
Approfondisco e tolgo dalla discussione specifica riguardante Cesena Lazio, perché diventi un topic strettamente "filosofico", in cui si parla di princìpi del calcio, e che sia disancorato dalla malattia calcistica del risultatismo, che tante vittime fa la domenica, quando la gente guarda le partite e le commenta, per passione o per professione, sulla base degli esiti dei match e della classifica che conseguentemente ne risulta...
Scherzi a parte, per me il risultato in questo topic è fuori discussione, ma in tutti i sensi.
dato che si tratta di argomento che sta sullo sfondo a qualsiasi elucubrazione possibile su sistemi di gioco, moduli e filosofie applicate al calcio. volenti o nolenti.
questo era il post di Silverado che appunto mi riservavo di approfondire: la sua parte è evidenziata in corsivo.
Faccio una premessa, e introduco un concetto, un elemento di valutazione che per me è una discriminante assoluta.
La situazione.Tutto ciò che posso o non posso fare su un campo di calcio, a livello singolo o collettivo, è determinato da una situazione. Lo sforzo che più si chiede a un allenatore è quello di riuscire a mettere nelle condizioni la sua squadra di dare risposte efficaci (che siano individuali o collettive), al maggior numero di situazioni possibili.
A una situazione è possibile reagire efficacemente in una determinata maniera.
A una situazione è possibile reagire efficacemente in più maniere.
Parimenti, a una situazione è consigliabile non reagire in altre maniere, se sono maniere che ti fanno perdere l'efficacia (lo sfondo, il risultato).
La situazione comanda. Una squadra deve avere quell'elasticità mentale ma anche tecnica per capire cosa deve e cosa non deve fare a fronte di un ventaglio di situazioni che possono verificarsi sul campo.
Insomma, non è una partita a scacchi, o un labirinto, in cui il percorso efficace è uno e uno solo.
Lo schema deve adattarsi alla situazione, la filosofia di gioco deve essere elastica, il modulo deve adeguarsi e tentare risposte efficaci anche calato in situazioni particolarissime, difficili, o addirittura ignote.
Osservando il calcio degli anni 2000 registro che è proprio questa la maniera in cui la quasi totalità degli allenatori si relazionano alla materia.
Le squadre vengono allenate alla lettura del maggior numero di situazioni possibili, sia a livello generale sia particolare, o a seconda dell'avversario di turno: conoscere il più possibile per reagire in maniera efficace, sia a livello collettivo che individuale.
Nel calcio moderno quindi l'importanza maggiore viene data alla conoscenza dei principi di gioco più che schemi e moduli: perché sono i principi di gioco, individuali e collettivi, a poter fornire le risposte alle situazioni nel calcio
(un rapido elenco, senno' non si capisce de che sto a parla':
principi di tattica individuale o tecnica applicata.
A. fase di possesso: smarcamento, difesa e protezione della palla, passaggio, guida della palla, tiro in porta.
B. fase di non possesso: presa di posizione, marcamento, intercettamento e/o anticipo, contrasto (diretto/indiretto), difesa della porta.
principi di tattica collettiva.
A. fase di possesso: scaglionamento, profondità (penetrazione), ampiezza, mobilità, imprevedibilità.
B. fase di non possesso: scaglionamento, azione ritardatrice, concentrazione, equilibrio,controllo e limitazione del rischio).
Ed è sulla base dei principi di gioco che si costruiscono schemi e moduli, non viceversa.
Fatta questa, per me, dovuta premessa, partiamo con l'approfondimento specifico sulla Lazio di Reja (e vedremo come la situazione influirà su qualsiasi scelta individuale o collettiva):
Fase offensiva
A me piacciono le squadre capaci di imporsi, che aggrediscano alte, che lavorino sulle fasce (le sovrapposizioni, i treni...), che curino i movimenti senza palla, perché la copertura e la conquista dello spazio sono fondamentali (a meno di avere in rosa dei mostri), che lavorino sui tagli (senza affidarli all'improvvisazione dei singoli).Queste sono cose che la Lazio fa.
E' ovvio che per giocare aggressivi e in velocità devi avere certi giocatori.
Reja ritiene di non avere questi giocatori? Bene, prendiamone atto. Anzi ne prendo atto e cerco di capire che sta sfruttando come meglio crede il potenziale. Non sono d'accordo con lui ma non sono lui.Non è assolutamente questo il problema.
Intanto: devo capire bene com'è che ci si immagina una squadra in fase di possesso: uno con la palla e attorno un formicaio impazzito, con gente che taglia, sovrappone, viene incontro, si muove in ogni direzione?
Questa è una cosa che non fa neanche il Barcelona.
Per una semplice ragione: muoversi soltanto in funzione di chi in quel preciso momento ha la palla e di dove essa sia nel campo è una cosa inconcepibile.
Il possesso non può non essere immaginato che in costante evoluzione, ogni momento del possesso non è quello assoluto in funzione del quale tutta la squadra deve muoversi e relazionarsi, ma un punto di partenza per quello successivo. Il gioco deve essere inteso come progressione, come evoluzione attraverso tappe intermedie.
Ne consegue che, in una determinata zona di campo, qualunque essa sia, il possesso corrisponda a movimenti senza palla di uno o più elementi, ma anche a temporeggiamenti e/o a falsi movimenti in funzione della tappa successiva.
Per fare un esempio, io punta, con palla a Ledesma e Lichtsteiner che sta per sganciarsi sulla fascia, evito di venire incontro o di andare in profondità, in quel momento, perché so che il momento successivo prevederà il passaggio verso Lichtsteiner e il movimento fatto in funzione di Ledesma potrebbe rivelarsi non molto efficace per il prosieguo dell'azione, se la palla arriverà, come sembra, allo svizzero.
Quindi in quel momento sto fermo, ma non perché Reja ritenga di non avere certi giocatori e quindi non m'ha detto niente di particolare. Sto fermo perché il passaggio verso Lichtsteiner è molto probabile, quindi con palla allo svizzero il movimento più efficace diventerà un altro.
Mettiamo dentro questo scenario anche un'altra situazione, specifica proprio della Lazio: palla a Hernanes.
Con palla a Hernanes gli scenari diventano molteplici: Hernanes potrebbe aver bisogno di saltare l'uomo, come lo può fare? Io che sono la punta vengo incontro e gli offro il triangolo veloce, ovvio.
Cosa succede dopo? che Hernanes ha superato il suo uomo, ma adesso davanti a sé non ha nessun compagno perché io sono venuto incontro. Ma Hernanes, essendo un mostro di tecnica, può saltare l'uomo anche con un dribbling. Per cui cosa faccio? se vengo incontro e lui fa il dribbling, salta l'uomo ma ugualmente non ha nessun compagno davanti. Mentre invece restando al mio posto, in caso di salto dell'uomo con dribbling, posso offrirgli una scelta offensiva che potrebbe portarci al gol.
Insomma, è molto difficile fare una scelta del genere. Perché si tratta di situazioni che impongono decisioni rapide. E sono decisioni il cui esito potrebbe portare al gol oppure al rovesciamento di fronte (non vengo incontro, Hernanes fallisce il dribbling, gli avversari partono in contropiede).
La bravura dell'allenatore è quella di rendere coscienti i suoi giocatori dei pro e dei contro che stanno dietero ogni decisione. Quando vedo giocare la Lazio, a me pare che i nostri giocatori sappiano benissimo interpretare le situazioni e fare scelte precise in funzione di questa loro consapevolezza. Tutto ciò al di là delle conseguenze di ciascuna scelta.
Quello che guardo io è questo. Per me, se il calciatore mostra di capire quello che sta facendo e di agire in funzione di uno scopo, compreso lo "star fermo" con palla a Ledesma del primo esempio, la cosa vuole dire che l'allenatore ha fatto un buon lavoro. I formicai non mi interessano.
E del resto non ho mai visto squadre che in ogni momento del possesso prevedano un gran numero di calciatori in movimento. Soprattutto contro squadre schierate con parecchi uomini dietro la linea della palla. Perché sono scenari, quelli di grande concentrazione in una zona ristretta di campo, dove le situazioni possono cambiare da un momento all'altro e possono fanre scaturire altre di segno diametralmente opposto in decimi di secondo.
Per cui uno porta palla? ci sarà un uomo che offre il taglio, un altro che tenta la sovrapposizione, forse un altro ancora che viene incontro. 3 persone massimo. Con gli altri attendono, giustamente.
In tutto questo excursus, ho toccato praticamente tutti i principi di gioco collettivi elencati per quanto riguarda la fase di possesso (e lo farò anche più avanti, analizzando l'altra fase).
Altrettanta importanza, nella lettura delle situazioni e relativi comportamenti, rivestono i principi di gioco individuali ossia la tecnica, i cosidetti fondamentali: che sono l'altro campo di intervento massiccio a carico dell'allenatore.
Non importa quale sia il tasso tecnico a disposizione in rosa, se questa sia composta di 11 fuoriclasse o 11 caproni. La tecnica individuale va stimolata sempre e comunque, in ogni occasione e seduta di lavoro. Guai a sottovalutarla, e vale per tutti, come detto.
Alla fine il mattone del calcio è il singolo giocatore e il suo rapporto con la palla, che è unica e con un avversario, che nella maggiorparte delle situazioni è unico. Per una squadra il saldo dei duelli complessivi 1 contro 1, deve essere positivo, perché solo questa è la piattaforma per la vittoria. Così come la riuscita di ogni singolo rapporto giocatore palla in funzione del momento: passaggi, tiri, colpi di testa. Più la tecnica individuale c'è o è stimolata, più possibilità di vittoria ho.
Ora, è il caso della Lazio di Reja? Voi vedete giocatori che, nel corso di questi sette mesi siano migliorati più o meno sensibilmente, parlando di tecnica individuale? Io ne vedo parecchi, e soprattutto per quanto riguarda i difensori, che mi pare siano migliorati tutti di gran lunga e indistintamente.
Quest'ultima considerazione ci porta dritti dritti alla:
Fase difensiva.
A me piacciono le squadre che fanno pressing; attenzione parlo di pressing, quindi di movimento organizzato di più uomini: la gente pensa che quando Brocchi parte a testa bassa per "prendere" un avversario stia facendo pressing... Quello non è pressing, e se trovi chi sa giocare quello diventa torello (ai tuoi danni).
La linea di difesa lavora bene nella Lazio ma ho sempre parlato di tamburello perché difendiamo bassi ribattendo e ribattendo. [...]
No, la gente non pensa che il pressing sia quello.
Anche in questo caso bisogna parlare di situazioni: come si porta il pressing?
Il pressing è indicato quando il giocatore che riceve il pallone o sta per riceverlo è in una qualsiasi condizione di difficoltà, che sia di ricezione palla o di posizione o di zona del campo.
Se Hernanes riceve perfettamente palla, faccia alla porta, con due uomini di fianco liberi, il pressing sul portatore non ha alcuna ragione logica, ma anzi diventa deleterio. Perché è praticamente sicuro che in quella situazione verrai saltato e finirai per esporre la tua retroguardia a una conseguente situazione di grande pericolo.
Diversamente se è,
p.es., Firmani a ricevere palla, spalle alla porta, e magari il passaggio non è rasoterra ma alto. In quel caso il pressing è non solo favorevole ma anche doveroso.
Il pressing è molto pericoloso se portato sullo stesso uomo da due o più persone.
E' una cosa che può essere fatta se l'avversario è davvero in grande difficoltà, e l'altro tuo compagno è molto vicino alla situazione. Ma altrimenti il pressing lo porto io e basta. I miei compagni mi seguono alzando la loro posizione ma rispettando sempre e comunque la diagonale (altro non è che lo scaglionamento), per garantirmi immediata copertura in caso malauguratamente venga saltato.
Quella che descrive Silverado è una situazione quindi del tutto decontestualizzata: l'immagine di Brocchi "faccettacattiva" che parte in quarta alla caccia dell'uomo, come se facesse di testa sua mentre gli altri si fanno i cazzi loro perché Reja come al solito ritiene di non avere gli uomini per fare alcunché, non fa parte della Lazio di quest'anno, semplicemente.
Reja fa delle scelte molto precise: mettendo in campo 4 giocatori così spiccatamente offensivi come Mauri, Hernanes, Zarate e Floccari, la conseguenza principale è che, in caso di ripartenza avversaria, il pressing è praticamente impossibile, perché nella maggiorparte dei casi le situazioni imporranno di non farlo, se non si vuole mettere in ulteriore difficoltà la retroguardia.
Con una linea di centrocampo a 2, è molto probabile che una situazione di palla persa sulla 3/4 avversaria, vedrà i 4 giocatori offensivi non in grado di rientrare prontamente per garantire copertura reciproca al portatore di pressing.
Per cui l'unica è temporeggiare indietreggiando, far perdere tempo all'avversario, concentrarsi a difesa della porta, e attendere che qualcuno nel frattempo riesca a rientrare dietro la linea della palla.
Che poi la cosa assurda è la pretesa in fase di possesso di numerosi giocatori che si muovano senza palla, tagliando, sovrapponendo, venendo incontro ecc. ecc. tutto ciò presumibilmente sopra la linea della palla, e in fase di non possesso un pressing asfissiante, portato da più uomini, organizzato collettivamente... per fare simultaneamente tutto ciò dovremmo avere la possibilità di giocare in 16, ma solo noi... chissà se faranno prima o poi questa deroga al regolamento... possiamo provare a chiederla.
Reja non ritiene di avere gli uomini neanche per organizzare una fase difensiva aggressiva? Bene prendo atto anche di questo.
Poi non è che pretenda i fuochi d'artificio.
Ma una squadra che anche senza le invenzioni di Mauri ed Hernanes produca gioco e qualche occasione.
Sul gioco sono integralista: il gioco è l'identità, l'anima, ed è qualcosa che dovrebbe esistere a prescindere dai giocatori. Su questa identità si misura lo spessore di un tecnico.
Cioè, la Lazio dovrebbe essere riconoscibile sempre; quando poi giocano i migliori è ovvio che l'identità dovrebbe essere più nitida e la squadra più efficace.
io anche sono integralista. ma come detto questa Lazio mi piace, in linea di massima. Alle sue spalle vedo scelte precise, magari discutibili, soprattutto quando non portano a risultati (e non è il nostro caso), ma condivisibili, e che vengono effettuate partendo da un metodo di lavoro secondo me ineccepibile nel calcio. Situazioni a cui rispondere con principi di gioco. Consapevolezza, padronanza dei propri mezzi, gestione del rischio razionale.
Scusate la lunghezza e un abbraccio a chi avrà la forza di volontà per arrivare fino a queste righe.