devo dire però che, se la nostra reazione è questa, dotto ha fatto centro
visto che stiamo parlando del corriere dello sport, non si può leggere dotto come si leggono ferrajolo o d'ubaldo. giornalisti cioè che cercano quotidianamente di dare razionalità al caos, o comunque di spiegare le scelte e le contraddizioni di casa giallorossa, di cucire consecutio logiche tra le smagliature di una società in questi ultimi anni palesemente allo sbando
dotto fa - sempre, da sempre - esattamente l'opposto: cancella il razionale e fortifica l'immaginario dei tifosi romanisti intorno al desiderio, alla passione, alla irrazionalità, a tutto ciò che insomma si distanzia e si differenzia dal reale
questo piccolo saggio post collasso del 26 maggio, altro non è che un esercizio - non riuscito molto bene, va detto - che ruota intorno a due concetti, la provocazione e la rimozione. nun ce vonno sta, ed è anche giusto che sia così; e se non possono batterci, meglio far finta che non esistiamo
la nostra risposta: hic manemibus optime. più tardi sapranno farsene una ragione, tanto meglio sarà per noi