La cara e vecchia regola per cui ha ragione chi fa goal: gli stadi pieni, fatte salve dovute eccezioni, sono quelli delle squadre che vincono. E, sempre fatte salve le dovute eccezioni come quella clamorosa di Lazio-Vicenza, la famosa idealizzazione dello "Stadio sempre pieno quando eravamo in B" è, appunto, solo una bufala.
Questa, come regola di base, è abbastanza comprovata. Poi subentrano una serie di fattori: io ne conosco almeno due, di adulti senzienti e solitamente nemmeno stupidi, che, a prescindere dai risultati non vanno allo stadio né acquistano alcun tipo di merchandising perché "io al gestore nun je dò una lira". E, se tanto mi dà tanto, credo che non siano solo loro due.
Io sono abbastanza pessimista in merito perché anche la Lazio di Cragnotti è riuscita a registrare una flessione negli abbonamenti dopo aver vinto lo Scudetto: l'eccezione alla regola del chi vince riempie gli stadi, a quanto pare, appartiene a noi.
Probabilmente l'unico valore aggiunto sarebbe uno stadio di proprietà. Vogliamo ragionare in termini concreti? Facciamolo. Viviamo in un'epoca in cui alla domenica un individuo medio ha infinite possibilità di passare il tempo e se lo stadio non rappresenta un'attrattiva adeguata, difficilmente un "tifoso tiepido" deciderà di passarci un pomeriggio. Possiamo fare tutti i discorsi romantici del mondo, ma la realtà tangibile è anche questa: sì l'amore per la Lazio, sì unica fede unica passione, ma tolto lo zoccolo duro, il resto del mondo, se può vedere comodamente la partita da casa o, ancora meglio, comodamente le azioni salienti in qualsiasi momento della sua esistenza grazie a internet, lo farà tranquillamente.
Vogliamo competere con tale offerta? Allora dobbiamo crearne una più attrattiva. Uno stadio confortevole, moderno e in cui, soprattutto, si veda la partita meglio che in TV (visivamente o più semplicemente in maniera più "emozionante) è lapalissianamente l'idea di marketing migliore.
Altre, particolari, non me ne vengono.