un ricordo a colori di immagini in bianco e nero: il rigore contro il foggia e io bambino a bocca aperta che guardo le bandiere. la mia storia con il calcio inizia li'. la sera, i miei che brindano insieme agli amici di sempre, il cartello anni settanta inquadrato dalle telecamere della domenica sportiva che mostra la classifica cannonieri, e la televisione che ai primi posti dice boninsegna 23, chinaglia 24.
giorgio era sgraziato, in campo era quasi antiestetico. si era ribellato ad un futuro da rugbysta, da cameriere, da mediocre calciatore scartato dallo swansea e dopo un paio di giri era finito da noi, portando la sua voglia di rivalsa da noi. ha significato tanto per tanti, una specie di william wallace pallonaro che conduce la parte sbagliata del tevere alla vittoria in tempi in cui non si osava neanche sperare di vincere qualcosa. poi se ne ando'. torno' e se ne riando' una seconda, a meta' anno ottanta. torno' e se ne riando' ancora, negli ultimi anni. la storia la sappiamo tutti e gli errori che ha commesso li conosciamo bene. ma non ce ne frega niente.
ora se ne e' andato e stavolta non tornera'. e' di questo che ci frega.
a chi l'ha visto da calciatore ed a chi l'ha conosciuto solo come portavoce e non sa che giorgio chinaglia era molto di piu'. era un simbolo, come l'aquila, come il bianco e il celeste. il mondo doveva sapere che giorgio chinaglia era, e' e sara' sempre il grido di battaglia.