Il tempo sarà galantuomo e spazzerà via queste polemiche assurde. Così come oggi, a distanza di decenni ripensiamo a Giordano o a Chinaglia come due giocatori che ci hanno fatto brillare gli occhi in maglia biancoceleste e null'altro, ugualmente un domani di Nesta ricorderemo solo l'esordio da giovanissimo, la classe infinita, i trofei alzati, l'eleganza con cui portava il nome della Lazio nel mondo quando giocava in Nazionale.
Oltretutto, a mio avviso, l'acrimonia dei tifosi è acuita dall'ipertrofia mediatica in cui viviamo.
La campagna anti-Nesta si basava su un paio di assunti da manualetto della propaganda mediatica, quella scienza volta a creare consenso (e a cui incredibilmente alcune persone sono immuni, mentre altre no: potenza della diversità umana), spesso per materie più serie del calcio.
Ci si mise, inoltre, un destino bastard.issimo: non un Milan-Lazio verso novembre/dicembre. No. Un Lazio-Milan all'Olimpico a settembre, subito, la seconda in casa della Lazio, a 20 giorni da quella dolorosissima e infam.e cessione (ancora ricordo la voglia di spaccare lo schermo di fronte ai titoli e agli elogi beffardi per il "nostro" Capitano sul sito del Milan): conoscendo un minimo il personaggio, e inquadrandolo sempre e comunque come un Professionista - cresciuto nella Lazio, ma pur sempre stipendiato lautamente - quella serata maledetta, dei "devi morire", delle bottigilette ecc.ecc. capii che per Nesta non avrebbe più avuto senso tornare, manco a 35 anni.