Centotredici anni di storia della SS Lazio possono essere sintetizzati in due parole: miseria e nobiltà.
Nobiltà nella nascita, negli ideali, nel pubblico, nei trofei vinti contro tutto e contro tutti, nello splendore di imprese sportive che, perché costate dieci volte tanto quel che normalmente costerebbero ad altri che hanno qualche aiutino in più, hanno molto più valore.
Miseria, perché la SS Lazio ha dovuto attraversare momenti strazianti, attacchi codardi, ha rischiato di sparire, ha visto infangato il suo onore. A più riprese ha dovuto pagare le sue poche ma splendide vittorie con palate di fango, come se esistesse davvero lo fthónos tón theón, l'invidia cosmica che gli antichi greci attribuivano agli dèi che la facevano pagare a quegli umani che osavano uguagliarli o semplicemente avere la sfrontatezza di essere felici, di avere successo.
La miseria è stata sempre anche lo scotto da pagare per non essere allineati, per non far parte di nessuna élite, né economica, né politica, né - sul versante opposto - proletario-popolare, per essere una squadra di individualità, di persone, non di folle simbiotiche. La Lazio non è mai stata un fenomeno di massa ed ha sempre dato fastidio come un corpo estraneo all'interno del teatro di prostitute, magnaccia, cortigiani e burattini che è da sempre quello sportivo, politico, sociale e antropologico in Italia.
Ma io vedo adesso una Lazio diversa.
Una Lazio matura.
Sintetizzerei questa maturità in quattro personaggi, che hanno dato concretezza a qualcosa che era ancóra informe, a qualcosa che era sempre fragile e che adesso non lo è più.
1. Claudio Lotito.
Lo posso dire? Nonostante il suo istrionismo e le sue imperfezioni, ha dato solidità a questa società. Ha stabilito chiarezza di ruoli e una direzione retta. È un duro, non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, e la squadra che ha modellato ne è un riflesso.
2. Igli Tare.
Un direttore sportivo che con acume tecnico ha portato giocatori importanti a Roma. Quegli stessi giocatori che i difettosi vorrebbero inferiori alla loro rosa ma che in realtà se li magnano e se li ricacano (perdonate la caduta di registro).
3. Stefano Mauri.
Un capitano perseguitato, tartassato, vittima di uno stillicidio psicologico che regge come un dio, che risponde al venticello mefitico della calunnia giallorottizzante con assist pennellati, gol da cineteca e pere storiche nei derby.
4. Vladimir Petkovic.
Per me, il profeta, il Messia. Colui che ha amalgamato questa materia nuova che si andava formando in una Lazio dalla mentalità vincente.
Colui che ci ha dato la convinzione che siamo forti.
Che non ci avranno.
Che non ci saranno né Palazzi (maiuscoli e minuscoli) né Corrieri di Trigoria che ci butteranno giù.
Perché alla miseria di prima che si contrapponeva ai nostri picchi d'altezza oggi non si scontra più la paura ma forza, tanta forza.
Sono forti i nostri sul campo, siamo forti noi fuori dal campo.
Siamo antropologicamente diversi dai giallommerda: non siamo sciacalli, ma aquile. Non strisciamo famelici sul terreno ma voliamo in alto. Non vinciamo perché perdono gli altri, ma perché prevaliamo noi. Non aspettiamo le disgrazie altrui, ma i nostri trionfi. Non siamo proselitisti, bensì meno semo mejjo stamo. Non siamo nani e p.uttane, siamo uomini e donne. Non siamo un circo mediatico, siamo una polisportiva. Non siamo banchieri americani, ammanicati e palazzinari, siamo gente con dignità e onore.
E non ci avranno.
Io credo che Palazzi farà l'ennesima figura di asroma e che il deferimento finirà nel nulla.
Nel caso contrario, oramai si scontrano con una Lazio forte anche nei suoi tifosi. Siamo uniti, siamo forti. Siamo coscienti del fatto che a Stefano Mauri, con una settimana di carcerazione preventiva di cui nessuno parla più, è stato riservato un trattamento degno del Cile di Pinochet o della Unione Sovietica di Stalin. E non cederemo a nessuna, ulteriore violenza. È finita l'era delle vittime. È iniziata quella dei guerrieri.
Siamo uniti in un grande forum, forza e intelligenza ci contraddistinguono, e i cani che ci vogliono far del male dovranno essere pronti a vedersela con le nostre iniziative civili e dure e a rimangiare il loro vomito.
Forza Lazio e asroma merda sempre.