Ciao a tutti e

, questo è il mio primo post e, prima di iniziare, lasciatemi dire che sono felice ed orgoglioso di essermi
finalmente iscritto a LAZIONET e di far parte di questa grande famiglia che sento così mia....

Credo che sia più facile vivere ed essere laziali fuori Roma. Più facile, soprattutto psicologicamente, perché non hai il confronto
quotidiano con i riommicidemmeeeerda e quindi nun te se 'ntorcinano le budella a vedelli, a sentilli, a dovelli sopportà (perché 'n
fonno tutti c'avemo diritto de campà a 'sto monno... - OT
scusate subito lo sproloquio nel mio primo post - EOT)
Vi racconto la mia storia: nasco a Spoleto da padre romano cresciuto nel vivaio della Lazio e poi "emigrato" calcisticamente. Scelse
(perchè la LAZIO è una scelta, non una imposizione nè una questione di moda nè una casualità) la Lazio quando da piccolo suo
padre (riommista per la moda di quel periodo) lo portò a vedere un derby. Credo sia lo stesso derby che ha fatto innamorare di
Lazio Paolo Stoppa
http://www.youtube.com/watch?v=6fvfC4OmTyY : si giocava ancora al Flaminio, era un buon periodo per la
riomma ma vinse la Lazio per 2 a 0 con gol di testa di Silvio Piola con la testa fasciata (!) per uno scontro di gioco.
La mia fede per la Lazio nasce praticamente con me, sono laziale da sempre per l'ammirazione/emulazione di mio padre e lo ringrazio
sempre tanto per questo. Nel novembre del 2006, il giorno prima di salutare questo mondo, nel lettino della terapia intensiva lui mi
prese la mano e, anche se intubato, con un filissimo di voce mi disse "forza Lazio, semo forti quest'anno"; la nostra ultima
chiacchierata ce la siamo fatta, mano nella mano, sulla Lazio... Un periodo bellissimo è stato quello del primo scudetto quando
cercavo di vestirmi, per quanto mi era possibile, sempre di biancoceleste. Ricordo quando, per la morte di Re Cecconi, andai a scuola
con il lutto al braccio: facevo le elementari e andavo in un istituto gestito da suore, mi dissero di toglierlo ma io lo tenni fino alla fine
della giornata. Figuratevi poi che in famiglia eravamo bene spartiti: io e papà laziali, mio fratello (gemello!!) e mamma difettosi e
quindi c'è sempre stata tanta accesa rivalità in campo sportivo e poi, lo dico sempre, ognuno nella vita ha la sua croce: io c'ho il
diabete, loro so' daaariomma.....Mio fratello ultimamente si è allontanato da loro e a Natale mi ha regalato un orologio da parete
della Lazio che capeggia nel mio ufficio

Poi tanti altri ricordi, più o meno nitidi (più meno che più a dire la verità) ma comunque tanti e tutti accomunati dalla passione per la
Lazio sempre urlata in faccia a chiunque. Ormai sono a Firenze dal terzo millennio e anche qua io so' quello della Lazio, che va in giro
con il cappellino dello scudetto, che compra lo stemma della Lazio e della coppa Italia per farseli cucire su una maglietta azzurra da
ostentare sempre e ovunque, che nel piazzale appena riasfaltato davanti casa ha scritto "W LAZIO" sul cemento e che, qualche
anno fa, scopre lazionet e a furia di leggerla scopre che lazionet è una famiglia, una gran bella famiglia...

Leggo e trovo post sempre più belli, sono dei veri poemi, orgogliosi, ricchi, pieni di personalità e di carattere, densi, commoventi,
autentici, certamente superiori alla media.
La Lazio è questo e molto di più, che sia più o meno difficile viverla fuori o dentro Roma è comunque secondario, l'importante è
viverla: da laziale, da Lazio, dentro e fuori, nel bene e nel male, in una sala parto o in una di terapia intensiva...
Oggi poi, da stravincitore nel secondo derby, con la foto de' Scialoja su - Noi,Loro – messa sul desk, con la lezione di romanità data
dalla CN ai giallozozzi l'importante è ESSERE della Lazio, da vicino o da lontano poco importa e queste vittorie sono dedicate anche
a mio padre che, ne sono certo, nel suo sonno in attesa del riveglio sta sognando la verità di una grande, grandissima Lazio che
asfalta la riomma e che DOMINA nel cielo di Roma capitale!!