Provo a dire la mia, cercando di essere sintetico.
Nei primi anni della gestione Lotito io sono stato decisamente critico. "Lotito vattene" era un mantra che ripetevo a me stesso come agli altri, diverse volte al giorno. Non mi piaceva lui, detestavo il suo modo di comunicare. E poi, credo, per quelli della mia generazione (sono del '79) non è stato facile uscire dall'era Cragnotti. Da bambini abbiamo visto e amato una Lazio sofferente e disgraziata, poi sono arrivati gli anni della riscossa e dei successi - tanti, insperati, incredibili. Il 2004 è stato una doccia fredda per tanti, me compreso.
Io stesso mi sono allontanato gradualmente dalla squadra, anche se dietro al mio allontanamento c'erano ragioni più personali e delicate, che poco avevano a che fare col presidente, di cui pure detestavo il modo di gestire la società. Mi faceva imbufalire, più di tutto, l'impressione che avevo che non ci fosse neppure la vaga idea di un progetto. Ecco, io ho temuto per anni che Lotito ci avrebbe portati a galleggiare anonimamente a metà classifica, che la mediocrità sarebbe stata la cifra della Lazio, e la cosa non mi andava giù, perché la Lazio non può, non deve essere tiepida. Non sopportavo il fatto che Lotito sembrava voler fare tutto da solo, e avevo spesso l'impressione che fosse troppo innamorato di sé, troppo voglioso di mettersi in prima fila davanti ai microfoni, per dare spazio al lavoro di professionisti competenti.
Ebbene, io oggi so di dovermi battere il petto e fare mea culpa. Perché Lotito ha dimostrato di avere ragione, e che un progetto di crescita c'è stato e c'è. Di errori ne ha fatti, come del resto capita a chiunque. Ma ha dimostrato di saper imparare da quegli errori, ha limato le proprie intransigenze, ha saputo circondarsi di persone preparate e competenti, e cedere il passo, dove necessario, a chi ne sa più di lui. C'è ancora molto da fare, soprattutto sul piano della comunicazione - io, ad esempio, sogno di vedere un nuovo Ugo Paglia sguinzagliato dalla società nei salotti televisivi e nelle conferenze stampa, a mostrare i canini quando serve. Ma i passi avanti ci sono stati, e sono tanti. E se ripenso oggi a cosa era la Lazio in quell'estate inf.ame di nove anni fa, e poi la confronto con la Lazio che abbiamo sotto gli occhi oggi, mi viene la pelle d'oca. Perché per la centesima volta eravamo finiti in ginocchio, e per la centounesima volta ci siamo rialzati. E questo è merito di Lotito, non di altri.
Ebbene, io penso che Lotito abbia ragione anche oggi. In un'estate come questa 13000 abbonati sono una delusione per me, figuriamoci per lui. Le lamentele, i musi lunghi, i sipperò, io questa volta non li posso soffrire, perché questa squadra ci ha dato, meno di due mesi fa, una delle gioie più grandi di sempre, e perché si è rimessa al lavoro per fare ancora meglio l'anno prossimo.
Lotito fa il suo mestiere. Lui fa il presidente, io faccio il tifoso. Lui può sbagliare, io pure. E tutti quanti, se abbiamo un minimo di sale in zucca, quando ci accorgiamo di aver sbagliato ci consoliamo pensando che forse quell'errore ci aiuterà a crescere.
Ecco, io oggi la crescita della Lazio, dettata pure da quegli errori, la vedo.
Quello che non vedo è la crescita dei tifosi.