Citazione di: strike il 02 Mag 2012, 02:55
Caro Strike
prima di tutto non mi fare interpretare la parte del vecchio. Il capello grigio ce l'ho, ma hai da vede come me ne vado sulla fascia.
Il mondo è cambiato, il calcio è cambiato. E' vero, hai ragione. Il fatto che sia cambiato, che quello che viviamo sia profondamente diverso rispetto agli anni (50, 60, 70, ma anche 90), non toglie però una virgola a quanto sostengo. Ti dirò, esiste una tendenza - dato che il calcio è cambiato - a far partire la nostra storia dall'era-Cragnotti. Che ciò sia profondamente umano, è evidente. C'ero a Birmingham, e ho provato (per dirne una) una gioia calcistica che mai, fino ad allora. Sono andato a conquistare Stamford Bridge, e non ci aveva mai vinto nessuno. Pare ieri... Il ricordo di Lazio-Reggina è scolpito nella pietra (oltre che nella carne, dato che nella concitazione mi sono seduto su una bottiglia rotta), molto di più di quello, vago, di Lazio-Foggia. Mi ricordo di bandiere, un oceano di bandiere, lacrime, io che abbraccio papà, e papà che - tornati a casa - litiga con mamma. Ma poco più.
Non mi ricordo nulla, invece, per ovvii motivi, del generale Vaccaro, di Silvio Piola, di Muccinelli, Selmosson, degli anni '50, della prima Coppa Italia. Però - e su questo mi batterò sempre - QUESTO E' QUELLO CHE SIAMO. Non ci sarebbe stato un Cragnotti, se quel giorno il generale Vaccaro avesse beccato l'influenza. Il centravanti della Nazionale Campione del Mondo 1938 sarebbe con ogni probabilità stato della roma.
Considerare la storia come un esercizio di retorica, quello sì non ci fa così bene. Perché allora siamo tutti uguali. Uguali anche a quelli là, non migliori di quelli là. Scrivi che la Lazio di Maestrelli ci ha dato il primato cittadino. Il primato cittadino lo avevamo avuto spessissimo, prima, e ahimé purtroppo quello che dici non è così vero. Già l'anno successivo al 1974 ci sono passati avanti, due anni dopo ci siamo salvati a stento. Per non parlare di cosa è successo nel decennio successivo. E - per restare ai tempi recenti - non è che nel primo decennio del duemila il primato cittadino l'abbiamo avuto noi. Non ci conviene mica battere su questo tasto.
Mi infastidisce un po' che nell'immaginario collettivo, di cui anche noi siamo veicoli, la Lazio sia solo Eriksson, Nedved, Salas, Veron, Nesta, Mancini e via dicendo. Anche quella Lazio è stata una magnifica farfalla, che si è bruciata le ali ma - nel bruciarsele - ha aggiunto un tassello al meraviglioso mosaico che è la nostra STORIA.
Non è retorica. Una squadra di calcio, nel nostro caso un mondo di sport, vive, prospera, ha senso se la gente tiene viva la propria storia, la tramanda, se ne fa scudo e vanto. Ripeto, se partissimo tutti insieme da (quando? quando è che è cambiata? diciamo dal 2000?) non varremmo più di loro. E io invece non me li inculo di pezza, a quelli là. Perché quelli non ci hanno una minchia di storia, ed è per quello che hanno creato una divinità dai piedi d'argilla. Perché loro sì, vivono solo per l'oggi perché non hanno un ieri, perché loro sì devono sapere che sono nati per decreto e non su una panchina agli albori del 900, perché loro sì che fanno i gradassi e gli strafottenti devono sapere che quando brandelli di loro si sfidavano e si menavano in derby locali e pigliavano gli schiaffi dalla LAZIO già in Italia giocavano Perugia, Piacenza, Cosenza, Empoli, Ravenna, Fermana, Sassuolo, Alzano, Treviso e Carrarese, e mi fermo perché praticamente ci sono tutte, incluso il Sora che festeggiava il ventennale.
Ecco, questo ci fa diversi, e se per caso (anzi sicuramente) non lo sanno, siamo noi a doverlo ricordare loro in ogni momento. Perché noi SIAMO grandi, non per quel breve periodo a cavallo dei due secoli. Ma se non lo sappiamo neanche noi, chi siamo e da dove veniamo, qual'è la differenza tra noi e gli altri?
Tu vuoi che si pensi in grande, cancelli tutto e vuoi che si ricordi (faccio un esempio) solo del tacco di Mancini a Parma. E' limitativo, molto limitativo. La storia la fanno le vittorie e le sconfitte, le gioie e i dolori, tutto contribuisce a renderci laziali. Pensare o meno in grande non ha nulla a che vedere con il ricordare o meno un periodo glorioso. Volendo pensare in grande, IMHO, bisogna allora farlo OGGI. La Lazio di Mancini è da riporre allora, allo stesso modo di quella di Chinaglia, di Piola, Muccinelli ed Ancherani, nell'album del passato.
OGGI è Klose, oggi è Radu e Ledesma, Mauri ed Hernanes, Lulici e Dias, Rocchi e Gonzalez. Oggi dobbiamo sderenare il Siena. Perché con la nostalgia di Mancini (e perché Mancini, perché non tanti altri magnifici campioni che abbiamo avuto PRIMA? Giuro non ci arrivo) non andiamo da nessuna parte, e invece Scaloni magari la butta dentro.
E poi scusa, io ho scelto come nick Guy Montag. Ce sarà un motivo. In un mondo in cui i libri si bruciano, e metaforicamente il passato si azzera, mi sono assunto il compito di tramandare la nostra storia. E - ti assicuro - non è un compito gravoso. Tutt'altro...