Questo è un discorso serio. Anzi, serissimo. O almeno proverò a renderlo tale. Magari Gesulio avrebbe preferito che gli chiedessi di metterlo sul Mag, o su Calcio ma io preferisco postarlo qui perché credo tanti di noi si soffermano più su Lazio talk. E comunque se lo staff di Lazionet ritenesse di doverlo spostare lo facesse pure.
Comincio scusandomi per la lunghezza di quanto vi posto. Ma è necessario farvi capire bene i passaggi.
Tutto prende piede quando si apre il topic sull'Ansa che annuncia un accordo con la Reuma. Schifo, vergogna ecc. ecc. Solo che io sono curioso, più che indignato. E siccome all'Ansa lavorano anche parecchi laziali che conosco bene, chiedo spiegazioni. Vien fuori che l'Ansa aveva proposto anche alla Lazio la partnership, ma che Lotito aveva da tempo preso un accordo con l'agenzia fotografica La Presse (sede centrale a Torino e filiali a Milano, Roma, Maranello) che distribuisce tramite l'agenzia americana AP (Associated Press).
Ma proprio perché avevo chiesto informazioni ad un collega, questo mi richiama e mi fa notare la stranezza di una vera e propria "marchetta" comparsa a sorpresa sul Frankfurter Allgemeine Zeitung qualche giorno fa e che all'Ansa hanno pensato bene di riprendere. In sintesi, il quotidiano finanziario tedesco annunciava che " Ciò che sta accadendo a Roma è una rivoluzione del calcio italiano" grazie al lavoro che la proprietà americana sta portando avanti con la squadra giallorossa. L'articolo si diffonde ad ampio raggio sul nuovo business in atto nella Capitale, che si stacca dalle condizioni tipiche del calcio italiano. E fa presente di una Roma che ogni anno è sempre più in crescita nei mercati dell'Asia e dell'America, ed è sulla giusta strada per promuoversi. Il fatturato è aumentato: 116 milioni di euro, non abbastanza tuttavia per rientrare nella top 20 europea dove comunque si intende arrivare.
Ora dovete tener presente che da qualche tempo la Reuma ha un nuovo direttore marketing, il 39enne tedesco Christhop Winterling, dal 2009 al 2011 ex Head of Sports marketing in Adidas Italia. E che a lui si deve con tutta probabilità sia l'avvicinamento a Volkswagen (forse main sponsor dall'anno prossimo) che ad Adidas (pronta a subentrare a Robe di Kappa). Ma c'è dell'altro e forse più importante.
In primo luogo c'è il problema dello stadio che l'ammerekani vogliono fortissimamente, non volendo però sborsare un euro. Come fare? Ci si rivolge ai tedeschi che gli stadi li hanno fatti grazie a generose sponsorizzazioni. E anzi (cfr. vari siti internettiani) in riferimento alla progettazione di Tor di Valle (il cui terreno va pagato....) si parla proprio di modello tedesco!!!!
Ma c'è un'altra verità con cui si devono fare i conti, E qui entriamo in ballo noi. Il problema Unicredit. Da quando è passata sotto il controllo della banca (attivissima in Germania) la Reuma a differenza nostra ha goduto di un credito illimitato. Questo perché, andati a picco i Sensi, Unicredit cerca disperatamente di rientrare dei tanti quattrini messi a disposizione dei piscio-ruggine. Sperava di trovare facilmente un acquirente (ricordo le mie sghignazzate quando Piero Torri annunciava trionfale a La Signora in giallorosso che c'era la coda di chilometri alla caccia del brand o quando da Plastino, un ex-Rai faceva trapelare alle prime notizie dagli Usa che dietro questi approcci c'era la Coca Cola!!!! ) ma non è riuscita a cavare un ragno dal buco. Ma poichè maggiore è il deficit, più grande ancora è il tentativo di recuperarlo, ecco che Unicredit contatta Baldini, prende Sabatini, concede credito ai bostonian-frascatani, compra giocatori per miliardi delle vecchie lire.
Niente di niente. Un fallimento con Luis Enrique, si tentenna con Zeman col rischio di rimanere fuori dalla Champions (l'unica competizione che porta soldi veri). Insomma, un buco dopo l'altro. E il deficit cresce. E allora? Allora ecco lo stadio. Farlo, può costare tra i 200 e i 500 milioni di euro. Che dovrebbero finire nelle mani di imprenditori legati ad Unicredit o di politici che hanno a che fare con Unicredit, o comunque ad aziende legate alla banca. Che così potrebbe chiudere i rubinetti del foraggiamento e, chissà, riuscire davvero a quel punto a venderla a qualche sceicco.
Solo che io non credo che la cosa non si possa stoppare. La legge bancaria – i miei ricordi giurisprudenziali non mi aiutano... - mi pare proibisca la proprietà azionaria di altre società. E qui chiedo aiuto ai tanti avvocati che circolano nel forum. Del resto un paio di settimane fa Mario Sconcerti (unico fin qui a esporsi) una domenica sera se ne uscì in diretta tv e il giorno dopo anche sul Corriere della Sera nel denunciare le false fideiussioni reumiche e la proprietà della banca....
Ancora, Unicredit mi dicono potrebbe varare una politica di esuberi a breve vista la non brillante condizione economica del gruppo (specie nell'est europeo), il che striderebbe non poco coi megacontratti concessi a Tottolo, De Rossilo e Osvaldolo....
Gli azionisti poi non è che siano felici di continuare a rimpinzare le casse di Trigoria anziché aumentare i loro dividendi. E benché Mario Monti sia notoriamente vicino alle banche, non è che i salvataggi pagati coi soldi degli italiani – cfr l'ultimo, quello del Monte Dei Paschi – possano continuare a iosa dato che la gente si sta un tantinello incazzando.....
Vabbè. L'ho fatta lunga, e me ne scuso. Ma tutto ciò (e ci aggiungo pure, naturalmente, il marchettaggio continuo di giornali e tv, a cominciare da Sky che io pago profumatamente anche per il canale Lazio Style) mi convince sempre più che bisogna cominciare a fare qualcosa di concreto. Anche perché temo che dietro il loro continuo agitarsi ci sia non solo la volontà di imporre la Reuma, ma di trucidare noi senza alcun imbarazzo.
Che fare? Esposti. Raccolta di firme. Comunicati. Prese di posizione. A nome di Lazionet? Se possibile. Ma le strade possono essere anche diverse. Si crera un comitato o più d'uno.
Quello che servirebbe è: formare un pool di avvocati, tenere un registro di possibili firmatari, istituire un gruppo di comunicatori che diffondano le notizie. E cominciare a menare con tutte le armi a disposizione: volantinaggi allo stadio e davanti alle sedi Unicredit, appelli al Comune per la più assoluta trasparenza nell'operazione Tor di Valle, richieste continue alla banca di chiarimenti sui finanziamenti erogati e sui bilanci di Trigoria (anch'essa già ceduta da tempo e riottenuta in leasing proprio da Unicredit....).
Insomma, vogliono la guerra? A mio parere, guerra sia!
Topic da applausi e da mantenere in alto. Sono aperto a iniziative concrete come quelle segnalate da alteadler.
presente per qualsiasi cosa!
Primo passo, conditio sine qua non per provare ad incidere: se non l'avete ancora fatto togliete i conti da unicredit.
Per il resto io ci sto, ma ho poca fiducia.
Ricordo le fallimentari esperienze di Lazionista, DifendiAmolaLazio e Casa Lazio (poi Lazio Family), con le quali i cercava di creare soggetti in grado di incidere, portare le istanze di quella che è (passatemi l'orrenda definizione) "la società civile laziale".
topic interessantissimo. Buona idea. La reazione va studiata e modulata ma ci deve essere.
Complimenti alteadler ha tutto molto senso ed è piacevolissimo da leggere.
Credo che gli unici che possano fare qualcosa, intendo dire concretamente, siano gli azionisti di Unicredit, in particolare quelli che fanno parte del CdA; la politica aziendale è loro, la responsabilità non è del fantasma unicredit, almeno non solo, ma è anche la loro.
Credo che i tempi delle vacche grasse siano finiti, per tutti, soprattutto per le banche; oggi, in questa situazione, un dirigente d'azienda, un imprenditore, un uomo d'affari non può permettersi di erogare prestiti a fondo perduto, perciò è chiaro che dietro c'è qualcuno di grosso e importante che influenza le decisioni del CdA di unicredit; non è una visione "mafiosistica" è la sacrosanta realtà dei fatti.
Ci sta bene :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm
Questo topic mi ha messo un'ansia...
:asrm :asrm
Ho cercato l'articolo in questione, se vi interessa lo traduco, ma a grandi linee è quanto ha scritto Alteadler.
http://www.faz.net/aktuell/sport/fussball/as-rom-revolution-im-italienischen-fussball-12012619.html
Devo dire che non è che abbia avuto tutta questa eco, lo hanno ripresosoltanto siti tipo blog etc.
Sto investigando se l'autore, MICHAEL ASHELM, sia in qualche modo legato al direttore generale marketing tedesco dei romidi.
Al che potrei trovare una spiegazione alla marchetta.
Citazione di: alteadler il 04 Gen 2013, 12:09
Vabbè. L'ho fatta lunga, e me ne scuso. Ma tutto ciò (e ci aggiungo pure, naturalmente, il marchettaggio continuo di giornali e tv, a cominciare da Sky che io pago profumatamente anche per il canale Lazio Style) mi convince sempre più che bisogna cominciare a fare qualcosa di concreto. Anche perché temo che dietro il loro continuo agitarsi ci sia non solo la volontà di imporre la Reuma, ma di trucidare noi senza alcun imbarazzo.
Che fare? Esposti. Raccolta di firme. Comunicati. Prese di posizione. A nome di Lazionet? Se possibile. Ma le strade possono essere anche diverse. Si crera un comitato o più d'uno.
Quello che servirebbe è: formare un pool di avvocati, tenere un registro di possibili firmatari, istituire un gruppo di comunicatori che diffondano le notizie. E cominciare a menare con tutte le armi a disposizione: volantinaggi allo stadio e davanti alle sedi Unicredit, appelli al Comune per la più assoluta trasparenza nell'operazione Tor di Valle, richieste continue alla banca di chiarimenti sui finanziamenti erogati e sui bilanci di Trigoria (anch'essa già ceduta da tempo e riottenuta in leasing proprio da Unicredit....).
Insomma, vogliono la guerra? A mio parere, guerra sia!
Saluto l'insigne Alteadler e apprezzo moltissimo il post-topic che si incarica di mettere in fila una serie di elementi che si erano un po' persi nell'aere della propaganda giallozozza.
Dunque la AS, società seguita da moltitudini inestimabili di tifosi, viene salvata da una Banca. La stessa cosa accadde a noi anni fa, se ricordiamo.
Viene salvata da una Banca che però non soltanto tiene in piedi la società, ma cerca dei nuovi soci e poi rimane dentro all'interno della compagine azionaria, forse per la passione di qualche dirigente del colosso bancario italiano o anche perché i soldi raccolti con i nuovi soci non sono sufficienti per l'uscita e allora si rimane dentro ancora per un po', in vista di soci futuri (che ancora non si vedono, dopo un annetto e mezzo).
La stessa cosa NON accadde a noi, dove invece si passò molto tempo a cercare un nuovo socio e lo si trovò poi in uno sconosciuto medio imprenditore romano.
Altra cosa che mi preme di sottolineare fu che con grande velocità Capitalia uscì dall'azionariato della Lazio, società che fu invece gravata dell'onere di far fronte ai pesanti impegni che ci aveva lasciato la precedente proprietà. Da qui seguirono un paio di anni di duri sacrifici, tutto giusto non saremo qui a lamentarci di tale trattamento. Quanto va rilevato e sottolineato con forza è che non esattamente la stessa cosa sta avvenendo dall'altra parte, dove il colosso bancario rimane ancora dentro pronta a far fronte al ripianamento delle precedenti perdite e ai nuovi investimenti. Ricordiamo tutti che mentre noi i primi due anni trattavamo Keller e Mea Vitali, magari concedendoci l'ebbrezza di un Rocchi o un Tare, loro invece vanno su un Lamela e Osvaldo, giocatori dal prezzo alto, incappando però nella suola di un Kjaer.
Ricordo all'epoca gli attacchi a Matteo Arpe, allora ad di Capitalia, reo di continuare a investire risorse finanziarie in una squadra di calcio, le stesse polemiche che non si avvertono oggi, con gli entusiasti oracoli della new frontier del calcio, sospeso tra Trigoria e Miami, tra la coda alla vaccinara e le alchimie di Wall Street. Che bello leggere oggi su un Corsport "L'america s'innamora della Roma. Gli states hanno fame di "soccer". E i giallorossi sono entrati subito nei cuori dei loro tifosi". Sembra di vederlo il camionista del Minnesota che guida sulla Interstate mentre salta di radio in radio, tra un Marione e un Max.
Hai citato le battute di Sconcerti. Ne ho sentita una io che mi ha fatto ridere di gusto. Durante una nota trasmissione radiofonica radiofonica, di fronte ai pianti inconsolabili di chi paventava il rigore del vento del nord, l'ex direttore del Corsport ha ammesso che esiste questo vento del nord, ma ha ricordato subito che "la Lazio è seconda e allora come la mettiamo?".
Quindi, condivido lo spirito che ti ha spinto a questo topic, ma vorrei esattamente capire cosa ti proponi di fare. Te lo chiedo anche perché piano piano (molto piano, troppo piano, in verità) qualcuno (mica solo Sconcerti, vedi anche Dragoni) sta cominciando a porre le domande vere e serie e la verità prima o poi viene a galla.
Citazione di: fish_mark il 04 Gen 2013, 14:04
condivido lo spirito che ti ha spinto a questo topic, ma vorrei esattamente capire cosa ti proponi di fare. Te lo chiedo anche perché piano piano (molto piano, troppo piano, in verità) qualcuno (mica solo Sconcerti, vedi anche Dragoni) sta cominciando a porre le domande vere e serie e la verità prima o poi viene a galla.
Intanto, grato e arrossito per "l'insigne" che ricambio di cuore, mi preme che il tema - delicatuccio assai - esca dalle cantine in cui Unicredit & compagnia cercano di nasconderlo. Ma in più vorrei realizzare un qualcosa (comitato? gruppi? parliamone....) che, forte di alcuni specializzati (parlavo non a caso di avvocati, ma anche comunicatori ecc.) scendesse in pista per confutare la marea di propaganda e di zozzaggine con cui ci vanno ammorbando.
Un esempio: l'ottimo iDresda è andato a ripescare la marchetta apparsa sul Frankfurter. Magari lui (molto meglio di me col tedesco) potrebbe inviare una lettera o una e-mail al quotidiano, chiedendo perchè mai si spaccia per oro una cosa che notoriamente a Roma puzza (e forte!) di marcio, visto che tutti sanno che Unicredit è alla disperata caccia di un acquirente e che amerebbe molto far arrivare quattrini tedeschi.....
Altro esempio: formiamo un gruppo di abbonati Sky. Se là arriva una e-mail di protesta ci ridono sopra. Se raggiungiamo 100 firme e li preghiamo di piantarla perchè sennò disdiciamo l'abbonamento, l'effetto credo sarà diverso. O no?
Citazione di: alteadler il 04 Gen 2013, 14:44
Intanto, grato e arrossito per "l'insigne" che ricambio di cuore, mi preme che il tema - delicatuccio assai - esca dalle cantine in cui Unicredit & compagnia cercano di nasconderlo. Ma in più vorrei realizzare un qualcosa (comitato? gruppi? parliamone....) che, forte di alcuni specializzati (parlavo non a caso di avvocati, ma anche comunicatori ecc.) scendesse in pista per confutare la marea di propaganda e di zozzaggine con cui ci vanno ammorbando.
Un esempio: l'ottimo iDresda è andato a ripescare la marchetta apparsa sul Frankfurter. Magari lui (molto meglio di me col tedesco) potrebbe inviare una lettera o una e-mail al quotidiano, chiedendo perchè mai si spaccia per oro una cosa che notoriamente a Roma puzza (e forte!) di marcio, visto che tutti sanno che Unicredit è alla disperata caccia di un acquirente e che amerebbe molto far arrivare quattrini tedeschi.....
Altro esempio: formiamo un gruppo di abbonati Sky. Se là arriva una e-mail di protesta ci ridono sopra. Se raggiungiamo 100 firme e li preghiamo di piantarla perchè sennò disdiciamo l'abbonamento, l'effetto credo sarà diverso. O no?
io firmo.
P.s devo ammettere che da video-dipendente di qualunque cosa mi parli di Lazio, da qualche tempo il lacrima (mark te ne sarai accorto) ogni tanto (direi ciclicamente) ripropone agli interolcutori riommici le stesse medesime ripetitive domande sul profilo economico-finanziario della società riommica adducendo un qual confusione...o meglio nebbia...
a proposito di imprenditori nel giro unicredit, Parnasi, che dovrebbe costruire lo stadio, ha un debito di ben 400 milioni con la stessa.
fonte l'articolo qua sotto del due gennaio.
Citazione di: PabloHoney il 02 Gen 2013, 09:47
Eccolo...
Buona lettura
L'As Roma fa i conti con il nuovo stadio (Il Sole 24 Ore)
ROMA
L'As Roma ha annunciato la costruzione di uno stadio da 55-60 mila posti a Tor di Valle. Un progetto che, una volta realizzato, si prevede nella stagione 2016-2017, potrà rafforzare il patrimonio della società e aumentare i ricavi della Magica. Restano tuttavia aperti diversi interrogativi, il principale è finanziario: chi paga?
Ovvero, come farà il club che in Borsa vale 66 milioni, paga in ritardo gli stipendi dei calciatori e ha i conti in profondo rosso a sostenere un impegno che, dalle prime stime, potrebbe costare almeno tra 165 e 210 milioni di euro, secondo la capienza dell'impianto?
Un altro interrogativo riguarda le autorizzazioni urbanistiche: l'area è soggetta a vincoli paesaggistici ed è zona di esondazione del Tevere. II sindaco dì Roma, Gianni Alemanno, ormai in campagna elettorale, annuncia tempi rapidi, «sei mesi di progettazione e un anno di burocrazia, tra conferenze dei servizi e pareri vari».
Si può inoltre notare che Luca Parnasi, il costruttore che ha vinto il derby dei palazzinari per costruire lo stadio della Magica su un'area nella sua disponibilità, ha rapporti d'affari con un altro candidato al Campidoglio, il costruttore cattodalemiano Alfio Marchini.
Oggi si potrà misurare la reazione della Borsa all'annuncio dello stadio che il presidente della Roma, James Pallotta, ha fatto il 30 dicembre dalla Florida. Le azioni As Roma hanno chiuso l'ultima seduta del 2012 in calo dell'i, 15% a 04987 euro. Rispetto all'inizio del 2012 hanno perso il 6,96%, ma negli ultimi sei hanno recuperato il 25%, dunque le azioni giallorosse sono ad elevata volatilità. Il prezzo è inferiore del 264% a quello di 0,6781 euro per azione pagato dalla nuova compagine (i soci americani con Uni-credit ) il 18 ago sto 2« n per rilevare la Roma dal tandem Sensi-Uni-credit. Attualmente la Neep Roma Holding Spa, la società tra americani (al 60%) e Unicredit (40%), possiede il 78% del capitale della società di calcio.
La Roma ha chiuso il bilancio consolidato al 30 giugno 2012 con una perdita di 58,47 milioni e un patrimonio netto negativo di 52,46 milioni. Il club ha bisogno di una ricapitalizzazione robusta, ma l'aumento di capitale da 80 milioni annunciato dalla nuova proprietà viene continuamente rimandato. In maggio americani e Unicredit hanno iniettato nelle casse di Trigoria 50 milioni, come anticipo di una futura ricapitalizzazione. Ma questi soldi ormai sono finiti.
Intanto aumentano perdite e debiti. Nei primi tre mesi dell'esercizio corrente, fino al 30 settembre 2012, le perdite consolidate sono aumentate da 9,8 a 16,86 milioni. L'indebitamento finanziario netto è aumentato da 54,7 a 71,6 milioni tra il 30 giugno e il 30 settembre, quando c'erano anche debiti verso il personale per 20 milioni, in larga parte per stipendi arretrati. Il debito è tutto con una sola banca, Uni credit, che tiene a galla la Roma "americana", per alcuni di fatto è il vero "padrone" della Roma. La banca ha in pegno il marchio della società.
Unicredit, insieme alla Bnl, è la banca che finanzia Parnasi, la cui holding, ha scritto L'Espresso, ha un debito netto superiore a 400 milioni a fronte di 150 milioni di ricavi. Un terzo del capitale della holding di Parnasi, la Parsitalia Srl, è intestato alla Servizio Italia, la fiduciaria della Bnl. E il 62,67% di Parsitalia è intestato alla finanziaria Figepa Srl, il cui capitale è tutto intestato alle fiduciarie delle banche. Servizio Italia di Bnl (il 99%) e Cordusio di Unicredit (1%). Difficile negare che le banche abbiano la regia dell'operazione stadio.
Gianni Dragoni
Citazione di: alteadler il 04 Gen 2013, 14:44
Intanto, grato e arrossito per "l'insigne" che ricambio di cuore, mi preme che il tema - delicatuccio assai - esca dalle cantine in cui Unicredit & compagnia cercano di nasconderlo. Ma in più vorrei realizzare un qualcosa (comitato? gruppi? parliamone....) che, forte di alcuni specializzati (parlavo non a caso di avvocati, ma anche comunicatori ecc.) scendesse in pista per confutare la marea di propaganda e di zozzaggine con cui ci vanno ammorbando.
Un esempio: l'ottimo iDresda è andato a ripescare la marchetta apparsa sul Frankfurter. Magari lui (molto meglio di me col tedesco) potrebbe inviare una lettera o una e-mail al quotidiano, chiedendo perchè mai si spaccia per oro una cosa che notoriamente a Roma puzza (e forte!) di marcio, visto che tutti sanno che Unicredit è alla disperata caccia di un acquirente e che amerebbe molto far arrivare quattrini tedeschi.....
Altro esempio: formiamo un gruppo di abbonati Sky. Se là arriva una e-mail di protesta ci ridono sopra. Se raggiungiamo 100 firme e li preghiamo di piantarla perchè sennò disdiciamo l'abbonamento, l'effetto credo sarà diverso. O no?
Dammi un testo in cui si condensino sinteticamente i fatti e ti giuro che lo faccio.
lo traduco e lo mando.
Bisogna però entrare nel merito di quanto scritto nell'articolo, altrimenti il giornalista la lettera la cestina.
Mi impegno a fartene una traduzione
ottimo. L'ho già diramato ai miei amici riommici. Io la guerra la faccio sempre, anche in vacanza. La cosa che li fa squamà è che a dijelo è sempre un Laziale.
Al di la di tutte queste sacrosante preoccupazioni sui legami banche-politica-sport,dico solo una cosa: basta al CEMENTO catso! Questo paese sempre più in mano ai palazzinari che lo stuprano mette una tristezza.... :s
Approvò l'iniziativa e provo a dare un contributo.
Per portare alla luce la zozzeria bisogna fare in modo che non sia facile buttarci sopra un tappeto o una camionata di sabbia. Se rimaniamo isolati e se non troviamo sponde alle quali appoggiarci temo che, come minimo, si debba faticare dieci volte di più per ottenere risultati tangibili. Ci vogliono degli alleati. Qualcuno che, per motivi diversi, possa essere al nostro fianco e che possa bloccare gli inevitabili tentativi di insabbiamento che si verificheranno. Dato che questa è una fase progettuale credo che sia possibile anche sparare qualche sciocchezza e dire che, tra i potenziali alleati c'è la Lega Nord, c'è la Juventus, alcune banche (tendenzialmente NON romane e non legate al Palazzo), certe lobbies economiche non legate al "mattone". Ci potrebbero essere gli ambientalisti, i sindacati, ...
In dettaglio. L'odio che la Lega Nord ha per "Roma ladrona" è sintetizzabile in tutta la vicenda che ruota attorno agli odiosi dirimpettai. La as fusion si fonda su compromessi politici ed economici tipici del modello "prima repubblica". Ci sono i palazzinari, ci sono i soldi erogati a buffo (segna che poi te pago), ci sono le manfrine da quattro soldi (fideiussioni fasulle che, per "ragion di stato", vengono comunque nascoste e sostituite, fuori tempo massimo, da foglie di fico), ci sono dei giocatori arroganti (scalcianti, sgomitanti, scazzottanti e sputanti) e dei tifosi odiosi (a noi questo pare normale ma anche fuori dal GRA, quando arrivano le orde trigoriote, "che noi semo daa capitale", non è che la gente sia contenta ed in festosa e trepidante attesa dei tifosi + tifosi). Se si potesse insinuare un dossier ben fatto sulla scrivania di qualche personaggio, a mio giudizio, si troverebbe terreno fertile.
La Juventus, per quanto antipatica calcisticamente, è stata tra le poche società che hanno pagato un prezzo per le loro nefandezze. Possiamo anche pensare che non abbiano pagato abbastanza o che noi si sia pagato di più ma non conta. Gli juventini, dal primo all'ultimo, dalla proprietà fino al più tiepido tifoso, sono convinti di essere stati ingiustamente "perseguitati". Senza entrare nel merito del torto o della ragione, va detto che sono tanti, potenti e non particolarmente legati ai poteri che sostengono la prima squadra di Corropoli. Il Milan è, ad esempio molto invischiato con la politica e la proprietà del Milan difficilmente si metterebbe contro un potenziale bacino di voti qual'è quello del popolo coprofilo. Per avere gli Juventini come alleati, basterebbe ricordare loro uno dei tanti episodi che hanno caratterizzato la loro "rivalità" con quelli dellà e ricordare loro che, a livello societario, una delle alleanze più efficaci è quella con coloro che loro chiamano i "prescritti", l'Inter. (Ci sarebbe anche l'argomento VW vs FIAT ...).
Non mi dilungo oltre ma, aggiungo solo che, a fronte di ristrutturazioni, di licenziamenti e di disinvestimenti in attività produttive che la banca che sostiene l'ammasso di rifiuti ha fatto, sta per fare o che potrebbe fare, ci sono esborsi milionari per tentare di rientrare di affidamenti concessi con manica troppo larga alla famiglia Sensi. Questa cosa ad un sindacato decente potrebbe anche interessare, no? Sebbene ormai abbastanza fuori dai giochi, il Lazialissimo Ottaviano Del Turco una mano potrebbe pure darcela.
Sent from my @&€&@@& using !€&€@=¥£$
Ci vorrebbero più articoli come questo del fatto: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/04/nuovo-stadio-dellas-roma-esultano-politica-e-palazzinari/461128/
Mancano solamente i legami di tutti i polli con Unicredit poi il quadro è completo
Ottimo lavoro, Diego. Che qui ricopio
da Il Fatto quotidiano di venerdì 4 gennaio:
Dagli studi televisivi della Disney a Orlando, in Florida (dove il 30 dicembre hanno firmato l'accordo in diretta tv il presidente della Roma James Pallotta e l'imprenditore Luca Parnasi), all'ippodromo di Tor di Valle, periferia sudoccidentale di Roma, dove per l'inizio della stagione 2016-17 dovrebbe essere pronto il nuovo stadio della società giallorossa. Sei ore di fuso orario e ottomila chilometri di distanza per mettere a segno un colpo destinato a cambiare la fisionomia della As Roma - che diventerebbe la seconda squadra professionista in Italia dopo la Juve ad avere uno stadio di proprietà – e dell'intera città capitolina, pronta all'ennesima colata di cemento della amministrazione Alemanno. Anche il sindaco, in scadenza, era infatti collegato in videoconferenza da Trigoria al momento della firma. Perché un nuovo stadio a Roma è, soprattutto, una mossa politica.
Partiamo dal primo dato. Il Piano regolatore esistente prevede nella zona di Tor Di Valle un massimo di cubature di 14mila metri cubi, assolutamente non sufficienti alla costruzione di un impianto polifunzionale con stadio e derivati vari (parcheggio, viabilità, unità abitative, centri commerciali e luoghi d'ospitalità come alberghi e ristoranti) che ne richiederebbe quasi un milione. Quindi o viene approvata entro tempi stretti il famigerato ddl conosciuto come 'Legge sugli stadi', da più parti definito "un obbrobrio, un cavallo di Troia per legalizzare clamorose speculazioni edilizie" e che in pochissimo tempo permetterebbe deroghe eccezionali ai vari piani regolatori e di tutela paesaggistica regionale, oppure è necessaria una modifica al Prg da parte delle istituzioni cittadine, che però allungherebbe di molto i tempi previsti.
Ma i problemi dal punto di vista ambientale non sono finiti qui. Perché già quando nel 1958 a Tor Di Valle fu costruito l'ippodromo, furono necessari 13 chilometri di pali di cemento per renderlo stabile, dato che l'impianto sorge su un terreno sabbioso e instabile. Poi c'è il problema del vicino depuratore dell'Acea, che emana un fetore nauseabondo e andrebbe quindi interrato. Inoltre, la necessità di potenziare i trasporti: dalla rotaia della Roma-Lido con nuove fermate, alla mobilità in auto lungo la via Ostiense e la Roma-Fiumicino (altro affare goloso). Infine a Tor di Valle c'è un'ansa del fiume Tevere che è zona di esondazione e andrebbe sistemata. Tutte problematiche che hanno messo in allarme gli ambientalisti "per un'operazione che farà di certo bene al patrimonio della squadra, ma sembra molto lontana da qualsiasi interesse pubblico della città", come ha scritto in una nota Parlati, presidente di Legambiente Lazio.
Ma a Roma, dove storicamente i palazzinari hanno influenzato la politica con ogni mezzo necessario, e anche di più, al cemento si è sempre trovato spazio. Ed ecco quindi emergere la figura di Luca Parnasi, l'enfant prodige del mattone capitolino: proprietario dell'area dell'Ippodromo di Tor Di Valle e a capo del gruppo Parsitalia, società immobiliare creata dal padre Sandro che nel 1991 ha acquistato dal curatore fallimentare la Sogene (immobiliare prima vaticana e poi nelle mani del 'banchiere di Dio' Michele Sindona) e l'immenso patrimonio di terreni nel suo portafoglio. Parnasi figlio è sposato con una starlette televisiva (Christiane Filangieri), come si conviene ad un immobiliarista del XXI secolo. Ed è stato finanziatore bipartisan delle fondazioni Farefuturo di Fini e Italianieuropei di D'Alema, in affari sia con il fratello di Fini, Massimo, che con quello di Veltroni, Valerio, come si conviene ad un palazzinaro storico con un piede in entrambe le staffe.
Siccome poi al momento dell'acquisto dei terreni di Tor di Valle dal re degli ippodromi Papalia, avvenuto lo scorso aprile, il contratto prevedeva il rilancio dell'impianto, ecco che un nuovo ippodromo sarà probabilmente costruito nella zona del Pescaccio, sui terreni che il Comune di Roma è prossimo a girare allo stesso Parnasi come compensazione per Tor Marancia. Insomma, per il nuovo re del mattone capitolino sarebbero due piccioni con una fava. Il tutto con la benedizione dell'attuale sindaco e del prossimo, di qualunque colore esso sia, dato che anche l'ex candidato forte dell'opposizione Zingaretti, dirottato alla Regione, da presidente della Provincia ha acquistato alla modica cifra di 263 milioni una nuova sede all'Eur da Parsitalia. Un'idea a suo tempo sottoscritta dall'ex presidente Gasbarra, sempre del Pd, che potrebbe essere il prossimo candidato sindaco del partito Bersani. Insomma, quando Totti, o chi per lui, nel 2016 segnerà il primo gol nel nuovo stadio della Roma, a godere non saranno solo i 60mila tifosi che la capienza del nuovo stadio prevede, ma anche e soprattutto quella commistione di politica ed edilizia che da tempo ha le mani sulla città.
Vedete com'è facile?
In nemmeno mezza giornata abbiamo:
1) IDresda che dovrebbe mandare una lettera alla Frankfurter per rispondere di brutto alla vergognosa marchetta;
2) Tirato fuori un pezzo del Sole 24Ore che sputtana di brutto i bilanci della magggggica;
3) Ipotizzato interventi su forum di juventini, interisti o quant'altro per metterli a conoscenza delle trame giallorosiche;
4) enucleato il giro d'interessi politico-affaristici che ruota intorno al progetto Tor di Valle (a proposito ma se lì il Tevere esonda come sulla Tiberina come la mettiamo col progetto di Lotito su cui piovono bocciature?).
Aspetto sempre che qualche avvocato del forum mi faccia luce sulla legge bancaria.
Complimenti alteadler.
Citazione di: DiegoFuser il 04 Gen 2013, 17:08
Ci vorrebbero più articoli come questo del fatto: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/04/nuovo-stadio-dellas-roma-esultano-politica-e-palazzinari/461128/
Mancano solamente i legami di tutti i polli con Unicredit poi il quadro è completo
Up! (Cliccare per ingrandire)
(http://db.tt/5nQARr50)
sono d'accordo con alteadler. Bisogna fare qualcosa. e bisogna procedere per operazioni. Penso che la costituzione di una associazione che raduni tutti gli abbonati sky laziali sia una cosa che potremmo completare entro una settimana.
Io sono a disposizione. Mi metto a disposizione.
Che questa sia come la primavera araba. anzi meglio, LAZIALE.
up
Citazione di: alteadler il 04 Gen 2013, 17:30
Vedete com'è facile?
In nemmeno mezza giornata abbiamo:
1) IDresda che dovrebbe mandare una lettera alla Frankfurter per rispondere di brutto alla vergognosa marchetta;
2) Tirato fuori un pezzo del Sole 24Ore che sputtana di brutto i bilanci della magggggica;
3) Ipotizzato interventi su forum di juventini, interisti o quant'altro per metterli a conoscenza delle trame giallorosiche;
4) enucleato il giro d'interessi politico-affaristici che ruota intorno al progetto Tor di Valle (a proposito ma se lì il Tevere esonda come sulla Tiberina come la mettiamo col progetto di Lotito su cui piovono bocciature?).
Aspetto sempre che qualche avvocato del forum mi faccia luce sulla legge bancaria.
up
Ho appena inviato la nostra risposta (in realtà mi sono limitato a tradurre in tedesco un ottimo pezzo di alteadler) al giornale della marchetta, la Frankfurter Allgemeine Zeitung.
Assumendo implicito il permesso di alteadler, riporto qui il pezzo.
In italiano, non si sa mai che magari pure i tedeschi ci leggono.
Più tardi mi iscrivo al loro blog e lo posto pure lì.
Buon perfect monday a tutti!!!!
:since :since :since
:asrm
Egregi signori,
ho letto con curiosità e poi con crescente disappunto il vostro recente articolo a firma di ..... con cui si garantisce che la As Roma sta cambiando il panorama calcistico italiano grazie all'intervento di nuovi soci americani. Non so chi vi abbia fornito le informazioni a riguardo ma certo si tratta di qualcuno che è disinformato o – al contrario – troppo interessato alla questione.
Perché da quello che risulta la As Roma non sta affatto vivendo un bel momento. Tanto dal punto di vista sportivo (è fuori dall'Europa ormai da qualche anno e fatica non poco nel campionato italiano nonostante l'acquisto di molti buoni giocatori che costano non poco...) che, soprattutto, dal punto di vista economico.
E' curioso che il vostro articolista abbia nascosto che le azioni As Roma sono soggette ad altissima volatilità : hanno perso il 6,96% nel solo 2012 ed il loro prezzo è inferiore addirittura del 264% a quello di 0,6781 euro per azione pagato dalla nuova compagine (i soci americani con Uni-credit ) un paio di anni fa per rilevare la Roma dal tandem Sensi-Uni-credit. Attualmente la Neep Roma Holding Spa, la società tra americani (al 60%) e Unicredit (40%), possiede il 78% del capitale della società di calcio.
La Roma – come riporta l'autorevole giornale finanziario Il Sole-24Ore, ha chiuso il bilancio consolidato al 30 giugno 2012 con una perdita di 58,47 milioni e un patrimonio netto negativo di 52,46 milioni. Il club ha bisogno di una ricapitalizzazione robusta, ma l'aumento di capitale da 80 milioni annunciato dalla nuova proprietà, viene continuamente rimandato. In maggio americani e Unicredit hanno iniettato nelle casse di Trigoria 50 milioni, come anticipo di una futura ricapitalizzazione. Ma questi soldi ormai sono finiti.
Intanto aumentano perdite e debiti. Nei primi tre mesi dell'esercizio corrente, fino al 30 settembre 2012, le perdite consolidate sono aumentate da 9,8 a 16,86 milioni. L'indebitamento finanziario netto è aumentato da 54,7 a 71,6 milioni tra il 30 giugno e il 30 settembre, quando c'erano anche debiti verso il personale per 20 milioni, in larga parte per stipendi arretrati. Il debito è tutto con una sola banca, Uni credit, che tiene a galla la Roma "americana", e che per alcuni di fatto è il vero "padrone" della Roma.
Mi chiedo dunque dove sia mai il miracolo calcistico italiano di cui parlate. A meno che il fatto che ci sia una banca di mezzo che, guarda caso, lavora anche in Germania, non vi abbia convinto che sia un bene spacciare comne tale un fallimento.
Cordiali saluti