responsabilità oggettiva, basta!

Aperto da aquilante, 02 Apr 2013, 12:42

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aquilante

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si può fare, dunque. i cinque anni di daspo comminati a tre giovani della curva nord per i cori e gli striscioni esibiti durante la partita di campionato con il catania - decisione assai ben accolta da quei tifosi che ambiscono al ripristino di livelli minimi di civiltà all'interno dello stadio olimpico e invece oltremodo osteggiata da quanti si battono da anni per le curve come aree affrancate dal dominio statuale: decisione quindi destinata ad acuire i conflitti interni alla tifoseria - dimostrano che anche in Italia è possibile muoversi sulla via delle responsabilità individuale. dei giocatori, dei tifosi, delle società

la responsabilità oggettiva, dobbiamo dirlo con chiarezza, è uno strumento evidentemente logoro, inadeguato, fondato su logiche ormai superate, su principi incapaci di cogliere i processi di trasformazione subiti dal calcio nell'ultimo quarto di secolo. la legge bosman, per ciò che riguarda i calciatori, gli sviluppi del movimento ultras, per quanto concerne le tifoserie, pongono la questione della responsabilità delle società di calcio in termini fondamentalmente non coniugabili con il vecchio principio della responsabilità oggettiva. generando, ad esempio, anche curiose contraddizioni: se si acopre che un calciatore fa uso di doping, per dire, si punirà il calciatore, se invece si scopre che un calciatore scommette sulla sua squadra, si puniranno il calciatore e la società di appartenenza. c'è logica in questa disparità?

soffermiamoci però sul problema del tifo. ci sono due fattori che rendono inadeguato e inefficace il principio della responsabilità oggettiva per risolvere la questione delle intemperanze delle tifoserie; ed entrambe questi fattori hanno a che fare con il consolidamento della compnente ultras. il principio della responsabilità oggettiva si basava a sua volta, se possiamo dire così, sul comune sentire, sulla affinità elettiva totale e assoluta tra pubblico e squadra. anzitutto, la squadra: non c'è niente, allo stadio, che il tifoso, o la tifoseria, possa o debba anteporre all'amore o al bene della sua squadra. valeva, vale tuttora, per i tifosi, non vale per gli ultras. molti faticano a capirlo, ma per gli ultras non è esattamente così, anzi non è affatto così. per gli ultras, all'amore per la squadra - che, sia chiaro, solitamente è anche maggiore di quanto non sia per gli altri tifosi - deve essere anteposto il coninvolgimento nel proprio gruppo, nella propria banda

senza addentrarci, ora, in riflessioni sulle sottoculture giovanili o sulla aggregazione antagonista, diciamo, semplicemente, che l'identità ultras sposta irreversibilmente la forma e la sostanza del rapporto tra tifo (e tifoso) e squadra. nella forma, ossia nel coinvolgimento, nei cori, negli slogan, nelle sciarpe, negli stendardi, nei movimenti, negli esodi; nella sostanza, nella fruizione che è coinvolgimento collettivo, di gruppo, passione "socializzata" o per meglio dire "di comunità". il tifo ultras sta nella realizzazione di questo ribaltamento: senza di esso non c'è tifo, non c'è squadra, non c'è passione. per capirci meglio, vogliamo dirlo? per un ultras della Lazio - e per un ultras della Lazio, va ribadito, la Lazio, simbolicamente, è la "vita" stessa - senza curva nord la Lazio "non esiste". illudersi di condizionare i comportamenti del "gruppo" o della "curva" facendo appello al bene della squadra è, appunto, soltanto una illusione. perché a fondamento del bene della squadra per ogni ultras c'è l'identità della curva stessa. smontare l'identità della curva significa, ne più ne meno, smontare il profilo, la forza, la natura stessa della squadra

ad accentuare poi l'inefficacia della responsabilità oggettiva c'è il secondo fattore, ovvero la componente cosiddetta politica che anima il tifo ultras. ormai da decenni intere generazioni di militanti (che amano dirsi) rivoluzionari vivono nello stadio, nelle curve, parte essenziale della propria attività antisistema. solitamente minoritari ma abitualmente egemoni, questi "militanti rivoluzionari", al prius ultras rispetto alla squadra aggiungono anche un prius, ben più forte e radicato, che possiamo dire ideologico. davvero qualcuno pensa, per restare alla curva nord, di riuscire a separare il tifo per la Lazio dalla lotta alla globalizzazione e alla società multietnica puntando sul "ricatto" del "bene della Lazio"? con franchezza, confondere la curva nord con un Lazio club non porta da nessuna parte

resta la via della responsabilità individuale. che forse si comincia a percorrere anche in Italia. nessun ricatto, nessuna resa dei conti collettiva, basta con i coinvolgimenti delle società. le scelte, i comportamenti, sono individuali. e individuali debbono essere le responsabilità. e le pene che ne possono conseguire. del resto, i militanti rivoluzionari hanno pagato, spesso, con la vita o con anni di carcere le proprie scelte. qualche anno di daspo non è poi gran che per chi sta lottando per cambiare il mondo

AquilaLidense

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assodato questo:
- come può muoversi la società per abbattere questo strumento anacornistico?
- Noi come tifosi come possiamo sostenerla?

Panzabianca

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Citazione di: AquilaLidense il 02 Apr 2013, 12:46
parole sante.

assodato questo:
- come può muoversi la società per abbattere questo strumento anacornistico?
- Noi come tifosi come possiamo sostenerla?
me sembra una guerra quasi santa...se è vero come è vero che il sistema del diritto sportivo e della giustizia sua burlesca appendice sono fondati su questo "pilastro" (cit.)
Eventualmente noi tifosi comuni non potremmo far nulla ma, qualche eletto, nelle stanze che contano... è la solita storia italiota.

volerevolare

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Citazione di: AquilaLidense il 02 Apr 2013, 12:46
parole sante.

assodato questo:
- come può muoversi la società per abbattere questo strumento anacornistico?
- Noi come tifosi come possiamo sostenerla?


Basterebbe prendere qualche spunto dal modello inglese.

Ad esempio, presidiare la curva nord con una schiera agguerrita di steward che impediscano ai tifosi di sedersi in posti diversi da quelli loro assegnati. Come qualcuno si agita, segnalare immediatamente al presidio di PS che lo preleva e lo daspa per direttissima.
Stessa cosa dicasi per striscioni, cori ecc.




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Pergianluca

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Lazionetter
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Questo mi sembra un primo tentativo per aggirare il "pilastro" dell'ordinamento sportivo nella gestione degli stadi.
Si tratta,  a mio avviso, di un passo ancora insufficiente: non capisco il motivo per cui, a fronte dell'inerzia degli Organismi preposti, debba essere il tifoso "disorganizzato" a doversi far carico individualmente (e fisicamente) del problema ed entrare in conflitto con il tifoso"organizzato".
Ma comunque è un indizio della consapevolezza dello stesso ordinamento sportivo dell'inadeguatezza del proprio "pilastro"  a fornire risposte appropriate.


CitazioneIl Giudice Sportivo Gianpaolo Tosel ha emesso il consueto verdetto circa le gare dell'undicesima giornata di ritorno della Serie A. In casa Lazio regnava un po' di apprensione, in seguito ad alcuni cori che si erano alzati dalla Curva Nord in occasione della sfida con il Catania, per i quali era sfociato il dissenso immediato dei Distinti, con tanto di acceso confronto interno tra i due settori. E' stato proprio questo l'elemento che ha scagionato la società da una sanzione, come si evince dal rapporto: "Rilevato che un gruppo di sostenitori della Soc. Lazio, al 39° del primo tempo, indirizzavano ai sostenitori di altra Società un coro costituente espressione di discriminazione razziale; considerato che la maggioranza degli altri sostenitori ha immediatamente e chiaramente manifestato la propria dissociazione da tale biasimevole comportamento; ricorrendo, con efficacia esimente, le circostanze di cui all'art. 13, comma 1 lett. a) b) e d) CGS; delibera
 di non adottare provvedimenti sanzionatori nei confronti della Soc. Lazio in relazione al comportamento tenuto da alcuni suoi sostenitori". E' stata commininata un'ammenda al club capitolino di 10mila euro "per avere suoi sostenitori, al 21° del primo tempo, esposto uno striscione dal contenuto insultante nei confronti del Presidente dell'U.E.F.A.; recidiva". Nessun giocatore squalificato, mentre la Roma non potrà disporre di Piris e Osvaldo in vista della stracittadina in programma lunedì prossimo.

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