Ormai la diatriba tra tifosi della Lazio mi sembra ridursi sempre di più a una questione di prospettiva.
Da una parte c'è chi considera Lotito il problema principale, per il suo modo di gestire la società, per certi atteggiamenti e soprattutto per risorse economiche ritenute insufficienti rispetto alle ambizioni che vorrebbe avere.
Dall'altra c'è chi ha un approccio più prudente e preferisce una gestione sicuramente sparagnina, spesso poco entusiasmante, ma che negli anni ha comunque garantito continuità in Serie A, partecipazioni europee, trofei e anche picchi di soddisfazione importanti.
Secondo me pesa molto anche la differenza generazionale.
C'è chi ha conosciuto soprattutto la Lazio dell'era Cragnotti ed è cresciuto con l'idea di una società fortissima, ambiziosa e capace di competere ai massimi livelli. È comprensibile che per quel tifoso la Lazio attuale rappresenti un ridimensionamento difficile da accettare.
Poi ci sono quelli un po' piùi vecchietti che hanno vissuto anche la Lazio degli stenti, delle difficoltà economiche, della Serie B e dei momenti in cui persino la stabilità societaria non era scontata. Per questi Lotito, con tutti i suoi limiti, può rappresentare anche una certa sicurezza.
Anche il tema del rispetto dei tifosi secondo me va letto dentro questa insoddisfazione più generale. Certi atteggiamenti di Lotito possono legittimamente dare fastidio, ma credo che peserebbero molto meno se la Lazio vincesse e competesse stabilmente ai massimi livelli.
In fondo chi ha come riferimento Cragnotti guarda Lotito e vede soprattutto quello che manca. Chi ha conosciuto anche la Lazio degli stenti guarda Lotito e vede anche quello che potrebbe andare perduto.
Nessuno ama la Lazio più dell'altro. Cambiano semplicemente aspettative, memoria del passato e propensione al rischio.
Forse dovremmo partire da questo, invece di dividerci continuamente tra lotitiani e anti Lotito.