bah
un grosso bah ricopre il cielo plumbeo che stamane ha svegliato Roma.
la Cultura della Sconfitta e la Paresi della diversità.
si perchè quando la Diversità diventa Maniera, è na paresi, un sorriso artefatto, un bacio schifato.
quindi No, per me, a queste smanie "civiliste", questi recuperi oltre il gong di spiriti decubertiani, questa evocazione dell'animo del rugby che, francamente, mi interessa meno di zero.
anzi, dirò che lo trovo deleterio.
sono stato a vedere italia nuova zelanda di rugby ed è stato molto interessante, fattostà, bocciati.
mi hanno ripreso perchè fischiavo il calciatore al tiro libero, come si chiama, dice che "è maleducazione"
ahahhahah mavvaffanculo. se posso permettermi. con rispetto.
una ragazza, seduta davanti a me, sentendomi fischiare il miogliore in campo per lo sponsor della serata, mi ha redarguito severamente:
"questo non è il Calcio"
la mia risposta istintiva è stata, "si ma questo è lo stadio mio"
bye bye milady.
dice che centra tutto questo con ciò che è materia di questo topic?
centra perchè ce cape.
la Cultura è un processo collettivo, non possiamo inventarci niente, men che meno la Cultura della Sconfitta.
o c'è o non c'è. forse ci sarà. sicuramente non è la panacea per limitare i buu razzisti.
qualcuno faceva notare giustamente di cosa dovremmo meravigliarci? se Calderoli un mese fa ha dato della scimmia ad una Ministra.
lo stadio è lo specchio della società, ci sono i settori meglio e i settori peggio, come nella società.
ce stanno le persone meglio, e le persone peggio, come nella società.
ce sta chi sfoggia spirito decubertiano, perchè se lo pò permette, e chi rosica sacrosantamente, per una sconfitta, perchè non può permettersi altro.
ma a noi non ce interessa niente, noi vorremo una omologazione Formale, una standardizzazione forzata tanto quanto falsata e falsante.
i "famosi" cambiamenti, verso la dismissioni di attegiamenti beceri come i buu razzisti, passano per meccanismi pià complessi che il senso di colpa di non sentirsi rappresentati ma sussunti, da un manipolo che infanga la Lazialità.
io non mi sento infangato. lo dico chiaramente. a me non serve che nessuno mi riconosca che non sono razzista.
Tantomeno che me lo riconsca un luogo comune quando vado in giro a fa il turista, un uomo dell'establishment calcistico-governativa, o un [...] che lavora tutta la vita al fine di creare le premesse perchè vi siano diseguaglianze sociali politiche e umane, salvo poi sciaquasse la bocca a microfoni aperti, dall'alto di qualche master ad harvard.
il mondo è na merda, welcome.