se dipendesse da me, farei l'impossibile per trovar posto alla porchetta tra i simboli della Lazio
si, l'aquila e la porchetta, insieme, una accanto all'altra, come la vergine e bocca di rosa care a de andrè. il corpo e lo spirito, la materia e l'io irriducibile, il volo libero e sublime e la soddisfazione grassa e felice del gusto. nessuno si indigni e si evitino, per favore, mal di pancia e musi storti. le cattedrali poggiano, si sa, sul fango impastato di sangue (degli uomini morti e feriti sul lavoro) e di merda (degli operai che cagavano dalle impalcature). ma non per questo, le cattedrali, cessavano di spingere gli uomini a elevarsi verso il cielo
all'aquila le vittorie (quando è possibile, si intende... ), alla porchetta la festa. qualcuno si è mai chiesto come sarebbe la storia dei laziali, quindi della Lazio, senza porchetta? ma sono immaginabili generazioni di tifosi biancocelesti, i nostri padri, i nostri figli, che sciamano tra le vie rinoscimentali della capitale, tra i vialoni congestionati della periferia, tra le salite dei paesi in tufo della campagna romana, tra clacson, sciarpe e bandiere e cori e canzoni e sfottò, a inneggiare alla coppa di fulvio bernardini, mangiando hot dog, con la senape che straborda, a saltare al grido di maestrelli e long john con hamburger o cheesburger con le mani e la faccia impiastrate di ketchup, a bearsi al nome di eriksson e cragnotti e nesta e veron con un kebab fumante e piccante e rigonfio di cipolla e patatine fritte? le fettuccine e la salsiccia, si, forse. ma le fettuccine buone, si sa, son quelle fatte in casa, non son roba di strada; e a tirare avanti a salsicce (che poi le migliori si fanno a Norcia, e Norcia ormai sta diventandi quasi una nostra seconda casa...) non si fa mai sera
niente da fare, la regina della festa è la porchetta. calda nella ciriola o tra due fette di casareccio, un mozzico e via con la sciarpa o la bandiera "biancazzura"; oppure fredda, scartata sui tavoloni di legno traballanti sui sanpietrini di Roma nostra, tra un bicchiere e l'altro, sotto gli striscioni di un Lazio club e il biancoceleste tuttattorno. non c'è festa laziale senza porchetta, non c'è scudetto o coppa senza il suo profumo di finocchiella, senza la sua crosta dorata e croccante
e a pensarci bene, poi, questo accostamento tra la Lazio e la porchetta nell'immaginario popolare c'è già stato. E' toccato al grande aldo fabrizi, il "marchese de cazzuola" romolo catenacci di c'eravamo tanto amati, lanciarsi in un sonoro "sempre forza Lazio" durante il rituale taglio della porchetta tra gli operai del suo cantiere. magari l'intento dei maestri della commedia all'italiana non voleva essere propriamente elogiativo verso la Lazio e i suoi tifosi, in questa scena come in tante altre del nostro cinema. ma tant'è, per quanto inconsapevolmente, stavano disegnando i contorni di uno stile e di una cultura di cui, oggi, noi, non fatichiamo a sentirci custodi e a ostentarne il giusto orgoglio
daje allora co sta porchetta, che la Lazio ha vinto