Ho sempre avuto problemi con mio padre. Era un personaggio severo, anaffettivo, tendente allo scatto brusco e scortese, mai una buona parola, mai un gesto. Non so perché - ma per uno psicologo sarebbe un compitino da prima elementare - invece di fuggire a gambe levate una volta raggiunta l'età in cui avrei potuto - appunto - levare le gambe, mi sono legato a lui anche lavorativamente. Ho frequentato la sua stessa università, chino sotto l'evidente inadeguatezza, ho lavorato come galoppino presso il suo studio professionale, ultimo nei riconoscimenti e negli apprezzamenti.
Qualcosa però mio padre mi ha dato. Mio padre è un laziale, uno di quelli tosti. Dietro la sua corazza di indifferenza (non l'ho mai visto saltare in piedi ad un nostro gol) si è sempre celato un genuino e ricchissimo scrigno di emozioni. Quando era in buona i suoi racconti giovanili, oltre ad una spruzzata di guerra di cui aveva visto solo la scuola ufficiali, e rade rimembranze del periodo universitario, vertevano principalmente sulla Lazio, che aveva coltivato come un raro fiore fin da bambino. Col passare degli anni, i personaggi, gli anni, le Lazio si sono accavallati, ma la mia passione è stata annaffiata dal grande Piola, dalla formazione del 38 e del 74 che conosceva a a memoria, da cochi Sentimenti che parava i rigori, da quel gol di Seghedoni che lui c'era, e aveva visto, ma l'arbitro no, e Pisa che era un ciccione e Puccinelli che era piccolissimo... l'altro giorno mi ha chiesto se Chinaglia e Piola avevano mai giocato assieme e gli ho risposto che sì, nel paradiso biancoceleste giocano di continuo insieme, e litigano per chi deve avere la maglia numero 9...
E allo stadio mi ci ha sempre portato, fin da bimbo, tant'è che quest'anno festeggio i cinquanta da laziale. Sempre accanto, con ogni clima, da quando lui mi accompagnava tenendomi per mano a quando lo ho accompagnato io, tenendolo per mano (metaforicamente). La Lazio ci unisce, indifferenti ai casi della vita che - dopo l'infelice inizio lavorativo insieme - ci ha allontanato, anche con aspri conflitti, per poi riavvicinarci col tempo. Ma la Lazio era sempre là, con la Lazio abbiamo ritrovato quella complicità che ci è sempre mancata altrove. Si inventava appuntamenti di lavoro in località improbabili (mio padre è stato un agronomo, e progettava impianti di irrigazione un po' per tutto il sud Italia), e quindi mi ricordo dei Foggia-Lazio accoppiati ad un appuntamento a Lecce, e poi Campobasso, Catanzaro, Taranto, Avellino, Ascoli, Cagliari, ma anche trasferte assurde senza bisogno di giustificazioni, tipo Rimini, Bergamo o Torino, o decisioni all'ultimo momento, tipo Arezzo o Terni. Qualche motivo, tanto, ce lo inventavamo sempre. Sempre insieme, senza parlare quasi, tornati a casa magari non ci sentivamo per una settimana, poi la domenica lì.
Poi dici che cosa te ne frega del calcio, di quei ragazzotti ricchi che corrono in mutande dietro al pallone. Come diceva Conte (quello vero) se vuoi andare al cinema, vacci tu. Ma cosa puoi capirne. Cosa puoi capire del calcio, cosa puoi capire della Lazio. E ora che mio padre veleggia sereno verso gli 88, non va più allo stadio. E io con lui. Il momento della partita, immancabilmente, lui silenzioso, io esagitato, ci trova accanto su un divano, e due vite che la vita avrebbe potuto, per diversità di carattere e incompatibilità quasi su tutto, separare irrimediabilmente si trovano indissolubilmente saldate dalla Lazio. Vaglielo a spiegare, agli altri, che la Lazio, i razzisti, i buu, le scommesse, e Mauri... ma che ne sanno, che vuol dire la Lazio per me, per noi. E manco glielo vado a spiegare, ma chemmenefrega, quando segnamo e il mio sguardo corre ora come allora al bagliore intenso, al lampo improvviso che illumina gli occhi di mio padre, e quel lampo è amore, è qualcosa che niente o nessuno riuscirà a scalfire.
Ieri alla fine della partita mio padre, che elargisce pochi ma puntuali commenti, mi fa: non abbiamo vinto, ma che bella squadra, che bello spirito, che cuore, ci sarebbe da impararla a memoria questa formazione. Parole sante. Ecco, imparate da lui. Con tutte le sue imperfezioni, gli errori e le scivolate, quello che gioca col caschetto, quello con un occhio nero, quell'altro che si infortuna mettendo il piede sul pallone dopo un gol, ma porca zozza, ma come fai a non volerle bene, a questa squadra, a questi ragazzi, a questi fratelli?
Grazie.
E Forza Lazio, sempre.
:band3: :band3: :band3:
Mamma mia.
La Lazio la racconta Guy Montag.
(Ecco la prossima volta prima di aprire un topic fammi un fischio, mi risparmiavo il mio povero Guardatevi dentro, in cui ho detto il decimo delle stesse cose e cento volte meno bene.)
Tu chiamale se vuoi, emozioni... ;)
Citazione di: GuyMontag il 10 Feb 2013, 09:47non abbiamo vinto, ma che bella squadra, che bello spirito, che cuore, ci sarebbe da impararla a memoria questa formazione. Parole sante.
Parole santissime.
Grazie Guy, a te a a tuo padre :band1:
Eh ma lulic s'e' magnato il gol. ;)
grazie Guy
Mi hai emozionato racconto bellissimo
Ci sono molte similitudini. Nonno Mario, mio padre, dovrebbe avere un anno di meno (va per gli 87), e credo che per me gli anni di stadio siano circa 52 (il mio flash mi riporta all'olimpico ed ad una retrocessione). Viviamo a 600 km di distanza ed i nostri commenti post partita si fanno al telefono: subito dopo se si è vinto, altrimenti il giorno dopo, smaltita l'eventuale delusione. Finisco questo post e poi lo chiamo ...
Non ho altro da aggiungere ... hai scritto tu il resto.
Grazie papà
Sent from my @&€&@@& using !€&€@=¥£$
vorrei inoltre aggiungere questa
(http://sphotos-a.xx.fbcdn.net/hphotos-snc6/251526_256676144344187_5792027_n.jpg)
Citazione di: GuyMontag il 10 Feb 2013, 09:47
Ieri alla fine della partita mio padre, che elargisce pochi ma puntuali commenti, mi fa: non abbiamo vinto, ma che bella squadra, che bello spirito, che cuore, ci sarebbe da impararla a memoria questa formazione. Parole sante. Ecco, imparate da lui. Con tutte le sue imperfezioni, gli errori e le scivolate, quello che gioca col caschetto, quello con un occhio nero, quell'altro che si infortuna mettendo il piede sul pallone dopo un gol, ma porca zozza, ma come fai a non volerle bene, a questa squadra, a questi ragazzi, a questi fratelli?
grazie Guy
grazie, e te lo dico da figlio
Bellissimo Guy
la telefonata con Papà per commentare la partita mi catapulta per 5 minuti a casa con Lui, a tifare insieme e a volere bene a questi ragazzi
600 km in un cavo
Forza Lazio
Citazione di: Tarallo il 10 Feb 2013, 09:53
Mamma mia.
La Lazio la racconta Guy Montag.
Veramente, Guy Montag il narratore di Lazionet.
Guy mi hai fatto piangere....
Bellissimo Guy
Io ho 50 mio papà ne avrebbre 87 oggi ma in c'è più da 20, circa.
È incredibile come, nella loro inevitabile diversità, i racconti e le storie e i ricordi che ci legano ai nostri e alla nostra Lazio siano, nella loro intima essenza, simili.
E identiche le emozioni.
Io guardo negli occhi mio padre ad ogni fine partita, e te e lui sul divano siete simili a me e lui a piedi a viale Angelico 40 anni fa'.
:band2:
Un abbraccio a tutti e buona domenica
:clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap:
le parole, a volte, sono di troppo....come in questo caso, interrompono il flusso delle emozioni.....lo stream of counsciousness di universitaria memoria.
E' grazie a questi laziali che ...abbiamo fatto bene a scegliere di non essere voi ;) ;) ;) ;) ;) ;) ;)
:since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since
Citazione di: Tarallo il 10 Feb 2013, 09:53
Mamma mia.
La Lazio la racconta Guy Montag.
Grazie GM, come sempre.
Ormai ogni volta che vedo un post aperto da GM ho paura ad aprirlo perché, immancabilmente, ci scappano i lacrimoni.
Ma non smettere mai di darci i tuoi ricordi perchè spesso, almeno in parte, sono anche i nostri.
:band1:
Ma che stai a scrive Guy, basta co sto Lotitismo.
Sei un tifoso de Lotito no della Lazio.
Guarda che Lotito c'ha fatto vergognà davanti al mondo intero per non aver comprato felipe Anderso.
bellissima storia :)) è un po' come tra me e papà.... in maniera molto molto più lieve eh. Però battibecchiamo spesso :=)) ma quando si parla di Lazio c'è massima complicità , come su poche altre cose :ssl
:band1: :band1: :band1:
:band5: :band5: :band5:
:hail: :hail:
Mi hai fatto commuovere.
Io con mio padre discutevo sempre sulle partite... da poco più di un mese mi mancano quelle discussioni.
Grazie Guy
Bellissimo, grazie Guy..
Mannaggia la miseria ho i lucciconi...
...Ogni volta che ti leggo, la mia Lazialità si accresce... Grazie!
Hai azzeccato anche il titolo :p
Grande Guy: sta storia la potrebbe leggere chiunque.
Mamma mia che emozioni che mi hai trasmesso.
Lo dici a me che ho perso mio padre quando avevo 15 anni.
Grazie tante Guy.
Quanto è bello esse Laziali.
Storia di Lazio e di laziali.
Storia di vita.
Fantastica, commovente, con un retrogusto dolce amaro, come talvolta l'amore indissolubile sa essere.
Grande Guy.
Hai una capacità narrativa invidiabile.
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Bella storia, ci sono simulitudini con la mia storia, anch'io ho avuto problemi di comunicazione con mio padre, in parte ripristinati da 10 anni a questa parte, e anche lui mi ha trasmesso la lazialità, portandomi a vedere le partite da piccolo (di rado visti i suoi impegni lavorativi..) e raccontandomi della Lazio di Maestrelli.
La partita col Napoli ha racchiuso un po' tutte le caratteristiche della nostra passione, gioie, sofferenze, incazzature, ma soprattutto tante emozioni profonde, cose che emergono a piene mani dal tuo racconto.
Complimenti. :ssl
e per dirlo mio padre-pessimismo-cosmico che ieri ha visto una bellissima lazio..!! :since :since
:hail:
mitico
Bellissimo articolo.......,io ho perso mio padre da un anno, anche lui un grande laziale, abbonati insieme per 25 anni, anche io ho fatto il suo percorso di studi e professionali, l'unica differenza e che a 69 gli è stato tolta la possibilità di esultare ai gol della Lazio, perchè ai nostri gol mi abbracciava talmente forte da stritolarmi.
Lo scorso anno ho pubblicato un articolo su lazio style, che parlava anche di lui.
(http://C:%5CUsers%5CStefano%5CDesktop)
Grazie. io non scrivo mai ma qui ti voglio ringraziare, per me, mio padre, i miei fratelli e mio figlio
un Forza Lazio di cuore a te e a tutti i netters
eeeehhh ma diakitè ngioca....
Grazie Guy !
E grazie al tuo papà.
Guy, grazie.
Mi hai ricordato che mio nonno era della Lazio, l'avevo quasi rimosso, è morto da tanti anni.
Mio padre e della Lazio, poi ci sono io ed oggi i miei due figli sono lazialissimi.
Pensa che i miei figli possono dire che sono laziali da 4 generazioni. Tanta emozione,
ma con te ci stiamo abituando. Grazie.
Che m'ero perso porca zozza!!!
Grande Guy
tra le tue varie perle, questa è forse la più bella.
veramente emozionante leggerti
Che bella cosa Guy, grazie di cuore e grazie ai nostri papà che ci hanno trasmesso la lazialità.
"I colori dei nostri padri, i colori dei nostri figli"
Complimenti e grazie. Questo post l'avrei potuto scrivere io (anche se non sarei riuscito a scriverlo come te).
Uno dei pochi veri rimpianti della mia vita resta quello di non essere riuscito a portare mio padre e mio figlio insieme allo stadio. Mi piace però pensare che mio padre sia presente negli occhi felici del mio cucciolo dopo ogni gol.
I COLORI DEI NOSTRI PADRI, I COLORI DEI NOSTRI FIGLI
Citazione di: GuyMontag il 10 Feb 2013, 09:47
...
anch'io ritrovo molte similitudini... Bello, molto.
Complimenti.
il mio avatar è dedicato a mio padre... lui splendido Laziale, una vita allo stadio e qualche trasferta genuina la prima parola che mi ha insegnato e' stata PULICI... Petrelli martini wilson....
Il giorno di Lazio foggia lui c'era e tornó dopo 8 ore che mamma e nonna lo aspettavano convinte che gli fosse successo qualcosa.
Ormai non viene piu allo stadio (ma ce lo riporteró... almeno una volta) e ogni volta che io vado c'e' una parte di me che vorrebbe rimanere a casa inchiodata insieme a lui sul divano a commentare a smadonnare a gioire insieme.
Una volta cacciammo via il prete che stava benedendo casa nostra perche' ci diedero un rigore... :D
forza LAZIO, grazie GUY, grazie PAPA'
A volte mi sento un'idiota, perché non riesco a spiegare la Lazio.
Che ne possono sapere gli altri, che la Lazio è mio nonno e mio fratello? Che se vince lei io so che vincono anche loro?
Anche adesso che nonno non c'è più, ogni volta che penso al mio essere laziale mi viene in mente la bandiera scolorita sul cancello della casetta in campagna, e lui chiuso in macchina ad ascoltare la Lazio in trasferta.
"Posso venì pure io?"
"Si, ma sta bono, che sta a giocà la Lazio!"
"E stamo a vince?"
"Quasi".
Io non le posso spiegà 'ste cose, per fortuna c'è gente come Guy Montag che le capisce da solo.
Grazie Guy, topic bellissimo.
Citazione di: arkham il 11 Feb 2013, 10:39
"Posso venì pure io?"
"Si, ma sta bono, che sta a giocà la Lazio!"
"E stamo a vince?"
"Quasi".
:hail:
Citazione di: porgascogne il 10 Feb 2013, 11:29
grazie Guy
grazie, e te lo dico da figlio
grazie Guy e te lo dico da uno che è tra un padre ed un figlio.
Un padre che assomiglia al tuo per carattere e modi, che non tiene (non teneva...) alla Lazio, un padre che ritrovo oggi che mi chiama prima delle partite e dopo abitando a kilometri di distanza e che si entusiasma o si dispiace per me.
Un figlio che è laziale come me: questa cosa, sarà banale, mi ha dato una soddisfazione enorme, un senso di continuità. Io primo laziale della mia famiglia che vedo proseguire in mio figlio la mia passione.
Lo ricordo ancora il momento in cui glielo chiesi: giocava nelle giovanili del Parma, a lui piaceva il calcio giocato. e mi rispose: "Lazio, papà".
E le volte che ci abbracciamo vedendola in televsione o alla finale di coppa e all'ultimo derby. Sempre una sorpresa per me che lo andavo a prendere a scuola e via di corsa verso Roma senza che lui se lo aspettasse.
E la gioia in quegl'occhi celesti che diventano di zaffiro o d'acciaio a seconda di come va.
Grazie Guy.
Grande Guy.
:band1:
oh la smettete, mi state facendo piangere di lunedì mattina in ufficio !!
Vi voglio bene e voglio bene al mio papino e a mio nonno che mi hanno fatto diventare Laziale.
Citazione di: GuyMontag il 10 Feb 2013, 09:47
Ieri alla fine della partita mio padre, che elargisce pochi ma puntuali commenti, mi fa: non abbiamo vinto, ma che bella squadra, che bello spirito, che cuore, ci sarebbe da impararla a memoria questa formazione. Parole sante. Ecco, imparate da lui. Con tutte le sue imperfezioni, gli errori e le scivolate, quello che gioca col caschetto, quello con un occhio nero, quell'altro che si infortuna mettendo il piede sul pallone dopo un gol, ma porca zozza, ma come fai a non volerle bene, a questa squadra, a questi ragazzi, a questi fratelli?
grazie Guy.
Citazione di: arkham il 11 Feb 2013, 10:39
..."Quasi"
In quella parola c'è tutta la lazialità: noi che fino all'ultimo non riusciamo ad esultare fino in fondo, che pure se stiamo 4-0 non siamo sicuri di vincere finché l'arbitro non fischia la fine...ecco, siamo forti. Quasi. :)
Citazione di: GuyMontag il 10 Feb 2013, 09:47
non abbiamo vinto, ma che bella squadra, che bello spirito, che cuore, ci sarebbe da impararla a memoria questa formazione.
Ogni volta che ti leggo mi fermo a pensare a quanto riesci, se pur involontariamente, a evocare dentro di me ricordi che non ricordavo neanche piu' di avere...
Leggerti, spesso, mi fa... stare bene
ecco, e' questo il modo migliore che ho per dirti Grazie.
Cia' Pablo
...lucciconi...
pure io non comunico con mio Padre, tranne che per la Lazio...
che bella famiglia la Lazio...
Citazione di: Cliath il 11 Feb 2013, 11:26
In quella parola c'è tutta la lazialità: noi che fino all'ultimo non riusciamo ad esultare fino in fondo, che pure se stiamo 4-0 non siamo sicuri di vincere finché l'arbitro non fischia la fine...ecco, siamo forti. Quasi. :)
e pure te pero'.....
ve ce state a mette de punta oggi...
che ve possino :)
Citazione di: GuyMontag il 10 Feb 2013, 09:47
Ho sempre avuto problemi con mio padre. Era un personaggio severo, anaffettivo, tendente allo scatto brusco e scortese, mai una buona parola, mai un gesto. Non so perché - ma per uno psicologo sarebbe un compitino da prima elementare - invece di fuggire a gambe levate una volta raggiunta l'età in cui avrei potuto - appunto - levare le gambe, mi sono legato a lui anche lavorativamente. Ho frequentato la sua stessa università, chino sotto l'evidente inadeguatezza, ho lavorato come galoppino presso il suo studio professionale, ultimo nei riconoscimenti e negli apprezzamenti.
Qualcosa però mio padre mi ha dato. Mio padre è un laziale, uno di quelli tosti. Dietro la sua corazza di indifferenza (non l'ho mai visto saltare in piedi ad un nostro gol) si è sempre celato un genuino e ricchissimo scrigno di emozioni. Quando era in buona i suoi racconti giovanili, oltre ad una spruzzata di guerra di cui aveva visto solo la scuola ufficiali, e rade rimembranze del periodo universitario, vertevano principalmente sulla Lazio, che aveva coltivato come un raro fiore fin da bambino. Col passare degli anni, i personaggi, gli anni, le Lazio si sono accavallati, ma la mia passione è stata annaffiata dal grande Piola, dalla formazione del 38 e del 74 che conosceva a a memoria, da cochi Sentimenti che parava i rigori, da quel gol di Seghedoni che lui c'era, e aveva visto, ma l'arbitro no, e Pisa che era un ciccione e Puccinelli che era piccolissimo... l'altro giorno mi ha chiesto se Chinaglia e Piola avevano mai giocato assieme e gli ho risposto che sì, nel paradiso biancoceleste giocano di continuo insieme, e litigano per chi deve avere la maglia numero 9...
E allo stadio mi ci ha sempre portato, fin da bimbo, tant'è che quest'anno festeggio i cinquanta da laziale. Sempre accanto, con ogni clima, da quando lui mi accompagnava tenendomi per mano a quando lo ho accompagnato io, tenendolo per mano (metaforicamente). La Lazio ci unisce, indifferenti ai casi della vita che - dopo l'infelice inizio lavorativo insieme - ci ha allontanato, anche con aspri conflitti, per poi riavvicinarci col tempo. Ma la Lazio era sempre là, con la Lazio abbiamo ritrovato quella complicità che ci è sempre mancata altrove. Si inventava appuntamenti di lavoro in località improbabili (mio padre è stato un agronomo, e progettava impianti di irrigazione un po' per tutto il sud Italia), e quindi mi ricordo dei Foggia-Lazio accoppiati ad un appuntamento a Lecce, e poi Campobasso, Catanzaro, Taranto, Avellino, Ascoli, Cagliari, ma anche trasferte assurde senza bisogno di giustificazioni, tipo Rimini, Bergamo o Torino, o decisioni all'ultimo momento, tipo Arezzo o Terni. Qualche motivo, tanto, ce lo inventavamo sempre. Sempre insieme, senza parlare quasi, tornati a casa magari non ci sentivamo per una settimana, poi la domenica lì.
Poi dici che cosa te ne frega del calcio, di quei ragazzotti ricchi che corrono in mutande dietro al pallone. Come diceva Conte (quello vero) se vuoi andare al cinema, vacci tu. Ma cosa puoi capirne. Cosa puoi capire del calcio, cosa puoi capire della Lazio. E ora che mio padre veleggia sereno verso gli 88, non va più allo stadio. E io con lui. Il momento della partita, immancabilmente, lui silenzioso, io esagitato, ci trova accanto su un divano, e due vite che la vita avrebbe potuto, per diversità di carattere e incompatibilità quasi su tutto, separare irrimediabilmente si trovano indissolubilmente saldate dalla Lazio. Vaglielo a spiegare, agli altri, che la Lazio, i razzisti, i buu, le scommesse, e Mauri... ma che ne sanno, che vuol dire la Lazio per me, per noi. E manco glielo vado a spiegare, ma chemmenefrega, quando segnamo e il mio sguardo corre ora come allora al bagliore intenso, al lampo improvviso che illumina gli occhi di mio padre, e quel lampo è amore, è qualcosa che niente o nessuno riuscirà a scalfire.
Ieri alla fine della partita mio padre, che elargisce pochi ma puntuali commenti, mi fa: non abbiamo vinto, ma che bella squadra, che bello spirito, che cuore, ci sarebbe da impararla a memoria questa formazione. Parole sante. Ecco, imparate da lui. Con tutte le sue imperfezioni, gli errori e le scivolate, quello che gioca col caschetto, quello con un occhio nero, quell'altro che si infortuna mettendo il piede sul pallone dopo un gol, ma porca zozza, ma come fai a non volerle bene, a questa squadra, a questi ragazzi, a questi fratelli?
Grazie Guy.
Ti invidio con il cuore.
Mi hai fatto tornare in mente dei momenti per me indimenticabili.
Mio padre era molto ma molto simile al tuo, nella maniera di vivere il mondo e la lazialità.
Purtroppo, per colpa di quelle cose brutte della vita, ora non possiamo più viverla insieme da diversi anni, ma resta sempre indelebile in me il suo spirito e la sua passione, tale che anche in uno dei suoi giorni più delicati, mi fece passare un'intera mattina insieme a discutere di una sola cosa, la Lazio, nient'altro.
Grazie
e mi hai fatto tornare in mente momenti indi
grazie , mi hai fatto emozionare veramente.
Grazie per quello che hai scritto.
Io ho perso mio padre nel 2009 qualche giorno dopo la supercoppa di Pechino, l'ultima gioia che gli ha dato la Lazio.
Lo ricordo sempre ascoltando questa canzone
https://www.youtube.com/watch?v=4XvFKS067D8
:s
Grazie!
:band5:
e pensare che il mio, di padre, non è laziale ma del Torino, il 'grande Torino' dei tempi d'oro.
Eppure è stato lui che, per portarmi allo stadio a vedere la Lazio quando ero piccola, fece l'abbonamento per entrambi. E ogni domenica seguiva la partita con me, come se fosse anche lui laziale.
Per come si è comportato, lo è sicuramente anche lui. ;)
Un gran bel topic GuyMontag
Un grande applauso a te e a tuo padre
Sempre Forza LAZIO
AVANTI LAZIO
:band5:
Citazione di: GuyMontag il 10 Feb 2013, 09:47
Ho sempre avuto problemi con mio padre. Era un personaggio severo, anaffettivo, tendente allo scatto brusco e scortese, mai una buona parola, mai un gesto. Non so perché - ma per uno psicologo sarebbe un compitino da prima elementare - invece di fuggire a gambe levate una volta raggiunta l'età in cui avrei potuto - appunto - levare le gambe, mi sono legato a lui anche lavorativamente. Ho frequentato la sua stessa università, chino sotto l'evidente inadeguatezza, ho lavorato come galoppino presso il suo studio professionale, ultimo nei riconoscimenti e negli apprezzamenti.
Qualcosa però mio padre mi ha dato. Mio padre è un laziale, uno di quelli tosti. Dietro la sua corazza di indifferenza (non l'ho mai visto saltare in piedi ad un nostro gol) si è sempre celato un genuino e ricchissimo scrigno di emozioni. Quando era in buona i suoi racconti giovanili, oltre ad una spruzzata di guerra di cui aveva visto solo la scuola ufficiali, e rade rimembranze del periodo universitario, vertevano principalmente sulla Lazio, che aveva coltivato come un raro fiore fin da bambino. Col passare degli anni, i personaggi, gli anni, le Lazio si sono accavallati, ma la mia passione è stata annaffiata dal grande Piola, dalla formazione del 38 e del 74 che conosceva a a memoria, da cochi Sentimenti che parava i rigori, da quel gol di Seghedoni che lui c'era, e aveva visto, ma l'arbitro no, e Pisa che era un ciccione e Puccinelli che era piccolissimo... l'altro giorno mi ha chiesto se Chinaglia e Piola avevano mai giocato assieme e gli ho risposto che sì, nel paradiso biancoceleste giocano di continuo insieme, e litigano per chi deve avere la maglia numero 9...
E allo stadio mi ci ha sempre portato, fin da bimbo, tant'è che quest'anno festeggio i cinquanta da laziale. Sempre accanto, con ogni clima, da quando lui mi accompagnava tenendomi per mano a quando lo ho accompagnato io, tenendolo per mano (metaforicamente). La Lazio ci unisce, indifferenti ai casi della vita che - dopo l'infelice inizio lavorativo insieme - ci ha allontanato, anche con aspri conflitti, per poi riavvicinarci col tempo. Ma la Lazio era sempre là, con la Lazio abbiamo ritrovato quella complicità che ci è sempre mancata altrove. Si inventava appuntamenti di lavoro in località improbabili (mio padre è stato un agronomo, e progettava impianti di irrigazione un po' per tutto il sud Italia), e quindi mi ricordo dei Foggia-Lazio accoppiati ad un appuntamento a Lecce, e poi Campobasso, Catanzaro, Taranto, Avellino, Ascoli, Cagliari, ma anche trasferte assurde senza bisogno di giustificazioni, tipo Rimini, Bergamo o Torino, o decisioni all'ultimo momento, tipo Arezzo o Terni. Qualche motivo, tanto, ce lo inventavamo sempre. Sempre insieme, senza parlare quasi, tornati a casa magari non ci sentivamo per una settimana, poi la domenica lì.
Poi dici che cosa te ne frega del calcio, di quei ragazzotti ricchi che corrono in mutande dietro al pallone. Come diceva Conte (quello vero) se vuoi andare al cinema, vacci tu. Ma cosa puoi capirne. Cosa puoi capire del calcio, cosa puoi capire della Lazio. E ora che mio padre veleggia sereno verso gli 88, non va più allo stadio. E io con lui. Il momento della partita, immancabilmente, lui silenzioso, io esagitato, ci trova accanto su un divano, e due vite che la vita avrebbe potuto, per diversità di carattere e incompatibilità quasi su tutto, separare irrimediabilmente si trovano indissolubilmente saldate dalla Lazio. Vaglielo a spiegare, agli altri, che la Lazio, i razzisti, i buu, le scommesse, e Mauri... ma che ne sanno, che vuol dire la Lazio per me, per noi. E manco glielo vado a spiegare, ma chemmenefrega, quando segnamo e il mio sguardo corre ora come allora al bagliore intenso, al lampo improvviso che illumina gli occhi di mio padre, e quel lampo è amore, è qualcosa che niente o nessuno riuscirà a scalfire.
Ieri alla fine della partita mio padre, che elargisce pochi ma puntuali commenti, mi fa: non abbiamo vinto, ma che bella squadra, che bello spirito, che cuore, ci sarebbe da impararla a memoria questa formazione. Parole sante. Ecco, imparate da lui. Con tutte le sue imperfezioni, gli errori e le scivolate, quello che gioca col caschetto, quello con un occhio nero, quell'altro che si infortuna mettendo il piede sul pallone dopo un gol, ma porca zozza, ma come fai a non volerle bene, a questa squadra, a questi ragazzi, a questi fratelli?
Grazie,mi hai emozionato
Bella storia, belle sensazioni. Credo che gran parte di noi siano stati "iniziati" allo stesso modo. L'amore per la squadra divieno con il passar degli l'amore per i propri padri, per quelle sensazioni che, in un crescendo nostalgico, fanno parte di noi, delle nostre esistenze.
Avanti Lazio è un modo per andare avanti, per affrontare la realtà e le difficoltà della vita, una coperta di Linus che ci porteremo dietro per sempre.
Grazie Guy, topic memorabile.
La mia storia biancoceleste è più "materna", ma per il resto mi ritrovo anch'io in un sacco di cose che hai scritto.
Qualche tempo fa c'era un netter che come firma aveva una cosa del tipo...so della Lazio perché mi' padre era della Lazio. Mi padre era della Lazio perché mi' nonno era della Lazio. Mi' nonno era della Lazio, perché al tempo suo nun c'era nessun altro.
:ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl
"I colori dei nostri padri, i colori dei nostri figli"
Citazione di: Cliath il 11 Feb 2013, 11:26
In quella parola c'è tutta la lazialità: noi che fino all'ultimo non riusciamo ad esultare fino in fondo, che pure se stiamo 4-0 non siamo sicuri di vincere finché l'arbitro non fischia la fine...ecco, siamo forti. Quasi. :)
C'è ancora più lazialità di quanto credi: probabilmente stavamo 0 a 0.
Citazione di: arkham il 11 Feb 2013, 17:22
C'è ancora più lazialità di quanto credi: probabilmente stavamo 0 a 0.
:clap:
Ti posso dare un consiglio GuyMontag?
Violentati. Con l'accento sulla "e": violéntati, sì, violenta te stesso e abbraccia tuo padre, un giorno ripenserai a questo post e magari sarà grazie a questa discussione che dirai: "per fortuna l'ho fatto".
e io te riporto su. Ti leggo spesso. Grazie