ovvero io.
Faccio outing.
Sono un Laziale semipantofolaio, da divano schermo mega e da taftiera , quando posso mi infilo però in ogni stadio dove gioca la Lazio.
All'Olimpico quelle poche volte che approfitto della gentilezza di amici e mi preparo psicologicamente a 1000 km d'auto tra andata e ritorno e davanti al pc, mi scopro, e sono sempre stato appassionato, ma calmo: allo stadio tifo positivo pro Lazio, qui sulla tastiera cercando sempre una posizione moderata.
Ieri, no.
In curva a Reggio dove si vede meglio che in tribuna d'onore a Roma, i miei canti si sono fermati al secondo ritornello, al secondo Lazio alè.
Mi sono persino seduto, più divertito nel primo tempo a vedere un tifoso con bandana nera e fiamme arancioni giocare la sua personale partita con l'arbitro di linea.
Ai gol un grande abbraccio con mio figlio, 4 commenti con Aquilante e Strike, sereni, ai loro sorpresa e un sapore in bocca da deja vu.
Mai un Lotito pdm, ma al fischio finale, sono sbottato come mai avrei pensato.
Quando Marchetti e pochi altri hanno accennato (grande sforzo....) ad un applauso verso di noi, chissà quanto convinto o quanto di maniera, li ho mandati a cagare con un sonoro Bu e me ne sono uscito sfanculando qualsiasi cosa mi passasse accanto.
Oggi, mi rimane l'amaro in bocca e l'amore sopito e mi chiedo cosa e se sta cambiando qualcosa.
Al ritorno, incolonnati verso l'autostrada, io voltavo verso ovest per una ventina di kilometri, ma c'erano auto che puntavano di nuovo verso Roma, e mi sono trovato a pensare a chi c'era dentro quelle auto, alla loro passione, alle ore impiegate ai soldi spesi e mi sono chiesto se sarei in grado di sostenere un vita del genere any given sunday.