che poi mi ricordo quei gradoni bianchi, con le scritte "Rocca zoppo de Roma", e sto nome Chinaglia che riecheggiava, riecheggiava, ancora e ancora, senza esserci più. era una Lazio con la testa nel passato (mito), ed i piedi, ahimè, di Badiani, era la mia prima Lazio. papà dice che anche prima mi portava, onestamente non me lo ricordo, ricordo Re Cecconi in una partita in notturna che vincemmo, credo, contro una squadra portoghese, con fiaccolata finale, e da quella sera la stella cometa divenne una cosa da dilettanti.
mi aggrappai a Bruno (folle amore infantile), uno che se uscisse fuori ora dalla Primavera, ci sarebbe da mettere le tende a Formello.
però quel nome Chinaglia, il nostro Cristoforo Colombo, eroe nei due mondi, legenda finita male, uno con una mappa in tasca che sapeva, lui si, dove andare. ecco se c'è una cosa che traspare da quelle immagini in bianco e nero è questa, Giorgio sapeva dove andare, in un ambiente che non era neanche in grado di tornare a casa sua. ci ha cambiati, per sempre, e quando non sappiamo come si fa, da che parte andare, ricordiamoci quel nome: Chinaglia.
io sono Chinaglia.