E' la coda della lucertola, questo articolo. Che si muove anche se il corpo é già bello che morto.
E ti credo che se rinasce vorrebbe rinascere laziale. Estrema e assoluta dichiarazione di inferiorità.
Restiamo a una discussione di sociologia della domenica.
Ci pensavo giusto ieri.
Ci sono molti segni che potrebbero far pensare al canto del cigno di una realtà sociale, e sociologica, ormai esangue.
Perché l'asroma non é sport, o calcio, non lo é mai stato. E' sempre stata solo e soltanto uno strumento sociologico, machiavellico, per controllare le istanze sociali più violente. L'espressione più pura e volgare del panem et circensem.
Una squadra, una società sportiva compete, gareggia, vince e perde. L'asroma no, da 86 anni loro non conoscono questi verbi.
E' una costruzione sociologica costruita su pedane di carte dialettiche, su palafitte di stronzate.
Che oggi, ora, mostra la corda. Sembra piegarsi su se stessa destinata ad affogare nella melma da cui provengono.
L'immagine della curva sud completamente vuota, l'abbandono al suo destino del capitano dei capitani, restato solo assieme al fido Sancho Panza Vito Scala per ritirare la medaglietta di gesso attorniato dalla nostra umana felicità, ne é un segno profondo.
Come lo é lo stesso sorriso di Ilary Blasi, mentre consola la figlia piangente. La sconfitta delle merde é come una barbie caduta dal balcone.
E la fine del sogno, del loro sogno.
Non reagiscono neanche più.
Avete fatto caso che negli ultimi 30 anni ogni derby vinto dalla Lazio é finito sempre in rissa, vuoi perché un giocatore della Lazio ha osato festeggiare un gol, vuoi perché non era previsto nel copione del regista. Ma hanno sempre perso male, insultando, rosicando, scatenando finimondi.
Domenica scorsa no.
C'é stato l'abbandono, la fuga, il game over.
Hai voglia a raccontare di sogni americani, di pippo pluto e paperino, di 85 milioni di tifosi nel mondo, di Giulio Cesare e Impero.
Ormai non ci credono più neanche i bambini.
Ormai hanno sgamato anche loro l'incredibile fregatura, la catena al quale sono restati legati per anni.
Qualche giorno fa con inconsapevole lucida sintesi, un cretino radiofonico ha detto che la roma riempie gli spazi di una vita di merda. Mai riflessione fu più azzeccata.
Il problema é che ora, oggi, non siamo solo noi ad aver capito, ma anche molti di loro, che gli spazi di una vita di merda sono stati riempiti, anche grazie alle giaculatoria di Dotti, Cucci e Vocalelli vari, da altra merda.
E l'odore ormai arriva anche alle loro narici poco sviluppate.
Fateci caso, se avete amici romanisti, ormai non se le bevono più neanche loro le stronzate che gli raccontano.
Dei Drogba a Fiumicino, dei Robben con la penna in mano per firmare, dei Messi che sognano di sgroppare sui campacci ai bordi dell'ardeatina. E' diventato sempre più complicato.
Trigoria é Berlino ai primi di aprile del 1945.