Copio e incollo
Nella vita, purtroppo, non esiste il tasto REWIND. Non si torna indietro, non si cancella niente, non si può correggere nulla se o quando si sbaglia qualcosa o quando le cose poi non vanno per il verso giusto.
Ci si può solo fermare, respirare, liberare la mente e ricontrollare tutto, riverificare e ragionare a mente fredda. E a mente fredda lo dico con grande sincerità e estrema onestà (come sempre), non lo rifarei.
Non lo rifarei non perché come sostiene qualcuno mi sono inventato tutto per 5 minuti di notorietà, per acchiappare qualche cliccata (su un sito che non ha pubblicità clickbait), oppure per vendere 4 abbonamenti di Millenovecento (tanti sono stati ieri i nuovi abbonati), ma per il semplice motivo che io con i sentimenti della gente non ci ho mai giocato.
Perché posso avere mille difetti, ma sono un uomo che crede molto in certe cose e mette il sentimento e il pathos sempre in cima a tutto. E non potrei mai giocare con il sentimento della gente, soprattutto con il sentimento dei laziali, di quel popolo a cui la mia famiglia è legata da 105 anni.
Ma quell'articolo di ieri ha creato nel mondo Lazio un crack, una sorta di frattura tra sogno e realtà che è più grave della delusione e/o della disillusione. E per questo, giusto o sbagliato che sia quello che c'era scritto (su questo ci torno dopo) ho SBAGLIATO. E sono COLPEVOLE. Senza SE e senza MA.
È la croce che deve portare sulle spalle chiunque faccia il mio mestiere: rischiare non tanto e non solo di sbagliare, ma di deludere il lettore. E se succede, nella vita bisogna sempre assumersi le proprie responsabilità.
Ripeto, giusto o sbagliato che sia quello che è stato scritto, giuste o sbagliate che siano le cose fatte: se provocano malumore, dolore o una frattura, bisogna prendersi tutte le colpe, senza cercare scuse.
A chi pensa che lo abbia fatto per 5 minuti di notorietà, faccio presente che a 64 anni e con 44 anni di carriera sulle spalle, non ho bisogno di questo.
E non lo cerco, visto che sono anni (e sono in tanti a poterlo testimoniare) che ho deciso di non partecipare più a nessuna trasmissione di Lazio, in radio o in TV: perché non mi interessa la vetrina e non mi piacciono (con tutto il rispetto) i teatrini che vedo quotidianamente, la ricerca ossessiva da parte di tanti di trovare tramite i social e il virtuale una vetrina, oppure quel palcoscenico che non hanno nella vita reale.
Non faccio mai video, non faccio blog, non posto storie, mi limito a scrivere articoli e a postare ogni tanto qualche pensiero su X e su Facebook.
A chi mi accusa di giocare e di lucrare con i sentimenti della gente, come se fossi uno con 10 cm di pelo sullo stomaco, posso solo dire che non mi conoscono.
Ho un figlio di 23 anni, laziale nel midollo, che aspetta come tanti di vedere la Lazio finalmente libera: secondo voi potrei inventarmi un articolo o scrivere una cosa alla leggera e senza aver verificare? Potrei infrangere le speranze di mio figlio (che è con mia figlia e mia moglie la persona che amo di più nella vita) e poi guardarlo tranquillamente dritto negli occhi?
Potete crederci o no, ma non potrei mai farlo: né con lui, né con nessun altro laziale. Perché credo troppo in certi valori e perché la Lazio, dopo la mia famiglia, è la cosa più importante della mia vita. Anche più di me stesso, del mio benessere inteso come salute fisica.
Quindi, nel prendermi tutte le colpe del caso per la delusione, disillusione, per il pathos infranto e tutto quello che volete, legato al sentimento e nel chiedere scusa per il prologo anche troppo lungo, passiamo al vero nocciolo della questione. L'articolo di ieri...
In queste settimane, mentre impazzavano le voci più disparate, io me ne sono restato in disparte. Ho solo scritto che giugno sarebbe stato da tanti punti di vista un mese tutt'altro che noioso.
Seguo da mesi delle piste che fino a qualche settimana fa si erano un po' arenate, poi all'improvviso è successo qualcosa e ho iniziato a ricevere informazioni da persone verificate. Informazioni che ho approfondito e incrociato con altre che arrivavano da altre fonti.
Non scendo nei dettagli, ma ho chat conservate e altro, tutto salvato. E nella giornata notte tra martedì e mercoledì giornalisticamente parlando si è chiuso il cerchio, con altre conferme che mi sono arrivate nel corso della giornata e che portavano ad una vicenda che qualcuno (più di uno) mi ha dato per chiusa.
Il mio errore, a questo punto, è stato anticipare tutto e non aspettare che succedesse realmente. Dovevo aspettare!
Non l'ho fatto per vetrina, non l'ho fatto per la smania di arrivare primo, non l'ho fatto per lucrare perché se ho tanta gente che mi segue è perché si fida di me, quindi non vado a buttare tutto (44 anni di carriera, faccia e reputazione) per 4, ripeto, 4 abbonamenti.
Non ho scritto quell'articolo a cuor leggero, sapevo che era qualcosa di grosso e per questo ho fatto tutte le verifiche. E oggi ho ricevuto, da persone che oltre che importanti reputo anche molto credibili, la conferma che non sono stato preso in giro, che non sono né stato raggirato né sono caduto in un trappolone.
Ripeto, ho sbagliato a dare tutto per fatto e chiuso entro fine settimana (anche se così mi è stato detto, con altri dettagli...), ma non rinnego nulla e dico che sarà il tempo a giudicare. Come sempre.
Per tempo, non intendo 6 mesi, un anno o due anni, sia ben chiaro, perché se succedesse così lontano da oggi sarei un folle a dire: "Vedete, io l'avevo detto...". E io non sono folle. Così come non sono uno che dà in pasto all'opinione pubblica i nomi delle proprie fonti per provare a scaricare qualche responsabilità o per salvare il deretano.
Per me la protezione delle fonti è un qualcosa di sacro, imprescindibile, perché senza fonti è impossibile fare questo lavoro. Altrimenti si sta solo davanti ad un computer e si passano solo le notizie che arrivano dalle agenzie o i comunicati delle società.
E questo, con tutto il rispetto per chi fa solo desk, per me non è fare il giornalista.
A chi rivanga il passato, dico che per proteggere un mandato di riservatezza firmato con atto notarile e l'anonimato di una persona importante, mi sono fatto 8 anni e mezzo di processo.
Un processo basato sul nulla e che è finito nel nulla, perché dopo 8 anni e mezzo non siamo riusciti ad avere nemmeno una sentenza di primo grado.
E se fossi stato colpevole come il peccato, come scrive o dice ancora qualcuno a distanza di 22 anni, perché il processo è stato spedito fin dall'inizio dai PM (non dagli imputati o dai difensori che non hanno presentato mai nessuna istanza) sul binario morto della prescrizione.
Ma stare sui social, significa esporsi alla gogna mediatica. Essere giudicati, anche derisi o insultati da hater seriali, da gente che ti odia senza mai averti mai conosciuto o solo scambiato una parola con te.
Non mi lamento e non recito la parte della vittima o dell'offeso. Fa parte del gioco. Mi prendo la mia dose di insulti e di letame e capisco la rabbia o la delusione da chi oggi è deluso o disilluso, ma invito tutti a non smettere di sognare.
Se volete, odiate e insultate me, crocifiggetemi o esiliatemi dal mondo Lazio, ma anche se Lotito dopo finte mani tese riattacca con la solfa che la Lazio non è in vendita e che lui non se ne andrà mai, non smettete di sognare e di credere in un futuro diverso.
Perché c'è un futuro diverso. E non è né utopia né lontano nel tempo. Non pretendo che mi crediate, ma il tempo anche su questo sarà galantuomo.
FORZA LAZIO!