Claudio Lotito (moderato)

Aperto da Lazio.net, 17 Mag 2026, 21:24

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questa discussione.

Discussione precedente - Discussione successiva

paolo1971

*
Lazionetter
* 2.733
Registrato
Citazione di: above us only sky il 30 Mag 2026, 21:17Il problema è che saremo scesi anche noi e non dalla giostra
Francamente, come tifosi, non penso potremmo fare di più.
Se la politica non ci considera e nessun investitore si palesa...
Possiamo continuare solo a disertare lo stadio e aspettare.
Se poi qualcuno ha un'idea migliore, l'ascolto.

Vincelor

*
Lazionetter
* 8.286
Registrato
Citazione di: Gianni68 il 30 Mag 2026, 21:57Senatore della repubblica.......mi immagino uno straniero "se sto [...] lo hanno fatto senatore pensa gli altri italiani  come  sono"!!!! Incredibile......
Fosse il solo in Italia, e se vai oltre confine hai l'imbarazzo della scelta. Pensa a quelli che hanno eletto l'attuale presidente degli USA

alenlalieno

*
Lazionetter
* 8.073
Registrato
dai accannamo.
la strada è tracciata, allenatore anni 70 tutta retorica, punta tutto sullo stadio pagato con soldi terzi, personaggi ambigui in orbita, ds anni 50 ex factotum moggiano, gruppo squadra spremuto male assortito e povero tecnicamente, soldi solo in entrata, pagherò e risconti in anticipo, solo nemici e guerra coi tifosi.
the end.

AutumnLeaves

*
Lazionetter
* 9.045
Registrato
Citazione di: alenlalieno il 30 Mag 2026, 22:34dai accannamo.
la strada è tracciata, allenatore anni 70 tutta retorica, punta tutto sullo stadio pagato con soldi terzi, personaggi ambigui in orbita, ds anni 50 ex factotum moggiano, gruppo squadra spremuto male assortito e povero tecnicamente, soldi solo in entrata, pagherò e risconti in anticipo, solo nemici e guerra coi tifosi.
the end.

"Lotito resisti". E Storace daje a ride. Però non è vero che è romanista  :lol:

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

blackjack lazio

*
Lazionetter
* 761
Registrato
Citazione di: paolo1971 il 30 Mag 2026, 22:16Francamente, come tifosi, non penso potremmo fare di più.
Se la politica non ci considera e nessun investitore si palesa...
Possiamo continuare solo a disertare lo stadio e aspettare.
Se poi qualcuno ha un'idea migliore, l'ascolto.
Alla politica va più che bene il "senatore":
tiene la Lazio lontano dallle posizioni di  verticie;
impedisce che la Nostra sia presa da capitale stranieri;
è un macchietta da utilizzare per il lavoro sporco in federazione.

Il  Como al momento è potenzialmente la  prima forza economica in Italia, il Napoli è una grande realtà, la Dea è una mina vagante...
per le strisciate e i riomici una Lazio  forte potrebbe rompere equilibri molto delicati.
Sono convinto che Lotito serve a tenere la Lazio lontano dai primi posti...chi "governa" gli concederà di tanto in tanto qualche finale di coppa Italia o qualche qualificazione in coppa, più o meno importante.
L'importante  è che Lotito resista.

Precisione

*
Lazionetter
* 3.883
Registrato
BISIGNANI: "LOTITO CHIAMI I POTERI FORTI BIANCOCELESTI: ATTORNO ALLA LAZIO C'È UN MONDO FINANZIARIO PRONTO AD AIUTARLA. E JP MORGAN OFFRÌ 450 MILIONI"


Per l'editorialista de IL TEMPO, "il presidente non è più in grado di interpretare le ambizioni della piazza: servono apertura, nuove competenze e una svolta dopo anni di isolamento decisionale. Il patron ha trasformato il club in una narrazione personale e difensiva: faccia un passo indietro".


«Аve, Caesar morituri te salutant». È questo il clima che si respira oggi attorno alla Lazio. Claudio Lotito si trova a un bivio: scegliere se essere Nerone, guardando tutto bruciare, oppure Cincinnato, il dittatore romano che, dopo aver salvato la città, ebbe la saggezza di tornare ai suoi campi.

Lotito non ama ascoltare. Ma se c'è una voce che probabilmente avrebbe ascoltato, sarebbe stata quella di Silvio Berlusconi. E lo dico, apprezzando l'intelligenza del patron della Lazio sin dai giorni cruciali del salvataggio nel 2005, insieme a Gianni Letta e Maria Teresa Armosino. Cosa gli consiglierebbe oggi il Cavaliere? Probabilmente gli ricorderebbe che una squadra senza il suo popolo perde l'anima, come una canale tv senza spettatori. Perché uno stadio senza tifosi è come un tempio senza fedeli.

Quando nel 2017 Berlusconi lasciò il Milan, dopo ben 31 anni, giustificò la cessione del club rossonero per farlo tornare protagonista in Italia, in Europa e nel mondo. La Lazio, invece, oggi è fuori dall'Europa da due stagioni. Anche il patron dei granata Urbano Cairo, che si è fatto le ossa con il Cavaliere, ha ora ammesso che non si può stare «in paradiso contro i santi». E, nel calcio, i santi sono i tifosi.

La rivolta silenziosa della tifoseria, con l'Olimpico sempre più vuoto e il rifiuto di sottoscrivere abbonamenti, ha finito persino per contagiare Torino. Ed è una deriva pericolosa. Perché se la frattura tra proprietà e tifoserie si allarga, il rischio non riguarda più soltanto la Lazio, ma l'intero calcio italiano, ormai non più competitivo in Europa e sempre meno attraente sul mercato tele-visivo internazionale.

Perché i supporter non sono solo folklore. Sono il capitale umano di una società, il principale patrimonio immateriale, fatto di identità, continuità, domanda e valore economico. Lo stesso Comandante Sarri ha denunciato quanto uno stadio vuoto finisca per togliere energia alla squadra e allontanare i grandi campioni dal voler giocare in un palcoscenico muto.

Io sono laziale da più generazioni. Mio nonno Felice, in piena guerra, prese una multa per aver usato le tessere del razionamento per poter festeggiare una vittoria della Lazio. Da allora nella mia famiglia la fede biancoceleste si tramanda di padre in figlio, fino ai nipoti. Tornato dall'Argentina, prima ancora di sistemarmi in una casa ai Parioli, vivevo all'albergo Ritz di piazza Euclide, dove veniva in ritiro la Lazio di Juan Carlos Lorenzo. Facevo il traduttore, il raccattapalle, perfino il portaordini tra Lorenzo, squalificato, e Bob Lovati in panchina. I miei figli maschi sono cresciuti con il poster dello scudetto del 2000 con Anna Falchi sopra il lettino.

Ma oggi è sempre più difficile, in questo clima e in questa città, crescere nuove «leve» di laziali. Anche se essere laziali significa soffrire. Non per le sconfitte, però, che anzi temprano il carattere.Nessuno può cancellare i meriti dell'era Lotito con i molti titoli conquistati, ma il problema oggi non è se Lotito debba vendere oppure no. Il problema è che non sembra più in grado di interpretare e alimentare l'ambizione collettiva che un grande club dovrebbe incarnare.

Nella percezione pubblica, infatti, la Lazio si è progressivamente identificata con il suo presidente, finendo per restringere il proprio orizzonte narrativo. La narrazione non è più la Lazio, la sua storia, la sua aquila – che si chiami Olimpia o Flaminia e il suo popolo. È diventata cronaca permanente: Lotito contro tutti. Contro la Lega, contro la Figc, contro i giornalisti, contro gli arbitri. E questo, alla lunga, soffoca il club. Per vent'anni la narrazione del «salvatore» della patria biancoceleste ha funzionato.

Ma un grande club deve vivere di futuro, di ambizioni, di sogni. E quando il presidente finisce per occupare più spazio della squadra che ha salvato, il danno ricade sia sul presidente stesso che sui tifosi. Perché il tifoso, nel calcio moderno, non deve essere un fastidio da gestire. È il primo asset emotivo, commerciale e reputazionale. Se una parte così ampia della comunità vive una frattura permanente con la società, non si può liquidare tutto dicendo che "i tifosi non capiscono". Un grande club ascolta, coinvolge, ricuсе.

Tuttavia, forse il danno più profondo dell'era Lotito non è nemmeno sportivo. È culturale. La Lazio storicamente è sempre stata un'idea di stile, fierezza, distinzione, appartenenza. Noi tifosi abbiamo sempre raccontato la Lazio ai nostri figli come qualcosa di diverso e speciale dalla tradizionale «caciara» romanista. La comunicazione di Lotito appare invece spesso distante da ciò che la nostra storia ha sempre rappresentato. Ed è qui la vera frattura identitaria.

Persino nell'era Cragnotti, al netto dell'epilogo finanziario, la Lazio comunicava grandeur internazionale. Ogni acquisto era un evento globale. Oggi, invece, il tono appare troppo spesso difensivo, più impegnato a giustificarsi che a ispirare. Un tempo si annunciavano campioni, oggi si annunciano spiegazioni. Questa è la vera «brand dilution» dell'era Lotito: aver trasformato la Lazio da marchio aspirazionale a marchio costantemente sulla difensiva.

Al contrario, Lotito, ben cosciente della situazione, dovrebbe compiere un gesto di umiltà e visione. Invece di chiudersi nel suo fortino sull'Appia, farebbe bene a chiamare accanto a sé protagonisti competenti per capire come ripartire. Attorno alla Lazio esiste, infatti, un mondo economico serio, competente e profondamente biancoceleste. Ci sono, tra gli altri, Masi e Maiolini della Banca del Fucino, Nattino di Finnat, Ferranti di Mediocredito Centrale, il direttore generale del Mef Soro. Deloitte e altri protagonisti potrebbero aiutare a individuare una soluzione sostenibile, magari coinvolgendo un fondo internazionale.

La rilevanza della Lazio per Roma e il suo potenziale di crescita nazionale ed europea meriterebbero di riunire queste energie attorno a un tavolo comune. Un confronto tra imprenditori, manager e finanzieri biancocelesti potrebbe favorire la definizione di un progetto condiviso di sviluppo sportivo e societario.

Pensare che oggi il peso economico di un club di Serie A possa essere sostenuto da una sola famiglia è un'idea romantica. Lotito in passato rifiutò un'offerta da 450 milioni di euro presentata da Enrico Monti di JP Morgan; ora dovrebbe evitare di ripetere l'errore già visto con la Salernitana, che alla fine fu ceduta a condizioni nettamente meno favorevoli di quelle iniziali.

Sappiamo tutti che, senza un aumento di capitale, è inutile parlare di un nuovo stadio. E l'eventuale avventura del Nasdaq richiede parametri patrimoniali e di governance che oggi mancano. Negli Usa, chi nuoce all'immagine delle squadre viene spinto fuori. È successo nel basket al proprietario dei Clippers e nel football a quello dei Washington Commanders. In Italia, il neo commissario agli stadi Massimo Sessa sarà il primo a chiedere garanzie finanziarie per autorizzare il Flaminio.

La Lazio non può accontentarsi di sopravvivere: deve tornare a essere Lazio, elegante e vincente, all'altezza della sua aquila cucita sulla maglia. Un club più grande di chi lo guida, anche quando quel presidente l'ha salvata e le ha regalato pagine indimenticabili. «Tempora mutantur, et nos mutamur in illis»: cambiano i tempi e noi cambiamo con essi. La vera grandezza, an-che nel calcio, sta nel saper cambiare al momento giusto.

ironman

*
Lazionetter
* 3.136
Registrato
Citazione di: blackjack lazio il Ieri alle 02:45Alla politica va più che bene il "senatore":
tiene la Lazio lontano dallle posizioni di  verticie;
impedisce che la Nostra sia presa da capitale stranieri;
è un macchietta da utilizzare per il lavoro sporco in federazione.

Il  Como al momento è potenzialmente la  prima forza economica in Italia, il Napoli è una grande realtà, la Dea è una mina vagante...
per le strisciate e i riomici una Lazio  forte potrebbe rompere equilibri molto delicati.
Sono convinto che Lotito serve a tenere la Lazio lontano dai primi posti...chi "governa" gli concederà di tanto in tanto qualche finale di coppa Italia o qualche qualificazione in coppa, più o meno importante.
L'importante  è che Lotito resista.

Stranamente dopo che verso Gennaio-Frbbraio ha cominciato a traballare (apparentemente) a causa della ribellione, sono migliorati perfino gli arbitraggi.

Inutile che io quoti tutti abbiano scritto su un Lotitone gradito al potere (purché la Lazio non alzi la cresta) perché condivido anche le virgole.

lyon

*
Lazionetter
* 192
Registrato
Citazione di: alenlalieno il 30 Mag 2026, 22:34dai accannamo.
la strada è tracciata, allenatore anni 70 tutta retorica, punta tutto sullo stadio pagato con soldi terzi, personaggi ambigui in orbita, ds anni 50 ex factotum moggiano, gruppo squadra spremuto male assortito e povero tecnicamente, soldi solo in entrata, pagherò e risconti in anticipo, solo nemici e guerra coi tifosi.
the end.

non ha detto che deve ancora pagare Día?  :)

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

ironman

*
Lazionetter
* 3.136
Registrato
Il direttore del Tempo scrive sopra che era stata recapitata una offerta di 450 milioni.

Mi aspetto la smentita categorica e la sua denuncia visto che per la logica lotitiana "turberebbe" il mercato e l'anima degli azionisti che lui proteggerebbe (😆).

Che dite? Che il principio vale solo per qualche sfiggato dei social, mentre i direttori ce li teniamo buoni?

Non mi sembra molto etico e moralizzante però.

Aquile in Brera

*
Lazionetter newbie
* 9
Registrato
Citazione di: Precisione il Ieri alle 05:56BISIGNANI: "LOTITO CHIAMI I POTERI FORTI BIANCOCELESTI: ATTORNO ALLA LAZIO C'È UN MONDO FINANZIARIO PRONTO AD AIUTARLA. E JP MORGAN OFFRÌ 450 MILIONI"


Per l'editorialista de IL TEMPO, "il presidente non è più in grado di interpretare le ambizioni della piazza: servono apertura, nuove competenze e una svolta dopo anni di isolamento decisionale. Il patron ha trasformato il club in una narrazione personale e difensiva: faccia un passo indietro".


«Аve, Caesar morituri te salutant». È questo il clima che si respira oggi attorno alla Lazio. Claudio Lotito si trova a un bivio: scegliere se essere Nerone, guardando tutto bruciare, oppure Cincinnato, il dittatore romano che, dopo aver salvato la città, ebbe la saggezza di tornare ai suoi campi.

Lotito non ama ascoltare. Ma se c'è una voce che probabilmente avrebbe ascoltato, sarebbe stata quella di Silvio Berlusconi. E lo dico, apprezzando l'intelligenza del patron della Lazio sin dai giorni cruciali del salvataggio nel 2005, insieme a Gianni Letta e Maria Teresa Armosino. Cosa gli consiglierebbe oggi il Cavaliere? Probabilmente gli ricorderebbe che una squadra senza il suo popolo perde l'anima, come una canale tv senza spettatori. Perché uno stadio senza tifosi è come un tempio senza fedeli.

Quando nel 2017 Berlusconi lasciò il Milan, dopo ben 31 anni, giustificò la cessione del club rossonero per farlo tornare protagonista in Italia, in Europa e nel mondo. La Lazio, invece, oggi è fuori dall'Europa da due stagioni. Anche il patron dei granata Urbano Cairo, che si è fatto le ossa con il Cavaliere, ha ora ammesso che non si può stare «in paradiso contro i santi». E, nel calcio, i santi sono i tifosi.

La rivolta silenziosa della tifoseria, con l'Olimpico sempre più vuoto e il rifiuto di sottoscrivere abbonamenti, ha finito persino per contagiare Torino. Ed è una deriva pericolosa. Perché se la frattura tra proprietà e tifoserie si allarga, il rischio non riguarda più soltanto la Lazio, ma l'intero calcio italiano, ormai non più competitivo in Europa e sempre meno attraente sul mercato tele-visivo internazionale.

Perché i supporter non sono solo folklore. Sono il capitale umano di una società, il principale patrimonio immateriale, fatto di identità, continuità, domanda e valore economico. Lo stesso Comandante Sarri ha denunciato quanto uno stadio vuoto finisca per togliere energia alla squadra e allontanare i grandi campioni dal voler giocare in un palcoscenico muto.

Io sono laziale da più generazioni. Mio nonno Felice, in piena guerra, prese una multa per aver usato le tessere del razionamento per poter festeggiare una vittoria della Lazio. Da allora nella mia famiglia la fede biancoceleste si tramanda di padre in figlio, fino ai nipoti. Tornato dall'Argentina, prima ancora di sistemarmi in una casa ai Parioli, vivevo all'albergo Ritz di piazza Euclide, dove veniva in ritiro la Lazio di Juan Carlos Lorenzo. Facevo il traduttore, il raccattapalle, perfino il portaordini tra Lorenzo, squalificato, e Bob Lovati in panchina. I miei figli maschi sono cresciuti con il poster dello scudetto del 2000 con Anna Falchi sopra il lettino.

Ma oggi è sempre più difficile, in questo clima e in questa città, crescere nuove «leve» di laziali. Anche se essere laziali significa soffrire. Non per le sconfitte, però, che anzi temprano il carattere.Nessuno può cancellare i meriti dell'era Lotito con i molti titoli conquistati, ma il problema oggi non è se Lotito debba vendere oppure no. Il problema è che non sembra più in grado di interpretare e alimentare l'ambizione collettiva che un grande club dovrebbe incarnare.

Nella percezione pubblica, infatti, la Lazio si è progressivamente identificata con il suo presidente, finendo per restringere il proprio orizzonte narrativo. La narrazione non è più la Lazio, la sua storia, la sua aquila – che si chiami Olimpia o Flaminia e il suo popolo. È diventata cronaca permanente: Lotito contro tutti. Contro la Lega, contro la Figc, contro i giornalisti, contro gli arbitri. E questo, alla lunga, soffoca il club. Per vent'anni la narrazione del «salvatore» della patria biancoceleste ha funzionato.

Ma un grande club deve vivere di futuro, di ambizioni, di sogni. E quando il presidente finisce per occupare più spazio della squadra che ha salvato, il danno ricade sia sul presidente stesso che sui tifosi. Perché il tifoso, nel calcio moderno, non deve essere un fastidio da gestire. È il primo asset emotivo, commerciale e reputazionale. Se una parte così ampia della comunità vive una frattura permanente con la società, non si può liquidare tutto dicendo che "i tifosi non capiscono". Un grande club ascolta, coinvolge, ricuсе.

Tuttavia, forse il danno più profondo dell'era Lotito non è nemmeno sportivo. È culturale. La Lazio storicamente è sempre stata un'idea di stile, fierezza, distinzione, appartenenza. Noi tifosi abbiamo sempre raccontato la Lazio ai nostri figli come qualcosa di diverso e speciale dalla tradizionale «caciara» romanista. La comunicazione di Lotito appare invece spesso distante da ciò che la nostra storia ha sempre rappresentato. Ed è qui la vera frattura identitaria.

Persino nell'era Cragnotti, al netto dell'epilogo finanziario, la Lazio comunicava grandeur internazionale. Ogni acquisto era un evento globale. Oggi, invece, il tono appare troppo spesso difensivo, più impegnato a giustificarsi che a ispirare. Un tempo si annunciavano campioni, oggi si annunciano spiegazioni. Questa è la vera «brand dilution» dell'era Lotito: aver trasformato la Lazio da marchio aspirazionale a marchio costantemente sulla difensiva.

Al contrario, Lotito, ben cosciente della situazione, dovrebbe compiere un gesto di umiltà e visione. Invece di chiudersi nel suo fortino sull'Appia, farebbe bene a chiamare accanto a sé protagonisti competenti per capire come ripartire. Attorno alla Lazio esiste, infatti, un mondo economico serio, competente e profondamente biancoceleste. Ci sono, tra gli altri, Masi e Maiolini della Banca del Fucino, Nattino di Finnat, Ferranti di Mediocredito Centrale, il direttore generale del Mef Soro. Deloitte e altri protagonisti potrebbero aiutare a individuare una soluzione sostenibile, magari coinvolgendo un fondo internazionale.

La rilevanza della Lazio per Roma e il suo potenziale di crescita nazionale ed europea meriterebbero di riunire queste energie attorno a un tavolo comune. Un confronto tra imprenditori, manager e finanzieri biancocelesti potrebbe favorire la definizione di un progetto condiviso di sviluppo sportivo e societario.

Pensare che oggi il peso economico di un club di Serie A possa essere sostenuto da una sola famiglia è un'idea romantica. Lotito in passato rifiutò un'offerta da 450 milioni di euro presentata da Enrico Monti di JP Morgan; ora dovrebbe evitare di ripetere l'errore già visto con la Salernitana, che alla fine fu ceduta a condizioni nettamente meno favorevoli di quelle iniziali.

Sappiamo tutti che, senza un aumento di capitale, è inutile parlare di un nuovo stadio. E l'eventuale avventura del Nasdaq richiede parametri patrimoniali e di governance che oggi mancano. Negli Usa, chi nuoce all'immagine delle squadre viene spinto fuori. È successo nel basket al proprietario dei Clippers e nel football a quello dei Washington Commanders. In Italia, il neo commissario agli stadi Massimo Sessa sarà il primo a chiedere garanzie finanziarie per autorizzare il Flaminio.

La Lazio non può accontentarsi di sopravvivere: deve tornare a essere Lazio, elegante e vincente, all'altezza della sua aquila cucita sulla maglia. Un club più grande di chi lo guida, anche quando quel presidente l'ha salvata e le ha regalato pagine indimenticabili. «Tempora mutantur, et nos mutamur in illis»: cambiano i tempi e noi cambiamo con essi. La vera grandezza, an-che nel calcio, sta nel saper cambiare al momento giusto.

Moooolto interessante che sia uscito allo scoperto uno come Bisignani (che non è il direttore del tempo - quello è Capezzone, e non è laziale -, ma un personaggio abbastanza influente in certi circoli romani di destra-centro). Notate il chiaro avvertimento del penultimo paragrafo. Forse c'è qualche laziale nella Roma economica e politica che ancora conta qualcosa (penso all' attuale a.d. del gruppo Banca Igea, penso ad Abodi) , politicamente affine a chi ha sin qui sostenuto Lotito, che ha deciso di passare all' azione. Il riferimento all' aumento di capitale potrebbe essere "a Cla', al momento non vogliamo farti fuori, ma devi fare entrare nella Lazio qualcuno coi soldi veri". Se loro 'pressano' e la contestazione persevera, qualcosa potrebbe accadere anche nel breve-medio periodo. Chissà!

Goceano

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 6.741
Registrato
Citazione di: Precisione il Ieri alle 05:56BISIGNANI: "LOTITO CHIAMI I POTERI FORTI BIANCOCELESTI: ATTORNO ALLA LAZIO C'È UN MONDO FINANZIARIO PRONTO AD AIUTARLA. E JP MORGAN OFFRÌ 450 MILIONI"


Per l'editorialista de IL TEMPO, "il presidente non è più in grado di interpretare le ambizioni della piazza: servono apertura, nuove competenze e una svolta dopo anni di isolamento decisionale. Il patron ha trasformato il club in una narrazione personale e difensiva: faccia un passo indietro".


«Аve, Caesar morituri te salutant». È questo il clima che si respira oggi attorno alla Lazio. Claudio Lotito si trova a un bivio: scegliere se essere Nerone, guardando tutto bruciare, oppure Cincinnato, il dittatore romano che, dopo aver salvato la città, ebbe la saggezza di tornare ai suoi campi.

Lotito non ama ascoltare. Ma se c'è una voce che probabilmente avrebbe ascoltato, sarebbe stata quella di Silvio Berlusconi. E lo dico, apprezzando l'intelligenza del patron della Lazio sin dai giorni cruciali del salvataggio nel 2005, insieme a Gianni Letta e Maria Teresa Armosino. Cosa gli consiglierebbe oggi il Cavaliere? Probabilmente gli ricorderebbe che una squadra senza il suo popolo perde l'anima, come una canale tv senza spettatori. Perché uno stadio senza tifosi è come un tempio senza fedeli.

Quando nel 2017 Berlusconi lasciò il Milan, dopo ben 31 anni, giustificò la cessione del club rossonero per farlo tornare protagonista in Italia, in Europa e nel mondo. La Lazio, invece, oggi è fuori dall'Europa da due stagioni. Anche il patron dei granata Urbano Cairo, che si è fatto le ossa con il Cavaliere, ha ora ammesso che non si può stare «in paradiso contro i santi». E, nel calcio, i santi sono i tifosi.

La rivolta silenziosa della tifoseria, con l'Olimpico sempre più vuoto e il rifiuto di sottoscrivere abbonamenti, ha finito persino per contagiare Torino. Ed è una deriva pericolosa. Perché se la frattura tra proprietà e tifoserie si allarga, il rischio non riguarda più soltanto la Lazio, ma l'intero calcio italiano, ormai non più competitivo in Europa e sempre meno attraente sul mercato tele-visivo internazionale.

Perché i supporter non sono solo folklore. Sono il capitale umano di una società, il principale patrimonio immateriale, fatto di identità, continuità, domanda e valore economico. Lo stesso Comandante Sarri ha denunciato quanto uno stadio vuoto finisca per togliere energia alla squadra e allontanare i grandi campioni dal voler giocare in un palcoscenico muto.

Io sono laziale da più generazioni. Mio nonno Felice, in piena guerra, prese una multa per aver usato le tessere del razionamento per poter festeggiare una vittoria della Lazio. Da allora nella mia famiglia la fede biancoceleste si tramanda di padre in figlio, fino ai nipoti. Tornato dall'Argentina, prima ancora di sistemarmi in una casa ai Parioli, vivevo all'albergo Ritz di piazza Euclide, dove veniva in ritiro la Lazio di Juan Carlos Lorenzo. Facevo il traduttore, il raccattapalle, perfino il portaordini tra Lorenzo, squalificato, e Bob Lovati in panchina. I miei figli maschi sono cresciuti con il poster dello scudetto del 2000 con Anna Falchi sopra il lettino.

Ma oggi è sempre più difficile, in questo clima e in questa città, crescere nuove «leve» di laziali. Anche se essere laziali significa soffrire. Non per le sconfitte, però, che anzi temprano il carattere.Nessuno può cancellare i meriti dell'era Lotito con i molti titoli conquistati, ma il problema oggi non è se Lotito debba vendere oppure no. Il problema è che non sembra più in grado di interpretare e alimentare l'ambizione collettiva che un grande club dovrebbe incarnare.

Nella percezione pubblica, infatti, la Lazio si è progressivamente identificata con il suo presidente, finendo per restringere il proprio orizzonte narrativo. La narrazione non è più la Lazio, la sua storia, la sua aquila – che si chiami Olimpia o Flaminia e il suo popolo. È diventata cronaca permanente: Lotito contro tutti. Contro la Lega, contro la Figc, contro i giornalisti, contro gli arbitri. E questo, alla lunga, soffoca il club. Per vent'anni la narrazione del «salvatore» della patria biancoceleste ha funzionato.

Ma un grande club deve vivere di futuro, di ambizioni, di sogni. E quando il presidente finisce per occupare più spazio della squadra che ha salvato, il danno ricade sia sul presidente stesso che sui tifosi. Perché il tifoso, nel calcio moderno, non deve essere un fastidio da gestire. È il primo asset emotivo, commerciale e reputazionale. Se una parte così ampia della comunità vive una frattura permanente con la società, non si può liquidare tutto dicendo che "i tifosi non capiscono". Un grande club ascolta, coinvolge, ricuсе.

Tuttavia, forse il danno più profondo dell'era Lotito non è nemmeno sportivo. È culturale. La Lazio storicamente è sempre stata un'idea di stile, fierezza, distinzione, appartenenza. Noi tifosi abbiamo sempre raccontato la Lazio ai nostri figli come qualcosa di diverso e speciale dalla tradizionale «caciara» romanista. La comunicazione di Lotito appare invece spesso distante da ciò che la nostra storia ha sempre rappresentato. Ed è qui la vera frattura identitaria.

Persino nell'era Cragnotti, al netto dell'epilogo finanziario, la Lazio comunicava grandeur internazionale. Ogni acquisto era un evento globale. Oggi, invece, il tono appare troppo spesso difensivo, più impegnato a giustificarsi che a ispirare. Un tempo si annunciavano campioni, oggi si annunciano spiegazioni. Questa è la vera «brand dilution» dell'era Lotito: aver trasformato la Lazio da marchio aspirazionale a marchio costantemente sulla difensiva.

Al contrario, Lotito, ben cosciente della situazione, dovrebbe compiere un gesto di umiltà e visione. Invece di chiudersi nel suo fortino sull'Appia, farebbe bene a chiamare accanto a sé protagonisti competenti per capire come ripartire. Attorno alla Lazio esiste, infatti, un mondo economico serio, competente e profondamente biancoceleste. Ci sono, tra gli altri, Masi e Maiolini della Banca del Fucino, Nattino di Finnat, Ferranti di Mediocredito Centrale, il direttore generale del Mef Soro. Deloitte e altri protagonisti potrebbero aiutare a individuare una soluzione sostenibile, magari coinvolgendo un fondo internazionale.

La rilevanza della Lazio per Roma e il suo potenziale di crescita nazionale ed europea meriterebbero di riunire queste energie attorno a un tavolo comune. Un confronto tra imprenditori, manager e finanzieri biancocelesti potrebbe favorire la definizione di un progetto condiviso di sviluppo sportivo e societario.

Pensare che oggi il peso economico di un club di Serie A possa essere sostenuto da una sola famiglia è un'idea romantica. Lotito in passato rifiutò un'offerta da 450 milioni di euro presentata da Enrico Monti di JP Morgan; ora dovrebbe evitare di ripetere l'errore già visto con la Salernitana, che alla fine fu ceduta a condizioni nettamente meno favorevoli di quelle iniziali.

Sappiamo tutti che, senza un aumento di capitale, è inutile parlare di un nuovo stadio. E l'eventuale avventura del Nasdaq richiede parametri patrimoniali e di governance che oggi mancano. Negli Usa, chi nuoce all'immagine delle squadre viene spinto fuori. È successo nel basket al proprietario dei Clippers e nel football a quello dei Washington Commanders. In Italia, il neo commissario agli stadi Massimo Sessa sarà il primo a chiedere garanzie finanziarie per autorizzare il Flaminio.

La Lazio non può accontentarsi di sopravvivere: deve tornare a essere Lazio, elegante e vincente, all'altezza della sua aquila cucita sulla maglia. Un club più grande di chi lo guida, anche quando quel presidente l'ha salvata e le ha regalato pagine indimenticabili. «Tempora mutantur, et nos mutamur in illis»: cambiano i tempi e noi cambiamo con essi. La vera grandezza, an-che nel calcio, sta nel saper cambiare al momento giusto.

Eh ma non la vuole nessuno la Lazio come era la storia? Non c'e nessuna offerta?

paolo1971

*
Lazionetter
* 2.733
Registrato
Citazione di: blackjack lazio il Ieri alle 02:45Alla politica va più che bene il "senatore":
tiene la Lazio lontano dallle posizioni di  verticie;
impedisce che la Nostra sia presa da capitale stranieri;
è un macchietta da utilizzare per il lavoro sporco in federazione.

Il  Como al momento è potenzialmente la  prima forza economica in Italia, il Napoli è una grande realtà, la Dea è una mina vagante...
per le strisciate e i riomici una Lazio  forte potrebbe rompere equilibri molto delicati.
Sono convinto che Lotito serve a tenere la Lazio lontano dai primi posti...chi "governa" gli concederà di tanto in tanto qualche finale di coppa Italia o qualche qualificazione in coppa, più o meno importante.
L'importante  è che Lotito resista.

Siamo tutti concordi, credo, che Lotito sia funzionale al progetto più o meno strategico di non creare competitività nella città di Roma.
Anche se detto tra noi, attualmente le forze economiche in campo non ce lo permetterebbero.
Non so se il progetto sia estendibile a livello nazionale, penso interessi di più la realtà cittadina.
Mi chiedo se i politici laziali, che esistono, non abbiano proprio alcun potere o semplicemente si scansino.

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

biancocelestedentro

*
Lazionetter
* 16.877
Registrato
Citazione di: ironman il Ieri alle 08:24Il direttore del Tempo scrive sopra che era stata recapitata una offerta di 450 milioni.
Però potrebbe circostanziare meglio questo passato. E' un passato prossimo, un passato remoto, quando è successo? Perché se l'offerta è in qualche modo attualizzabile è un conto, se è di un periodo definitivamente chiuso allora amen.
Per il resto, ci fanno sopravvivere in posizione subalterna alle merde, massime in vista del loro centenario. Pochi giorni fa vedevo un filmato postato su facebook da uno dei tanti comunicatori laziali che lamentava proprio che i giornali e i mezzi di comunicazione in generale auspicavano in coro che le posizioni d'élite nel campionato italiano e la partecipazione alla Champions League devono essere la dimensione normale delle merde, mentre della Lazio non importa niente a nessuno se non ai laziali. A iniziare dalla comunicazione per finire all'impoverimento tecnico della squadra che disputa la serie A, passando per il settore giovanile che non sforna un giocatore utile da molti anni, Lotito persevera nella sua opera di costruzione di un deserto, ultimamente circondandosi di personaggi poco chiari.
Un deserto nel quale brilleranno la pensilina del Nervi e la chiesa di Formello.

FeverDog

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 21.494
Registrato
Interessante che qualcuno sia uscito allo scoperto mettendo nero su bianco.
Qualcuno che appartiene alla sua area politica. 

Il biondo

*
Lazionetter
* 1.939
Registrato
Citazione di: ironman il Ieri alle 08:24Il direttore del Tempo scrive sopra che era stata recapitata una offerta di 450 milioni.

Mi aspetto la smentita categorica e la sua denuncia visto che per la logica lotitiana "turberebbe" il mercato e l'anima degli azionisti che lui proteggerebbe (😆).

Che dite? Che il principio vale solo per qualche sfiggato dei social, mentre i direttori ce li teniamo buoni?

Non mi sembra molto etico e moralizzante però.
a dire il vero Bisignani é solo un editorialista e non il direttore. Persona, peraltro, a conoscenza di tantte cose e di spessore superiore ad un direttore di una testata. Non sapevo essere laziale, ma ben venga  

Charlot

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 20.566
Registrato
La Lazio ha molti tifosi "importanti", non amano farsi pubblicità o esternare amore poiché "Laziali", quindi diversi da altri...
Per il resto abbiamo già trattato l'argomento cessione/partner, quando la corda (ora tiratissima) si spezzerà , allora vedremo.
Forza Lazio, forza Laziali!

DajeLazioMia

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 61.705
Registrato
Che boccata d'aria.

Non credo che si possano scrivere bugie così grosse su un giornale, si andrebbe incontro a conseguenze importanti.

Fa nomi e cognomi.

Esiste un interessa attorno alla Lazio, sono state recapitate offerte anche se non l'abbiamo saputo.

Per alcuni era uno scoglio: nessuno ha fatto offerte, nessuno è interessato, quindi meglio Lotito.

Pare non sia così.

Palo

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 15.891
Registrato
Comunque Brisignani, dovrebbe essere il P2-ista amico di B.
Da un lato uomo molto potente, dall'altro molto opaco.

Turiamoci il naso e speriamo sia convincente.

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Murmur

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 16.832
Registrato
Citazione di: Precisione il Ieri alle 05:56Nella percezione pubblica, infatti, la Lazio si è progressivamente identificata con il suo presidente, finendo per restringere il proprio orizzonte narrativo. La narrazione non è più la Lazio, la sua storia, la sua aquila – che si chiami Olimpia o Flaminia e il suo popolo. È diventata cronaca permanente: Lotito contro tutti. Contro la Lega, contro la Figc, contro i giornalisti, contro gli arbitri. E questo, alla lunga, soffoca il club. Per vent'anni la narrazione del «salvatore» della patria biancoceleste ha funzionato.

Ma un grande club deve vivere di futuro, di ambizioni, di sogni. E quando il presidente finisce per occupare più spazio della squadra che ha salvato, il danno ricade sia sul presidente stesso che sui tifosi. Perché il tifoso, nel calcio moderno, non deve essere un fastidio da gestire. È il primo asset emotivo, commerciale e reputazionale. Se una parte così ampia della comunità vive una frattura permanente con la società, non si può liquidare tutto dicendo che "i tifosi non capiscono". Un grande club ascolta, coinvolge, ricuсе.


Da scolpire nella pietra per quelli che in ogni topic se parla di Lotito, a pensà a Lotito ammazzate la Lazio e via andare.
Coi sipperò resteremo belli comodi non oltre il nono posto. La battaglia è esistenziale, la Lazio ormai è il giocattolo dell'azionista di maggioranza e parlare di mercato, campo, stadio :lol:  in queste condizioni lascia il tempo che trova.
Benissimo che escano articoli del genere e speriamo che siano indice del fatto che qualcosa si stia muovendo.

DajeLazioMia

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 61.705
Registrato
Citazione di: Palo il Ieri alle 10:31Comunque Brisignani, dovrebbe essere il P2-ista amico di B.
Da un lato uomo molto potente, dall'altro molto opaco.

Turiamoci il naso e speriamo sia convincente.
Quindi ambiente Lotito.
Per questo è pesante il suo intervento.


Discussione precedente - Discussione successiva