Il tifoso della Lazio

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Offline Fabio70rm

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Il tifoso della Lazio
« il: 26 Set 2020, 13:41 »
Il tifoso della Lazio è un animale strano.

E' quello che si stringe in 50.000 a Lazio -Vicenza, che va in 30.000 agli spareggi in B, che va alle manifestazioni (anche se pilotate) sotto la sede dell'Agenzia delle Entrate o della FIGC, che si entusiasma per la corsa in moto al tribunale di Tivoli per evitare la messa in mora, che però poi protesta perchè la festa scudetto costa troppo e l'anno dopo della vittoria del massimo titolo italiano diminuisce il numero degli abbonamenti.

E' quello che si accalora per una rovesciata di Podavini, per un contrasto di Magnocavallo, che ricorda ogni stazione dei maledetti calvari percorsi in anni e anni di travagli e sofferenze, che ricorda con calore presidenze e dirigenti che spesso hanno tradito le aspettative o peggio, lasciato la società in mutande dopo male gestioni, ma che poi tira le bottigliette a Nesta, che insulta Nedved e Crespo, che Veron è lento, Vieri mercenario, Mancini traditore.

E' quello che gonfia il petto per le origini antiche, che si vanta della Polisportiva più grande d'Europa salvo poi ignorarne perfino i nomi delle discipline e non frequentandone o supportandone nessuna.

E' quello che sbraita per i negozi di merchandising che dovrebbero sorgere al posto di tutti gli esercizi commerciali entro le mura aureliane e oltre, in tutte le maggiori location di shopping frequentate, salvo però passarci davanti storcendo il naso perchè "noi non siamo come loro, non andiamo in giro come arlecchini o pupazzi" e facendo un acquisto ogni morto di papa, centellinando ai centesimi e lamentandosi di prezzi elevati.

Quello che Lazio - Juve costa troppo, Lazio - Torino facce lo sconto, Lazio - Cosenza metti i biglietti ad un euro per far venire la gente, salvo poi presentarsi in numeri infimi negli appuntamenti non d'elite.

E' quello che discute di correlate, aumenti di capitale, gestioni societarie, plusvalenze e utili di bilancio, dimenticando che una rovesciata di Giordano, un rigore di Signori, un tacco di Mancini o una bordata di Immobile sono anni luce più appassionanti.

In sostanza il tifoso della Lazio non sa vincere, ha paura della vittoria.

Gli piace la sofferenza, ci si macera dentro, anche nei momenti del trionfo c'è sempre spazio abbondante per i "sipperò", il timore che si possa tornare alle annate maledette, anche se più che timore è un desiderio fremente.

Pane e salame e non sushi, le mille lire e non i milioni di euro, il tifoso della Lazio è un fossile vivente, in arretrato perenne per i suoi tempi. Antico quando nacque la società, nel secondo dopoguerra si rifaceva a tradizioni papaline quando c'era il boome economiche, nel 2000 rimpiangeva gli anni '70, ed oggi mitizza gli anni 2000.

Mai capace di andare avanti, di evolversi.

Se vogliamo davvero imprimere una svolta dobbiamo cambiare noi. Altro che stadi di proprietà, ricchi scemi alla presidenza o gioielli mondiali dal vivaio.

Dobbiamo capire che la Lazio è ora, che vive con noi ogni giorno.

E che si tratta dopotutto solamente di una squadra di calcio. Che deve attirare passioni sane e nient'altro.


Offline zimmer

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1521
Re:Il tifoso della Lazio
« Risposta #1 il: 26 Set 2020, 13:48 »
Il tifoso della Lazio è un animale strano.

E' quello che si stringe in 50.000 a Lazio -Vicenza, che va in 30.000 agli spareggi in B, che va alle manifestazioni (anche se pilotate) sotto la sede dell'Agenzia delle Entrate o della FIGC, che si entusiasma per la corsa in moto al tribunale di Tivoli per evitare la messa in mora, che però poi protesta perchè la festa scudetto costa troppo e l'anno dopo della vittoria del massimo titolo italiano diminuisce il numero degli abbonamenti.

E' quello che si accalora per una rovesciata di Podavini, per un contrasto di Magnocavallo, che ricorda ogni stazione dei maledetti calvari percorsi in anni e anni di travagli e sofferenze, che ricorda con calore presidenze e dirigenti che spesso hanno tradito le aspettative o peggio, lasciato la società in mutande dopo male gestioni, ma che poi tira le bottigliette a Nesta, che insulta Nedved e Crespo, che Veron è lento, Vieri mercenario, Mancini traditore.

E' quello che gonfia il petto per le origini antiche, che si vanta della Polisportiva più grande d'Europa salvo poi ignorarne perfino i nomi delle discipline e non frequentandone o supportandone nessuna.

E' quello che sbraita per i negozi di merchandising che dovrebbero sorgere al posto di tutti gli esercizi commerciali entro le mura aureliane e oltre, in tutte le maggiori location di shopping frequentate, salvo però passarci davanti storcendo il naso perchè "noi non siamo come loro, non andiamo in giro come arlecchini o pupazzi" e facendo un acquisto ogni morto di papa, centellinando ai centesimi e lamentandosi di prezzi elevati.

Quello che Lazio - Juve costa troppo, Lazio - Torino facce lo sconto, Lazio - Cosenza metti i biglietti ad un euro per far venire la gente, salvo poi presentarsi in numeri infimi negli appuntamenti non d'elite.

E' quello che discute di correlate, aumenti di capitale, gestioni societarie, plusvalenze e utili di bilancio, dimenticando che una rovesciata di Giordano, un rigore di Signori, un tacco di Mancini o una bordata di Immobile sono anni luce più appassionanti.

In sostanza il tifoso della Lazio non sa vincere, ha paura della vittoria.

Gli piace la sofferenza, ci si macera dentro, anche nei momenti del trionfo c'è sempre spazio abbondante per i "sipperò", il timore che si possa tornare alle annate maledette, anche se più che timore è un desiderio fremente.

Pane e salame e non sushi, le mille lire e non i milioni di euro, il tifoso della Lazio è un fossile vivente, in arretrato perenne per i suoi tempi. Antico quando nacque la società, nel secondo dopoguerra si rifaceva a tradizioni papaline quando c'era il boome economiche, nel 2000 rimpiangeva gli anni '70, ed oggi mitizza gli anni 2000.

Mai capace di andare avanti, di evolversi.

Se vogliamo davvero imprimere una svolta dobbiamo cambiare noi. Altro che stadi di proprietà, ricchi scemi alla presidenza o gioielli mondiali dal vivaio.

Dobbiamo capire che la Lazio è ora, che vive con noi ogni giorno.

E che si tratta dopotutto solamente di una squadra di calcio. Che deve attirare passioni sane e nient'altro.
Condivisibile. Molto d'accordo con il fatto che "ha paura di vincere". Aggiungerei che il tifoso della Lazio è un grandissimo rompi[...]
Re:Il tifoso della Lazio
« Risposta #2 il: 26 Set 2020, 16:00 »
Il tifoso della Lazio è un animale strano.

E' quello che si stringe in 50.000 a Lazio -Vicenza, che va in 30.000 agli spareggi in B, che va alle manifestazioni (anche se pilotate) sotto la sede dell'Agenzia delle Entrate o della FIGC, che si entusiasma per la corsa in moto al tribunale di Tivoli per evitare la messa in mora, che però poi protesta perchè la festa scudetto costa troppo e l'anno dopo della vittoria del massimo titolo italiano diminuisce il numero degli abbonamenti.

E' quello che si accalora per una rovesciata di Podavini, per un contrasto di Magnocavallo, che ricorda ogni stazione dei maledetti calvari percorsi in anni e anni di travagli e sofferenze, che ricorda con calore presidenze e dirigenti che spesso hanno tradito le aspettative o peggio, lasciato la società in mutande dopo male gestioni, ma che poi tira le bottigliette a Nesta, che insulta Nedved e Crespo, che Veron è lento, Vieri mercenario, Mancini traditore.

E' quello che gonfia il petto per le origini antiche, che si vanta della Polisportiva più grande d'Europa salvo poi ignorarne perfino i nomi delle discipline e non frequentandone o supportandone nessuna.

E' quello che sbraita per i negozi di merchandising che dovrebbero sorgere al posto di tutti gli esercizi commerciali entro le mura aureliane e oltre, in tutte le maggiori location di shopping frequentate, salvo però passarci davanti storcendo il naso perchè "noi non siamo come loro, non andiamo in giro come arlecchini o pupazzi" e facendo un acquisto ogni morto di papa, centellinando ai centesimi e lamentandosi di prezzi elevati.

Quello che Lazio - Juve costa troppo, Lazio - Torino facce lo sconto, Lazio - Cosenza metti i biglietti ad un euro per far venire la gente, salvo poi presentarsi in numeri infimi negli appuntamenti non d'elite.

E' quello che discute di correlate, aumenti di capitale, gestioni societarie, plusvalenze e utili di bilancio, dimenticando che una rovesciata di Giordano, un rigore di Signori, un tacco di Mancini o una bordata di Immobile sono anni luce più appassionanti.

In sostanza il tifoso della Lazio non sa vincere, ha paura della vittoria.

Gli piace la sofferenza, ci si macera dentro, anche nei momenti del trionfo c'è sempre spazio abbondante per i "sipperò", il timore che si possa tornare alle annate maledette, anche se più che timore è un desiderio fremente.

Pane e salame e non sushi, le mille lire e non i milioni di euro, il tifoso della Lazio è un fossile vivente, in arretrato perenne per i suoi tempi. Antico quando nacque la società, nel secondo dopoguerra si rifaceva a tradizioni papaline quando c'era il boome economiche, nel 2000 rimpiangeva gli anni '70, ed oggi mitizza gli anni 2000.

Mai capace di andare avanti, di evolversi.

Se vogliamo davvero imprimere una svolta dobbiamo cambiare noi. Altro che stadi di proprietà, ricchi scemi alla presidenza o gioielli mondiali dal vivaio.

Dobbiamo capire che la Lazio è ora, che vive con noi ogni giorno.

E che si tratta dopotutto solamente di una squadra di calcio. Che deve attirare passioni sane e nient'altro.
Fotografia perfetta

Online jp1900

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6577
Re:Il tifoso della Lazio
« Risposta #3 il: 26 Set 2020, 17:50 »
"Ma il coraggio di vivere quello ancora non c'è".
C'è da dire che siamo troppo spesso il bersaglio perfetto per chi "comanda", e sappiamo che se possono ce la fanno pagare anche se non c'entriamo (oppure se abbiamo avuto un ruolo secondario), quindi temiamo che la vittoria ce la scippino.
Giusta analisi.
 

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