Riporto comunque il passaggio della lettera ruffiana del bell'imbusto per quelli che hanno perso contatto con l'italiano scritto...:
"Con quello scambio di battute fra i guardiani notturni del Ministero di Grazia e Giustizia (scena tra l'altro ambientata nei remoti anni cinquanta ) ho inteso dare verosimiglianza a
un'interlocuzione corrente, salace e corrosiva, che tutt'ora si può udire in qualsivoglia contesto della Capitale.
Probabilmente ho sbagliato,
e me ne scuso davvero con Lei e con tutti i tifosi, nel non aver considerato che con quel paio di brevi battute, avrei urtato la sensibilità dei tanti seguaci della Lazio".
Quindi, da una parte sdogana il fatto che la presa per il culo del laziale sia cosa de facto, sedimentata e legittimata dalle incrostazioni della routine borgatara. Il laziale non si dovrebbe sentire offeso, anzi quelli sono complimenti poiché il dileggio contro la Lazio e i laziali fa parte dell'arredo urbano così come le scritte contro Paparelli. Sono una piacevole consuetudine da rinnovare per raccontare con autenticità il costume della città, le buone tradizioni, gli aspetti più sanguigni...
Ma dal momento che qualche idiota di laziale ha pensato di risentirsi, il maestro Avati, da quel gran signore che è, ha ammesso di aver probabilmente sbagliato e ha chiesto scusa chiosando con uno zelo che lascia basiti.
Okay, tutto chiaro.