Ciao Vlado.
A livello epidermico (quello della superficialità priva di riflessione) sei, e sempre resterai, l'allenatore ideale per la mia Lazio.
Per il resto te ne vai con in tasca il primo e unico trofeo della tua carriera e un ingaggio rilassante e prestigioso su di una panchina nazionale.
Direi che dalla Lazio ti sei preso più di quanto tu abbia dato.
A meno che qualcuno non pensi realmente che il singolo colpo di reni di un pomeriggio di maggio da parte di una squadra in autogestione fosse frutto degli algoritmi tattici suoi e di manicone. Ma io credo che in fondo nessuno lo pensi veramente.
Reja d'altronde, che non è un signore, disse bene. La coppa la sento mia quanto se non più di Petkovic. Aveva ragione. Poco signorile, molto rosicone, molto vero.
L'unica Lazio decente vista con te, caro Vlado, era frutto dell'autogestione del nucleo storico di Reja.
E non mi parlate delle sovrapposizioni da settembre a dicembre. Quelle ce le aveva anche la Lazio di Reja, quella stessa che perse 2-0 contro la Sampdoria la prima di campionato 2010-2011 giocando una grandissima partita.
Ma lì c'era da mazzuolare il mediocre reja e il dinamico duo reo di aver portato un allenatore da serie B, e quindi le cose buone andavano spazzate sotto il tappeto. E lo dico io che Reja oggi non lo rivorrei mai.
Ciao Vlado, provo delusione, e non certo per la storia della Svizzera. Su quella hai fatto bene, le famiglie tue e dei tuoi collaboratori devono mangiare.
La delusione è tutta mia, più che altro verso me stesso, che chiacchiero chiacchiero ma alla fine con certe persone ci casco sempre.
Tu alla Lazio sei stato il nulla con lo stile intorno.
Adieu.