Diciamoci la verità, non è da noi, non sarebbe mai stato da noi.
Non sarebbe stato da noi essere terzi con sette-otto punti sulla quarta.
Non ci sarebbe dispiaciuto guardare le ultime giornate di campionato magari con un po' di distacco, e se c'era da andare al male una domenica, insomma, concediamo qualcosa alla famiglia, tanto ormai è fatta.
Ma non sarebbe stato da noi.
E' invece da noi soffrire maledettamente fino all'ultimo minuto dell'ultima partita.
Dodici anni fa, addirittura, un tempo dopo l'ultimo minuto dell'ultima partita.
Nessuno ci regala niente, e lassù ci si sono dimenticati.
Noi non ci diamo una mano. D'altronde, non ce la siamo mai data. Il laziale è funebre, terrorizzato di poter essere felice, vede un raggio di sole dopo un acquazzone come una breve pausa tra due temporali. Perché, che pioverà, è sicuro. Un mio amico fraterno, al fischio finale di quel Perugia-Juve, mi guardò con occhio smarrito. E mò?
E quel giorno a Perugia stava piovendo. Mai pioggia fu più benedetta, pioggia comunque era.
Il momento è quello che è.
La squadra gioca male, malissimo. E che squadra, poi? Non c'è più nessuno. Il bollettino degli infortunati è un romanzo horror-gotico, ogni mattina lo consulto armato di ogni sorta di amuleti, spizzandolo come le carte a poker. E non lo puoi perdere manco un giorno. Mi sono distratto un attimo e zac, per il Profeta stagione finita. Dopo Brocchi, dopo Klose, dopo Lulic, la falce della stagione finita miete vittime, incurante se si tratti di titolari o riserve, anche Stankevicius si accoda alla lista - quella invece infinita. La ricaduta è dietro l'angolo, per uno che (forse) ce la fa altri tre accusano, povericristi che non si fanno mai male, tipo Ledesma o Gonzalez, arrancano spompati senza ricambi possibili, siamo arrivati all'impensabile di rimpiangere Del Nero o convocare Makinwa, il quale per la sorpresa si è subito infortunato. Stagione finita anche per lui. Prima di cominciare.
I nostri eroi si chiamano ora Scaloni e Garrido, visto che Radu e Konko fanno come la lumaca dell'indovinello, un passo avanti e due indietro, e che Dias sembra diventato un misto tra Gutierrez e Trotta.
Rocchi soffre di solitudine là davanti, sempre più pelato, laddove Kozak viene ammonito mentre si allaccia gli scarpini prima di entrare in campo e Alfaro ara allegramente praterie.
Un'armata Brancaleone che fa simpatia e tenerezza. Che sembra il Peter Sellers di Hollywood Party. Gli sparano, cade ma non muore mai. E si rialza per suonare la sua tromba. E' un miracolo che siamo ancora là. Pareggiamo e le altre pareggiano, perdiamo e le altre perdono. Che poi qualcuna si avvicina, è normale. Non foss'altro per cortesia.
Ma siamo là. Il traguardo pare lontanissimo, un Lecce o un Novara ostacoli proibitivi. Per non parlare dell'Udinese. Che per simpatia nei nostri confronti, forse per rispetto, sta mantenendo doverose distanze, pigliando sberle mica male ovunque vada. Perché noi giochiamo male, è vero, ma il bel gioco è un optional. Il Napoli di oggi è un ronzino annaspante, l'Udinese si è detto, l'Inter sta diventando una squadra decente dopo aver preso sganassoni tutta la stagione, e sta ancora là. Di quelli là, possiamo solo gustare siparietti comici quando intervista la Sanipoli.
Ma a quattro dalla fine in quel posto ci siamo noi. Certo, magari andare ad Udine con Radu e Konko sulle fasce, con Klose là davanti, col Profeta in grande spolvero, mentre Lulic stantuffa sulla fascia, con l'imbarazzo della scelta a centrocampo, ecco anch'io avrei preferito.
Ma non c'è nulla da fare. Non sarebbe stato da Lazio.
Questa partita, in questo momento della stagione, in queste condizioni, senza più alibi, più spazio, più margine, ecco.
Questa sì, questa è da Lazio.
Questa e' la Lazio .... Facciamocene una ragione e stia,ogli vicino .... Malmeno mio ......
:since :since :since :since :since :since :since :since
Quanto c'hai ragione... purtroppo...
Perché sotto sotto, senza dirlo, a noi ce piace così.
Perché sennò ce sceglievamo una strisciata e stavamo tranquilli così.
Oppure se buttavamo sull'altra sponda che tanto vincevamo pure quando beccavamo.
Perché a noi, impenitenti e inguaribili pessimisti, nun ci ammazza nessuno.
Perché anche noi siamo da Lazio.
Perché noi siamo LA Lazio.
Grandissimo GuyMontag.
Pessimismo cronico e cosmico. Laziale.
Siamo così.
C'ho un'ansia...
Forza Lazio, Sempre.
Quel giorno c'ero. E tu eri accanto a me, era come fossimo li da sempre. Ce lo siamo meritati, anzi troppo poco.
Hai ragione, a noi piace così, perchè non abbiamo scelta, non ci è stata concessa.
Ed in fondo è ciò che mi da una mano questa notte.
Alè la Lazio.
Noi
Ma na'vorta, una, tanto pe fa' l'eccezione che conferma la regola...
No eh?
Citazione di: kurt il 28 Apr 2012, 00:53
Pessimismo cronico e cosmico. Laziale.
Siamo così.
ma ce sarai te così.
ma come ti permetti di generalizzare?!?
siete cuori pavidi e cercate pure proseliti.
vi ha smentito lo svedese napoletano che ci allenò per lo scudetto del 2000.
quel pessimismo cronico e comisco venne preso a bastonate da eriksson fin dal ritiro estivo.
bastò una gomma del pullmann bucata a far venire fuori i lamenti "ehhh, lo sapevo", "ehhhh, tocca sempre a noi".
e lui che non è un fesso se ne accorse subito
questa è storia.annate a tifà roma con il vostro tifo funereo, triste, un po' melenso, un po' indolente.
voi all'epoca non avreste mica tifato gesù cristo, ma lazzaro.
solo che lazzaro non ha cambiato il mondo. gesù cristo sì.
ogni vittoria della Lazio dal 1974 in poi è una vittoria contro questo pavido carattere.
andate, andate a tifare roma.
Io credo poco, molto poco a queste cose. La verità semplice è che questa è una squadra scarsa che ha fatto già i miracoli in questa stagione e che le tre squadre che ci sono dietro in questo momento sono sicuramente più forti di noi. Lo scudetto è stato si una sofferenza ma eravamo comunque la squadra più forte d'Italia e forse d'Europa al tempo. Non credo al fatto che è andata così perchè siamo la Lazio, credo sia andata così perchè più di così non si possa fare.
Mamma mia V., mamma mia.
Condivido Guy, e' la realta'.
E nel suo aspetto piu' morboso e profondo, si manifesta nel rifiuto della realta' stessa di V., il malato terminale che decide di prendere un Masters in Business Administration. Svedese napoletano un pezzo de cazzo, con quella squadra avrebbe dovuto dominare per dieci anni. E andate a tifare roma lo dici a tu sorella.
Caro V.
io sono un tifoso atipico. Molto bambino, in questo senso molto poco laziale. Stanotte prima di addormentarmi facevo le tabelline sui punti che ci mancavano prima di arrivare in Champions (e - ovviamente - vincerla. Già mi ci vedevo).
Ma non è questo. Magari potrà non andarti bene, non va bene a me, ma ci vai allo stadio, no? Li vedi, i laziali... non so se da nessun'altra parte, a quattro giornate dalla fine, in piena bagarre, a uno gli può venire in mente di aprire un topic sulla volata... per l'Europa League.
Questo non ha nulla a che vedere col fare il tifo o meno allo stadio, con la passione, con la speranza che è in tutti. Ma noi siamo stati scottati tante volte, più di tutti. Ne abbiamo viste, di cose. E - se l'esperienza conta - il nostro pessimismo, o realismo, o paura ancora una volta di esultare prima perché poi. Esattamente il contrario di loro. Che sono nel Guinness dei primati delle vittorie prima.
Ne abbiamo viste, dicevo. Abbiamo visto squadre meravigliose ed uniche strappate via dalla sorte, pezzo a pezzo, abbiamo visto i nostri idoli, con cui tappezzavamo il diario a scuola, tradirci, umiliarci, vendersi partite, fuggire in America a poche giornate dalla fine, noi che nessuno ci ha mai regalato niente, noi che siamo stati a Napoli, che il gol di Fiorini, noi che comunque o bianco o nero, che le sfumature di grigio proprio non ci donano, noi che dopo il 14 maggio tanto lo sapevamo che non sarebbe durata.
Ripeto, io non sono un pessimista, sono un ottimista di natura, un bicchieremezzopienista per antonomasia. Ma mi sono stancato di considerare, di giudicare, quelli che non la vivono al mio stesso modo. Quelli che sono sicuri che ormai siamo fuori da tutto. Quelli che anche dovessimo arrivare terzi era meglio non arrivarci perché tanto ndo annamo. Quelli che anche se arriviamo terzi tanto poi Palazzi. E Mauri. E Brocchi. Loro non la vivono come me, piccolo bambino di cinquant'anni. Ma soffrono come me, palpitano come me, esultano come me.
E questa vigilia E' da Lazio.
Che - per statuto, pare - DEVE soffrire.
E soffriremo. Tanto a noi chi ci ammazza.
Il pessimismo laziale, il vuoto cosmico, non e' da lazio..tutte cazzate intrise pure da una certa malinconia che più' tristezza non si potrebbe.
Ma de che?
I risultati recenti che stanno mettendo a rischio un terzo posti che era gia' nostro sono solo logica conseguenza degli errori madornali di 5 mesi fa.
Se fossero state fatte un paio di cose fatte bene, saremmo gia' terzi a spasso e tutti in vacanza.
Ma quale e' da lazio, ancora che credete a ste cose.
Razionalmente e' cosi' Property. Ma col cuore ha ragione GM, potevamo pure avere Honda e Nilmar, non vendere Cisse' e Sculli. Ma il cuore e la nostra storia ci dice che avemmo sofferto paro paro. I suddetti sarebbero stati delle bufale, oppure si sarebbero infortunati, non lo so. Ma il 14 maggio lo ricordo anch'io, così come Il gol di Fiorini e quello di Poli.
E' da Lazio, so d'accordo. Sul modo in cui poi i tifosi reagiscono non commento. Anch'io sono un mezzopienista, ma ognuno esorcizza come vuole le ansie da eterna ultima spiaggia che la nostra Lazio ci costringe a sopportare.
Pero' che bella l'immagine di Alfaro che ara allegramente :)
Citazione di: GuyMontag il 28 Apr 2012, 00:15
Diciamoci la verità, non è da noi, non sarebbe mai stato da noi.
Non sarebbe stato da noi essere terzi con sette-otto punti sulla quarta.
Non ci sarebbe dispiaciuto guardare le ultime giornate di campionato magari con un po' di distacco, e se c'era da andare al male una domenica, insomma, concediamo qualcosa alla famiglia, tanto ormai è fatta.
Ma non sarebbe stato da noi.
E' invece da noi soffrire maledettamente fino all'ultimo minuto dell'ultima partita.
Dodici anni fa, addirittura, un tempo dopo l'ultimo minuto dell'ultima partita.
Nessuno ci regala niente, e lassù ci si sono dimenticati.
Noi non ci diamo una mano. D'altronde, non ce la siamo mai data. Il laziale è funebre, terrorizzato di poter essere felice, vede un raggio di sole dopo un acquazzone come una breve pausa tra due temporali. Perché, che pioverà, è sicuro. Un mio amico fraterno, al fischio finale di quel Perugia-Juve, mi guardò con occhio smarrito. E mò?
E quel giorno a Perugia stava piovendo. Mai pioggia fu più benedetta, pioggia comunque era.
Il momento è quello che è.
La squadra gioca male, malissimo. E che squadra, poi? Non c'è più nessuno. Il bollettino degli infortunati è un romanzo horror-gotico, ogni mattina lo consulto armato di ogni sorta di amuleti, spizzandolo come le carte a poker. E non lo puoi perdere manco un giorno. Mi sono distratto un attimo e zac, per il Profeta stagione finita. Dopo Brocchi, dopo Klose, dopo Lulic, la falce della stagione finita miete vittime, incurante se si tratti di titolari o riserve, anche Stankevicius si accoda alla lista - quella invece infinita. La ricaduta è dietro l'angolo, per uno che (forse) ce la fa altri tre accusano, povericristi che non si fanno mai male, tipo Ledesma o Gonzalez, arrancano spompati senza ricambi possibili, siamo arrivati all'impensabile di rimpiangere Del Nero o convocare Makinwa, il quale per la sorpresa si è subito infortunato. Stagione finita anche per lui. Prima di cominciare.
I nostri eroi si chiamano ora Scaloni e Garrido, visto che Radu e Konko fanno come la lumaca dell'indovinello, un passo avanti e due indietro, e che Dias sembra diventato un misto tra Gutierrez e Trotta.
Rocchi soffre di solitudine là davanti, sempre più pelato, laddove Kozak viene ammonito mentre si allaccia gli scarpini prima di entrare in campo e Alfaro ara allegramente praterie.
Un'armata Brancaleone che fa simpatia e tenerezza. Che sembra il Peter Sellers di Hollywood Party. Gli sparano, cade ma non muore mai. E si rialza per suonare la sua tromba. E' un miracolo che siamo ancora là. Pareggiamo e le altre pareggiano, perdiamo e le altre perdono. Che poi qualcuna si avvicina, è normale. Non foss'altro per cortesia.
Ma siamo là. Il traguardo pare lontanissimo, un Lecce o un Novara ostacoli proibitivi. Per non parlare dell'Udinese. Che per simpatia nei nostri confronti, forse per rispetto, sta mantenendo doverose distanze, pigliando sberle mica male ovunque vada. Perché noi giochiamo male, è vero, ma il bel gioco è un optional. Il Napoli di oggi è un ronzino annaspante, l'Udinese si è detto, l'Inter sta diventando una squadra decente dopo aver preso sganassoni tutta la stagione, e sta ancora là. Di quelli là, possiamo solo gustare siparietti comici quando intervista la Sanipoli.
Ma a quattro dalla fine in quel posto ci siamo noi. Certo, magari andare ad Udine con Radu e Konko sulle fasce, con Klose là davanti, col Profeta in grande spolvero, mentre Lulic stantuffa sulla fascia, con l'imbarazzo della scelta a centrocampo, ecco anch'io avrei preferito.
Ma non c'è nulla da fare. Non sarebbe stato da Lazio.
Questa partita, in questo momento della stagione, in queste condizioni, senza più alibi, più spazio, più margine, ecco.
Questa sì, questa è da Lazio.
Applausi.
Purtroppo della Lazio frega sempre meno , pure ai propri sostenitori , distratti da guerre interne su chi dice la cosa giusta.
Ti ho condiviso.
Standing ovation. M'identifico totalmente. La Lazio è questa. E questi siamo noi. Altrimenti avremmo avuto la maglia a strisce (ma non ditelo ai miei amici dell'Atlético Madrid perché la maglia a strisce ce l'hanno ma hanno il nostro stesso DNA).
@V.: Non prendo mai di mira utenti del forum, ormai 38 anni ce li ho e tante litigate me le risparmio, però devo ancora leggere un intervento tuo sul forum che non abbia la stessa grazia di un dito nell'ano. In primo luogo non so da che pianeta vieni e che tipo di tifoso laziale conosci, in secondo luogo, se devi dissentire fallo, ma fallo con educazione e rispetto: il tuo punto di vista avrebbe potuto persino essere interessante e fonte di dibattito, ma ci hai cacato sopra tu stesso col tuo atteggiamento.
OT
E in piu' Eriksson, che pessimo esempio. Una squadra da triplete per un paio d'anni di fila, fallimenti a go-go everywhere else. Mi e' rimasta scolpita l'immagine del prepartita con la Costa d'Avorio. Un allenatore che non puo' parlare alla sua squadra e Drogba che traduce stentantamente il messaggio di carica (che gia' dato direttamente da Eriksson farebbe ammosciare un'erezione pure a Kim Gordon). Eriksson sarebbe un candidato al suicidio del secolo se non fosse stato per Cragnotti e i suoi maledetti impicci.
EOT
Tarà stai diventando un punto fermo per me...
che finaccia.. :p
V. Sei simpatico come un dito ar cu.lo. Non condividi le opinioni altrui? Fallo senza insultare. E' già la seconda volta in un giorno che ti poni nei miei confronti in una maniera che non mi piace per niente.
romanista ci sarai e non vado oltre perché questo basta e avanza.
Quelli come te che si credono i depositari del verbo, i templari a difesa delle sacre mura della Lazialita' m'hanno rotto il ca.zzo.
Ma proprio su questo forum non si dice sempre che Noi siamo più tolleranti, più aperti, con meno preconcetti di quelli della'? Tu che dai patenti inizia a vedere se sai portare la macchina.
Saluti a tutti.
Forza Lazio, Sempre.
Io non ho lauree, non sono malato terminale ma cerco di rispettare gli altri specie chi non conosco, qualcun'altro dall'alto della sua cultura e dei suoi problemi pensa invece che tutto gli sia concesso.
Citazione di: GuyMontag il 28 Apr 2012, 08:44
Pero', e qui spezzo una lancia in favore di V., non sarebbe interessante provare a cambiare sto stato delle cose ?
Io sono d'accordo con lui.
Secondo me Eriksson del 2000 é un buon esempio.
Ci sono i video, quando stavamo a -8 dalla Juve Eriksson disse che non era ancora finita. Lo prendemmo per scemo.
Perché alla fine é strano che la tipologia di quelli che già guardano alla volata Europa League sono la stessa tipologia di quelli che sognavano Simeone sulla panchina della Lazio. Che fu il secondo a dire che non era finita segnando, se non sbaglio, 5 gol consecutivi nelle 5 giornate finali di quel campionato.
La storia del calcio é fatta di piccole cose, a volte decisive.
Tarallo, nel topic dedicato a Klose ci dice che noi di fronte a uno che ha giocato nel Bayern Monaco non possiamo accampare nessuna pretesa, se Klose ha deciso che il suo campionato é finito a febbraio dobbiamo soltanto ringraziarlo, anche se ora dobbiamo accontentarci di Alfaro che ara. Io no, io invece, e qui sta forse la differenza accampo.
Eccome se accampo. Di fronte alla Lazio io accampo pure col Real Madrid.
Ed é la storia stessa del Bayern che dovrebbe insegnarcelo.
Nel 1959 c'é una squadra sola, praticamente, a Monaco di Baviera, il Monaco 1860, la più anziana, la più importante.
E poi c'é la seconda squadra, il Bayern, pieno di debiti, sull'orlo del fallimento che naviga stancamente facendo la spola con le serie inferiori.
La squadra dei giovani del Monaco 1860 gioca un'amichevole con i pari età del SC 1906 Munich, un'altra squadretta di Monaco, in cui giocano giovani interessanti che sognano di vestire la maglietta biancoceleste.
La partita é molto dura, i ragazzini del Monaco 1860 entrano duramente su ogni pallone, provocano, fanno gli altezzosi, fanno falli gratuiti. Alla fine della partita i ragazzini del SC 1906 Munich decidono di non voler mai giocare per il Monaco 1860.
Il più promettente tra loro, un attaccante tredicenne, tifosissimo del Monaco 1860 decide di rifiutare la proposta del club e sceglie di andare nel meno prestigioso Bayern.
Pare si chiamasse Franz Beckembauer.
Non lo so, mé venuata in mente questa storia. Non so perché.
Mi dico che la storia, soprattutto quella sportiva si può e si deve cambiare.
All'Olimpico ho visto 5 partite, nel '99 a Lazio Parma c'ero. Ce so venuto apposta da Cuneo. In macchina, da solo, pure se nun c'avevo manco l'occhi pe' piagne. 200 mila lire per una montemario che me so' usciti da 'n fianco. Visto che non c'erano più biglietti in settori meno cari, dato che so' arrivato a Roma domenica mattina. E lunedi dovevo torna' a lavora'. Quando Insegno ha preso il microfono mi e' venuto da piangere. Mi sono tirato su sfogandomi al telefono con un mio ex amico milanista che voleva pigliarmi per il culo: prima gli ho fatto ascoltare l'inno che stavamo cantando, poi prima che si riprendesse dalla sorpresa l'ho insultato pesantemente. E' una vita che non lo sento, saranno quasi 13 anni.
Alla faccia del pessimista.
Ah te 'ndo stavi? A casa? Davanti alla tv o abbonato in CN a sventolare i bandieroni o in tribuna Vip?
Forza Lazio, Sempre.
Questo serve pe' i punti sulla patente?
Ah, magari tu me li togli i punti, questo non e' ancora abbastanza da Laziali o magari e' da romanisti.
sei sei pessimista cosmico e cronico a me non interessa, non ti stimo come tifoso, non ti vedo.
soprattutto perchè la nostra storia è cambiata.
qualcuno più volte, anche a distanza di anni, ha preso la Lazio e l'ha portata altrove.
questa è storia.
evidentemente piace far finta che non sia accaduto, perchè nell'indolenza ci si trova meglio, come tifosi.
capisco che buttare tutto all'aria è uno sport che appartiene alla nostra cara polisportiva, ma sperare che in fondo
a questo pessimismo ci sia la possibilità di raccattare qualcosa è intendere lo sport come elemosina.
la Lazio che ha vinto non ha vinto per diritto divino nè perchè ha chiesto l'elemosina.
devo capire invece perchè possiamo fare le pulci al modo di tifare ultras e non possiamo descrivere modalità e contorcimenti vari del modo di tifare di noi comuni mortali.
la litania del noi siamo così giustifica e alimenta un sacco di cose che poi noi stessi ci troviamo a discutere, a respingere.
LO RIPETO: a me non mi va di finire come i tifosi del Torino, presi in giro da mezzi presidenti che per nascondere buffi e campagne acquisti indecenti, portano la squadra ogni due mesi a Superga e tutti si gonfiano commossi, e tutti straparlano della drammatica storia del torino, del NOI SIAMO FATTI COSI', dobbiamo soffrire...
Il Toro non è così. Sono i presidenti che hanno messo in giro la vulgata, e i tifosi anche eccellenti che hanno coltivato questa nostalgia per la tragedia.
anche il Manchester ha avuto la tragedia di Monaco: diresti tu che la loro è stata una vita tragica? che sono diventati tutti pessimisti cronici? lo diresti?
non è col tuo pessimismo cosmico che Nedved e Vieri a Birmingham l'hanno messa dentro.
Non c'entra proprio niente.
dimmi di tutto ma che sono un laziale pessimista cosmico e cronico no.
e non mi sposto da qui. Mi avanzano ancora nove dita.
Simeone È il secondo scudetto della Lazio: quando piombammo a -9 dalla Juve tra furti vari disse: "Scende in campo solo chi ci crede e ha i co*lioni". Andammo a Torino, vincemmo con un suo gol e cominciò la rimonta in cui lui si distinse con gioco e 5 gol. Il laziale è anche questo, è fango e gloria, senza vie di mezzo. Non a caso Simeone è anche dell'Atlético e l'Atlético è la nostra fotocopia spagnola da questo punto di vista (a parte i colori sociali e un gemellaggio con il Real dettato, mi pare, dal credo politico di alcuni su cui non entro in discussione). L'opinione di V. poteva quindi essere molto interessante, se espressa in altro modo.
Citazione di: V. il 28 Apr 2012, 03:30
voi all'epoca non avreste mica tifato gesù cristo, ma lazzaro.
solo che lazzaro non ha cambiato il mondo. gesù cristo sì.
ma magari lazzaro faceva meno danni
Citazione di: marcantonio il 28 Apr 2012, 12:49
L'opinione di V. poteva quindi essere molto interessante, se espressa in altro modo.
Facendo la tara alla forma quello che dice V. lo condivido pienamente.
Citazione di: italicbold il 28 Apr 2012, 12:55
Facendo la tara alla forma quello che dice V. lo condivido pienamente.
100%, pure io me so rotto i co.glioni de sta retorica da 4 soldi del pessimismo del Laziale. Io sono già pessimista nella vita, ma quando scende la Lazio in campo VOGLIO SOGNARE.
Che poi può andare male e uno non ne fa una tragedia: ma io sognavo pure quando in panca c'avevamo mister X Materazzi...e sognerò sempre, fino alla fine di ogni caxxo di campionato di m.erda che mi ostinerò a guardare.
Penso poi che tutta la me.rda che ci vogliono costringere a mangiare, la posizione subalterna nei confronti dei sacchidemmerda che secondo il sistema calcio dovremmo accettare, trova sponda non solo nelle nostre divisioni, ma anche in parte in questo nostro atteggiamento.
E stocaxxo, l'Athletico o l'Everton o l'Espanol che sento evocare ogni tanto: a Roma noi siamo i PRIMI non solo per la storia, ma pure per la bacheca europea, dove quell'altri c'hanno i ragni che giocano a traversone.
O.T. ma mica tanto: il torino m'è sempre stato sur caxxo, soprattutto pe' sto continuo piagnese addosso: vedemo de non fa la stessa fine.
Qui poi con questo nonsense Lazzaro vs. Gesù Cristo siamo al delirio puro e al trionfo del pessimo gusto. Della serie: come rovinare un bel topic.
Riguardo a Torino e Atlético: sul vittimismo del primo sono d'accordo, sull'Atlético (e la Lazio) non è questione di non vincere, essere secondi a qualcuno, piangersi addosso, è solo il contrasto tra miseria e nobiltà dei momenti della storia della squadra (e il suo riflesso o la sua origine nella psicologia della tifoseria)quel che è notevole.
Citazione di: marcantonio il 28 Apr 2012, 12:49
Simeone È il secondo scudetto della Lazio: quando piombammo a -9 dalla Juve tra furti vari disse: "Scende in campo solo chi ci crede e ha i co*lioni". Andammo a Torino, vincemmo con un suo gol e cominciò la rimonta in cui lui si distinse con gioco e 5 gol. Il laziale è anche questo, è fango e gloria, senza vie di mezzo. Non a caso Simeone è anche dell'Atlético e l'Atlético è la nostra fotocopia spagnola da questo punto di vista (a parte i colori sociali e un gemellaggio con il Real dettato, mi pare, dal credo politico di alcuni su cui non entro in discussione). L'opinione di V. poteva quindi essere molto interessante, se espressa in altro modo.
dipende da quanta voglia hai di leggere quello che uno scrive o vuoi solo titolo e occhiello.
Simeone disse una cosa molto più importante del tirar fuori le palle.
e la disse mesi dopo lo scudetto.
te la ricordi Piacenza Lazio? Simeone di testa, Veron su punizione.
quella partita non l'avrebbero mai vinta se non ci avessero messo la testa.
poco pubblico, piacenza senza ritmo, giornata senza sapori forti, luce da pranzo della domenica a piacenza.
insomma non c'erano stimoli, nulla arrapava i giocatori in campo.
piuttosto c'era la sensazione di un sonno, una pennica.
questo disse Simeone d'estate in una intervista. "piacenza fu la trasferta più determinante"
ma quella sonnolenza l'ha vinta la testa, non il pessimismo.
Non voglio titolo e occhiello, V., solo educazione, e come vedi, puntualizzando su momenti della nostra storia stai scrivendo cose molto giuste ("molto giuste" è ridondante, ma lo scrivo lo stesso), senza offendere nessuno.
Però continuo a credere che in realtà siamo entrati in un falso conflitto d'idee: non penso che esista un contrasto tra i pessimisti e gli ottimisti o quelli che credono che l'atteggiamento standard del laziale debba essere negativo o positivo: credo che tanto nel tuo (nostro) modo di vivere il tifo come in quello di Guy (ugualmente nostro) ci sia l'essenza della lazialità: i trionfi guadagnati sudando, sbattendo la testa contro tutte le avversità e a volte anche contro la nostra incertezza, ma sempre trionfando, o sul campo o semplicemente per la nostra nobiltà, comunque mai in modo facile (ahimé) né banale (per fortuna).
Sono d'accordo con V. anche se non direi mai a nessuno, almeno qui, "andate a tifare la roma", eddaje V....
Mille volte mi sono sentito come Guy o come Kurt e molte volte ancora, temo, mi sentirò in quel modo. Ma appunto, temo. Me ne vorrei liberare. Credo che tutti noi siamo almeno un po' affezionati alla retorica del laziale solo contro tutti, del culto della sfiga, della nostalgia della tragedia, del pessimismo cosmico. O almeno, lo siamo noi un po' più "grandini" che abbiamo vissuto per lo meno i meno 9 (non dalla Juve dico), forse non è così per i giovani che sono diventati della Lazio ai tempi di Cragnotti. Però la storia cambia, si può cambiare, come dice IB può essere pure interessante.
Citazione di: romamerda il 28 Apr 2012, 06:41
Io credo poco, molto poco a queste cose. La verità semplice è che questa è una squadra scarsa che ha fatto già i miracoli in questa stagione e che le tre squadre che ci sono dietro in questo momento sono sicuramente più forti di noi. Lo scudetto è stato si una sofferenza ma eravamo comunque la squadra più forte d'Italia e forse d'Europa al tempo. Non credo al fatto che è andata così perchè siamo la Lazio, credo sia andata così perchè più di così non si possa fare.
D'accordissimo, tranne sul fatto che siamo scarsi. In più, secondo me, siamo più forti (al completo, ovvio) di Udinese e Roma.
Romanticamente apprezzo e superficialmente capisco, il pessimismo cosmico del Laziale.
Ma davvero possiamo credere questo? Ha ragione Tarallo quando cinicamente scrive che siamo storicamente un po' bruttarelli, ma parte proprio da noi stessi se pensiamo che il nostro destino sia già scritto.
Citazione di: marcantonio il 28 Apr 2012, 13:18
Qui poi con questo nonsense Lazzaro vs. Gesù Cristo siamo al delirio puro e al trionfo del pessimo gusto. Della serie: come rovinare un bel topic.
pessimo gusto è andà a Superga per sperare di vincere con l'Ancona di turno.
pessimo gusto è pensare che serve fallire per sentirsi addosso una nuova possibilità di vivere.
detto questo, nessuno vince facile.
il grandissimo Marcello Lippi ha scagliato tre finali champions tre.
V. puoi girarla come ti pare, rimane il fatto che mi hai dato del romanista. Gratuitamente.
Se permetti sono un po' incazzato.
Non condividi le opinioni altrui? Buon per te, il mondo e' bello perché e' vario.
Sei ottimista sportivamente parlando? Bene, io lo sono a corrente alternata.
Non ti piace l'etichetta pessimista cronico e cosmico? Ottimo! Non mi offendo, dissenti pure ma rimani entro i limiti dell'educazione perché se mi dai del romanista io mi sento autorizzato a mandarti a Fare in cu.lo.
Sono Laziale. Potessi lo scriverei sulla carta di identità e non sara' uno che non conosco e non mi conosce a dire ciò che sono o che non sono.
Per me la questione finisce qui. Non risponderò ad altre provocazioni.
Forza Lazio, Sempre.
e capirai. mica t'ho denunciato ai carabinieri o alla finanza.
ma è un forum di tifosi o no? si parla di tifo o no?
tu mi hai dato del pessimista, cioè del morto. che è peggio che essere della roma.
suvvia, non te la prendere così. in fondo anche il povero vuppunto fa parte del grande disegno del pessimismo cosmico. avrai mica paura di qualche asteroide?
Vabbè, kurt, mo' mica se stamo a fa la guerra. In fondo in fondo (ma proprio in fondo) V. è 'na brava persona (manco lo conosco...). Fate pace, su. ;))
lo avevo scritto tempo fa, sul topic "Serenamente"
attenzione a pensare che ci spetta sempre poco, soltanto a fronte di tanta sofferenza.
perchè poi vuol dire che quel poco, visto che capita più per caso che per programmazione, non lo sappiamo tenere in mano, non lo possediamo, non lo raccontiamo.
poi arriviamo a dire che la Lazio è più magnocavallo e papadopulo che salas e signori.
e per quale motivo poi un non Laziale dovrebbe simpatizzare, o buttare un occhio su una storia di magnocavallo e papadopulo? perchè rinnegare quelli che con Signori sono diventati laziali, magari non a roma, ma in giro per l'italia, grazie alle pay tv? che gli raccontiamo agli indonesiani che tifano Lazio?
forza kurt. la vita e la morte stanno ovunque. i tempi morti, quelli in cui vivacchi sono di tutti, nessuno escluso.
non credere a chi ci vuole tristi e dolenti per difetto di fabbrica.
Citazione di: V. il 17 Feb 2012, 22:18
la lingua dice di più dei ragionamenti.
non ci si prova se non si vince per forza e viceversa.
le cose non sono separate.
prendiamo il toro per le corna.
la roma ha perso scudetti ed è arrivata seconda perchè non ha mai provato a vincere per forza.
tutto il resto è vivacchiare, è sette in pagella oppure è galleggiamento sportivo. se i conti li fa ogni settimana significa che non vuoi vincere. chi vince i conti li fa alla fine.
il napoli ad agosto poteva mettersi in testa di vincere. ha lasciato che fosse l'autunno a dirgli che campionato fosse. errore fatale. ha buttato via un campionato. doveva solo pensare a vincere.
conte nonostante il fremito nervoso e schiumante dalla bocca del partito Juve ha isolato la squadra e l'ha fatta pensare solo a vincere. La Juve ottenendo risultati ha incrociato la forza del suo partito che viene da fallimenti su fallimenti. Basta ricordare gli schiaffi presi dal Napoli più volte.
le scalate si preparano e noi ancora scontiamo, nella rosa che non riusciamo a sfoltire per sempre, la stagione di ballardini, e non è lontana la preoccupazione di caso, l'aggiustamento di papadopulo, il vorrei ma non posso di delio rossi, con cui scagliammo come ieri contro l'olimpiakos.
la Lazio non può alzarsi da fermo e vincere. serve tempo, serve stabilità: di gioco, di carattere, di lucidità.
l'allenatore non è mai un genio, ha bisogno di uomini.
arriveranno a giugno come sempre.
ma anche Reja dovrà imparare ad arrivare in cima.
se la Lazio non si è fatta schiacciare dal successo netto dell'Inter a Parigi, che sembrava aprire un'epoca e invece no (lo scudetto poi lo vincemmo noi), è perchè non ha chiesto un consiglio a noi tifosi, alla tradizione, alla lazialità. Quella Lazio grazie ai giocatori e all'allenatore ha pensato solo a se stessa. Non ha più guardato in faccia nessuno.
Questa è l'unica via per vincere, anzi: per arrivare a vincere.
Rinforziamo il cabotaggio di quest'anno non lo critichiamo, non lo rinneghiamo.
ci sta portando molto su. Non guardo alla Juve o al Milan, ma al numero di vittorie pareggi sconfitte della Lazio: campionato notevole e l'inter sta perdendo per tre a zero.
attenzione a usare il machete.
attenzione a raccontare questa Lazio con troppa confidenza.
siamo noi come ambiente e tifosi che dobbiamo trasmettere respiro a volte, entusiamo altre.
loro sono quelli che si devono chiudere e concentrare.
chi ci ha fatto guerra, chi da anni ci fa guerra sta sotto di noi.
non barattiamo un terzo posto per la perfezione: non esiste la perfezione.
esiste la concentrazione.
V. é sicuramente cosmico e cronico.
pessimista non credo.
Citazione di: V. il 28 Apr 2012, 12:42
sei sei pessimista cosmico e cronico a me non interessa, non ti stimo come tifoso, non ti vedo.
soprattutto perchè la nostra storia è cambiata.
Ma e' cambiata de che?
Ma davvero ti metti nello stesso respiro del Bayern Monaco, come fa italic rivangando storie anteguerra del Monaco 1860 che adesso e' sparito?
Non abbiamo vinto un cazzo rispetto alla storia di Miro Klose, e di natura siamo come ci descrive Guy e se ci sono eccezioni ben vnegano, noi siamo aperti, in curva sudde e' l'opposto. Tutti gradassi e tre realisti che vengono azzittati a carci.
Famole ste vittorie, rispettando quelli come Klose, arriviamoci a questo Gotha del calcio, piuttosto che farsi umiliare dallo Zurigo e dal Vaslui.
Aspettiamo almeno chequalche lustro sia passato, come per il Bayern, prima di dimenticare l'rolo del fallimento, i 9 giocatori e i FIlippini.
Io voglio arrivarci quanto voi, ma mi compertero' da gradasso similromanista quando la mia bacheca me lo permettera', sempre nell'orgoglio del nostro spirito, della nostra natura e della nostra povera e ricca, martoriata e stellata storia.
Voi accomodatevi.
Citazione di: strike il 28 Apr 2012, 14:02
Sono d'accordo con V. anche se non direi mai a nessuno, almeno qui, "andate a tifare la roma", eddaje V....
Mille volte mi sono sentito come Guy o come Kurt e molte volte ancora, temo, mi sentirò in quel modo. Ma appunto, temo. Me ne vorrei liberare. Credo che tutti noi siamo almeno un po' affezionati alla retorica del laziale solo contro tutti, del culto della sfiga, della nostalgia della tragedia, del pessimismo cosmico. O almeno, lo siamo noi un po' più "grandini" che abbiamo vissuto per lo meno i meno 9 (non dalla Juve dico), forse non è così per i giovani che sono diventati della Lazio ai tempi di Cragnotti. Però la storia cambia, si può cambiare, come dice IB può essere pure interessante.
d'accordo con te e mi piace il post di apertura dell'autore del topic. aggiungo che forse è errato il termine
pessimismo e sarebbe più corretto parlare di
disillusione del laziale. a me cmque non dà fastidio quando viene rimarcata questa caratteristica/generalizzazione sul laziale e a volte la considero un modo contorto per tenere i piedi per terra, fare pochi voli pindarici, essere più realisti (ok, si esagera nel guardare le cose con troppa negatività) e distinguerci da "altre" tifoserie. sono altre le generalizzazioni che non sopporto, molto più gravi...
Citazione di: V. il 28 Apr 2012, 12:42
sei sei pessimista cosmico e cronico a me non interessa, non ti stimo come tifoso, non ti vedo.
soprattutto perchè la nostra storia è cambiata.
qualcuno più volte, anche a distanza di anni, ha preso la Lazio e l'ha portata altrove.
questa è storia.
evidentemente piace far finta che non sia accaduto, perchè nell'indolenza ci si trova meglio, come tifosi.
capisco che buttare tutto all'aria è uno sport che appartiene alla nostra cara polisportiva, ma sperare che in fondo
a questo pessimismo ci sia la possibilità di raccattare qualcosa è intendere lo sport come elemosina.
la Lazio che ha vinto non ha vinto per diritto divino nè perchè ha chiesto l'elemosina.
devo capire invece perchè possiamo fare le pulci al modo di tifare ultras e non possiamo descrivere modalità e contorcimenti vari del modo di tifare di noi comuni mortali.
la litania del noi siamo così giustifica e alimenta un sacco di cose che poi noi stessi ci troviamo a discutere, a respingere.
LO RIPETO: a me non mi va di finire come i tifosi del Torino, presi in giro da mezzi presidenti che per nascondere buffi e campagne acquisti indecenti, portano la squadra ogni due mesi a Superga e tutti si gonfiano commossi, e tutti straparlano della drammatica storia del torino, del NOI SIAMO FATTI COSI', dobbiamo soffrire...
Il Toro non è così. Sono i presidenti che hanno messo in giro la vulgata, e i tifosi anche eccellenti che hanno coltivato questa nostalgia per la tragedia.
anche il Manchester ha avuto la tragedia di Monaco: diresti tu che la loro è stata una vita tragica? che sono diventati tutti pessimisti cronici? lo diresti?
non è col tuo pessimismo cosmico che Nedved e Vieri a Birmingham l'hanno messa dentro.
Non c'entra proprio niente.
dimmi di tutto ma che sono un laziale pessimista cosmico e cronico no.
e non mi sposto da qui. Mi avanzano ancora nove dita.
Sul podio dei post di Lazionet, da quando ci sono.
Io, da "vecchio" laziale che ne ha viste di ogni tipo, mi riconosco abbastanza in quello che dice Guy, ma comprendo (non nei modi) anche il sussulto di V.
Diciamo che la Lazio andrebbe bene come paradigma della Legge di Murphy.
Ecco. Secondo me questa le va a pennello.
Citazione di: Tarallo il 28 Apr 2012, 16:16
Famole ste vittorie, rispettando quelli come Klose, arriviamoci a questo Gotha del calcio, piuttosto che farsi umiliare dallo Zurigo e dal Vaslui.
Non ci ha umiliato nessuno, con lo Zurigo abbiamo pareggiato da loro e vinto in casa, con il Vaslui le abbiamo pareggiate entrambe. Ammetto che non é come aver vinto 4 a 3 contro la Germania allo Stadio Azteca pero' non ci ha umiliato né lo Zurigo, né il Vaslui.
Citazione di: italicbold il 28 Apr 2012, 16:45
Non ci ha umiliato nessuno, con lo Zurigo abbiamo pareggiato da loro e vinto in casa, con il Vaslui le abbiamo pareggiate entrambe. Ammetto che non é come aver vinto 4 a 3 contro la Germania allo Stadio Azteca pero' non ci ha umiliato né lo Zurigo, né il Vaslui.
La tua frase contiene la soluzione al problema.
Se spacchiamo il capello in due per sapere cosa abbiamo fatto col Vaslui e con lo Zurigo (in assenza di altre brillanti prestazioni in campo internazionale negli anni post-"cambiamento"), la discussione sulla grandezza della Lazio si puo' chiudere qui.
Aggiungo sul tema de "la storia e' cambiata" di vuppuntiana memoria (tra l'altro una storia che cambia diverse volte nel corso degli anni vuol dire che non cambia, ma vabbe').
Quando sarebbe cambiata sta storia? Con Eriksson? Nel 2000?
Tu italic c'eri, forse vuppunto no, ma io uno scudetto l'avevo gia' vinto, l'avevo gia' vista sta storia cambiare.
Ve lo devo ricorda' che e' successo dopo?
Ma facciamo finta che non sia successo, la storia e' cambiata nel 2000.
Ce vojono piu' bene de prima? Non abbiamo piu' lottato per non retrocedere? Pechino ha cambiato la storia?
Non ve seguo, davvero.
Quando la storia cambiera' saro' con voi, giuro.
Citazione di: Tarallo il 28 Apr 2012, 16:52
Quando la storia cambiera' saro' con voi, giuro.
Siamo a cavallo tra due topic, che secondo me, in fondo, girano tutti e due attorno a una stessa questione.
La storia non cambia da sola, cambia perché le persone la cambiano. ed é questo che volevo dire con l'esempio del Munich 1860. Se non c'erano 4 stronzetti di 13 anni che trattavano male i ragazzini dell'altra squadretta Beckembauer avrebbe giocato nell'altra squadra di Monaco e il Bayern non avrebbe probabilmente mai vinto 22 dei 49 campionati successivi.
Quindi con noi ce devi esse pure prima di cambiare la storia.
Quello che dice V. é che dobbiamo anche toglierci di dosso questa cappa di fatalismo, direi cattolico, in cui appena nati assumiamo, che lo si sia vissuto o meno, il peccato originale di una Lazio che vince il suo primo scudetto e poi muoiono come farfalle al calare della sera (un poeta sono, tra Ungaretti e Saba direi....:)).
Quello di V. é un grido di guerra per abbandonare quella retorica dello
Scozzese in terra d'Inghilterra, del
molti nemici molto onore,
ce l'hanno tutti con noi[/i, Ce dice sempre male.
Perché in qualche modo si deresponsabilizza la società, i giocatori e noi stessi.
Dobbiamo essere più calvinisti. In questo senso.
Forse ci sono diversi modi di leggere Guy, e io ne vedo uno solo, come al solito quello semplice.
Se conosco Guy il molti nemici molto onore non piace neanche a lui. A me non piace sicuro, anche se i nemici per me li abbiamo.
Secondo me si tratta di piu', come dicevano altri, di realismo vs. ipertrofia identitaria, quella di chi sappiamo noi.
Quelli della' co' sta pantomima daaa maggica la storia non l'hanno cambiata manco di un centimetro, erano merde, restano merde e il loro futuro ha tutta l'aria di essere pieno demmerda. Esistono tifoserie di squadre francamente che nel contesto del calcio mondiale sono un pelo nel culo della storia che usano termini quando parlano di loro stessi e della loro storia che non fanno neanche ride. Questo un po' e' tipico dei tifosi, e in questo io credo noi siamo diversi. E a me la cosa piace, fatto comunque assolutamente irrilevante, perche' per me e' assolutamente nel nostro DNA. Prima che i gradassi li facciamo noi (pensando al prossimo futuro trionfo piuttosto che alla nostra imminente catastrofe) dobbiamo vincere dieci volte un Milan.
Io so' vecchio ma magari campo abbastanza per arrivarci, ma oggi mi sembra leggermente prematuro.
Citazione di: italicbold il 28 Apr 2012, 17:09
Siamo a cavallo tra due topic, che secondo me, in fondo, girano tutti e due attorno a una stessa questione.
La storia non cambia da sola, cambia perché le persone la cambiano. ed é questo che volevo dire con l'esempio del Munich 1860. Se non c'erano 4 stronzetti di 13 anni che trattavano male i ragazzini dell'altra squadretta Beckembauer avrebbe giocato nell'altra squadra di Monaco e il Bayern non avrebbe probabilmente mai vinto 22 dei 49 campionati successivi.
Quindi con noi ce devi esse pure prima di cambiare la storia.
Quello che dice V. é che dobbiamo anche toglierci di dosso questa cappa di fatalismo, direi cattolico, in cui appena nati assumiamo, che lo si sia vissuto o meno, il peccato originale di una Lazio che vince il suo primo scudetto e poi muoiono come farfalle al calare della sera (un poeta sono, tra Ungaretti e Saba direi....:)).
Quello di V. é un grido di guerra per abbandonare quella retorica dello Scozzese in terra d'Inghilterra, del molti nemici molto onore, ce l'hanno tutti con noi[/i, Ce dice sempre male.
Perché in qualche modo si deresponsabilizza la società, i giocatori e noi stessi.
Dobbiamo essere più calvinisti. In questo senso.
Ti do ragione fino all'ultima frase, che non condivido. Il Calvinismo porta a un 'senso del peccato' ancora più opprimente di quello del Cattolicesimo da te menzionato sopra: secondo il Calvinismo, i successi (per lo più economici, da cui il feticismo del denaro del capitalismo moderno, leggasi "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo", di Max Weber) nella vita sono il segno del favore divino che è capriccioso, viene dato agli eletti che Dio sceglierebbe a ca22o, mi si perdoni la caduta improvvisa di stile e con tutto il rispetto per l'Altissimo: hai successo? Sei un eletto, Dio già t'ha scelto per andare in Paradiso, indipendentemente dalle tue opere. Perdi? Sei Fantozzi, devi annà all'inferno, nun te devi lamentà e devi sottostare alle gerarchie socioeconomiche che sono state scritte in cielo. Secondo questa logica, tradotta in termini calcistici, le strisciate sarebbero le uniche autorizzate a vincere e noi dovremmo cedergli i giocatori a parametro zero e dirgli pure grazie.
Interessanti 'ste disquisizioni storico-psico-sociologiche applicate al calcio.
Citazione di: GuyMontag il 28 Apr 2012, 00:15
Diciamoci la verità, non è da noi, non sarebbe mai stato da noi.
Non sarebbe stato da noi essere terzi con sette-otto punti sulla quarta.
Non ci sarebbe dispiaciuto guardare le ultime giornate di campionato magari con un po' di distacco, e se c'era da andare al male una domenica, insomma, concediamo qualcosa alla famiglia, tanto ormai è fatta.
Ma non sarebbe stato da noi.
E' invece da noi soffrire maledettamente fino all'ultimo minuto dell'ultima partita.
Dodici anni fa, addirittura, un tempo dopo l'ultimo minuto dell'ultima partita.
Nessuno ci regala niente, e lassù ci si sono dimenticati.
Noi non ci diamo una mano. D'altronde, non ce la siamo mai data. Il laziale è funebre, terrorizzato di poter essere felice, vede un raggio di sole dopo un acquazzone come una breve pausa tra due temporali. Perché, che pioverà, è sicuro. Un mio amico fraterno, al fischio finale di quel Perugia-Juve, mi guardò con occhio smarrito. E mò?
E quel giorno a Perugia stava piovendo. Mai pioggia fu più benedetta, pioggia comunque era.
Il momento è quello che è.
La squadra gioca male, malissimo. E che squadra, poi? Non c'è più nessuno. Il bollettino degli infortunati è un romanzo horror-gotico, ogni mattina lo consulto armato di ogni sorta di amuleti, spizzandolo come le carte a poker. E non lo puoi perdere manco un giorno. Mi sono distratto un attimo e zac, per il Profeta stagione finita. Dopo Brocchi, dopo Klose, dopo Lulic, la falce della stagione finita miete vittime, incurante se si tratti di titolari o riserve, anche Stankevicius si accoda alla lista - quella invece infinita. La ricaduta è dietro l'angolo, per uno che (forse) ce la fa altri tre accusano, povericristi che non si fanno mai male, tipo Ledesma o Gonzalez, arrancano spompati senza ricambi possibili, siamo arrivati all'impensabile di rimpiangere Del Nero o convocare Makinwa, il quale per la sorpresa si è subito infortunato. Stagione finita anche per lui. Prima di cominciare.
I nostri eroi si chiamano ora Scaloni e Garrido, visto che Radu e Konko fanno come la lumaca dell'indovinello, un passo avanti e due indietro, e che Dias sembra diventato un misto tra Gutierrez e Trotta.
Rocchi soffre di solitudine là davanti, sempre più pelato, laddove Kozak viene ammonito mentre si allaccia gli scarpini prima di entrare in campo e Alfaro ara allegramente praterie.
Un'armata Brancaleone che fa simpatia e tenerezza. Che sembra il Peter Sellers di Hollywood Party. Gli sparano, cade ma non muore mai. E si rialza per suonare la sua tromba. E' un miracolo che siamo ancora là. Pareggiamo e le altre pareggiano, perdiamo e le altre perdono. Che poi qualcuna si avvicina, è normale. Non foss'altro per cortesia.
Ma siamo là. Il traguardo pare lontanissimo, un Lecce o un Novara ostacoli proibitivi. Per non parlare dell'Udinese. Che per simpatia nei nostri confronti, forse per rispetto, sta mantenendo doverose distanze, pigliando sberle mica male ovunque vada. Perché noi giochiamo male, è vero, ma il bel gioco è un optional. Il Napoli di oggi è un ronzino annaspante, l'Udinese si è detto, l'Inter sta diventando una squadra decente dopo aver preso sganassoni tutta la stagione, e sta ancora là. Di quelli là, possiamo solo gustare siparietti comici quando intervista la Sanipoli.
Ma a quattro dalla fine in quel posto ci siamo noi. Certo, magari andare ad Udine con Radu e Konko sulle fasce, con Klose là davanti, col Profeta in grande spolvero, mentre Lulic stantuffa sulla fascia, con l'imbarazzo della scelta a centrocampo, ecco anch'io avrei preferito.
Ma non c'è nulla da fare. Non sarebbe stato da Lazio.
Questa partita, in questo momento della stagione, in queste condizioni, senza più alibi, più spazio, più margine, ecco.
Questa sì, questa è da Lazio.
E' daglianni 50 che vivo questa storia, purtroppo!
Questa è la Lazio e a noi non ci ha regalato nulla nessuno, anzi.....
Citazione di: V. il 28 Apr 2012, 12:42
sei sei pessimista cosmico e cronico a me non interessa, non ti stimo come tifoso, non ti vedo.
soprattutto perchè la nostra storia è cambiata.
qualcuno più volte, anche a distanza di anni, ha preso la Lazio e l'ha portata altrove.
questa è storia.
evidentemente piace far finta che non sia accaduto, perchè nell'indolenza ci si trova meglio, come tifosi.
capisco che buttare tutto all'aria è uno sport che appartiene alla nostra cara polisportiva, ma sperare che in fondo
a questo pessimismo ci sia la possibilità di raccattare qualcosa è intendere lo sport come elemosina.
la Lazio che ha vinto non ha vinto per diritto divino nè perchè ha chiesto l'elemosina.
E' un po' una palla, scrivere e trovarsi frainteso. Ma forse si legge solo ciò che si vuole leggere. Il povero Kurt non ha detto di essere pessimista. In nessun punto. Ha parlato del laziale pessimista. Così come ne ho parlato io che - per inciso, ma l'ho ben scritto - sono assolutamente l'opposto.
Scrivendo, si tende a generalizzare. Più o meno come fa V. quando cita il tifoso del Torino. Non è che posso scrivere ad ogni frase: il laziale è così (sempre mia opinione, per carità), tranne V. o Pippo o Pluto o Gigetto, che invece non sono così. Si parlava di quel che si respira allo stadio, di quel che si legge su questo forum, di un laziale mezzovuotista e disilluso (non te piace pessimista? Meglio?). E' una fotografia. Parziale, come tutte le fotografie. Italicbold suggerisce come sarebbe interessante modificare questo stato (implicitamente, anche lui conferma che è così). Certo che sarebbe interessante. Sarebbe bellissimo, e concordo pienamente con lui.
Con buona pace di V., che il pessimista cosmico non lo stima e non lo vede, se scrive di fatti dovrebbe convenire costui comunque esiste, non è minoranza, e invade gli stadi. Forse non è in definitiva pessimista di natura, forse è perché ne ha viste tante, forse perché ogni volta che si è lasciato andare ha preso sberle ovunque, è diffidente. Il che non vuol dire che non speri, che non faccia il tifo, che non soffra, che non gioisca quando c'è da farlo. E' lo stereotipo (perché di stereotipi si parla) del romano, disincantato di fronte a tutto. Sei più mejo te, perché quando vinciamo puoi dirgli te l'avevo detto io?
Che mi significa che la nostra storia è cambiata? Quando è cambiata? Negli anni '50 arrivavamo sempre fra terzo e quarto posto, negli anni '60 un botto di B, nel '74 che te lo dico a fà, gli ottanta me li vorrei dimenticare, bei novanta fino al duemila, questo decennio ci ha visto tra alti e bassi. E perché il laziale dovrebbe cambiare? E come, poi? Nei sessanta era giusto fosse pessimista, nel duemila no? A chi piace (ahi ahi qui si generalizza!) far finta? E buttare tutto all'aria? Se l'Olimpico si svuota non è perché il laziale è pessimista, lo era pure a Lazio-Vicenza o negli anni novanta, e hai da vede che begli stadi pieni, e i nostri dirimpettai ottimisti e guasconi non è che stiano molto meglio. E allora come si estrinseca in pratica questo buttare tutto all'aria?
Ma sò scemo io.
Perché poi dici - giustamente - che la Lazio non ha vinto per diritto divino. E' proprio così. Ed è proprio per questo che il laziale (tranne V., Pippo, Pluto, Gigetto, Franco B. e Er Caciotta), che sa di non essere aiutato da nessuno, ci va un po' più cauto forse di altri. Che se gira un cetriolo che te lo dico a fà. E allora va allo stadio, tifa, canta, soffre, esulta o si dispera. Ma con un tappo al culo. Hai visto mai.
E comunque questa partita E' da Lazio.
E anche questo topic, a ben leggere, è tipico.
Ma (per tornare a bomba sulla frase d'apertura del topic) davero qualcuno pensava, prima di Lecce e Novara, che le vincevamo entrambe e arrivavamo terzi co' la pippa in bocca?
Li vojo conosce sti laziali, perche' forse si, c'e' un'altra generazione.
Che n'ha da pija' de tranvate, temo.
Credo dipenda dall'età. Se per esempio sei del 68 ed hai visto tutto il brutto e tutto lo sporco
che ha circondato la nostra amatissima Lazio, sei come Guy, se invece sei un "tifoso dell'era moderna",
io definisco così i fortunati aquilotti che hanno vissuto la Lazio dall'era Calleri in poi, sei come V..
Se facciamo una statistica credo sia così, con le dovute eccezioni ovviamente. :band5: :band6: :band7: :band12: :bakar:
Ho vissuto la storia della Lazio dagli anni 50 fino ad oggi, quella precedente me la raccontava mio padre.
La storia è stata sempre la stessa, anche ai tempi di Cragnotti avremmo meritato molto di piu' di quello che abbiamo raccolto.
La Lazio è questa, ed è bella perchè è imprevedibile a volte ti da delle gioie inattese a volte delle travante tremende.
Citazione di: Tarallo il 28 Apr 2012, 17:32
Ma (per tornare a bomba sulla frase d'apertura del topic) davero qualcuno pensava, prima di Lecce e Novara, che le vincevamo entrambe e arrivavamo terzi co' la pippa in bocca?
Li vojo conosce sti laziali, perche' forse si, c'e' un'altra generazione.
Che n'ha da pija' de tranvate, temo.
Io sono della 'vecchia generazione' (o forse di una generazione di mezzo, sono nato nell'emblematico 1974, inoltre scopro solo adesso che c'è una 'vecchia' e una 'nuova' generazione di laziali, ma mi pare che sia proprio così), per cui non dicevo niente ma me l'aspettavo. Stavo zitto e m'imponevo, con falsa autosuggestione, di essere ottimista. È che nel DNA della Lazio (e nella psicologia dei suoi tifosi - solo di quelli della 'vecchia generazione'? Non so) c'è scritto: sculeremo sempre. Scusate l'oxfordismo. Poi magari vinciamo lo stesso e c'è pure più gusto.
P.S.: Tanto pe' capisse, quando avevo l'età dell'interista e mediatico bambino Filippo, a scuola non è che mi prendessero per il qulo: di più. I peperoni vincevano lo scudo, stavano comunque al vertice, erano più tronfi di oggi se possibile, e noi stavamo in B o a fa' gli spareggi per non andare in C. Questo dopo aver vinto lo scudetto. Prima di ricominciare un'altra era di trionfi. Prima di ricadere di nuovo in basso. Fino a oggi che ancora non abbiamo capito qual è il nostro posto nelle gerarchie calcistiche.
Citazione di: Ulissechina il 28 Apr 2012, 17:39
Ho vissuto la storia della Lazio dagli anni 50 fino ad oggi, quella precedente me la raccontava mio padre.
La storia è stata sempre la stessa, anche ai tempi di Cragnotti avremmo meritato molto di piu' di quello che abbiamo raccolto.
La Lazio è questa, ed è bella perchè è imprevedibile a volte ti da delle gioie inattese a volte delle travante tremende.
Proprio così, se non ci avessi creduto, se non avessi avuto fede, a Lazio Parma 99 non sarei andato. Avrei voluto esserci a Lazio Reggina 2000 ma avevo prosciugato il conto in banca per regalare a mia moglie una settimana di ferie in Spagna dal weekend seguente, visto che era incinta e prevedevo che in seguito, per un bel pezzo, di vacanze, neanche a parlarne. Ho sbagliato anno.
Pero' la sciarpetta quella domenica 14 maggio me l'ero portata appresso, in Liguria a casa di amici. Ci credevo? Boh? Non lo so, forse era solo orgoglio.
Non scambierei gli scudetti della Juve dal dopoguerra ad oggi con il nostro del 2000: una cosa così, solo noi.
Certo che mi piacerebbe aver portato a casa anche altre vittorie meritate tipo il 73 o il 99 e perché no il 2001 visto quello che hanno combinato per favorire quelli della', mentre noi nonostante tutto fino al gol di Dalmat eravamo ancora li.
Non sono rassegnato a questa dimensione, visto che dopo il derby un pensierino allo scudo l'avevo fatto anch'io.
Pero' ho sentimenti contrastanti quando parlo della Lazio. Perché sembra che come la luce in fondo al tunnel si faccia più vicina qualcuno tiri la corda dietro e ci riporta al buio. Certo che quando quelle poche volte siamo riusciti ad uscire da sto caxxo di tunnel la luce e' stata accecante. E bellissima.
Sono del 67 conta qualcosa? Me sa de si.
Forza Lazio, Sempre.
Citazione di: Tarallo il 28 Apr 2012, 17:32
Ma (per tornare a bomba sulla frase d'apertura del topic) davero qualcuno pensava, prima di Lecce e Novara, che le vincevamo entrambe e arrivavamo terzi co' la pippa in bocca?
Li vojo conosce sti laziali, perche' forse si, c'e' un'altra generazione.
Che n'ha da pija' de tranvate, temo.
Da laziale che ne ha viste e vissute tante, all'ultima partita vista allo stadio, Lazio ciucci, a due minuti dalla fine sul 3 a 1 contavo i secondi di recupero che non passavano mai.
Purtroppo questa angoscia, noi laziali di oltre mezzo secolo, ce la portiamo dentro da sempre.
Citazione di: kurt il 28 Apr 2012, 18:16
(...)
Non sono rassegnato a questa dimensione, visto che dopo il derby un pensierino allo scudo l'avevo fatto anch'io.
Pero' ho sentimenti contrastanti quando parlo della Lazio. Perché sembra che come la luce in fondo al tunnel si faccia più vicina qualcuno tiri la corda dietro e ci riporta al buio. Certo che quando quelle poche volte siamo riusciti ad uscire da sto caxxo di tunnel la luce e' stata accecante. E bellissima.
Sono del 67 conta qualcosa? Me sa de si.
Forza Lazio, Sempre.
Dici bene "sentimenti contrastranti". E se dici che non sei rassegnato siamo già d'accordo. E' un po' il "tappo al culo" di Guy. La sua fotografia è corretta. Ce l'abbiamo tutti. Forse ce l'hanno quasi tutti i tifosi, della Lazio e non. Forse non c'entra neanche tanto la generazione, se non per i laziali giovanissimi.
Io dico che invece di indulgere a questo sentimento maliconico ma consolatorio dell'esser soli contro tutti, scozzesi in terra inglese, non mi ricordo chi ha scritto "nostalgia della tragedia", che insomma la luce è bellissima e accecante ma dura poco, che magari si vince ma mai facile, che se abbiamo Lecce e Novara dobbiamo cagarci sotto (io me cagavo sotto, caro Tarallo)... dovremmo avere maggior coscienza della storia della Lazio e pretendere il massimo, sempre. Non è nemmeno questione di ottimismo o di pessimismo, è questione di mentalità, di immagine di noi stessi. E secondo me il discorso di IB sul calvinismo ha il suo fondamento.
Non voglio insegnare la storia della Lazio a nessuno ma ho qualche dubbio che non sia mai cambiata. Chinaglia, Maestrelli, Cragnotti e altri l'hanno cambiata eccome. Poi siamo tornati in B o a lottare per non andarci, purtroppo può succedere ancora, ma qualcuno aveva provato a portarci più in là, come dice V.. E qualcun altro ci ha portato dove siamo ora, che non era scontato, anzi ha del miracoloso, è molto "da Lazio", ma comunque potrebbe essere meglio. La storia la fanno le persone. E' il fatalismo che mi irrita. E' il topic sull'EL quando siamo terzi. E' fare spallucce perché "è sempre stato così". Sempre così un par de pallle.
Il lazialismo leopardiano vs il lazialismo dannunziano
:pp
Citazione di: strike il 29 Apr 2012, 09:51
E' il fatalismo che mi irrita. E' il topic sull'EL quando siamo terzi. E' fare spallucce perché "è sempre stato così". Sempre così un par de pallle.
Ma io su questo sono d'accordo. Mi pare che quello che diceva Guy e' che a noi niente e' mai venuto facile. Nessuno ci ha mai regalato nulla, e non ricordo una vittoria che non s'e' sviluppata dopo situazioni quantomeno drammatiche. O che non sia state seguita da drammi tutti laziali.
Questa e' storia. Nessuno ha vinto uno scudetto due ore dopo aver finito l'ultima partita, questo e' solo l'esempio piu' lampante e il meno lacrimoso.
Non rassegnarsi non significa disconoscerre la realta', anzi. La realta' fa si' che la nostra volonta' di lottare non possa mai scendere di un millimetro altrimenti e' finita. E noi, si lotta. Altro fanno telefonate a amici. Noi lottiamo. Questa e' una realta'.
La nuova generazione di Laziali; di cui quasi trentenne faccio parte, è una generazione diversa da tutte quelle precedenti, soprattutto non è una generazione pessimista.
Noi 25/30enni di oggi non abbiamo mai vissuto la serie B; abbiamo sempre, tranne 3/4 eccezioni in 20 anni, vissuto una Lazio forte; che è sempre stata tra le prime 4/5 della serie A; a scuola non eravamo affatto in minoranza (in classe mia alle superiori 5 Laziali e 3 romanisti); siamo cresciuti con Cragnotti, Signori, Casiraghi, Vieri, Nedved, Salas, Nesta e tanti altri; mentre dall'altra parte prendevano cesar gomez, trotta, fabio junior e servidei; roba che manco il più antiromanista dei Laziali mettendo insieme le figurine avrebbe fatto una Lazio ed una roma così.
Io voglio vincere, perchè con la Lazio forte e vincente ci sono cresciuto ed abituato, e non voglio disabituarmi, MAI; altro che pessimismo.
:band1: :band1:
Questo topic sicuramente . ;)
Su come i tifosi si pongono vs la propria storia , il proprio presidente , le proprie aspettative , io divido in 3 categorie .
1 -> Le strisciate .
2 -> Le famose
3 -> Il resto
Noi facciamo parte del secondo gruppo . Ogni tanto , ed anche altri , entrano nel primo gruppo . Solo quando un pazzo vuole giocare ad un tavolo di poker con gente che ha dieci volte il suo patrimonio . Quindi o bleffa (Cragnotti) o si rovina (Sensi,Cecchi Gori) . Questa e' la nostra dimensione , volenti o no . E questa stagione e' la dimostrazione .
La corsa all'Europa che conta , in prospettiva e da un punto di vista finanziario , e' un affare/investimento che interessa o puo' essere produttivo solo per l'Inter . Solo l'Inter , oggi , puo' rischiare il preliminare perhe' l'unica che a prescindere dal risultato di questa stagione , fara' campagna di rafforzamento per puntare allo scudetto , a prescindere come direbbe Toto' . Il nostro scudetto del '74 , o quello del Verona , o della Samp , sono emblematici in questo senso e guarda caso nell'era della Coppa Campioni , ben diversa da quella attuale .
Io non sono pessimista , o ottimista , sono tifoso quindi in partenza incoerente .
Ogni anno "spero" cioe' tifo . E ci credo fino in fondo . anche perche' il bello del calcio e' che ogni tanto qualcosa di bello succede . E fra i sogni di ogni tifoso c'e' un presidente modello moratti , come sognare di fare 6 al superenalotto . I sogni , comunque , non si possono fermare . Su con la vita . :ssl
Tarallo sei il mio idolo (l'ho appena scritto su un altro topic, non è cross posting, è la verità).
........le discussioni generaliste, di solito, sono oziose.
Tipo: i laziali so' così o i rumeni so' così, di solito si scivola nell'aria fritta.
I tifosi so tifosi, non credo ad una diversità antropologica, culturale o genetica determinata dalle appartenenze, parlando seriamente.
Nell'esser laziali c'è di tutto e de più, è un macrocosmo non è mica una condizone univoca....a me molte cose dell'armamentrario "laziale" fanno pure un po' senso ma ne fotto, sono laziale, tutto qui, e non mi divido certo sul pessimista/ottimista, cosmico/relativo, solocontrotuttiincazzato/solocontrotuttiefiero....
Io se devo tracciare una linea la metto sul dignitoso/non dignitoso
Mojo, il tuo intento e' lodevole ma si scontra con la realta'.
Le generalizzazioni vanno evitate non perche' non abbiano un fondo di verita' (lo hanno eccome*) ma perche' se utilizzate per identificare il singolo nascondono rischi clamorosi di errori gravissimi, che culminano nella discriminazione e nel razzismo.
Quindi un conto e' dire parla pe' te, io non sono cosi' (come dice V.) un altro e' dire che non c'e' un tema comune, una psicologia condivisa in gruppi che si riuniscono - e qualcosa ci deve essere che li unisce, no?
*Ieri non so chi e' stato aggredito per aver detto, riferendosi a Klose, che in Germania c'e' un altro concetto della responsabilita' e del rispetto dei contratti, della professionalita' in generale. La cosa, lo confesso sapendo che il mondo per queste cose non e' pronto, per me e' verissima. Ma nel contesto di Klose non ci dice nulla, non vale neanche la pena giocare il gioco delle percentuali. La generalizzazione anche quando e' vera e' inutilizzabile.
Citazione di: Tarallo il 29 Apr 2012, 12:32
...........un altro e' dire che non c'e' un tema comune, una psicologia condivisa in gruppi che si riuniscono - e qualcosa ci deve essere che li unisce, no?
...si c'è un tema comune, c'è l'appartenenza ma non è data da un comune sentire di natura culturale, etica, poltica o filosofica.
L'appartenza, nel tifo, è determinata su un fondamento di passione, irrazionalità, gioco....per cui mette assieme le diversità non le analogie.
Io con molti laziali (parlo per me naturalmente) non prenderei neanche un caffè....eppure la domenica assieme a loro sostengo la Lazio.
Questo non potrebbe accadere in "appartenenze" di partito, associazione, religione o altro fondato su valori comuni e condivisi. Lì il target (usiamo sta parolaccia) è omogeneo.
In sintesi e secondo Mojo, eh!
Citazione di: Tarallo il 29 Apr 2012, 12:32
*Ieri non so chi e' stato aggredito per aver detto, riferendosi a Klose, che in Germania c'e' un altro concetto della responsabilita' e del rispetto dei contratti, della professionalita' in generale. La cosa, lo confesso sapendo che il mondo per queste cose non e' pronto, per me e' verissima. Ma nel contesto di Klose non ci dice nulla, non vale neanche la pena giocare il gioco delle percentuali. La generalizzazione anche quando e' vera e' inutilizzabile.
Eccolo :)
Citazione di: Tarallo il 29 Apr 2012, 12:32
Mojo, il tuo intento e' lodevole ma si scontra con la realta'.
Le generalizzazioni vanno evitate non perche' non abbiano un fondo di verita' (lo hanno eccome*) ma perche' se utilizzate per identificare il singolo nascondono rischi clamorosi di errori gravissimi, che culminano nella discriminazione e nel razzismo.
Quindi un conto e' dire parla pe' te, io non sono cosi' (come dice V.) un altro e' dire che non c'e' un tema comune, una psicologia condivisa in gruppi che si riuniscono - e qualcosa ci deve essere che li unisce, no?
*Ieri non so chi e' stato aggredito per aver detto, riferendosi a Klose, che in Germania c'e' un altro concetto della responsabilita' e del rispetto dei contratti, della professionalita' in generale. La cosa, lo confesso sapendo che il mondo per queste cose non e' pronto, per me e' verissima. Ma nel contesto di Klose non ci dice nulla, non vale neanche la pena giocare il gioco delle percentuali. La generalizzazione anche quando e' vera e' inutilizzabile.
Tarallo , e' in parte vero . E l'ho verificato vivendo in un contesto ultrastrisciato .
Io , qui , forse peche' proveniente da ambiente diverso , non vedo grosse differenze fra i tifosi delle strisciate .
Hanno in comune la prosopopea dei "vincenti" , e' un clan . Fra loro parlano lo stesso linguaggio .
Io l'unico tema comune , come lo chiami tu , lo trovo nella differenziazione con quelli de la ' .
Loro si "sentono" come gli strisciati . Sono gradassi . Sono "er piu'" senza rendersi conto che non contano un ca.zzo come tutti quelli che non fanno parte dell'elite ma vorrebbero farne parte . Ecco l'identita' comune dei Laziali : noi abbiamo coscienza della ns dimensione . Questo non vuol dire sentirsi "inferiori" , significa essere coscienti delle proprie possibilite' , senxza dimenticare il tifo ed i sogni .
Fino a prova contraria noi siamo Lenzini , Lotito mica Cragnotti . Ma con Lenzini e Lotito abbiamo vinto cosa che non succede ai Florenziani , ai ciucci , ai merdosi . Ci sara' un motivo ? Boh .
Scialò, ma famme capì, sei il più garbato di tutti e t'aggrediscono?? Dimme chi è stato! ;))
Quel che dice Coldilana61 secondo me è vero per quanto riguarda i difettosi, non tanto per quanto riguarda noi perché la lazialità menzionata da Guy, che pare ormai possa essere definita vetero-generazionale (classe '74 presente! Augh!), non è mera coscienza della propria dimensione: messa così pare che siamo inferiori, mentre in realtà non si tratta di complesso di inferiorità ma di un'intrinseca capacità di complicarsi la vita e di vincere con uno sforzo 10x laddove gli altri vincono con uno sforzo x (ovvio che nessuno vince senza sforzo e senza manco una svejja), di passare dalle stalle alle stelle e viceversa e poi su di nuovo. Questo è nel nostro DNA e nella nostra psicologia, a meno che, ripeto, Cragnotti e persino il tanto vituperato Lotito non abbiano causato una mutazione genetica (che per carità, è positiva come la "nostra" vecchia razza) nelle nuove generazioni, appunto. Eppure tifando Lazio in un ambiente che sarà sempre a maggioranza peperonato (il mondo è plebe per maggioranza, è sempre stato così e sempre lo sarà) e dominato da circoli mediatici di sannipoliana memoria, nemmeno il "nuovo" laziale può evitare di ereditare i nostri cromosomi, che non ce la vengano a raccontare. ;))
Da stasera, "è da Lazio" ancora di più. Diciamo così...
Citazione di: marcantonio il 28 Apr 2012, 13:18
Qui poi con questo nonsense Lazzaro vs. Gesù Cristo siamo al delirio puro e al trionfo del pessimo gusto. Della serie: come rovinare un bel topic.
me pare che sul calvinista e sul protestante non hai fiatato. anzi, te piaceva pure.
Citazione di: GuyMontag il 28 Apr 2012, 17:28
E' un po' una palla, scrivere e trovarsi frainteso.
Che mi significa che la nostra storia è cambiata? Quando è cambiata? Negli anni '50 arrivavamo sempre fra terzo e quarto posto, negli anni '60 un botto di B, nel '74 che te lo dico
idem anche per me sul fraintendimento.
per quanto ne dica tarallo che mi vuole dare del filosofo per non leggermi nè darmi peso, la nostra storia è cambiata dal 1974. l'ho già scritto qua sopra un mese fa.
la Lazio è la quarta squadra italiana per capocannieri.
i primi dodici nella storia della Lazio, io che ho quasi 40 anni, li ho visti per il 90%: o di persona, o c'erano quando erano bambini. risultato di questi cannonieri: nazionali, scudetto, coppe. non andiamo in b dal 1988. abbiamo avuto campionissimi con una certa regolarità. abbiamo avuto un primavera campione d'italia in A.
moltissimi giocatori laziali hanno fatto il giro del mondo. abbiamo tifosi all'estero. siamo stati dentro formazioni ideali della stampa internazionale.
non siamo il Milan (ma dai...) ma neanche la Nocerina e nemmeno il Foggia, che dopo Zeman non ha fatto più nulla. quelli come noi esistono se si sanno raccontare, perchè tra un trofeo e l'altro devi dare continuità tu.
a me gli atti di fede non interessano. l'atto di fede lo fa anche quello della nocerina. e non sono così presuntuoso da sentirmi migliore di un tifoso della nocerina solo perchè il cero che accendo io vale di più-
anche della retorica di Bigiarelli non interessa nulla. è lontana, non la vivo, salvo per dettagli essenziali.
la disfatta di ieri non sposta di un millimetro la questione.
Citazione di: V. il 01 Mag 2012, 01:37
idem anche per me sul fraintendimento.
per quanto ne dica tarallo che mi vuole dare del filosofo per non leggermi nè darmi peso, la nostra storia è cambiata dal 1974. l'ho già scritto qua sopra un mese fa.
Io non solo ti leggo ma forse ti do troppo peso, e ti ho gia' detto che con la frase sottolineata non sono affatto d'accordo. E io c'ero.
E ieri, l'altroieri e la settimana scorsa lo dimostrano.
Non una parola sulla simpatica Udinese. A parti invertite ci avrebbero crocifisso per il falso fischio e avrebbero giustificato le proteste dell'Udinese.
Ancora che la storia e' cambiata. Infatti nell'80 e nell'86 (dopo lo spartiacque del 74) tutti impressionati davanti agli scandali e impauriti dalla superpotenza biancoceleste.
Un see llallero tra i piu' pesanti della storia ti sta seppellendo, e Dio sa se non vorrei che tu avessi ragione.
Sul discorso dell'atteggiamento pessimista e zerbino, invece sono d'accordo con chi dice che e' ora di finirla. E guarda un po', Guy apre un topic che dice proprio questo.
Citazione di: V.
Non ci acchiappiamo proprio, nevvero?
Mi dispiace, perché apprezzo quanto scrivi. Proprio perché lo apprezzo, così come apprezzo la tua intelligenza, posso dire che ce fai. Lo fai apposta. A non leggere quello che scrivo, o a farlo in modo surrettizio, estraendo particelle, frasi, incisi, ed incollandole ad uso di quel che vuoi dimostrare.
Ti dirò, dei tifosi pessimisti che tu non stimi e non vedi come tifosi (o viceversa). Come ti dicevo, io sono il prototipo dell'ottimista inguaribile. Fin da quando ero piccolo, mi ricordo una Coppa Italia, un Lazio-Lecco 0-2, e ogni due minuti calcolavo: mancano dieci minuti alla fine, basta un gol ogni cinque minuti e pareggiamo, mancano otto, basterebbe un gol ogni quattro... fino all'inevitabile 0-2 finale.
Non vado più allo stadio perché assordato ed infastidito dai mantra della Nord, dalle battaglie tutte interne, mai contro nemici esterni, che mi avevano estenuato. Ma ogni tanto ritorno, a Lazio-Napoli ad esempio. E ci sono ancora tutti, nei distinti Ovest, due fratelli cinici a dir poco, disincantati che ne basterebbe mezzo, un tassista che mi sta davanti, di quelli che si alza in piedi ad ogni corner, come i greci, che mio padre odiava perché non gli aveva fatto vedere la metà dei gol della Lazio, uno sempre pronto ad accodarsi al primo Lotito pdm, poi un esagitato patito di atletica che scrive anche su questo forum..., un universo variegato e multiforme. Quando serve, questi ci sono tutti. A gridare, incoraggiare, gioire e soffrire insieme. Fratelli. Anche se poi non faccio altro che discuterci durante la partita. E non ti permettere di dire una sillaba su di loro. Pure se vedono nero.
Ah, si, perché la storia è cambiata. Scusami se mi ci metto di punta, ma io sono più grande di te. Non migliore, of course, ma solo ho vissuto questa storia di cui parli, ne ho attraversato tutti i guadi. Nel 1974 tu eri piccinissimo, e non ti puoi ricordare. Io mi ricordo distintamente dalla fine degli anni '60 ad oggi. Ti posso assicurare che la storia non è cambiata manco per il cappero. Diciamo si è arricchita, come quella di tutte le altre squadre, per mere motivazioni cronologiche. Ma non è andata sicuramente in una direzione, ha subito forse più di altre i vichiani corsi e ricorsi. Da quel 1974 la storia, la Nostra storia, annovera dei momenti meravigliosi. Drammatici, DA LAZIO, ma meravigliosi. Da quel gol di Fiorini, agli esodi biblici degli spareggi, per finire a Birmingham, a Monaco, a Lazio-Reggina. Tutto questo fa parte inscindibile della nostra storia. Il "vostro tifo funereo, triste, un po' melenso, un po' indolente" (cit.) è il tifo di quella gente che si è caricata sulle spalle la Lazio in quei momenti. Ti svelerò un segreto. Sono andato a Lazio-Vicenza con mio padre e mia sorella piccola. Ci cagavamo sotto. E la paura era densa, appiccicosa, seccava le labbra, si sudava. E tanti erano desolati, perdevano speranza, si vedevano già in C o (ti ricorderai, anche se eri adolescente) peggio. Spariti. Cancellati. Ma c'era anche un entusiasmo vivo e rombante. Un non mollare mai ante-litteram. E uno stadio pieno che metà bastava. Magari tu quelli non li avresti visti o non li avresti stimati, perché funerei, tristi o pessimisti.
Non è cambiato niente, da quei tempi. Non sono cambiati i tifosi. Forse - come afferma giustamente qualcuno - qualcosa è cambiato dall'era Cragnotti in poi. Ma non in meglio, certo non in positivo. Ha portato molti a credersi grandi quando grande non eri. A fare i gradassi e gli strafottenti perché era arrivato uno pieno di quattrini non suoi e aveva riempito la squadra di campioni. A credersi stocazzo, un po' come fanno da sempre i giallozozzi. Campioni del mondo ad agosto. A pretendere tutto e subito perché noi. A snobbare qualsiasi risultato, in nome di una nobiltà che ci impedisce di accettare qualcosa sotto il quarto-quinto posto. Quindi pure l'anno scorso è stato visto con sussiego. Dall'alto di un ipotetico stocazzo di non so quale diritto divino.
Io alla mia storia ci tengo. A tutta. Ai trionfi e alle sofferenze. Ero a Como nel 1976. Ultima giornata, dopo venti minuti stiamo sotto di 2. In B, dico. Solo due anni dopo il momento in cui tu affermi che la storia era cambiata. Una ceppa di minchia, cambiata. Giorgione era scappato in America, lasciandoci in braghe di tela. Il Maestro stava male. Poi (E' da Lazio, cavolo se E' da Lazio) arriviamo al due a due. E restiamo in A. E al corteo attraverso le sbigottite strade di Como, noi diecimila arrivati là senza speranza ma con un cuore infinito, ho potuto toccare la Lazialità.
E tu mi dici che è cambiata perché Eriksson nel 2000? Bah, con tutto il rispetto, mi sa il Laziale e la sua storia non li conosci abbastanza.
I rigori son tre. Forza Lazio alé.
Guy
Sull'argomento "la storia e' cambiata" mi e' venuto in mente quello che m'e' successo domenica sera, per l'ennesima volta.
Guardo la partita con Tommasino ma quando la partita e' di sera lui normalmente deve andare a letto alla fine del primo tempo.
Domenica s'era portato sciarpa e coperta della Lazio come amuleti, aveva detto.
Io all'intervallo gli ho detto vai a letto lui ha insistito, ma ho insistito di piu' io. "Siamo 0-0, finora non e' andata cosi' male, risparmiati il resto".
Ma che non lo sapevo? Ma che e' la prima volta? E non e' perdere, figuriamoci, perdere ci sta, ne ho viste di Lazio scarse prendere schiaffi a destra e sinistra. E' che appena arriviamo sul filino di contare qualcosa ci si mette di tutto, di tutto, con spettacoli cosi' surreali che io onestamente a mio figlio voglio risparmiare, altrimenti gli uccido quella speranza che in me e' morta da un pezzo.
vi dico solo che mi si è cancellata la risposta a lungo meditata
vi sento vicini, non vi scavalco, non mi impadronisco dei vostri anni laziali di quando io ero piccolo, o non c'ero manco. distinti ovest, tredici anni di Lazio con papà abbonati lì dal 1989 al 2002. li conosco i laziali dolenti (dolenti, non "tristi" alla romana, che è un'altra cosa), ce li ho dentro casa. ma non è questo il punto.
non siamo il bayern ma nemmeno il cagliari, il verona, la samp, o il napoli, la fiorentina.
la storia è cambiata? sì, insisto, ma lo faccio per questioni lavorative, professionali.
di storia di Lazio ce n'è molta da raccontare. giornalisticamente lo scudetto del 74 non è più da solo.
e mi spingo oltre, quello del 2000 non è così lontano, perchè tra ieri e oggi sono successe cose belle che hanno gettato un filo verso il 2000. manca ancora molta strada però..
giocatori: da zoff come presidente e allenatore a Klose, quanti laziali stanno in giro, sono passati di qua, si sono affermati, hanno bissato vite precedenti, etc? quanti nazionali? ecco perchp citavo la classifica di cannonieri della storia laziale e di quando si è stravolta.
vedo come sia sparito dall'immaginario il ciclo del Parma. e mi fa paura.
siamo romani e romanocentrici ma non basta.
e quel pessimismo cosmico, se rimane chiuso dentro casa fa tanti danni: i danni di non raccontare in giro la Lazio.
ci sono tante tessere sparse non solo sulle stagioni senza [...] e senza gloria, ma pure su quelle di gloria.
aveva ragione Cragnotti, basta col gol di fiorini. aveva ragione perchè quegli addetti ai lavori lì non sapevano raccontare la nuova Lazio. poi il gol di fiorini è finito su Sfide, grandissimo risultato. ma il presidente aveva ragione. l'avremmo visto successivamente.
la champions di delio rossi per me è stato un ponte (di legno e pericolante) tra il 2000 e oggi.
la coppa italia e la supercoppa idem.
ieri su un pannello didascalico di una delle più antiche chiese italiane (rinata tre volte) c'era scritto che della nuova struttura romanica si aveva traccia nell'anno xxx negli annales di un monastero del centro italia.
per vivere, per sopravvivere bisogna essere raccontati. nella storia d'italia come altri paesi, vale più un notaio che un poeta. non bastano i sospiri umani, ci vuole uno che si metta a scrivere e che chieda che c'è da dire?
faccio finta di non vedere lequi e ballardini, è vero.
ma è perchè penso che abbiamo avuto di meglio, persino due giocatori campioni del mondo. certo, rispetto alla foto di derossi e totti che baciano la coppa è poca cosa, ma non devo mollare. c'erano anche oddo e peruzzi.
perchè non mollo? perchè c'è gente che ancora ricorda la polemica no pruzzo sì zaccarelli.
io a te posso dire ti ricordi zoff? ma alla mia ragazza devo dire c'era una volta il più forte portiere italiano, campione del mondo, primatista di pre4senze con juventus e nazionale, etc. scelse di venire da noi per allenare e fare il presidente. e con lui, severo, di provincia, burbero, ci siamo ripuliti dal calcio scommesse.
è il mio lavoro raccontare storie e fatti. tre righe valgono più di una risposta laconica.
gonfia che ti rigonfia la storia ne viene fuori un'altra che è sempre la nostra.
io non ho lla bacheca del milan, dove tutti si nascondono dietro, felicemente.
siamo nudi, e allora ci tocca raccontarci.
bravo V.
Adoro leggere V. ma confesso di capirne sempre piu' o meno la meta'.
Immagino questo signore che nel '62 diceva a suo figlio piccolo che la storia era cambiata perche' c'era quest'uomo, Silvio Piola da Pavia, che ci invidiavano tutti. Tutto il mondo l'aveva visto, e segnava sempre. E era della Lazio, e che adesso tutti ci gaurdavano con un altro occhio.
E il bambinoi che diceva a papa', ma non lo vedi che non ce se fila nessuno? E no e' cambiata, fidate.
Se la storia e' cambiata lo dovrebbero decidere i fatti di attualita', e a me l'attualita', sara' che ancora brucio dentro di un fuoco feroce, parla di zero, niente, una caccola nel mondo del calcio che ci nota solo quando vuole schiacciarci. Non la MIA di percezione, figuriamoci, la Lazio e' fin troppo al centro dei miei pensieri. Quella della storia, intendo.
Citazione di: GuyMontag il 28 Apr 2012, 00:15
Diciamoci la verità, non è da noi, non sarebbe mai stato da noi.
Non sarebbe stato da noi essere terzi con sette-otto punti sulla quarta.
Non ci sarebbe dispiaciuto guardare le ultime giornate di campionato magari con un po' di distacco, e se c'era da andare al male una domenica, insomma, concediamo qualcosa alla famiglia, tanto ormai è fatta.
Ma non sarebbe stato da noi.
E' invece da noi soffrire maledettamente fino all'ultimo minuto dell'ultima partita.
Dodici anni fa, addirittura, un tempo dopo l'ultimo minuto dell'ultima partita.
Nessuno ci regala niente, e lassù ci si sono dimenticati.
Noi non ci diamo una mano. D'altronde, non ce la siamo mai data. Il laziale è funebre, terrorizzato di poter essere felice, vede un raggio di sole dopo un acquazzone come una breve pausa tra due temporali. Perché, che pioverà, è sicuro. Un mio amico fraterno, al fischio finale di quel Perugia-Juve, mi guardò con occhio smarrito. E mò?
E quel giorno a Perugia stava piovendo. Mai pioggia fu più benedetta, pioggia comunque era.
Il momento è quello che è.
La squadra gioca male, malissimo. E che squadra, poi? Non c'è più nessuno. Il bollettino degli infortunati è un romanzo horror-gotico, ogni mattina lo consulto armato di ogni sorta di amuleti, spizzandolo come le carte a poker. E non lo puoi perdere manco un giorno. Mi sono distratto un attimo e zac, per il Profeta stagione finita. Dopo Brocchi, dopo Klose, dopo Lulic, la falce della stagione finita miete vittime, incurante se si tratti di titolari o riserve, anche Stankevicius si accoda alla lista - quella invece infinita. La ricaduta è dietro l'angolo, per uno che (forse) ce la fa altri tre accusano, povericristi che non si fanno mai male, tipo Ledesma o Gonzalez, arrancano spompati senza ricambi possibili, siamo arrivati all'impensabile di rimpiangere Del Nero o convocare Makinwa, il quale per la sorpresa si è subito infortunato. Stagione finita anche per lui. Prima di cominciare.
I nostri eroi si chiamano ora Scaloni e Garrido, visto che Radu e Konko fanno come la lumaca dell'indovinello, un passo avanti e due indietro, e che Dias sembra diventato un misto tra Gutierrez e Trotta.
Rocchi soffre di solitudine là davanti, sempre più pelato, laddove Kozak viene ammonito mentre si allaccia gli scarpini prima di entrare in campo e Alfaro ara allegramente praterie.
Un'armata Brancaleone che fa simpatia e tenerezza. Che sembra il Peter Sellers di Hollywood Party. Gli sparano, cade ma non muore mai. E si rialza per suonare la sua tromba. E' un miracolo che siamo ancora là. Pareggiamo e le altre pareggiano, perdiamo e le altre perdono. Che poi qualcuna si avvicina, è normale. Non foss'altro per cortesia.
Ma siamo là. Il traguardo pare lontanissimo, un Lecce o un Novara ostacoli proibitivi. Per non parlare dell'Udinese. Che per simpatia nei nostri confronti, forse per rispetto, sta mantenendo doverose distanze, pigliando sberle mica male ovunque vada. Perché noi giochiamo male, è vero, ma il bel gioco è un optional. Il Napoli di oggi è un ronzino annaspante, l'Udinese si è detto, l'Inter sta diventando una squadra decente dopo aver preso sganassoni tutta la stagione, e sta ancora là. Di quelli là, possiamo solo gustare siparietti comici quando intervista la Sanipoli.
Ma a quattro dalla fine in quel posto ci siamo noi. Certo, magari andare ad Udine con Radu e Konko sulle fasce, con Klose là davanti, col Profeta in grande spolvero, mentre Lulic stantuffa sulla fascia, con l'imbarazzo della scelta a centrocampo, ecco anch'io avrei preferito.
Ma non c'è nulla da fare. Non sarebbe stato da Lazio.
Questa partita, in questo momento della stagione, in queste condizioni, senza più alibi, più spazio, più margine, ecco.
Questa sì, questa è da Lazio.
Quoto, mi piace, un quadro in cui purtroppo mi (ci) riconosco.
La cosa bella sarebbe chiedersi perchè succede tutto questo, e non addebitare il tutto alla cattiva sorta o al fato predestinato, che così saremmo solo dei tristi Tafazzi.
Citazione di: V. il 01 Mag 2012, 19:52
Il problema, caro V., è che tu vedi la storia della Lazio da un'ottica un bel po' limitata, cronologicamente. La Lazio non è Napoli o Fiorentina. In virtù di cosa, di grazia? Il Napoli ha vinto due scudetti, come noi, la Fiorentina pure. Il Napoli ci ha messo su anche una Coppa Uefa. Sia Napoli che Fiore, ai loro momenti migliori, avevano fior di giocatori, di quelli che li possono raccontare ai figli, con orgoglio. E i napoletani li capisco. Loro hanno avuto il più grande giocatore al mondo, da raccontare ai figli.
Ne abbiamo avuti anche noi, PRIMA del 1974, e non avevamo mai vinto nulla. Abbiamo avuto Bernardini, Bernardini Fuffo, negli anni venti, abbiamo avuto il più grande centravanti italiano di tutti i tempi, SIlvio Piola, abbiamo avuto squadre forti, fortissime, abbiamo sfiorato lo scudetto nel 1937, abbiamo fatto tre terzi posti di seguito negli anni '50, abbiamo vinto la prima Coppa Italia, nel 1958. Era una Lazio stimata ed apprezzata, da noi giocavano i fratelli Sentimenti, i Vivolo, i Muccinelli, era una squadra che lèvati.
No, non è cambiata nel 1974. La storia della Lazio sono centododici anni di vita da gustare tutti d'un fiato, come una Tequila bum-bum, e da centellinare come un buon Whisky invecchiato.
Ci sono storie, centinaia di storie emozionanti, tristi e allegre, storie di insperati trionfi e di desolanti sconfitte, di tradimenti amarissimi. Noi, sempre contro tutti, mai amati e mai supportati da nessun potere. E tu liquidi tutto con un "la storia è cambiata"? Tu, proprio tu, non scappare V., tu che sai scrivere, trovale queste storie, divulgale, rendi il laziale di oggi orgoglioso di esserlo. Per quello che questi colori hanno rappresentato. E non solo nel calcio. Lo sai che Fausto Coppi, sì, proprio lui, ha vestito la maglia della Lazio? E Giulio Glorioso, la figura più illustre del baseball? E Renzo Nostini, e Bruno Beneck, lo sai che un laziale, Pucci, è stato il primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 stile libero?
Tira fuori la Storia della Lazio, sbandierala, colorala, insegnala, e allora ne uscirà la più grande Polisportiva d'Europa. Non sanno chi sono i nomi di cui sopra? Beh, sta a noi, allora. O oltre Mancini Vieri Salas Veron e Nedved non c'è più nessuno? Non ci ha allenato solo Zoff, ma anche Fulvio Bernardini (oltre ad averci giocato). Faglielo capire, alla tua ragazza e a tutti gli altri. Cos'è la Lazio. La storia è cambiata? Manco per niente. QUESTA è la storia della Lazio, non è che è arrivato Eriksson e ci ha fatto capire. Capire a chi?
Ennamo, essi bòno, mettiti anche tu a raccontare la Lazio, che lo sai fare. Tutta la Lazio. Sono 112 anni 3 mesi e 22 giorni. Ce n'hai da fare...
il topic è garbato. ognuno ha scritto la sua. intesi non ci siamo fino in fondo, pazienza.
però forse mi ha inteso strike, non a caso un collega.
oggi a un ragazzino di roma o a un trentenne che sta in europa (che non sa niente degli anni 80 per dirne una) e su tumblr mette su account sulla lazio facendo girare in tutto il mondo le stesse foto che posta la grandissima silvia84, non interessa Piola. proprio di quella Lazio lì non voglio parlare. a me interessa chi è stato sedotto da Signori, da Veron, dalla banda Mancini. Mi interessano anche i simpatizzanti.
per la storia degli albori ci vogliono gli zebedei fumanti alla Piero Strabioni a cui non sono degno manco di pulire il mouse.
sò che esiste, che c'è, che è fondamentale, che spiega le sue ali alla grande: ma a una certa lazialità non appartengo,mi muovo altrove.
faticai a far passare alla dogana del mio ex giornale politico/economico 7500 battute su gascoigne tre anni fa.
bisognava raccontare una storia universale, facendo risaltare i meriti nascosti da tanti commenti malinconici.
ce la feci. scriverlo su un blog sarebbe stato più facile, più lirico, più inefficace, senza forza. ma era meglio anche se faticoso confrontarsi con uno spazio per tutti, pagato, preciso e soprattutto: che sarebbe stato letto, citato, ripreso. e che restava online appeso a un link in caso di ricerca su google. una cosa che avrebbe parlato ad altri professionisti, ricordando la Lazio di gascoigne.
Dieci anni fa siamo stati la squadra più forte del mondo.
A me quello che mi fa davvero incavolare è l'idea di molti tifosi Laziali che sia stata un'eccezione o una casualità.
Peggio ancora, l'inizio del disastro, il vivere al di sopra delle proprie possibilità, ed altre amenità del genere.
Cragnotti ha dimostrato quello che può diventare la Lazio con gente capace di gestirla. Sovvertendo molti luoghi comuni.
Ed invece di avvelenarci con chi Cragnotti ce l'ha levato dandoci in cambio qualcuno che renda la Lazio mediocre non troppo da farci ribellare, ma abbastanza per non dare troppo fastidio, ci adeguiamo e ci facciamo sembrare buono il poco che abbiamo.
La Lazio può essere una delle prime tre squadre italiane. Ha città, pubblico, tradizione e potenzialità sufficienti per essere protagonista. Il fatto che non ci sia riuscita negli anni '60, '70 ed '80 non significa nulla. Il fatto che chi la guida oggi non ci riesca, invece, è una precisa responsabilità.
forse qualcuno si dimentica, o non vuole ricordare per il dolore, cos'era la lazio che vinse il secondo scudetto.
E non vinse solo quello, vinse coppa italia, supercoppa italiana, supercoppa europea.
Il napoli fece questo? La fiorentina fece questo?
Ricordo campioni, come salas, mancini, veron, nedved, nesta, stam, crespo, stankovic, e quanti altri CAMPIONI c'erano.
A mio avviso se la lazio oggi ha ancora un forte appeal, ce l'ha grazie a quella squadra, quella grande squadra, a cui fu permesso di vincere 60 ma che avrebbe meritato 100.
Ecco io quella squadra non la dimentico, la ricordo, con orgoglio e passione, e me ne vanto di averla vissuta.
Tutto quello che scrive Guy "E' da Lazio", sono un po' più giovane ma mi ci ritrovo. Però non è vero che la storia non è cambiata. Che è sempre quella, corsi e ricorsi, un decennio sì e un decennio no, se vinciamo subito dopo sono drammi e tragedie, c'è la luce bellissima e accecante ma è solo un'illusione fra due tunnel, siamo nati per soffrire e tutti ce l'hanno con noi.
Cioè sì, ma anche no.
E' cambiato il calcio. E' cambiato il mondo. Tarallo, non è il '62. Ci sono ragazzi che tifano Lazio o simpatizzano lontano da Roma, fuori dall'Italia, fa bene V. a pensare a loro, ma anche ai romani che hanno conosciuto un'altra Lazio come dice N.G.E. che poi ha quasi trent'anni, non è un bambino. Cosa gli vogliamo dire a N.G.E.? Troppi sganassoni devi ancora prendere, te lo dico io che ho visto gli spareggi a Napoli? E speriamo di no, checcazzo...
La Lazio, in questo mondo e in questo calcio che sono cambiati, da vent'anni è quasi ininterrottamente fra le prime, o subito a ridosso delle prime, del campionato italiano. Anche le merde. Anche il Naples, sia pure da meno. Non la Florentia. Non più. Diciamo pure: mai più. Non è questione di Foggia e Nocerina. Oggi non c'è Verona, non c'è Sampdoria. Oggi ci sono solo le strisciate e, se ce la fanno, Lazio, Trigoria e Napoli soccer. Altri, in questo mercato, non ce la possono fare, non ai massimi livelli. Bisogna vedere cosa fa la Lazio. E cosa fanno le merde. E intanto la Lazio bisogna raccontarla, perché a differenza delle merde e dei naples quasi nessuno la racconta. Non credo affatto che per diritto divino ci spetti il quarto posto, non è questo il punto. Anzi penso che sia un miracolo, da raccontare, che per il secondo anno ci giochiamo la Champions, con Scaloni, Alfaro e Candreva.
Non ricordo chi, in un altro topic, diceva che il merito della presidenza attuale è aver portato la Lazio davanti alle Colonne d'Ercole. E' vero. V. scrive che c'è un filo, un ponte possibile, tra lo scudetto del 2000 e oggi: quel filo può portare al di là delle Colonne d'Ercole. La Lazio ne ha le potenzialità, la proprietà non lo so; me lo auguro e la sostengo finché non ne vedo una nuova.
La storia la fanno le persone. E la cambiano, se la cambiano, le persone. Secondo me Chinaglia, Maestrelli e i vincitori dello scudetto del '74 hanno cambiato la storia della Lazio dandole il primato cittadino: per quanto sia durato poco, per quanto Chinaglia se ne sia andato subito, la Lazio non l'aveva mai avuto. C'è un prima e un dopo. E pure Cragnotti e Eriksson, Salas e Mancini, Nesta e Nedved, Signori e Veron. C'è un prima e un dopo. Davvero non si vede??
Naturalmente, il fatto che la storia cambi non significa che non possa cambiare un'altra volta, e si torna in serie B o si torna a lottare per non andarci come è stato due anni fa, o si rischia di sparire. Significa solo che bisogna avere coscienza di quello che siamo e di quello che possiamo essere, senza accontentarci di immagini consolatorie, senza compiacerci troppo in una retorica a cui siamo tutti affezionati, forse pure V., ma secondo me non ci fa così bene.
Allora io mi tengo Scaloni, ma mi sta pure bene che si pensi a Mancini. Voglio che si pensi in grande, molto in grande. E intanto soffro. Perché a me me rode da mori', e non certo per il fischio di Udine...
Avanti Lazio
Citazione di: kelly slater il 28 Apr 2012, 12:51
ma magari lazzaro faceva meno danni
:lol:
:since
Io mi ritrovo a metà tra i due discorsi.
Nel senso che la Lazio vive oggi in una difficile terra di mezzo, tra la sua ampia storia passata fatta di difficoltà, tenacia e una dimensione non da big del calcio e il paradiso intravisto dieci anni fa.
Intravisto abbastanza per non scordarlo, ma non abbastanza per sentirlo pienamente proprio.
E' chiaro che l'età anagrafica tendenzialmente influenza il percepire più l'uno o l'altro elemento.
E proprio a proposito di paradiso, a me la discussione di sto topic ha ricordato la scena finale de "la classe operaia va in paradiso" di Petri, quando Lulù racconta il sogno che ha fatto.
Presi nella morsa tra l'ambizione di stare tra le squadre che contano e le nevrosi quotidiane di chi non è ammesso in quella elite.
Lulù: "ma si, spacchiamo tutto e andiamo dentro, occupiamo il paradiso"
gli altri: "come?" "come?" "come?"
L: "E giù contro a sto muro, e giù contro a sto muro. Oh, e il muro è andato giù"
A: "Si vabbé, ma cosa c'era, cosa c'era?"
L: "la nebbia c'era"
A: "che nebbia?" "quale nebbia?" "ma che c'era in questa nebbia?"
...
L: "uno a uno siete venuti avanti tutti, c'eravamo noi altri nella nebbia"
A: "c'ero anch'io?" "e io?" "ma cosa vuol dire?"
L: "eh cosa vuol dire... ma va là che questo è lento ha capire... vuol dire che se c'è un muro da buttar giù, lo butta giù"
A: "io ho capito, Massa"
L: "eh ma sono io che non ho capito... tu chi sei, cosa vuoi"
A: "io voglio buttar giù subito il muro, ecco chi sono" "c'ero io nella nebbia? e dov'ero? Ma perché c'è la nebbia in paradiso?" "io c'ero?"
L: "guarda, non c'ero nemmeno io. non c'era nessuno. come non detto"
D'accordissimo con l'autore del post di apertura del topic. Apprezzo il post anche dal punto di vista stilistico. Ironico, pungente, serio. Vero.
d'accordissimo anche con tarallo, in tutto quello che dice.
invece, per quanto riguarda v., trovo assolutamente fuori luogo il suo intervento.
Ma non perche' dice quel che dice, che anzi rispetto molto (anche nei modi poco politically correct).
Lo trovo fuori luogo perche' e' in risposta all'intervento di Kurt, il quale, come anche altri prima di lui, si era limitato a confermare cio' che aveva scritto l'autore del topic.
Lo trovo un intervento inappropriato e scorretto. Perche', se uno deve fare un intervento duro come quello (addirittura invitando a tifare Roma),o lo fa senza citare un intervento particolare, visto che tutti gli interventi erano dell'identico tenore (ossia di condivisione al post iniziale), oppure lo fa rivolgendosi direttamente all'autore del post originario.
No che ti vai a "capare" la vittima di turno. Ripeto, proprio perche' l'intervento era abbastanza duro.
Non si puo' sparare a tizio per colpire Caio.
Citazione di: dottor schulz il 02 Mag 2012, 09:24
D'accordissimo con l'autore del post di apertura del topic. Apprezzo il post anche dal punto di vista stilistico. Ironico, pungente, serio. Vero.
d'accordissimo anche con tarallo, in tutto quello che dice.
invece, per quanto riguarda v., trovo assolutamente fuori luogo il suo intervento.
Ma non perche' dice quel che dice, che anzi rispetto molto (anche nei modi poco politically correct).
Lo trovo fuori luogo perche' e' in risposta all'intervento di Kurt, il quale, come anche altri prima di lui, si era limitato a confermare cio' che aveva scritto l'autore del topic.
Lo trovo un intervento inappropriato e scorretto. Perche', se uno deve fare un intervento duro come quello (addirittura invitando a tifare Roma),o lo fa senza citare un intervento particolare, visto che tutti gli interventi erano dell'identico tenore (ossia di condivisione al post iniziale), oppure lo fa rivolgendosi direttamente all'autore del post originario.
No che ti vai a "capare" la vittima di turno. Ripeto, proprio perche' l'intervento era abbastanza duro.
Non si puo' sparare a tizio per colpire Caio.
V. fa così, ogni tanto je parte la ciavatta
lo fece pure con me, all'inizio: bei cazzi da pela' che se prese
:pp
però, adesso, io me butterei ner fòco pe' V.
alla fine lui e kurt diventeranno amici per la penna
Citazione di: strike il 02 Mag 2012, 02:55
Caro Strike
prima di tutto non mi fare interpretare la parte del vecchio. Il capello grigio ce l'ho, ma hai da vede come me ne vado sulla fascia.
Il mondo è cambiato, il calcio è cambiato. E' vero, hai ragione. Il fatto che sia cambiato, che quello che viviamo sia profondamente diverso rispetto agli anni (50, 60, 70, ma anche 90), non toglie però una virgola a quanto sostengo. Ti dirò, esiste una tendenza - dato che il calcio è cambiato - a far partire la nostra storia dall'era-Cragnotti. Che ciò sia profondamente umano, è evidente. C'ero a Birmingham, e ho provato (per dirne una) una gioia calcistica che mai, fino ad allora. Sono andato a conquistare Stamford Bridge, e non ci aveva mai vinto nessuno. Pare ieri... Il ricordo di Lazio-Reggina è scolpito nella pietra (oltre che nella carne, dato che nella concitazione mi sono seduto su una bottiglia rotta), molto di più di quello, vago, di Lazio-Foggia. Mi ricordo di bandiere, un oceano di bandiere, lacrime, io che abbraccio papà, e papà che - tornati a casa - litiga con mamma. Ma poco più.
Non mi ricordo nulla, invece, per ovvii motivi, del generale Vaccaro, di Silvio Piola, di Muccinelli, Selmosson, degli anni '50, della prima Coppa Italia. Però - e su questo mi batterò sempre - QUESTO E' QUELLO CHE SIAMO. Non ci sarebbe stato un Cragnotti, se quel giorno il generale Vaccaro avesse beccato l'influenza. Il centravanti della Nazionale Campione del Mondo 1938 sarebbe con ogni probabilità stato della roma.
Considerare la storia come un esercizio di retorica, quello sì non ci fa così bene. Perché allora siamo tutti uguali. Uguali anche a quelli là, non migliori di quelli là. Scrivi che la Lazio di Maestrelli ci ha dato il primato cittadino. Il primato cittadino lo avevamo avuto spessissimo, prima, e ahimé purtroppo quello che dici non è così vero. Già l'anno successivo al 1974 ci sono passati avanti, due anni dopo ci siamo salvati a stento. Per non parlare di cosa è successo nel decennio successivo. E - per restare ai tempi recenti - non è che nel primo decennio del duemila il primato cittadino l'abbiamo avuto noi. Non ci conviene mica battere su questo tasto.
Mi infastidisce un po' che nell'immaginario collettivo, di cui anche noi siamo veicoli, la Lazio sia solo Eriksson, Nedved, Salas, Veron, Nesta, Mancini e via dicendo. Anche quella Lazio è stata una magnifica farfalla, che si è bruciata le ali ma - nel bruciarsele - ha aggiunto un tassello al meraviglioso mosaico che è la nostra STORIA.
Non è retorica. Una squadra di calcio, nel nostro caso un mondo di sport, vive, prospera, ha senso se la gente tiene viva la propria storia, la tramanda, se ne fa scudo e vanto. Ripeto, se partissimo tutti insieme da (quando? quando è che è cambiata? diciamo dal 2000?) non varremmo più di loro. E io invece non me li inculo di pezza, a quelli là. Perché quelli non ci hanno una minchia di storia, ed è per quello che hanno creato una divinità dai piedi d'argilla. Perché loro sì, vivono solo per l'oggi perché non hanno un ieri, perché loro sì devono sapere che sono nati per decreto e non su una panchina agli albori del 900, perché loro sì che fanno i gradassi e gli strafottenti devono sapere che quando brandelli di loro si sfidavano e si menavano in derby locali e pigliavano gli schiaffi dalla LAZIO già in Italia giocavano Perugia, Piacenza, Cosenza, Empoli, Ravenna, Fermana, Sassuolo, Alzano, Treviso e Carrarese, e mi fermo perché praticamente ci sono tutte, incluso il Sora che festeggiava il ventennale.
Ecco, questo ci fa diversi, e se per caso (anzi sicuramente) non lo sanno, siamo noi a doverlo ricordare loro in ogni momento. Perché noi SIAMO grandi, non per quel breve periodo a cavallo dei due secoli. Ma se non lo sappiamo neanche noi, chi siamo e da dove veniamo, qual'è la differenza tra noi e gli altri?
Tu vuoi che si pensi in grande, cancelli tutto e vuoi che si ricordi (faccio un esempio) solo del tacco di Mancini a Parma. E' limitativo, molto limitativo. La storia la fanno le vittorie e le sconfitte, le gioie e i dolori, tutto contribuisce a renderci laziali. Pensare o meno in grande non ha nulla a che vedere con il ricordare o meno un periodo glorioso. Volendo pensare in grande, IMHO, bisogna allora farlo OGGI. La Lazio di Mancini è da riporre allora, allo stesso modo di quella di Chinaglia, di Piola, Muccinelli ed Ancherani, nell'album del passato.
OGGI è Klose, oggi è Radu e Ledesma, Mauri ed Hernanes, Lulici e Dias, Rocchi e Gonzalez. Oggi dobbiamo sderenare il Siena. Perché con la nostalgia di Mancini (e perché Mancini, perché non tanti altri magnifici campioni che abbiamo avuto PRIMA? Giuro non ci arrivo) non andiamo da nessuna parte, e invece Scaloni magari la butta dentro.
E poi scusa, io ho scelto come nick Guy Montag. Ce sarà un motivo. In un mondo in cui i libri si bruciano, e metaforicamente il passato si azzera, mi sono assunto il compito di tramandare la nostra storia. E - ti assicuro - non è un compito gravoso. Tutt'altro...
topic molto interessante e culturalmente sfidante.
La storia della Lazio è fatta di 112 anni densi e pieni di alti e bassi.
L'epoca di Cragnotti ci aveva elevato a livello delle 3 sorelle (e a quei tempi si parlava delle 7 sorelle....).
Con Lotito siamo ripartiti da 0 o quasi e siamo ancora lì.
Nel primo quartile nonstante tutto e tutti.
L'ambizione ad essere costantemente nell'elite del calcio ci deve essere, ma dobbiamo anche essere estremamente consapevoli che sono i fattori economici che determinano il successo di un'impresa.
Vedete il Chelsea o il City: fino all'rrivo dei paperon de paperoni di turno, molta difficoltà ad essere costantmente un riferimento. Adesso lo sono.
La continuità di risultati e di successi fa la gente ottimista.
Noi siamo ancora sull'ottovolante: da qui il continuo contrasto tra il volere e il potere, tra la soddisfazione è la contestazione, tra l'ottimismo e il pessimismo.
Citazione di: GuyMontag il 02 Mag 2012, 10:57
Caro Guy,
ma quale quale vecchio, per carità, se non ho capito male hai appena qualche anno più di me.
Io della storia della Lazio non cancello niente, la conosco meno di te e di sicuro fai benissimo a tramandarla per quella che è. Sul '74 devo essermi espresso male: lo so anch'io, pur non avendolo vissuto perché ero piccolo, quello che è successo l'anno dopo e l'anno dopo ancora, penso però che quello scudetto abbia cambiato l'immaginario collettivo dei laziali, ne ho avuto conferma anche qui nella discussione che ha seguito la morte di Chinaglia. Io ragazzino della Curva Nord negli anni 80 me ne andavo fiero in tutti gli stadi della B, con lo striscione del mio liceo e Chinaglia nel cuore (anche se poi Chinaglia era tornato e se n'era riandato coi risultati che sappiamo, ma allora pensavo che fosse una vittima e basta e "noi siamo grandi e risorgeremo"). Chiaro? Se non c'era stato lo scudetto del '74, non lo so dove stavo... E fai bene tu a dire che se non c'era il generale Vaccaro e non c'era Piola non ci sarebbe stato manco Cragnotti. Vero.
Ma infatti io non divido la storia della Lazio in una parte vecchia e brutta e una più recente e bella, non è questo il punto. Il punto è che questa storia di alti e bassi non deve giustificare una retorica fatalista, mortificante, nella quale, qui sì, tutto è uguale a tutto, siamo nati per soffrire e a ogni vittoria strappata con le unghie segue una tragedia.
Citazione di: GuyMontag il 28 Apr 2012, 00:15
(...)
Il laziale è funebre, terrorizzato di poter essere felice, vede un raggio di sole dopo un acquazzone come una breve pausa tra due temporali. Perché, che pioverà, è sicuro.
(...)
Citazione di: GuyMontag il 28 Apr 2012, 00:26
Perché sotto sotto, senza dirlo, a noi ce piace così.
Perché sennò ce sceglievamo una strisciata e stavamo tranquilli così.
Oppure se buttavamo sull'altra sponda che tanto vincevamo pure quando beccavamo.
Perché a noi, impenitenti e inguaribili pessimisti, nun ci ammazza nessuno.
(...)
Citazione di: kurt il 28 Apr 2012, 00:53
(...)
Pessimismo cronico e cosmico. Laziale.
Siamo così.
(...)
Ma insomma, anche no.
Dopo di che io me tengo Scaloni, l'ho già detto. Epperò penso in grande, finché posso, chiedo alla Lazio di pensare in grande e mi permetto di dire che questo e quest'altro non va bene. "Sono altri quelli che non discutono perché amano" (cit. Porga).
Ammazziamo 'sto Siena, per favore
Citazione di: strike il 02 Mag 2012, 11:56
Le citazioni vanno bene, però - e l'ho scritto che non so più come scriverlo. Mi manca il braille e il kirghiso - non sono il mio sentire. Anzi l'opposto. Sono quello che percepisco del comune sentire del laziale. Questo è quello che avverto. Tu avverti il laziale in modo differente?
Che poi ciò sia conforme al nostro ideale di tifoso, concordo con te, e con V. : non lo è. V. è entrato a piedi uniti, contro questa tipologia di tifoso. Io, che li vivo, li frequento, mi ci abbraccio ai gol, ci discuto, ci litigo anche, semplicemente dico che questo sentire un po' crepuscolare, pur non appartenendomi, lo accetto. Purché si non traduca in fuga e abbandono. E - dato che i personaggi di cui sopra - me li ritrovo sempre là, fedeli nei secoli, non mi disturba.
Li vorrei tutti ottimisti e pronti a pensare in grande? Magari sì. Ma non è il laziale crepuscolare colui che fischia al primo passaggio sbagliato, anzi addirittura alla lettura delle formazioni, non è lui che cerca sempre e comunque un colpevole, astioso, ringhioso e feroce. Non è quella la tipologia di tifoso cui faccio riferimento. Quello è il "tifoso moderno". Ma usciamo fuori dal seminato, molto si potrebbe dire, ma principalmente che me tocca pure lavorà. Ogni tanto. ;)
tags: sdereniamo, il, Siena
V. me pare che pare che non sai legge e che hai pure rotto er ca22o. Quando è troppo è troppo. Sul calvinismo ho risposto, vattelo a cercare perché non ho tempo di cercare il link; se non sai leggere o se hai voglia di fracassare i suddetti a prescindere, ripeto, è un problema tuo. E fatte vedé da uno bravo.
quanta aggressività, passo oltre. non te la prendere, lo dico sul serio. non conviene, si perde di vista la faccenda.
se non rispondevo a kurt così, tutta sti interventi non venivano fuori. e mi pare che di cose se ne stiano dicendo parecchio. ci vado col machete anche io quando proprio quella goccia di pioggia mi centra l'occhio mentre vado in motorino, però so recuperare, so dire adesso tocca a voi, so vedere le ragioni altrui, quando vengono messe sul tavolo, cerco di spiegare. ho un debole per i secondi tempi e per chi li popola.
ricordo pure molti anni fa le guerre da forum. nessuno leccava ferite altrui. e io sono un netter, non un gestore o moderatore. la mia parola vale quanto quella di kurt e viceversa. non contesto mai quello che lascia uno prima di entrare qui: la propria vita quotidiana, le opinioni, etc. una volta postavo convinto su argomenti o friends, non lo faccio più da anni. leggo, contesto, sostengo quello che mi si porta sul piatto della condivisione su lazio talk.
detto questo, mi fa piacere quello che scrive strike. a me non interessa convertire ma raccontare.
ecco, Guy, hai usato il termine giusto: crepuscolare. ora lo posso usare anche io. prima, mi avrebbero dato del non comprensibile. per me quel tifo crepuscolare è romano al 100%, da scriverci un libro. lo sento mio, lo conosco. fa parte di questa città funerea. l'ho vissuto in casa e allo stadio (guy, questa cosa l'ho già scritta)
ma dico pure che ci sono stati fatti, uomini, stagioni che hanno raccontato cose diverse da quel crepuscolarismo.
però poi leggo che il crepuscolarismo avrebbe mille ragioni e che a un ragazzino o al trentenne cresciuto con i successi nuovi dovremmo raccontare anche di Piola e di Vaccaro. ma come? Non sappiamo raccontare venti anni di Lazio e vogliamo appioppargli 112 anni di storia?
non lo so. trovo che nelle tante voci di un forum c'è un sentire mainstream che è ovviamente quello di parlare tra tifosi Lazio, al massimo tra laziali e romanisti. a me questo non basta più. perchè tante storie, tanti fatti si sono accumulati e non li stiamo raccontando a dovere
c'era un topic aperto da Tarallo che diceva "mò basta con la solita tiritera che la Lazio è uguale calcio scommesse" e faceva un contro elenco di zozzerie dell'altra sponda.
ecco: avrei voluto rispondere che quelle 30 righe di sacrosanto sfogo sarebbero state ardue da sintetizzare a cena, per esempio con la mia compagna, o a casa di amici, se mi avessero chiesto lumi sulla Lazio: è capitato molte volte in questo anno.
ma recitando a memoria quelle 30 righe sarei passato per il tifoso autoreferenziale, che ha mille problemi e però anche mille soluzioni. avrei raccontato beghe inter nos, grandi questioni ridotte a beghe inter nos. ammesso, ovviamente, che per recitare quelle 30 righe mi avrebbero concesso tre minuti senza fiatare, rimanendo tutti attenti. a voi succede mai con estranei di avere questa attenzione?
ovvio che per parlare ad estranei della Lazio c'è sempre un prezzo da pagare,a qualcosa devi pur rinunciare nell'esposizione. ma non avrei raccolto nulla: nè interesse nè attenzione.
legittimo/sacrosanto che tarallo abbia scritto quello sfogo su un forum. ma fuori questa cosa non funziona, non racconta la Lazio. e tarallo aveva avuto la bravura di mettere tutte quelle 30 righe appunto in fila.
tornando al crepuscolarismo, anche lì quell'atteggiamento ha avuto le sue rappresentazioni, i suoi culmini, le sue cerimonie. è anche giusto che ciclicamente ritorni in grande spolvero. però spesso non vuole cedere il passo. non vuole vedere le cose nuove. nella frase "è fatto così" ci ho sempre trovato qualcosa di sbagliato, soprattutto se riferito a persone giovani, non troppo grandicelle.
per questo dopo che uno si fa un mazzo per raccontare cosa è stato Chinaglia e riesce a farsi accettare due proposte altrove da un forum, ma su giornali e riviste (entrambi non sportivi), tornare a leggere "siamo fatti così, siamo crepuscolari" magari rode un po'. non è per kurt, w kurt e quelli come lui, ma perchè kurt ha calato un asso condiviso da molti: una carta che ha delle verità ma non sempre è un asso, ed è calata con naturalezza, il che non vuol dire che sia la soluzione più intelligente, o più fresca e sana.
ripeto: in cinque netter abbiamo 5 opinioni e non le tocco. rimarrà questo topic è già un risultato, compreso l'asso di kurt. intanto però non è un caso che sia stato aperto e che abbia trovato qualche puntualizzazione non proprio scontata. l'aneddoto di eriksson non è inventato. non credo che lo "svedese napoletano" abbia usato i guanti quel giorno con chi dal fondo del pullman disse quella frase "e te pareva, capita sempre a noi".
solo che quella frase racchiude un mondo. e a me sto mondo non mi piace perchè alla lunga è fragile, alla lunga è manicheo, è abusato. non lo puoi trasmettere sempre come fosse una litania radiofonica h24, e quando questo mondo si decide a raccontare parla una lingua chiusa, quasi dialettale, fatta di sbrodolamenti, di emotività senza confini. in una parola, non raccontabile ad altri. per me questo è fondamentale. a me dei piedi uniti non mi interessa, mi preoccupano di più le bocche cucite o quelle che implicitamente stanno dicendo: è inutile, tanto...
certo, non voglio un milione di cantori della Lazio e lo so che non siamo il bayern.
però so anche che detesto i tronfi momenti di boria laziale, pura retorica che segue periodi di down nerissimi, ecco il fiorire di toni crepuscolari. non voglio equilibrio nei tifosi, è pura utopia, ma intorno a un fuoco, a raccontare la storia, caro guy montag,per salvare i libri a memoria, non vorrei che si leggesse soltanto il frontespizio, o le pagine più tristi. a questo non mi arrenderò mai. e conterò sulle nove dita che mi rimangono. ho scritto pezzi anche con un braccio solo.
Citazione di: V. il 02 Mag 2012, 15:58
però poi leggo che il crepuscolarismo avrebbe mille ragioni e che a un ragazzino o al trentenne cresciuto con i successi nuovi dovremmo raccontare anche di Piola e di Vaccaro. ma come? Non sappiamo raccontare venti anni di Lazio e vogliamo appioppargli 112 anni di storia?
Caro V.
quello è un problema nostro. Di chi ha voglia di raccontare, di chi lo sa fare. Niente si appioppa, di storie ce ne sono, oh se ce ne sono!
E non dipende da quanto si va indietro nel tempo. Quando ero piccolo ho letto per la prima volta (penso fosse il 1969) la Storia della Lazio di Pennacchia. Che meraviglia, che commozione, e sì che lui aveva poco più di quarant'anni, la maggior parte delle storie non le aveva vissute in prima persona. Pensa se avesse fatto lo stesso discorso tuo, e avesse pensato che non era il caso di raccontare storie tanto lontane.
Una serie di storie in bianco e nero che ai ragazzi in pieno boom degli anni sessanta sai che gliene poteva fregare di meno. Ma lo ha fatto, e gliene sarò sempre grato.
Citazione di: V. il 02 Mag 2012, 15:58
però so anche che detesto i tronfi momenti di boria laziale, pura retorica che segue periodi di down nerissimi, ecco il fiorire di toni crepuscolari. non voglio equilibrio nei tifosi, è pura utopia, ma intorno a un fuoco, a raccontare la storia, caro guy montag,per salvare i libri a memoria, non vorrei che si leggesse soltanto il frontespizio, o le pagine più tristi. a questo non mi arrenderò mai. e conterò sulle nove dita che mi rimangono. ho scritto pezzi anche con un braccio solo.
Stà sicuro che chi legge soltanto il frontespizio lo farà, indipendentemente se si raccontano storie di dieci venti o cento anni fa, se chi le racconta non riesce a coinvolgere il lettore.
Anche quello è un problema del narratore. Io nun sò bono. Altri - tra cui te, sono sicuro - sì.
è stata dura rileggermi questo topic
a favore di V. (anche se gli rimprovero un paio di uscite che secondo me, solo vecchi netters gli avrebbero concesso eheheheh) porto l'esempio di Roberto Mancini.
Uno che la mentalità vincente ce l'ha nel sangue, uno che è venuto qui e ha riscritto lo spogliatoio della Lazio.
Questo per dire che la mentalità vincente, magari non è un bagaglio del nostro DNA, ma può essere "trasmessa" e "assorbita", se proposta nella corretta forma.
Tra l'altro come spunto di discussione, secondo me, la CURVA NORD è stata un nuovo modo di porre la tifoseria a ROMA, nel bene e nel male
chi sa racconti nelle sedi opportune, gli altri chiacchierino pure dove e come gli pare: questo dunque il succo del discorso? un po' comoda come posizione. però a maggior ragione un "siamo tutti così" non esiste. e allora se a me costa tripla fatica raccontare su un giornale, avrò anche il diritto di entrare a piedi uniti su chi generalizza? e poi, queste famose "uscite" valgono più di qualsiasi contenuto? pare di sì. allora le cose rimangono come prima: ognuno dice la sua e non si esce dal recinto. prepariamoci però al peggio del peggio, bruceremo quindi questa stagione sul rogo, senza salvare nulla, neanche i due derby, e con molta nonchalanche "svenderemo" anche uno come rocchi per poi rimpiangerlo chissà quando. con buona pace dei pessimisti che avranno argomenti pronti sulla tastiera. e ti ringrazio della tua sicurezza nei miei confronti, ma il primo a dubitarne sono io. sennò non sarei qui.
con molto garbo ed educazione.
dopo il gol di candreva e quello di mauri, dopo che c'era stato il mischione frenetico tra amici, sai quando torni a posto, arriva il momento di benessere, ecco allora ho preso il ragazzino con la tuta che stava accanto a me, abbonato anche lui, che l''inizio aveva la faccia interessata, attenta, ma poi dopo il gol di milito aveva tirato a sè le ginocchia e preso l'iphone per giocare a fifa2012, e l'ho sollevato in aria. c'aveva un sorriso lungo così, la prima volta temeva un mio gesto la seconda quasi se l'aspettava e il padre l'ha guardato felice.
è un po' che faccio caso ai ragazzini allo stadio. non ne ho ancora però non sono uno di quelli che non vorrebbe. ma comunque me li spizzo quando si stufano, quando sono sovrastati da noi, quando giocano prendendo a calci un pacchetto di marlboro all'intervallo e allora mi viene d'istinto da pensare che si annoiano.
la vittoria di stasera cambia qualcosa, se perdevamo nel conto c'era anche questa sconfitta: i musi lunghi, i ritorni a casa silenziosi ma con i copioni già scritti, niente di nuovo da dire però radio accese, sms, telefonate già condivise, già fatte. e loro dietro di noi ad ascoltare.
oggi quando l'ho visto tirare fuori l'iphone per giocare gli ho detto dai forza su che ancora non è finita. insomma, stai allo stadio, voglio dire, se mi giochi a calcio sull'iphone allora è finito tutto, che ve venimo a fà?
a fà i pessimisti? a farti andare via? a svegliarti solo per dire "lo sai chi è morto oggi?"
e spero invece ragazzino che te la ricorderai stasera, che uno ti ha preso con delicatezza sotto le ascelle e ti ha sollevato come a farti guardare il delirio di gente intorno a te. l'importante è esserci al momento giusto direbbe qualcuno: sì, è vero ma non basta. l'entusiasmo, il fomento non scendono tra noi come lo spirito santo. parola di un figlio unico che da ragazzino ne ha passate di domeniche da solo, solissimo.
E' stato uno dei topic più difficili da leggere che io ricordi da quando sono iscritto su Lazionet. Contemporaneamente uno dei migliori, però.
Forse mi sono perso qualche risposta, quasi volontariamente, perchè dentro di me, si è formata un'idea, che da come la vedo io, è a metà tra quella di Tarallo e quella di V.
Ossia: la storia della Lazio è cambiata, ma in realtà non è cambiata di una virgola.
O meglio: ogni tanto fa dei passi indietro.
Anche abbastanza dolorosi ahimè.
Ho pensato più e più volte, che razionalmente, io lo scudetto del 2000, non avrei mai voluto vincerlo. (Non mi sparate).
Razionalmente.
Lazionalmente, invece, dico che è stata la cosa migliore che potesse capitare.
Ahinoi, dopo quel trionfo, sono arrivate le vacche magre.
Che hanno comunque portato, negli ultimi 12 anni 2 Coppe Italia, e una Supercoppa Italiana.
Poco, rispetto a prima.
Ma molto, rispetto a prima ancora.
Siamo nati nel 1900, all'inizio del secolo.
E il nostro primo trofeo, risale al 1958, il secondo al 1974, il terzo al 1998, e via così.
E allora mi dico: Non e' cambiato nulla, ma e' cambiato molto, se penso, che in 100 anni, avevo vinto 3 trofei 3, e adesso posso vantare una bacheca, se non strabordante, quantomeno piena.
Mi piacerebbe andare in giro tronfio, ma so che, da laziale, non potrei mai.
Ma non perchè sono pessimista leopardiano.
Perchè al laziale, vincere piace, e non per dimostrare una superiorità spocchiosa nei confronti degli altri.
Perchè "in quel momento" eravamo i più forti.
Ma rimaniamo comunque la Lazio.
E a me, va benissimo cosi'.
Siamo nati con un idea "olimpica" di base.
E il tifoso laziale, è olimpico.
Talmente al di sopra del "gomblottismo", che sono gli altri che cercano di farci risultare tali.
Io sono Laziale.
Noi siamo Laziali.
E questo, non potrà mai togliercelo nessuno.
Citazione di: GuyMontag il 28 Apr 2012, 00:15
Diciamoci la verità, non è da noi, non sarebbe mai stato da noi.
Non sarebbe stato da noi essere terzi con sette-otto punti sulla quarta.
Non ci sarebbe dispiaciuto guardare le ultime giornate di campionato magari con un po' di distacco, e se c'era da andare al male una domenica, insomma, concediamo qualcosa alla famiglia, tanto ormai è fatta.
Ma non sarebbe stato da noi.
E' invece da noi soffrire maledettamente fino all'ultimo minuto dell'ultima partita.
Dodici anni fa, addirittura, un tempo dopo l'ultimo minuto dell'ultima partita.
Nessuno ci regala niente, e lassù ci si sono dimenticati.
Noi non ci diamo una mano. D'altronde, non ce la siamo mai data. Il laziale è funebre, terrorizzato di poter essere felice, vede un raggio di sole dopo un acquazzone come una breve pausa tra due temporali. Perché, che pioverà, è sicuro. Un mio amico fraterno, al fischio finale di quel Perugia-Juve, mi guardò con occhio smarrito. E mò?
E quel giorno a Perugia stava piovendo. Mai pioggia fu più benedetta, pioggia comunque era.
Il momento è quello che è.
La squadra gioca male, malissimo. E che squadra, poi? Non c'è più nessuno. Il bollettino degli infortunati è un romanzo horror-gotico, ogni mattina lo consulto armato di ogni sorta di amuleti, spizzandolo come le carte a poker. E non lo puoi perdere manco un giorno. Mi sono distratto un attimo e zac, per il Profeta stagione finita. Dopo Brocchi, dopo Klose, dopo Lulic, la falce della stagione finita miete vittime, incurante se si tratti di titolari o riserve, anche Stankevicius si accoda alla lista - quella invece infinita. La ricaduta è dietro l'angolo, per uno che (forse) ce la fa altri tre accusano, povericristi che non si fanno mai male, tipo Ledesma o Gonzalez, arrancano spompati senza ricambi possibili, siamo arrivati all'impensabile di rimpiangere Del Nero o convocare Makinwa, il quale per la sorpresa si è subito infortunato. Stagione finita anche per lui. Prima di cominciare.
I nostri eroi si chiamano ora Scaloni e Garrido, visto che Radu e Konko fanno come la lumaca dell'indovinello, un passo avanti e due indietro, e che Dias sembra diventato un misto tra Gutierrez e Trotta.
Rocchi soffre di solitudine là davanti, sempre più pelato, laddove Kozak viene ammonito mentre si allaccia gli scarpini prima di entrare in campo e Alfaro ara allegramente praterie.
Un'armata Brancaleone che fa simpatia e tenerezza. Che sembra il Peter Sellers di Hollywood Party. Gli sparano, cade ma non muore mai. E si rialza per suonare la sua tromba. E' un miracolo che siamo ancora là. Pareggiamo e le altre pareggiano, perdiamo e le altre perdono. Che poi qualcuna si avvicina, è normale. Non foss'altro per cortesia.
Ma siamo là. Il traguardo pare lontanissimo, un Lecce o un Novara ostacoli proibitivi. Per non parlare dell'Udinese. Che per simpatia nei nostri confronti, forse per rispetto, sta mantenendo doverose distanze, pigliando sberle mica male ovunque vada. Perché noi giochiamo male, è vero, ma il bel gioco è un optional. Il Napoli di oggi è un ronzino annaspante, l'Udinese si è detto, l'Inter sta diventando una squadra decente dopo aver preso sganassoni tutta la stagione, e sta ancora là. Di quelli là, possiamo solo gustare siparietti comici quando intervista la Sanipoli.
Ma a quattro dalla fine in quel posto ci siamo noi. Certo, magari andare ad Udine con Radu e Konko sulle fasce, con Klose là davanti, col Profeta in grande spolvero, mentre Lulic stantuffa sulla fascia, con l'imbarazzo della scelta a centrocampo, ecco anch'io avrei preferito.
Ma non c'è nulla da fare. Non sarebbe stato da Lazio.
Questa partita, in questo momento della stagione, in queste condizioni, senza più alibi, più spazio, più margine, ecco.
Questa sì, questa è da Lazio.
Buongiorno a tutti,
esporrò il mio pensiero in modo estremamente semplice in quanto sarebbe davvero troppo complicato analizzare e distinguere tutte le vicissitudini che ci sono occorse nel corso della nostra storia..
per me la LAZIO sta vincendo dal 1900, ininterrottamente da 112 anni..e questo noi lo sappiamo, tutti, portandondocelo nel cuore e nell'anima.
Queste vittorie ci rendono unici, ci rendono LAZIALI, ci rendono forti oltre ogni limite.
Forza Lazio
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