Leggo di percorsi consigliati ed altri sconsigliati, di cariche all'ultimo derby e fuggi fuggi al penultimo.
Io ho un figlio di 11 anni che fa scuola calcio, Pulcini 2002.
Prova a fare il portiere visto che i piedi non lo assistono ma soprattutto fa l'uomo spogliatoio alla Scaloni.
Noi papà, da Gennaio, giochiamo un torneo interno, il Torneo dei Papà.
Una squadra per ogni anno della scuola calcio, l'agonistica è esclusa.
Più che altro per far vedere ai nostri figli che anche noi ci DIVERTIAMO come loro.
Un paio di settmane fa abbiamo giocato un quarto di finale.
Dall'altra parte c'era un "fenomeno".
Quarantanni, fino ad ottobre giocava nella prima squadra di Calcio a 5 della polisportiva, poi si è ritirato.
Non lo fermavi nemmeno a sparagli alle spalle.
Però è un fenomeno alla totti, non lo puoi sfiorare che comincia a frignare.
Il nostro difensore centrale e un marcatore vecchia maniera della tenera età di 56 anni.
Nel tentativo di cinturarlo deve averlo colpito al costato e la risposta del grand'uomo è stata "nun te faccio tornà a casa".
Davanti alle lamentele del nostro difensore per le minacce l'arbitro (un dirigente) ha salomonicamente optato per l'espulsione simultanea.
Il nostro è rimasto a seguire la partita, con noi.
Lui è sparito salvo aspettare il nostro compagno fuori per un ora solo per spaccargli la faccia, il tutto davanti agli occhi attoniti dei bambini.
La notte molti di noi non hanno preso sonno al pensiero che un padre di famiglia di 56 anni stava tornando a casa e doveva giustificare ai figli come mai tornava da una partita di calcio con la faccia rotta.
Allo stesso modo come potrebbe spiegare ad un figlio di aver affrontato un rischio evidente e sotto gli occhi di tutti per una partita di calcio?
Indirettamente rispondo anche a Silvia.
Un padre di famiglia (di solito) si preoccupa anche di questo, del segnale e dell'insegnamento che OGNI SUA AZIONE dà al figlio.
A proposito di questo la prossima settimana probabilmente giocheremo una mista padri figli con i protagonisti della storia... per insegnare qualcosa di positivo a quei bambini.