Strano, sono stato indeciso fino all'ultimo ad aprire questo topic.
Non sapevo se ne valesse la pena, non sapevo se la cosa fosse interessante.
Ma alla fine mi sono detto che si, ne valeva la pena.
Voi lo avete mai visto il film "When We were kings" ? Quello sull'incontro del secolo a Kinshasa tra Mohammed Ali e George Foreman ? Beh, a un certo momento un giornalista che ha seguito Ali lungo la sua carriera racconta che durante una conferenza ad Harward, davanti 2000 studenti, ad Ali fu chiesto una poesia, una poesia corta. Ali', che era dislessico prese un foglietto e scrisse "Me, We". io, noi.
Ecco, vorrei partire da questo per scrivere quello che ho visto ieri.
Quattro anni fa anche andai a Madrid per giocare un impossibile passaggio del turno in Champion's, contro il Real. Più o meno lo stesso programma, le stesse persone. E lo stesso risultato, un risultato scontato appunto. Una sconfitta.
Pero' 4 anni fa ricordo che tornai a casa con una sgradevole sensazione. Non avevo nulla a che spartire con gran parte della gente che avevo intorno, una sensazione sgradevole. Si, ok, la Lazio. Ma io penso, pensavo e penserò' sempre che di fronte a certe simbologie, certe attitudini, anche l'amore e la passione profonda per la Lazio non possono fare nulla. Braccia tese, faccette nere, anime sporche, sporche dentro. No, veramente non furono i gol di Raul e Van Nistelrooy a farmi tornare sconfitto da quella trasferta, furono anche la sensazione che tra me, quello che sono, e la gran parte delle persone che stavano là non c'era nulla da condividere. Nulla.
Ieri temevo potesse accadere la stessa cosa.
Invece no. Non so come dirvi, ma anche se la situazione ambientale non era delle più favorevoli, anche se il risultato sportivo era già bello che andato, come dire, ieri avevo comunque la sensazione di far parte di una tifoseria alla cui appartenenza non ho bisogno di giustificarmi. E la gente intorno a me era laziale. Solo laziale. O almeno lo era nella maniera in cui io penso che debba essere un laziale.
Ironica, scanzonata, arrabbiata il giusto. Ma viva, senza rancore, senza bisogno di alzare mani a paletta, senza bisogno di ideologie mortifere. O almeno il minimo sindacale. Ma visto da dove veniamo il passo é grande, lo sforzo immenso e il risultato magnifico.
Gente che é uscita dallo stadio tranquilla, sconfitta ma serena, senza problemi, capace di cantare ancora nella notte di Madrid sotto le finestre di persone mezze addormentate. Cha salutava. Gente capace di cogliere l'ironia anche nei momenti più difficili, che ha rispettato la gente che ci guardava, i poliziotti che ci temevano. Che ha dato una lezione di amore a chi conta le coppe dei campioni in bacheca.
Che gol ragazzi, avreste dovuto esserci, meglio di un gol di Klose, meglio di una parata di Marchetti.
Tifosi laziali. Tutti belli.
Tutti, nessuno escluso.
Io appunto. Noi.
Laziali bella gente.