Citazione di: ilsabatoaballare il 12 Mag 2023, 13:08
Non so se è già stato detto qualcosa in merito, però due parole sulla questione volevo dirle anche io, per contribuire in maniera costruttiva al dibattito, che reputo molto interessante.
Io non credo che sia necessaria l'aggiunta di "Roma" al nome della squadra o sullo stemma. E' vero che all'estero le squadre sono conosciute con nomi diversi (mi vengono in mente lo Sporting Clube de Portugal, conosciuto però da tutti noi come Sporting Lisbona - e che i tifosi chiamano semplicemente "Sporting"), ma questa mania di dover a tutti i costi essere rappresentativi di una presunta romanità a me non interessa.
A Londra ci sono 20 squadre, nessuna che si chiama London Football Club (che io sappia), e non credo che un dibattito del genere sia mai stato portato avanti. Probabilmente le divisioni dei club sono su base di classe d'appartenenza, estrazione sociale, quartieri di provenienza... La Lazio è la LAZIO, punto. E' la prima squadra di Roma, e si chiama Lazio.
Tuttavia, non nascondo il grande fastidio quando mi chiedono "sei di Roma e tifi Lazio, come fai?", perché è una domanda che trovo veramente stupida. Sono di Roma, ci sono due squadre, tifo una delle due. Qual è il problema? Ecco, su questo bisognerebbe lavorare. Non penso che nelle città europee dove ci sono più di una squadra si fa la domanda "Ah sei di Londra e tifi Leyton Orient, come fai?"
In sostanza, mi sembra una dinamica veramente tutta romana questa qui, che trovo a tratti stucchevole.
Tutto giusto.
Ma ogni città ha le proprie criticità: a Milano e a Torino, per dire, non credo che ci sia dibattito su chi sia la squadra che rappresenta la città a parte il nome. Ognuna cerca di primeggiare sull'altra, e lo fa basandosi sì sulla territorialità (le diverse provenienze, l'estrazione sociale, il legame con il quartiere, etc) ma soprattutto sui risultati della squadra e sulle competizioni in cui gareggiano.
Da noi c'è un problema di campanilismo eccessivo un po' forse per il fatto che Roma è la capitale d'Italia e quindi il romano ambisce a sentirsene rappresentante e rappresentato (e credo fosse il motivo che spinse il duce a pensare alla mega fusione) e soprattutto derivato da un problema numerico. I riommici sono di più e attirano maggiori attenzioni da comunicazione e sponsor che possono giocare con un bacino d'utenza più ampio.
Noi siamo in minoranza e per questo i romatristi si attaccano a qualsiasi cosa pur di ribadire una qualsiasi supremazia (dato che a livello sportivo hanno poco da mostrare, almeno finora), compresa la follia del concetto che la nostra sia una tifoseria "regionale" quando Roma ha una provincia molto vasta che è anche compresa nel comune e, soprattutto, che molti dei loro tifosi vivono fuori Roma e nel Lazio. Il paradosso del tifoso romanista di Velletri che dà del "burino" al tifoso Laziale di Roma, un esempio che può essere applicato alle mille altre storture che la maggioranza becera e appetita dai mangiasoldi dello show business millanta per sentirsi "migliore" o "più importante" anche se (continua ++++++++ con il loro inno).
A me torna sempre in mente una tizia che lavorava nell'orchestra in cui suonavo, che una volta in disparte mi disse "certo, io sono romanista, però ti dico che sarebbe veramente fico tifare per la Lazio".
Perché siamo fuori dagli schemi, orgogliosi delle nostre tradizioni e della nostra storia, impossibile avere anche solo un dubbio se non sei una persona che ha bisogno della massa per sentirsi parte di qualcosa. Almeno per me questa caratteristica è sempre stata dirimente, anche quando ero piccolo e il calcio non aveva tutte le sfumature di oggi.
Noi, felici pochi.
Noi, manipolo di fratelli.