Se parliamo di "gioco", ossia capacità di creare occasioni da gol e capacità di subirne il meno possibile, Petkovic non ha portato nulla.
Si creavano poche occasioni da gol gli scorsi anni, se ne creano poche quest'anno.
E gli avversari ne creano, mediamente, una discreta quantità. Poi, certo, dipende dal periodo. Ieri un'Inter ai minimi termini, ammirevole, peraltro, per l'orgoglio mostrato, ne ha create 8.
Ovvio che avendo Marchetti in porta (e Bizzarri riserva) i dirimpettai capitalizzano meno di quanto capitalizzerebbero con i portieri della roma o con quelli di quasi tutte le squadre del mondo.
Sempre se parliamo di gioco, ho visto qualche squarcio di novità prima di Natale, per esempio, la volontà di tenere il baricentro 15 metri più su nelle occasioni in cui si è passati in vantaggio.
Ma poi anche le novità autunnali, dopo le prime batoste (Napoli, Catania) sono state bellamente respinte da un nucleo di giocatori troppo assuefatti, anche per ragioni anagrafiche, a un calcio speculativo, a bassa intensità, fatto di qualche fiammata, di azioni personali e pochissimo altro. Capisco la refrattarietà ai cambiamenti quando hai 32, 33, 35 anni.
Per me la stagione della Lazio si riassume nella formula: "Parata di Marchetti e serpentina di Candreva".
Come già scritto altre volte, la frase di Petkovic dopo la vittoria di Bergamo aveva raccontato in anticipo quella che sarebbe stata la stagione. "Un passo indietro io, un passo avanti loro" altro non vuol dire: "Si torna a Luigi XVI magari con qualche innocuo maquillage".
Quello che mi spiace è che Petkovic vorrebbe proporre altri spettacoli, dipendesse da lui. Si vede che è un'anima lacerata dagli eventi.