E' morto Polentes

Aperto da genesis, 21 Apr 2011, 11:31

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Micaveron

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ciao e abbracciame maestrelli e frustalupi come facevi qua'

COLDILANA61

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C'è chi è ultras e chi è Polentes
di Daniela Amenta

"C'è chi ultras, noi siamo Polentes". Fu questo lo slogan, da qui ebbe inizio una piccola storia tra il calcio e la passione. Oggi è necessario raccontarla perché Luigi Polentes se n'è andato, a 66 anni. All'improvviso, così com'era arrivato nella Lazio di Tommaso Maestrelli. Aveva due baffi da cosacco, Polentes, "roccioso difensore" nato a Vittorio Veneto. A Roma, nella città del derby eterno, erano frizzi e lazzi per quel cognome. "Magnate polenta", dicevano sghignazzando i "cugini" giallorossi. Era il 1969. Veniva dal Perugia, Gigi Polentes, a sostituire l'amatissimo Carletto Soldo. Fu accolto con diffidenza, all'inizio. Non se ne curò. Era un uomo di terra, Pola: concreto, serio, cresciuto tra i filari e le zolle.

Fu in quell'anno che segnò il suo unico gol, di naso, contro il Verona. Arrivava per allenarsi al campo di Tor di Quinto con una Mercedes smarmittata, i pantaloni a zampa di elefante e la faccia allegra. "Magnate polenta". Eppure Gigi con la Lazio giocò otto campionati e con nove presenze entrò nella sporca dozzina del primo scudetto, quello mitico, leggendario del '73-74.  Polentes magnava polenta ma era campione d'Italia. Per questo noi laziali dell'Unità lo scegliemmo come simbolo per il nostro club. Un eroe marginale, fuori dagli schemi, dai clamori, eppure cruciale. La nostra figurina preferita nell'album delle memorie e della nostalgia.

L'idea venne ad  Antonio Cipriani, giornalista eccellente e penna mirabolante. Un club surreale, il nostro, che sulle tesserine aveva l'aquila di Magritte su uno sfondo avorio, screziato di blu. C'è chi ultras e chi è Polentes. Il club si diffuse in Rete, creammo Lazio.net, sito dedicato a  chi aveva "il cielo per bandiera". E il 9 gennaio del 2000, per la festa del centenario della Lazio, Pola tornò a Roma. Non riusciva a credere che ci fosse un club in suo onore. Gli regalammo una piccola targa: fu una notte di brindisi e di abbracci, di bruschette e fotografie, di cori e sciarpette biancocelesti. Ci raccontò che con i primi stipendi della Lazio si era comprato una bella camera da letto, di quelle in legno vero, che aveva ancora. Ci raccontò che era tornato a curare la terra e che il suo prosecco era tra i migliori della zona. Un uomo semplice, che si emozionò a fare il giro di campo con un'altra Lazio, quella stellare di Eriksson e Cragnotti.

Altri tempi. Altro calcio, anche. C'è chi ultras e chi è Polentes, chi ha il cielo per bandiera e chi oggi è un po' più solo. Ciao Gigi.
21 aprile 2011


Qunzto mi piace essere LAZIALE , quanto mi piace essere su MLN .

Rivolazionario

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Citazione di: COLDILANA61 il 21 Apr 2011, 21:05
C'è chi è ultras e chi è Polentes
di Daniela Amenta

"C'è chi ultras, noi siamo Polentes". Fu questo lo slogan, da qui ebbe inizio una piccola storia tra il calcio e la passione. Oggi è necessario raccontarla perché Luigi Polentes se n'è andato, a 66 anni. All'improvviso, così com'era arrivato nella Lazio di Tommaso Maestrelli. Aveva due baffi da cosacco, Polentes, "roccioso difensore" nato a Vittorio Veneto. A Roma, nella città del derby eterno, erano frizzi e lazzi per quel cognome. "Magnate polenta", dicevano sghignazzando i "cugini" giallorossi. Era il 1969. Veniva dal Perugia, Gigi Polentes, a sostituire l'amatissimo Carletto Soldo. Fu accolto con diffidenza, all'inizio. Non se ne curò. Era un uomo di terra, Pola: concreto, serio, cresciuto tra i filari e le zolle.

Fu in quell'anno che segnò il suo unico gol, di naso, contro il Verona. Arrivava per allenarsi al campo di Tor di Quinto con una Mercedes smarmittata, i pantaloni a zampa di elefante e la faccia allegra. "Magnate polenta". Eppure Gigi con la Lazio giocò otto campionati e con nove presenze entrò nella sporca dozzina del primo scudetto, quello mitico, leggendario del '73-74.  Polentes magnava polenta ma era campione d'Italia. Per questo noi laziali dell'Unità lo scegliemmo come simbolo per il nostro club. Un eroe marginale, fuori dagli schemi, dai clamori, eppure cruciale. La nostra figurina preferita nell'album delle memorie e della nostalgia.

L'idea venne ad  Antonio Cipriani, giornalista eccellente e penna mirabolante. Un club surreale, il nostro, che sulle tesserine aveva l'aquila di Magritte su uno sfondo avorio, screziato di blu. C'è chi ultras e chi è Polentes. Il club si diffuse in Rete, creammo Lazio.net, sito dedicato a  chi aveva "il cielo per bandiera". E il 9 gennaio del 2000, per la festa del centenario della Lazio, Pola tornò a Roma. Non riusciva a credere che ci fosse un club in suo onore. Gli regalammo una piccola targa: fu una notte di brindisi e di abbracci, di bruschette e fotografie, di cori e sciarpette biancocelesti. Ci raccontò che con i primi stipendi della Lazio si era comprato una bella camera da letto, di quelle in legno vero, che aveva ancora. Ci raccontò che era tornato a curare la terra e che il suo prosecco era tra i migliori della zona. Un uomo semplice, che si emozionò a fare il giro di campo con un'altra Lazio, quella stellare di Eriksson e Cragnotti.

Altri tempi. Altro calcio, anche. C'è chi ultras e chi è Polentes, chi ha il cielo per bandiera e chi oggi è un po' più solo. Ciao Gigi.
21 aprile 2011


Qunzto mi piace essere LAZIALE , quanto mi piace essere su MLN .

Coldilà, sei proprio distrattone! L'articolo è già postato due pagine addietro! :)

:beer:

Ma repetita iuvant.

Tarallo

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Il mio pensiero va a un grandissimo laziale che ho amato profondamente.

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Biafra

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vagabond

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Lazioinvantaggio

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AutumnLeaves

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Ciao Campione d'Italia.

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Ciao Pola e Grazie Campione d'Italia

arrigodolso

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Gran brutta notizia: avrei voluto postare prima, ma ero in ferie senza computer.
La prima volta che vidi Polentes giocare , mi colpi' subito, e fu abbastanza strano, per due motivi;
il primo perche giocava contro la Lazio, il secondo perche' di quel Lazio - Perugia giocata sotto una pioggia incessante, dallo strettissimo  parterre del Flaminio stracolmo tra ombrelli e sacchi di nylon, io che ero un soldo di cacio, in piedi vicino a mio padre, riuscii' a vedere ben poco.Ma quel "baffone" che pareva "cattivo" come l'olio di ricino, rimase impresso nella mia fantasia. Fini' 2 a 2 con ,per loro, una doppietta di Balestrieri, centravanti che segno' due volte di testa. E mi rimase impressa nella memoria l'immagine di Polentes che usciva dal campo zoppicante , nel fango con gli scarpini in mano, non ricordo piu' se a fine partita o prima per un infortunio. Fu proprio cosi', mi rimase impresso senza sapere il perche'.....perche' che forse compresi, quando approdo' alla Lazio.
Era con quei suoi baffi una figura eccentrica all'epoca, e magari uno da lui si aspettava degli atteggiamenti altrettanto eccentrici, per fare un esempio, alla Gigi Meroni, altro baffone. Invece Polentes stupi' sempre per la serieta' e la professionalita'. Ciao Gigi, ti sei impresso nel mio immagginario appena ti ho visto, anche se da avversario, hai fatto parte delle mie gioie calcistiche, farai parte dei miei ricordi piu' intimi, perche' mi legano al ricordo di mio padre, di una domenica uggiosa tra acqua scrosciante e amore per la Lazio. R.I.P.

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Citazione di: arrigodolso il 26 Apr 2011, 19:04
Gran brutta notizia: avrei voluto postare prima, ma ero in ferie senza computer.
La prima volta che vidi Polentes giocare , mi colpi' subito, e fu abbastanza strano, per due motivi;
il primo perche giocava contro la Lazio, il secondo perche' di quel Lazio - Perugia giocata sotto una pioggia incessante, dallo strettissimo  parterre del Flaminio stracolmo tra ombrelli e sacchi di nylon, io che ero un soldo di cacio, in piedi vicino a mio padre, riuscii' a vedere ben poco.Ma quel "baffone" che pareva "cattivo" come l'olio di ricino, rimase impresso nella mia fantasia. Fini' 2 a 2 con ,per loro, una doppietta di Balestrieri, centravanti che segno' due volte di testa. E mi rimase impressa nella memoria l'immagine di Polentes che usciva dal campo zoppicante , nel fango con gli scarpini in mano, non ricordo piu' se a fine partita o prima per un infortunio. Fu proprio cosi', mi rimase impresso senza sapere il perche'.....perche' che forse compresi, quando approdo' alla Lazio.
Era con quei suoi baffi una figura eccentrica all'epoca, e magari uno da lui si aspettava degli atteggiamenti altrettanto eccentrici, per fare un esempio, alla Gigi Meroni, altro baffone. Invece Polentes stupi' sempre per la serieta' e la professionalita'. Ciao Gigi, ti sei impresso nel mio immagginario appena ti ho visto, anche se da avversario, hai fatto parte delle mie gioie calcistiche, farai parte dei miei ricordi piu' intimi, perche' mi legano al ricordo di mio padre, di una domenica uggiosa tra acqua scrosciante e amore per la Lazio. R.I.P.



http://www.laziowiki.org/wiki/Domenica_5_novembre_1967_-_Roma,_stadio_Flaminio_-_Lazio-Perugia_2-2

;)








Maxilotte

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Ieri ho parlato con un mio cliente che ho scoperto essere il figlio di un carissimo amico del Pola. Mi ha raccontato che, dopo aver smesso nel calcio, ha lavorato per anni in una fabbrica della zona e che con i soldi fatti nel calcio ha comprato un bel pezzo di campagna nel suo paese di cui era estremamente orgoglioso. Me ne ha parlato come una persona eccezionale, che sino a pochi anni fa ancora se le cavava sui campi di calcio della zona. Una chicca: la corretta pronuncia del suo cognome è Polentès.

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