionetter
* 508
Registrato
Citazione di: m.m. il 14 Feb 2015, 13:50
Leggere alcuni commenti dei fratelli di fede - intendo non solo quelli preoccupatissimi degli infiniti lutti che l'ira funesta del sistema addurrà allo schieramento laziale, ma anche coloro che ritengono la telefonata un Lotitogate - mi suscita alcune considerazioni in libertà e qualche domanda.

Capitolo I - Il merito.

Siamo seri, qualcuno davvero dissente sui contenuti delle affermazioni di Lotito?

Perché nessuno parla del merito, della proposta politica, che prevede la riduzione a 18 del numero di squadre di A e B, ma tutti i commentatori danno la stura a considerazioni colorite sul personaggio, sul suo arresto negli anni '90, sul suo modo di esprimersi e sulla sua presunta inadeguatezza a rivestire il ruolo federale che occupa?

Qualcuno forse pensa che l'attuale numero di partecipanti alle serie A e B renda i campionati più interessanti e combattuti?

E allora perché tutto questo clamore per una telefonata (privata) in cui Lotito esplicita la propria (e di molti altri) posizione sul punto, facendo alcuni esempi concreti (Carpi e Frosinone) di squadre in procinto di promozione ma di scarsissimo appeal calcistico e mediatico?

Dove sarebbe lo scandalo?

Abbiamo sempre detto che incrementare i mercati esteri, vendere alla Cina e alla Corea il prodotto sarebbe stato il segreto del successo, della resurrezione del nostro futbol, e ora pretendiamo di vendergli il Carpi?

Infatti, rilevata la fragilità delle critiche su questo terreno (in realtà ha detto ciò che pensano tutti), i più attenti cercano di sollecitare la reazione d'orgoglio dei soggetti chiamati in causa (Abodi, Macalli, etc.) e fanno le bucce alla frase sugli amici che servono quando ti mancano i soldi.
E quella ovvietà sarebbe un ricatto?
Suvvia, vergini delle rocce, sveglia che il mare è popolato dagli squali. Da milioni di anni, non dalla comparsa dello homo Lotitus.

Subcapitolo Ib - La forma.

Voi come vi esprimete in una conversazione privata al telefono?

Con il vostro stile.

Ecco.

Capitolo II - I soggetti.

Avete notato da quale, chiaro, individuabile schieramento avversario provengono le bordate?

Chi gode di uno spiegamento di mezzi d'informazione compatti in difesa del proprio interesse?

Toh, le merde.

Repubblica, Messaggero, Cortrig, Malagò: gli sconfitti alle ultime elezioni federali, tutti con la merdosa sciarpetta al collo.

Vi siete forse chiesti perché sparano tutti i giorni su Lotito?

Provo a spiegarvelo, umilmente s'intende.

Capitolo III - I moventi.

La farò breve.

Lotito è accusato di gestire il calcio in Italia: Federcalcio e Lega.

Paragrafo 1 - La FIGC

Chi gestisce la Federcalcio decide i requisiti per iscriversi al campionato, così come la UEFA decide quelli per iscriversi alla competizioni europee.

Qual è la rete, di recente introduzione, attraverso cui bisogna passare per iscriversi ai due campionati, italiano ed europeo?
Il fair play finanziario.
Chi decide la larghezza delle maglie della rete?
La Federcalcio e l'UEFA, nei rispettivi ambiti.

Di cosa ha parlato Lotito recentemente?
Ah già, di introdurre sanzioni anche nell'ordinamento federale derivate dal FPF UEFA.
E chi ha strepitato più di tutti?
Gli stessi che corrono il rischio di rimanere intrappolati nelle due reti?
Ma tu guarda un po' il caso: proprio le merde.

Ma non sarà che Lotito in FIGC persegue obiettivi in aperto contrasto con gli obiettivi delle merde e va, dunque, abbattuto, prima che possa danneggiare le magnifiche sorti e progressive delle merde indebitate fino al collo?

Paragrafo 2 - La Lega Calcio

Chi gestisce la Lega Calcio decide le modalità di ripartizione (della quota variabile) dei diritti TV, come individuata dalla famigerata Melandri-Gentiloni.
La quota variabile da considerare è quella denominata "bacino d'utenza", pari al 30% del ricavo da diritti.
Tale quota viene definita a seguito di indagini di mercato commissionate dalla stessa Lega calcio.

L'ultima ripartizione è stata effettuata (cit.) "da tre agenzie demoscopiche le indagini per la definizione dei bacini d'utenza utili a ripartire il rimanente 25% dei diritti tv, (la Doxa, sondaggi e ricerche di mercato, la Fullsix, comunicazione digitale e la Sport+Markt, dati e comunicazioni sportive, più un soggetto terzo, l'Istituto Ispo di Renato Mannheimer, come advisor degli altri tre). La cosa fu possibile grazie al presidente uscente di Lega Maurizio Beretta, che decise di schierarsi a fianco delle "piccole", rappresentate in Consiglio dai presidenti di Parma, Udinese, Sampdoria, Lazio e Catania, provocando la stizzita reazione dell'ad del Milan, Adriano Galliani e di Andrea Agnelli, presidente del club juventino, che ipotizzò una possibile uscita dalla Lega".

Quella ripartizione oggi assegna alle merde 59,82M contro i 48,08 della Lazio.

Chi spalleggiò la Juve in quella battaglia (persa)?

Chi ancora oggi si sente danneggiato da quella ripartizione?

Toh, ma guarda un po': ancora le merde.

Capitolo IV - Il progetto lotitiano

E che vorrebbe fare in futuro Lotito?

Ridurre il numero delle squadre (in FIGC) e ridistribuire (in Lega) gli introiti da diritti TV sul modello inglese, ovvero con una ripartizione più equa tra partecipanti al torneo.

Considerate che oggi la prima (Juve) prende 4,4 volte quello che prende l'ultima, a differenza di tutti gli altri modelli di ripartizione collettiva dei diritti televisivi (fa eccezione la Spagna dove, ancora per poco, la contrattazione è individuale: infatti il campionato è interessante come una soap brasiliana).

Capitolo V - Conclusioni

Le lascio a voi: chi fa gli interessi della Lazio?


Fonti: m.m. (me medesimo) e http://simonesalvador.blogspot.com/2013/07/diritti-tv-serie-A-ripartizione-2012-2013-confronto-altri-campionati.html e http://www.tifosobilanciato.it/2014/05/26/la-simulazione-della-ripartizione-dei-diritti-tv-in-serie-a-per-la-stagione-201314/

perfetto, se posso vorrei divulgare.

robylele

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 36.633
Registrato
Citazione di: Norberto il 14 Feb 2015, 16:16
Cresce economicamente.
Io parlo di crescita politica. Su quella il fatturato incide relativamente. Ovviamente non voglio dire che avrebbe potuto fare le stesse cose da presidente del Carpi (squadra a caso), ma che la situazione economica della Lazio è sufficiente a garantirgli la posizione ideale per muoversi come si sta muovendo. Le cose, per lui come politico, non cambierebbero se la Lazio fatturasse 10 milioni in più o in meno. Cambierebbero, forse, se il fatturato raddoppiasse.

Guarda, c'hai convinto, Lotito ha degli interessi personali.
Ed é pure egocentrico, ciccione e rozzo.

Non volevo intervenire più nel topic e solo leggere attentamente, ma la tua ripetitività mi ha convinto di entrare un attimo per chiederti se fosse possibile da parte tua entrare nel vero merito della questione senza ripetere ossessivamente la stessa cosa trita e ritrita.
Grazie in ogni caso.   ;)

m.m.

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 1.411
Registrato
Toh, guarda un romoletto che invoca il commissariamento.

LA REPUBBLICA (F. BIANCHI) – «La Figc adesso deve cambiare». È pomeriggio quando il sottosegretario Graziano Delrio, che ha la vigilanza sullo sport, si mostra sconcertato dalla telefonata, rivelata ieri da Repubblica , di Claudio Lotito, presidente della Lazio, patron della Salernitana e membro del consiglio di presidenza della Federcalcio, al dirigente dell'Ischia, Pino Iodice. Un colloquio nel quale, tra le altre cose, Lotito parlava della possibile promozione in A di squadre come Carpi e Frosinone come di una rovina per il calcio italiano. «Si tratta — dice Delrio — di una conversazione che non rappresenta il calcio come lo vorremmo noi e come lo vogliono gli italiani. Delude profondamente tutti coloro, piccoli e grandi, che credono in uno sport sano. Ora come governo, che vigila sullo sport, che tra l'altro sostiene con fondi pubblici, chiediamo, a nome dei cittadini, che la Figc affronti un serio e radicale cambiamento nella gestione». Lo segue poco dopo Giovanni Malagò, presidente del Coni, che con Delrio si è consultato: «Fermo restando il metodo scorretto al fine di portare alla luce un colloquio privato, ritengo che le parole espresse da Lotito siano state incaute e rischiano di gettare discredito sul calcio anche in funzione delle cariche istituzionali da lui ricoperte ».

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

m.m.

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 1.411
Registrato
Toh, un altro romoletto che ci racconta chi è Lotito.

QUOTIDIANO NAZIONALE (P. FRANCI) –  «Allora n'hai capito, tooo (te lo) spiego io...». E' il tipico intercalare di Claudio Lotito, accento e gestualità alla Carlo Verdone, tono appassionato con arrotondatura romana e, va riconosciuto, una certa profondità concettuale. Infaticabile, logorroico, ruvido, polemico, arrogante, sveglio, prepotente, preparato, utile, prezioso, insopportabile, despota. Aggettivi che cambiano forma e contenuto a seconda degli interlocutori: gli alleati se lo coccolano per amor di convenienza, i nemici vorrebbero abbatterlo come si fa con il capo di un regime. Ma il calcio italiano è davvero nelle sue mani? In Figc spadroneggia. Dalla tuta azzurra a Bari, agli show con i giornalisti. «Damme 'e chiavi dell'ufficio», sibila verso la portineria di Via Allegri, nel giorno del summit Conte-Tavecchio. In quell'ufficio, è lui a progettare il calcio del futuro, modificare norme e altro ancora.



Aneddoto: il 21 novembre scorso, la Figc cambia le regole sugli extracomunitari. Nella sala conferenze, di fronte ai giornalisti, Tavecchio e Lotito. Il primo parla cinque minuti, il secondo più di un'ora. Niente male per un consigliere federale. D'altra parte, è noto, il Grande Tessitore dell'elezione di Tavecchio è lui. E il Grande Tessitore della riconferma di Beretta in Lega di A è sempre lui. «C'ho 18 club dalla mia», dice nella telefonata con Iodice. E quel «Beretta conta zero», di riflesso indica chiaramente chi sia l'uomo di potere. Conquistato anche sul campo però: è lui il protagonista del vantaggioso accordo sui diritti tv dei club. Quando parla della Lazio, ripete spesso: «La squadra ha valori che non sono solo agonistici e atletici, ma anche di carattere morale. Noi dobbiamo dare l'esempio». Giusto. Ma l'incrocio di un concetto condivisibile, stride un po' con gli inciampi nella giustizia. Nel 1992 viene arrestato per una vicenda di appalti della regione Lazio. Manager rampante, in breve tempo diviene il re delle imprese di pulizie. Nel 2004 prende la Lazio e commenta: «L'ho presa al suo funerale, ora è in coma irreversibile, spero di renderlo reversibile». Sul piano imprenditoriale è abile. Club con struttura snella — fa tutto lui con il fido Tare — buoni risultati sportivi, bilanci in ordine. Nell'estate 2006 pee), finisce nel fango di Calciopoli. Nei vari gradi di giudizio del processo sportivo, passa da 3 anni e mezzo a 4 mesi di inibizione. Nel marzo 2009 è condannato a due anni in primo grado per aggiotaggio, in appello prende 18 mesi e successivamente gode della prescrizione. Nel novembre 2011, processo penale a Calciopoli, è condannato in primo grado a 1 anno e 3 mesi, in appello si salva con la prescrizione del reato di frode sportiva. Negli anni pero, acquista sempre più potere. Prende la Salernitana nel 2011 e sono incessanti i rumors secondo i quali la sua ombra si sarebbe allungata su altri club: Bari, Samb, Parma.

«Lotito? La persona è così, ma è un martello: quando insegue un obiettivo è capace di telefonarti 40 volte al giorno, per questo ha tanto consenso: fa comodo a molti, anche a quelli che fanno gli schizzinosi», racconta un dirigente d'alto rango. E' tipo dalla vertenza facile: nel corso della sua presidenza ha speso milioni in risarcimenti a vario titolo. E se non gli vai giù, come accaduto a un giornalista romano, ti caccia da Formello (fu deferito e punito con ammenda, poi scontata), oppure se ne esce così su Marotta: «Con un occhio tiene il punteggio, con l'altro gioca a biliardo» (deferito e multato) o, ancora, nel tentativo di difendere Tavecchio dopo il caso Opti Pobà, dice: «Tavecchio non è razzista, ha costruito due ospedali nel Togo e ha adottato dei cosi...». Tre bambini.

Property

Visitatore
Registrato
Citazione di: Zanzalf il 14 Feb 2015, 15:15
Te lo spiego semplice semplice: se Lotito introduce un Fair Play Finanziario SERIO, certe squadre non si potranno iù permettere i bilanci in disavanzo  (per questo lo combattono con le intercettazioni illegali e le campagne mediatiche). Tradotto: la ASRoma non potrà più pagare gli stipendi che paga ai giocatori e si ridimensionerà drasticamente (anzi, dovrà andare incontro a una purga tecnica per ripianare).
Più livellamento in alto equivale a più possibilità di entrare tra le prime tre. Banalmente: la ASRoma non dovrebbe essere lì. C'è un posto in più.
E' chiaro? Se non è chiaro lo rispiego. Vorrei proprio non sentirla più sta storia che "le battaglie di Lotito non c'entrano con la Lazio". C'entrano eccome!
Vale anche per quanto dice Property.
zanzalf capisco la fatica di piegare un sogno alla tua realtà.
la realtàce khai gia avuta davanti per 10 anni, con o senza FPF.
e se proprio ci tieni al confronto con i riommers, vatti a vedere i numeri di questo decennio, questa è già la ricetta lotito, lhai già vista, a te va bene?
il FPF a te non sposterà niente rispetto a quanto vedi già oggi.
perchè a fare la politica del spendo 2  incassi 2,5 fai sempre in tempo, non ci vuole un imprenditore, ma si da il caso che quelle che già oggi hanno più fatturato di te, ce l'avranno anche domani, se non fai l'imprenditore vero.
Perchè i diritti tv quelli rimaranno, con o senza FPF.
Che tra l'altro non esclude la possibilità di debito nè di ricapitalizzare, che però noi non percorreremo mai e già lo sai, lo hai visto, e sarai da capo a 12. di nuovo.
E' storia che le battaglie di lotito non c'entrano con la lazio, lo dicono i fatti.
La battaglia degli arbitrati? quale vantaggio alla lazio?
e quella ai procuratori?
e quella ai fuori rosa?
e proseguisce.
così sarà il FPF è solo la nuova chiemera, la nuova bandiera-
che ci starebbe bene, benissimo, se mi fai vedere che fai anche altro, seriamente per la lazio.
che fai crescere la lazio, che mi fai vedere la tua capacità imprenditoriale.
invece questo non cè mai stato.
e questo è il problema.
che il FPF e questa presunta battaglia, serve a rimandare, ancora una volta.
Non è che non c'entri la lazio.
Ma non è certo la priorità per la lazio.
E dopo 10 anni, forse sarebbe il caso la lazio fosse al primo posto, non al 15esimo.
spero ora tutti abbiamo più chiara la questione.

m.m.

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 1.411
Registrato
Che coincidenza, ma non si saranno mica messi d'accordo in curvasudde?

LA REPUBBLICA (F. S. INTORCIA) - «Ciao, so' Claudio». Il metodo Lotito corre sul filo. Un pressing paziente, o asfissiante, da uomo politico consumato. Quando nell'ultima assemblea di Lega Pro è stato bocciato il bilancio, la nuova maggioranza pensava di aver segnato il rigore finale. Lotito invece non s'è arreso mica: mentre Macalli prendeva tempo, lui organizzava la controffensiva, meditava in un baleno un nuovo programma con cui riconquistare consensi, chiamava a uno a uno presidenti, direttori generali, segretari, chiunque potesse essere decisivo per cambiare, di nuovo, il voto del club. Forte di una leadership riconosciutagli ovunque, dalla Federcalcio alle Leghe. Raccontano che è quasi impossibile sfuggirgli, e che se qualcuno prova a schivarlo scrutando il numero sul display, lui ha già un altro telefonino da cui riprovare. Pino Iodice, l'uomo che ha provato a incastrarlo con la telefonata registrata e pubblicata ieri da Repubblica, promette «nuovi elementi, ho altre telefonate: non sono pazzo, se ho denunciato tutto è perché avevo nelle mani delle prove, auspico l'intervento di personaggi autorevoli, questa è una macchia sul calcio italiano. Non ho fini personali, non devo occupare un posto in Lega né un ruolo alla Lazio o alla Salernitana, l'unico mio scopo è pulire il calcio italiano, Lotito dev'essere messo ai margini. C'è qualche sms di qualche suo collaboratore che mi offre qualcosa per fermare la mia marcia». Nel frattempo però è stato liquidato come uno che porta jella, e mai colpa più grave può esserci in questo calcio dove si perdona tutto, fuorché la scalogna. «Mi rivolgerò a un avvocato, Lotito ha detto delle cose false su di me. Tanto per essere precisi, la Pro Patria non è mai fallita, il Taranto è fallito quattro anni dopo che me n'ero andato, la Nocerina è stata solo esclusa dal campionato, quando già non c'ero più».



Nel piccolo mondo antico che si chiamava serie C, urlano tutti, non sente nessuno. Sbraita Massimo Londrosi, che gestisce il Pavia tutto cinese. Si lamenta il presidente del Grosseto, Camilli: «Lotito mi ha cercato non una ma dieci volte, mi dà fastidio perché decido con la mia testa, non mi lascio tirare dalla giacca». I presidenti di provincia insomma sognano il ribaltone in vista della prossima assemblea, lunedì a Firenze: servirà a fare la conta reale della maggioranza. Ma intanto, ai piani alti del calcio, c'è solo una reazione contro lo strapotere di Lotito e Macalli: il silenzio. Forse, un silenzio-assenso.

Raccontano che in Figc, ieri, Tavecchio abbia seguito con comprensibile frenesia l'evoluzione del caso. Fin qui, ha usato sempre la massima cautela. A chi gli chiedeva di intervenire sul pasticcio Lega Pro, spiegava: «Ho le mani legate dal regolamento e non posso fare un passo sbagliato. Se spingessi per la decadenza di Macalli e questa fosse inficiata da un Tar? E poi per la decadenza servono 12 voti, e nessuno è intenzionato a votarla, da quanto so». Stavolta, però, non poteva tacere né temporeggiare: l'affaire era un assist ghiotto alla minoranza, che avrebbe colto al balzo sia le parole di Lotito sia un eventuale, imbarazzante silenzio di Tavecchio. E invece, dopo la censura del presidente Figc, non ha gridato nessuno. Non ha detto nulla Andrea Agnelli, che nel pomeriggio era seduto con Lotito al tavolo della Fondazione per la mutualità. Ha parlato Pallotta, l'altro grande oppositore. Ma s'è concentrato su un dettaglio, i meriti che Lotito si era dato sull'accordo con le tv: «È curioso come nello stesso momento in cui la Premier League annuncia un incremento sostanziale dei diritti tv, un individuo stia provando a prendersi i meriti del recente accordo sui diritti televisivi italiani. In realtà certi passi avanti sono stati fatti grazie un club come il nostro e ad altri che hannospinto per una nuova visione. Siamo inoltre convinti che molti benefici non si siano realizzati nella Lega per colpa di questo stesso individuo». Non s'è indignato, né ha avuto un sussulto orgoglioso, Maurizio Beretta: etichettato, sostanzialmente, come uno che conta zero, non s'è mica offeso, anzi. Si è fatto scivolare le parole come pioggia sull'impermeabile, all'arrivo in Lega cercava l'amico Claudio, e ha liquidato tutto come una faccenda di colore: «Credo che il suo fosse un modo un po' spiccio per definire una realtà di fatto. Come previsto dal nostro statuto, il presidente è il garante e il rappresentante verso l'esterno, ma il potere decisionale è di assoluta pertinenza dell'assemblea ».

Insomma, non è il caso di drammatizzare. Hanno reagito con misura Malagò e Delrio. Nessuno ha pensato alle dimissioni: da chiedere o da presentare. Pezzi di politica sono giunti in suo soccorso. Un soccorso trasversale, da centrodestra e centrosinistra. C'è chi parla di «apporto fondamentale di Lotito alle riforme» (Lara Comi, Fi), chi di «tentativo di screditare » e di «gioco al massacro» (Stefano Pedica, Pd, il partito di Delrio).

E allora Lotito, dopo il monologo in mattinata con cui confermava il suo pensiero espresso nella telefonata, a sera ha potuto anche rilanciare, con una nota, trasformando una possibile fonte d'imbarazzo in un'occasione strepitosa per glorificare il suo programma. «Se non si strumentalizzano le mie parole, il mio dire appare logico e collegato a una politica di riforme più volte politicizzata. Il mio richiamo agli effetti negativi dell'accesso delle squadre provinciali alla serie A è stato da me indicato come rischio di una possibile riduzione dei diritti televisivi, in conseguenza della riduzione degli utenti, e non certo come desiderio di impedire ai club minori di arrivare a competere con i club maggiori». Nel silenzio generale, forse, persino i suoi feroci oppositori condividono. Altro che dimissioni. Magari ha guadagnato pure qualche altro voto in vista di lunedì, il giorno della verità. Il redde rationem, direbbe lui.

m.m.

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 1.411
Registrato
Speriamo che questa giornata ci porti delle novità in Lega e in Figc. Non facciamo passare così il weekend... (UGO TRANI, Rete Sport, 105.6)

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

m.m.

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 1.411
Registrato
Al direttore della gazzetta, invece, gli hanno telefonato.


GASPORT (A. MONTI) – L'anagramma di Lotito è «titolo». Infatti quando parla in pubblico o al cellulare, un titolo ai giornali lo dà sempre. Per questo – ma solo per questo – pure noi che lo sopportiamo a fatica proviamo nei suoi confronti una profonda gratitudine. E' quindi con animo dolente e cuore affranto che proprio nel giorno di San Valentino tocca affrontare l'argomento del distacco: dopo quanto abbiamo letto e sentito, Claudio Lotito non può restare sulla poltrona di consigliere della Figc un minuto di più.



La Lega di A, che è un'associazione tra privati, si tenga il suo campione finché vuole e il buon Maurizio «conto zero quindi non drammatizzo» Beretta continui a officiare come sua vestale. Ma la Federcalcio è un'istituzione posta a garanzia dello spettacolo sportivo più amato dagli italiani. Un patrimonio pubblico. Non è pensabile che al suo vertice sieda un uomo capace di mettere insieme in una sola conversazione telefonica, per quanto registrata clandestinamente, la quantità industriale di scempiaggini (alcune in odore di illecito e meritevoli di deferimento) che stanno terremotando il calcio italiano in queste ore. Lasciamo perdere le volgarità, le pressioni grossolane, i giudizi imbarazzanti e andiamo al cuore della questione: dalla sua viva voce apprendiamo che non vuole saperne di squadre tipo Carpi, Frosinone e Latina in Serie A. Quindi un influente consigliere federale, sventolando il suo prepotere come una clava, pretende di piegare ai suoi voleri i risultati del campo, di far salire e scendere chi conviene a lui e ai suoi sodali d'interesse.

Di fronte a tutto questo parlare di LotitoGate non è per nulla fuori luogo. Infatti le istituzioni, questa volta, lo hanno brutalmente scaricato. Nell'ordine: un coraggioso Tavecchio, che pure gli deve la presidenza della Figc, il presidente del Coni Malagò, il presidente di Lega B Abodi e soprattutto il sottosegretario Delrio hanno giudicato inaccettabili sia le parole sia il metodo. Tutti, dal popolo del web ai poveri tifosi di Carpi e Frosinone, gli chiedono di sgombrare in fretta. Uno con un ego normale – per dire, Giulio Cesare o Napoleone – si ritirerebbe in convento per il resto della vita. Ma Claudio Magno non ci pensa per niente. Anzi, insiste nel dire che le sue parole fanno parte di un più ampio programma, un piano di rinascita del calcio nazionale che prevede meno squadre e più soldi per tutti. Anche Licio Gelli, in fondo, andava architettando le stesse cose. E' il metodo che lo ha fregato e per fortuna è finita com'è finita. Lotito invece conta di restare al potere. Anche perché gli unici che potrebbero cacciarlo, i presidenti della serie A, oggi si sono distinti per un fragoroso quanto sbalorditivo silenzio.

L'assemblea di Lega non ha discusso l'argomento. Solo il duo di opposizione Agnelli-Baldissoni ha espresso un netto disagio. Privatamente, gli altri presidenti chiedono di "non fare di tutta l'erba un fascio". Dimenticando che un ex «fascio» nel senso etimologico del termine (Lotito non ha mai nascosto le sue giovanili simpatie di destra) in federazione ce lo hanno spedito loro. Ora che è diventato l'emblema dello sfascio toccherebbe a loro revocarlo. Ma forse è troppo pretendere dai padroni del pallone un dignitoso senso delle istituzioni. Lotito e questo calcio non sono in fondo lo specchio fedele di un Paese dove in Parlamento le dispute si regolano a cazzotti? S'avanza, nello sport come nella società, l'idea che debba prevalere non la forza delle idee o del gioco bensì la prepotenza di chi mena e di chi briga. Per noi illusi che cerchiamo su un campo di pallone la certezza del risultato, il sospetto che una massoneria pallonara possa condizionarlo è semplicemente ripugnante. Questa è l'essenza del LotitoGate. Ma le probabilità che il nostro uomo finisca come Nixon non sono molte. Al contrario del Watergate, non è la stampa da sola che può sbattergli in faccia un cartellino rosso.

Tyler87

*
Lazionetter
* 4.504
Registrato
Autentiche bordate Fabiani le riserva a Pino Iodice, direttore generale dell'Ischia che con la sua denuncia ha letteralmente sollevato un polverone con Claudio Lotito protagonista inconsapevole: "Lotito non ha bisogno di avvocati difensori, ma ha detto cose che molti pensano. Parlava di rivisitare un sistema che sta collassando, è chiaro che bisogna cambiare qualcosa per supportare anche squadre con un bacino d'utenza inferiore. Il comportamento di Iodice è ignobile ed inf.ame, c'è stata premeditazione. Non è possibile registrare una conversazione all'insaputa dell'interlocutore. Provo pena per lui, mi auguro che il Padreterno possa perdonare questo grave atto. Inviterei tutti a riflettere su questa barbaria che non è tipica di chi ha la schiena dritta, come Iodice asserisce. Qualche scheletro nell'armadio ce l'ha anche lui. Non ci vedo nulla di grave nelle parole di Lotito, ha fatto una riflessione da cui sono state estrapolate alcune frasi.
fonte:solosalerno.it

Che qualcuno anche nel mondo Lazio (societa e giornalisti) alzasse la voce in questo modo non mi dispiacerebbe affatto.

cuoredilazio

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 1.761
Registrato
Citazione di: m.m. il 14 Feb 2015, 16:35
Che coincidenza, ma non si saranno mica messi d'accordo in curvasudde?

LA REPUBBLICA (F. S. INTORCIA) - «Ciao, so' Claudio». Il metodo Lotito corre sul filo. Un pressing paziente, o asfissiante, da uomo politico consumato. Quando nell'ultima assemblea di Lega Pro è stato bocciato il bilancio, la nuova maggioranza pensava di aver segnato il rigore finale. Lotito invece non s'è arreso mica: mentre Macalli prendeva tempo, lui organizzava la controffensiva, meditava in un baleno un nuovo programma con cui riconquistare consensi, chiamava a uno a uno presidenti, direttori generali, segretari, chiunque potesse essere decisivo per cambiare, di nuovo, il voto del club. Forte di una leadership riconosciutagli ovunque, dalla Federcalcio alle Leghe. Raccontano che è quasi impossibile sfuggirgli, e che se qualcuno prova a schivarlo scrutando il numero sul display, lui ha già un altro telefonino da cui riprovare. Pino Iodice, l'uomo che ha provato a incastrarlo con la telefonata registrata e pubblicata ieri da Repubblica, promette «nuovi elementi, ho altre telefonate: non sono pazzo, se ho denunciato tutto è perché avevo nelle mani delle prove, auspico l'intervento di personaggi autorevoli, questa è una macchia sul calcio italiano. Non ho fini personali, non devo occupare un posto in Lega né un ruolo alla Lazio o alla Salernitana, l'unico mio scopo è pulire il calcio italiano, Lotito dev'essere messo ai margini. C'è qualche sms di qualche suo collaboratore che mi offre qualcosa per fermare la mia marcia». Nel frattempo però è stato liquidato come uno che porta jella, e mai colpa più grave può esserci in questo calcio dove si perdona tutto, fuorché la scalogna. «Mi rivolgerò a un avvocato, Lotito ha detto delle cose false su di me. Tanto per essere precisi, la Pro Patria non è mai fallita, il Taranto è fallito quattro anni dopo che me n'ero andato, la Nocerina è stata solo esclusa dal campionato, quando già non c'ero più».



Nel piccolo mondo antico che si chiamava serie C, urlano tutti, non sente nessuno. Sbraita Massimo Londrosi, che gestisce il Pavia tutto cinese. Si lamenta il presidente del Grosseto, Camilli: «Lotito mi ha cercato non una ma dieci volte, mi dà fastidio perché decido con la mia testa, non mi lascio tirare dalla giacca». I presidenti di provincia insomma sognano il ribaltone in vista della prossima assemblea, lunedì a Firenze: servirà a fare la conta reale della maggioranza. Ma intanto, ai piani alti del calcio, c'è solo una reazione contro lo strapotere di Lotito e Macalli: il silenzio. Forse, un silenzio-assenso.

Raccontano che in Figc, ieri, Tavecchio abbia seguito con comprensibile frenesia l'evoluzione del caso. Fin qui, ha usato sempre la massima cautela. A chi gli chiedeva di intervenire sul pasticcio Lega Pro, spiegava: «Ho le mani legate dal regolamento e non posso fare un passo sbagliato. Se spingessi per la decadenza di Macalli e questa fosse inficiata da un Tar? E poi per la decadenza servono 12 voti, e nessuno è intenzionato a votarla, da quanto so». Stavolta, però, non poteva tacere né temporeggiare: l'affaire era un assist ghiotto alla minoranza, che avrebbe colto al balzo sia le parole di Lotito sia un eventuale, imbarazzante silenzio di Tavecchio. E invece, dopo la censura del presidente Figc, non ha gridato nessuno. Non ha detto nulla Andrea Agnelli, che nel pomeriggio era seduto con Lotito al tavolo della Fondazione per la mutualità. Ha parlato Pallotta, l'altro grande oppositore. Ma s'è concentrato su un dettaglio, i meriti che Lotito si era dato sull'accordo con le tv: «È curioso come nello stesso momento in cui la Premier League annuncia un incremento sostanziale dei diritti tv, un individuo stia provando a prendersi i meriti del recente accordo sui diritti televisivi italiani. In realtà certi passi avanti sono stati fatti grazie un club come il nostro e ad altri che hannospinto per una nuova visione. Siamo inoltre convinti che molti benefici non si siano realizzati nella Lega per colpa di questo stesso individuo». Non s'è indignato, né ha avuto un sussulto orgoglioso, Maurizio Beretta: etichettato, sostanzialmente, come uno che conta zero, non s'è mica offeso, anzi. Si è fatto scivolare le parole come pioggia sull'impermeabile, all'arrivo in Lega cercava l'amico Claudio, e ha liquidato tutto come una faccenda di colore: «Credo che il suo fosse un modo un po' spiccio per definire una realtà di fatto. Come previsto dal nostro statuto, il presidente è il garante e il rappresentante verso l'esterno, ma il potere decisionale è di assoluta pertinenza dell'assemblea ».

Insomma, non è il caso di drammatizzare. Hanno reagito con misura Malagò e Delrio. Nessuno ha pensato alle dimissioni: da chiedere o da presentare. Pezzi di politica sono giunti in suo soccorso. Un soccorso trasversale, da centrodestra e centrosinistra. C'è chi parla di «apporto fondamentale di Lotito alle riforme» (Lara Comi, Fi), chi di «tentativo di screditare » e di «gioco al massacro» (Stefano Pedica, Pd, il partito di Delrio).

E allora Lotito, dopo il monologo in mattinata con cui confermava il suo pensiero espresso nella telefonata, a sera ha potuto anche rilanciare, con una nota, trasformando una possibile fonte d'imbarazzo in un'occasione strepitosa per glorificare il suo programma. «Se non si strumentalizzano le mie parole, il mio dire appare logico e collegato a una politica di riforme più volte politicizzata. Il mio richiamo agli effetti negativi dell'accesso delle squadre provinciali alla serie A è stato da me indicato come rischio di una possibile riduzione dei diritti televisivi, in conseguenza della riduzione degli utenti, e non certo come desiderio di impedire ai club minori di arrivare a competere con i club maggiori». Nel silenzio generale, forse, persino i suoi feroci oppositori condividono. Altro che dimissioni. Magari ha guadagnato pure qualche altro voto in vista di lunedì, il giorno della verità. Il redde rationem, direbbe lui.
Lotito rompeje er culo a ste merde


:asrm :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm

robylele

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 36.633
Registrato
Citazione di: m.m. il 14 Feb 2015, 16:32
Toh, guarda un romoletto che invoca il commissariamento.

LA REPUBBLICA (F. BIANCHI) – «La Figc adesso deve cambiare».

la stessa invocata stamattina dal presidente di Federsupporters al telefono con Franco Capodaglio su radioyes.

praticamente stanno facendo le stesse battaglie delle merde.

Cialtron_Heston

Visitatore
Registrato
Citazione di: m.m. il 14 Feb 2015, 16:35
Che coincidenza, ma non si saranno mica messi d'accordo in curvasudde?

LA REPUBBLICA (F. S. INTORCIA) - «Ciao, so' Claudio». Il metodo Lotito corre sul filo. Un pressing paziente, o asfissiante, da uomo politico consumato. Quando nell'ultima assemblea di Lega Pro è stato bocciato il bilancio, la nuova maggioranza pensava di aver segnato il rigore finale. Lotito invece non s'è arreso mica: mentre Macalli prendeva tempo, lui organizzava la controffensiva, meditava in un baleno un nuovo programma con cui riconquistare consensi, chiamava a uno a uno presidenti, direttori generali, segretari, chiunque potesse essere decisivo per cambiare, di nuovo, il voto del club. Forte di una leadership riconosciutagli ovunque, dalla Federcalcio alle Leghe. Raccontano che è quasi impossibile sfuggirgli, e che se qualcuno prova a schivarlo scrutando il numero sul display, lui ha già un altro telefonino da cui riprovare. Pino Iodice, l'uomo che ha provato a incastrarlo con la telefonata registrata e pubblicata ieri da Repubblica, promette «nuovi elementi, ho altre telefonate: non sono pazzo, se ho denunciato tutto è perché avevo nelle mani delle prove, auspico l'intervento di personaggi autorevoli, questa è una macchia sul calcio italiano. Non ho fini personali, non devo occupare un posto in Lega né un ruolo alla Lazio o alla Salernitana, l'unico mio scopo è pulire il calcio italiano, Lotito dev'essere messo ai margini. C'è qualche sms di qualche suo collaboratore che mi offre qualcosa per fermare la mia marcia». Nel frattempo però è stato liquidato come uno che porta jella, e mai colpa più grave può esserci in questo calcio dove si perdona tutto, fuorché la scalogna. «Mi rivolgerò a un avvocato, Lotito ha detto delle cose false su di me. Tanto per essere precisi, la Pro Patria non è mai fallita, il Taranto è fallito quattro anni dopo che me n'ero andato, la Nocerina è stata solo esclusa dal campionato, quando già non c'ero più».



Nel piccolo mondo antico che si chiamava serie C, urlano tutti, non sente nessuno. Sbraita Massimo Londrosi, che gestisce il Pavia tutto cinese. Si lamenta il presidente del Grosseto, Camilli: «Lotito mi ha cercato non una ma dieci volte, mi dà fastidio perché decido con la mia testa, non mi lascio tirare dalla giacca». I presidenti di provincia insomma sognano il ribaltone in vista della prossima assemblea, lunedì a Firenze: servirà a fare la conta reale della maggioranza. Ma intanto, ai piani alti del calcio, c'è solo una reazione contro lo strapotere di Lotito e Macalli: il silenzio. Forse, un silenzio-assenso.

Raccontano che in Figc, ieri, Tavecchio abbia seguito con comprensibile frenesia l'evoluzione del caso. Fin qui, ha usato sempre la massima cautela. A chi gli chiedeva di intervenire sul pasticcio Lega Pro, spiegava: «Ho le mani legate dal regolamento e non posso fare un passo sbagliato. Se spingessi per la decadenza di Macalli e questa fosse inficiata da un Tar? E poi per la decadenza servono 12 voti, e nessuno è intenzionato a votarla, da quanto so». Stavolta, però, non poteva tacere né temporeggiare: l'affaire era un assist ghiotto alla minoranza, che avrebbe colto al balzo sia le parole di Lotito sia un eventuale, imbarazzante silenzio di Tavecchio. E invece, dopo la censura del presidente Figc, non ha gridato nessuno. Non ha detto nulla Andrea Agnelli, che nel pomeriggio era seduto con Lo itito al tavolo della Fondazione per la mutualità. Ha parlato Pallotta, l'altro grande oppositore. Ma s'è concentrato su un dettaglio, i meriti che Lotito si era dato sull'accordo con le tv: «È curioso come nello stesso momento in cui la Premier League annuncia un incremento sostanziale dei diritti tv, un individuo stia provando a prendersi i meriti del recente accordo sui diritti televisivi italiani. In realtà certi passi avanti sono stati fatti grazie un club come il nostro e ad altri che hannospinto per una nuova visione. Siamo inoltre convinti che molti benefici non si siano realizzati nella Lega per colpa di questo stesso individuo». Non s'è indignato, né ha avuto un sussulto orgoglioso, Maurizio Beretta: etichettato, sostanzialmente, come uno che conta zero, non s'è mica offeso, anzi. Si è fatto scivolare le parole come pioggia sull'impermeabile, all'arrivo in Lega cercava l'amico Claudio, e ha liquidato tutto come una faccenda di colore: «Credo che il suo fosse un modo un po' spiccio per definire una realtà di fatto. Come previsto dal nostro statuto, il presidente è il garante e il rappresentante verso l'esterno, ma il potere decisionale è di assoluta pertinenza dell'assemblea ».

Insomma, non è il caso di drammatizzare. Hanno reagito con misura Malagò e Delrio. Nessuno ha pensato alle dimissioni: da chiedere o da presentare. Pezzi di politica sono giunti in suo soccorso. Un soccorso trasversale, da centrodestra e centrosinistra. C'è chi parla di «apporto fondamentale di Lotito alle riforme» (Lara Comi, Fi), chi di «tentativo di screditare » e di «gioco al massacro» (Stefano Pedica, Pd, il partito di Delrio).

E allora Lotito, dopo il monologo in mattinata con cui confermava il suo pensiero espresso nella telefonata, a sera ha potuto anche rilanciare, con una nota, trasformando una possibile fonte d'imbarazzo in un'occasione strepitosa per glorificare il suo programma. «Se non si strumentalizzano le mie parole, il mio dire appare logico e collegato a una politica di riforme più volte politicizzata. Il mio richiamo agli effetti negativi dell'accesso delle squadre provinciali alla serie A è stato da me indicato come rischio di una possibile riduzione dei diritti televisivi, in conseguenza della riduzione degli utenti, e non certo come desiderio di impedire ai club minori di arrivare a competere con i club maggiori». Nel silenzio generale, forse, persino i suoi feroci oppositori condividono. Altro che dimissioni. Magari ha guadagnato pure qualche altro voto in vista di lunedì, il giorno della verità. Il redde rationem, direbbe lui.

Prendetevela riccamente ' nderculo delinquenti.

BruceGrobbelaar

*
Lazionetter
* 4.284
Registrato
Nel frattempo rigore inventato per il carpi che lo sbaglia allegramente  ;)

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Biafra

*
Lazionetter
* 10.706
Registrato
CARPI MERDA!



e sto a giocà... :)

cuoredilazio

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 1.761
Registrato
Dai che invece de dividerci, ce state a fa riunì tutti a merde, riomma, aia, media, avoja a conti in sospeso.
Adesso il Laziale se compatta e se incazza de brutto, ci volete far sparire, sarà guerra.

Discussione precedente - Discussione successiva