Uno senza treccine, senza tatuaggi inguardabili, senza ciucci in bocca, violini, mitraglie, bambini immaginari da cullare dopo un gol. Uno che non si arruffiana i tifosi, che non provoca gli avversari, che non protesta, che non frigna con gli arbitri, uno che corre per due, torna in difesa, fa lo stopper se serve, uno che si prodiga per convincere un allenatore in difficoltà a non dimettersi, uno che segna un gol decisivo in un derby al 93mo e non ostenta magliette tracotanti, uno che non fa proclami, uno che al termine dell'allenamento raccoglie i palloni dei ragazzini della primavera e li porta negli spogliatoi... Dio, quant'è laziale Miro. La Lazialità esiste e c'è qualcuno che la incarna..