Io invece ho rivisto tanti amici di curva e non solo che non vedevo da anni. Un po' perché riesco ad andare sempre meno allo stadio, altri che non ci vanno proprio o stanno sparsi, altri invecchiati e appesantiti o semplicemente "toccati" dalla vita. Ma oggi c'erano, c'eravamo. Ci siamo ritrovati come tanti anni fa.
Spero veramente che questo"ritorno definitivo" di Giorgio possa segnare un nuovo inizio, un nuovo corso per una tifoseria divisa, lontana, come mai è stata nella sua storia.
Bellissime le parole di Toni Malco, struggenti quelle di Wilson che ripetà continuamente "Giò" e la lettera di Chinaglia letta da Felice Pulici. Ho visto Montesano, Oddi, Plastino e tanti altri in lacrime. Ho visto tanta gente di ogni età triste e un po' più sola dopo l'addio a Giorgio.
Confesso di essere molto giù da domenica scorsa, ma sono sicuro che domenica riuscire ad urlare e a sentire rimbombare all'Olimpico "Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia", insieme a tutti i fratelli laziali che condividono questo dolore, mi aiuterà ad almeno iniziare ad assorbire quello che è successo.
A casa mi prendono per matto. Mia moglie mi dice: "manco fosse un parente". Ma mi rendo conto che non capisce. Mi rendo conto che non può capire. Capire cosa è stato Giorgio e il suo mito per quel bambino alle elementari a fine anni '70, alle medie e alle superiori nei bui anni '80. Quel suo poster per 20 anni sopra la porta della mia cameretta. La forza, l'orgoglio, la speranza, di essere quello che eravamo e che siamo.
Oggi Wilson ha detto: "Con te se n'è andato quell'ultimo pezzo di voglia di sentirsi giovani". E' vero. Un pezzo di me, di noi, se n'è andato.
Ti voglio bene Giorgio. Te ne ho sempre voluto e sempre te ne vorrò. Per me sarai sempre lì, sulla porta della mia cameretta, fiero e sorridente e con quel dito puntato che li farà soffrire per sempre.