Copio e incollo da Dagospia. A parte il riferimento (ovvero il solito attacco?) a noi (e gli altri???), che ne pensate, in generale della problematica?
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/fisco-finale-la-scure-fiscale-si-abbatte-anche-sullultima-parte-di-italia-godona-quella-48649.htm
FISCO FINALE - LA SCURE FISCALE SI ABBATTE ANCHE SULL'ULTIMA PARTE DI ITALIA GODONA: QUELLA DEL CALCIO - IL CONSIGLIO DI STATO APPOGGIA L'AGENZIA DELLE ENTRATE CHE VORREBBE APPLICARE L'IRAP ALLE PLUSVALENZE DATE DAI TRASFERIMENTI DI UNA MIRIADE DI CALCIATORI DAL 2001 FINO A OGGI - E ADESSO PER MOLTE SQUADRE, COME CAGLIARI E LAZIO, SARANNO CAZZI...
Marco Mobili per "Il Sole 24 Ore"
Una mina Irap da centinaia di milioni di euro sul mondo del calcio. Nell'annosa querelle sulla tassazione o meno dell'Imposta regionale sulle attività produttive delle plusvalenze sulle cessioni di calciatori, l'agenzia delle Entrate segna un goal che potrebbe valere anche una stagione. L'assist, pennellato alla Totti, lo fornisce al fisco il Consiglio di Stato che, con il parere n. 5285 dell'11 dicembre, chiarisce che «le eventuali plusvalenze realizzate in occasione della cessione dei contratti di prestazioni sportive dei calciatori siano da prendere in considerazione in sede di determinazione della base imponibile Irap».
Non inganni il fatto che dal 2008 la tassazione Irap deriva dal bilancio e dunque non desta più preoccupazioni né dubbi interpretativi per le società sportive, perché le plusvalenze, quelle che contano e che pesano sui bilanci, sono state realizzate negli anni precedenti. Ed è proprio su queste poste che il fisco ha messo gli occhi già dal 2001.
È noto, infatti, che il calcio italiano all'inizio del nuovo secolo ha fondato il suo equilibrio patrimoniale proprio sulle plusvalenze realizzate con la cessione, non solo di top player ma soprattutto di una miriade di calciatori "in erba" e spesso sconosciuti alle cronache. Si trattava di operazioni spesso permutative, quindi senza scambio di denaro ma con trasferimenti incrociati di calciatori.
Che se da una parte davano un saldo finanziario pari a zero, dall'altra consentivano alle società una significativa plusvalenza nel bilancio (chi vendeva realizzava la plusvalenza immediatamente, chi comprava spalmava il costo in cinque anni come prevedono i regolamenti sulla durata del contratto dei calciatori). Un meccanismo così anomalo che non poche società di calcio si sono ritrovate con valori dell'attivo (dei calciatori) assolutamente esorbitanti. Non solo. Per salvare il giocattolo del calcio, lo stesso meccanismo ha spinto il legislatore ad "inventare" il principio ad hoc dello spalma-debiti per consentire la diluizione nel tempo degli effetti sui bilanci di queste plusvalenze.
Il fisco, come detto, è su queste diverse centinaia di milioni che ha focalizzato la sua attenzione prima avviando un'azione di accertamento mirata e poi perorando la propria pretesa impositiva nei diversi gradi di giudizio.
Il parere del Consiglio di Stato, peraltro atto non comune ma che dà l'idea dell'importanza della partita, arriva neanche a farlo apposta (ma forse sì), proprio mentre squadre di serie A, come il Cagliari o la Lazio, hanno vinto la loro partita con il fisco in Commissione regionale e l'agenzia delle Entrate ha chiesto di giocare i supplementari in Cassazione.
La mina Irap del Consiglio di Stato, dunque, finirà per produrre i suoi effetti proprio sulla miriade di contenziosi accesi in tutta Italia. Da una parte ci sono le società di calcio secondo cui le somme incassate dalla cessione di contratti di prestazione sportiva vanno considerate esenti dall'Irap. Dall'altra c'è l'amministrazione, per la quale il tributo regionale è sempre dovuto.
Le tesi contrapposte secondo i giudici amministrativi sono due: il trasferimento dell'atleta va inquadrato nell'ambito della figura tipica della cessione del contratto; viceversa il trasferimento rappresenta un'estinzione del contratto originario con contestuale costituzione di un nuovo rapporto.
Il Consiglio di Stato condivide la prima posizione, secondo cui, con la cessione del contratto, viene di fatto ceduto il diritto all'utilizzo esclusivo della prestazione dell'atleta verso corrispettivo: «Diritto integrante bene immateriale strumentale - si legge nel parere - all'esercizio dell'impresa, sia sul piano tributario, poiché ammortizzabile, sia su quello civilistico, in quanto necessario per il conseguimento dell'oggetto sociale».
Oggetto del contratto tra società sportiva e atleta è il diritto alla prestazione sportiva esclusiva. Con la cessione del contratto la società cessionaria acquista, quindi col consenso dell'atleta, il diritto oggetto del contratto e succede in tutti gli obblighi e i diritti connessi.
PER MOLTE SQUADRE, COME CAGLIARI E LAZIO, SARANNO CAZZI... (Ma che è?)
L'assist, pennellato alla Totti...
Marco Mobili per "Il Sole 24 Ore"
Ma guarda un po' che coincidenza: http://www.facebook.com/marco.mobili.1
solo cagliari e lazio?
saranno cazzi un po' per tutti
:asrm :shame: :srm: :wc:
Vedi operazioni stile piscitella che ricordo è stato pagato dal genoa 1,5 mln
SEMI-OT
Al di là degli schieramenti calcistici credo sia una cosa sacrosanta.
Bisogna che in questo paese comincino a pagare le tasse anche tutte quelle categorie che non le pagano mai.
Citazione di: Rick il 28 Dic 2012, 12:10
SEMI-OT
Al di là degli schieramenti calcistici credo sia una cosa sacrosanta.
Bisogna che in questo paese comincino a pagare le tasse anche tutte quelle categorie che non le pagano mai.
Certo, è giusto.
Ma l'articolo è monnezza.
Citazione di: Meranetto il 28 Dic 2012, 12:04
PER MOLTE SQUADRE, COME CAGLIARI E LAZIO, SARANNO CAZZI... (Ma che è?)
L'assist, pennellato alla Totti...
Marco Mobili per "Il Sole 24 Ore"
Ma guarda un po' che coincidenza: http://www.facebook.com/marco.mobili.1
Ma a sti stercorari, servirà un trapianto di fegato se continua così..
Citazione di: Meranetto il 28 Dic 2012, 12:04
PER MOLTE SQUADRE, COME CAGLIARI E LAZIO, SARANNO CAZZI... (Ma che è?)
L'assist, pennellato alla Totti...
Marco Mobili per "Il Sole 24 Ore"
Ma guarda un po' che coincidenza: http://www.facebook.com/marco.mobili.1
[/quote]
nel bilancio chiuso al 30 giugno 2002 l'AS Roma iscrive 95,3 milioni di plusvalenze da cessione calciatori. 180 miliardi di vecchie lire. Per realizzare tale somma non vengono sacrificati campioni del calibro di boh ma una ventina di sconosciuti di belle speranze, presi direttamente dalle giovanili. Eccone i nomi:
Marco Amelia, Cesare Bovo, Franco Brienza, Simone Casavola, Daniele Cennicola, Daniele De Vezze, Giuseppe Di Masi, Simone Farina, Alberto Fontana, Gianmarco Frezza, Armando Guastella, Daniele Martinetti, Giordano Meloni, Matteo Napoli, Simone Paoletti, Manuel Parla, Marco Quadrini, Cristian Ranalli, Fabio Tinazzi, Alfredo Vitolo.
http://www.ju29ro.com/archivi/articoli/altri-scandali/34-altri-scandali/46-roma-crack-debiti-plusvalenze-e-iscrizioni-creative.html
il 5 luglio 2002 Cagliari e Roma si scambiarono alla pari due talenti come Picciau e Ranalli, valutandoli 7.020.000 euro, per poi procedere alla comproprietà. Il prezzo, secondo la Procura «risulta essere abnorme in relazione alla caratteristiche tecniche, ai contratti e alla carriera sportiva dei due calciatori». Tra l'altro si segnala che la «strumentalità dell'operazione» diviene lampante quando l'anno successivo i due furono valutati così: zero Picciau e centomila euro Ranalli.
http://www.forzaroma.info/2010/04/29/plusvalenze-ranalli-e-piacciau-valevano-7-milioni-18511/21173
Citazione di: Meranetto il 28 Dic 2012, 12:12
Certo, è giusto.
Ma l'articolo è monnezza.
pensavo che non fosse in discussione.
Ovvio che è monnezza :beer:
scusate l'ignoranza, ma per le contestazioni tributarie, non c'è una prescrizione dopo i 5 anni?
Siamo nel 2013... quindi le posizioni antecedenti al 2008... sono NON rilevanti... no?
veramente caxxi più grossi saranno per squadre come roma, inter e milan che facevano grasse plusvalenze con giovani sconosciuti della primavera...anch'io penso che non si possa tornare indietro di tanto tempo, bisogna capire però da quando è stato instaurato il contenzioso...
ah ecco vedi non avevo letto il post che riportava l'articolo di Marco Mobili del sole24ore ma ricordavo le oscene transazioni sugli sconosciuti della primavera
inoltre bisogna vedere se nella transazione col fisco fatta da Lotito nel 2005, la SSLAZIO abbia già assolto/risolto questa problematica, no?
Citazione di: Chuppy il 28 Dic 2012, 12:26
scusate l'ignoranza, ma per le contestazioni tributarie, non c'è una prescrizione dopo i 5 anni?
Siamo nel 2013... quindi le posizioni antecedenti al 2008... sono NON rilevanti... no?
Non proprio.
Il termine di decadenza per l'accertamento tributario di IVA e Imposte Dirette è il quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, estendibile al quinto anno in caso di omessa dichiarazione. Però siamo già in fase di contenzioso, il che significa che l'atto di accertamento è stato già effettuato da parte degli uffici finanziari.
Temo sia una brutta tegola perché la società non ha accantonato neanche un euro al fondo rischi per questi contenziosi.
Sarei felice di sbagliare ma credo che l'impatto sul conto economico sarà di 8,6 milioni (addio campagna acquisti invernale e non solo.. :xx)
Tratto dal bilancio 2012:
Avviso di accertamento del 27 dicembre 2007
Il 27 dicembre 2007 l'Agenzia delle Entrate-Direzione Regionale del Lazio (Ufficio
Roma 1), ha notificato alla Società un avviso di accertamento a seguito di una verifica
iniziata il 10 luglio 2007, avente ad oggetto il controllo del trattamento tributario, ai fini
IRAP, dei proventi ed oneri straordinari (segnatamente plusvalenze e minusvalenze) realizzati dalla S.S. Lazio S.p.A., sulla base dei contratti di prestazione sportiva dei calciatori della stagione 01/02. Da tale avviso è emerso un rilievo, consistente nel recupero di
base imponibile IRAP per Euro 46,82 milioni, pari ad imposte per circa Euro 1,91 milioni.
In data 30 settembre 2010, con sentenza depositata in data 21 ottobre 2010 , la Commissione Tributaria Provinciale di Roma ha accolto il ricorso contro l'avviso di accertamento
in oggetto, che ha annullato.
In data 16 novembre 2011 l'Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso alla Commissione Tributaria Regionale di Roma, che, in data 18 aprile 2012, con sentenza depositata
in data 21 maggio 2012, ha rigettato il ricorso ed ha annullato l'avviso di accertamento
sopra menzionato. Tale sentenza è interamente favorevole alla SS Lazio SpA seppur ad
oggi non sia ancora passata in giudicato ed è tuttora pendente il termine per il ricorso in
Cassazione da parte dell'Agenzia delle Entrate.
Sulla base:
• della sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio che ha accolto
il ricorso della S.S. Lazio S.p.A. contro gli avvisi di accertamento del 23 luglio
2007;
• della sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio che ha rigettato
il ricorso dell'Agenzia delle Entrate sull'avviso di accertamento del 27 dicembre
2007;
• di apposito parere da parte di professionista;
la Società, ritenendo l'eventuale rischio di soccombenza solamente possibile, non ha
provveduto ad effettuare accantonamenti. Tale rischio è quantificabile in Euro 8,6 milioni.
vabbè, ma fino ad oggi la Lazio ha vinto tutti i ricorsi ed è in attesa della cassazione, mica ha perso sicuro o sbaglio?
Citazione di: arturo il 28 Dic 2012, 13:12
vabbè, ma fino ad oggi la Lazio ha vinto tutti i ricorsi ed è in attesa della cassazione, mica ha perso sicuro o sbaglio?
Io ero convinto che dopo le commissioni provinciali e regionali si finiva in cassazione.
Boh, aspettiamo gli esperti del forum.
non voglio vedere sta monnezza su Lazio talk...spostate al più presto in...boh..cestino?
Questo mi sembra un po' meglio... Comunque secondo me hanno ragione le società, non si tratta di cessione di contratto... Vedremo...
http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2012-12-28/irap-calcio-assist-consiglio-101539.shtml
Irap vs calcio: l'assist del Consiglio di Stato per un contenzioso che dura da più di un decennio
di Gian Marco Committeri
La partita dell'Irap sulle plusvalenze derivanti dalla cessione dei calciatori volge al termine, ma il risultato finale resta in bilico. A distanza di 11 anni dalla risoluzione n. 213/E del 19 dicembre 2001 con cui l'agenzia delle Entrate aveva sancito l'imponibilità delle plusvalenze ai fini del tributo regionale, ecco il parere del Consiglio di Stato (n. 5285 dell'11 dicembre 2012) a confermare la bontà delle tesi dell'amministrazione finanziaria.
Si tratta di una posizione "pesante" che certamente consentirà al Fisco di affrontare con maggior vigore i numerosi contenziosi aperti con le società calcistiche anche se, ovviamente, l'ultima parola spetta alla Corte di cassazione che presto sarà chiamata a pronunciarsi.
Dalla sentenza Bosman al contenzioso Irap
La soluzione della questione (che interessa molte squadre di calcio per annualità dal 1999 al 2007) si fonda sulla natura del "bene" che viene trasferito: se si tratta di un bene immateriale strumentale non potrà che generare plusvalenze (o minusvalenze) soggette ad Irap. Il tema si pone giacché a seguito della sentenza Bosman (i cui effetti sono stati recepiti nell'ordinamento nazionale con la legge 586/96) non esiste più un diritto autonomo ed economicamente valutabile ("indennità di formazione e promozione" o "parametro") distinto dal rapporto di lavoro dipendente che lega il calciatore al club.
Le prestazioni sportive dell'atleta sono utilizzabili solo ed esclusivamente sulla base del contratto di lavoro che viene sottoscritto tra la società e il calciatore. Ne consegue, quindi, che pur essendo pacifico che solo grazie al preventivo accordo tra le due società, cedente e cessionaria, la seconda può dar vita a un nuovo rapporto di lavoro subordinato con il calciatore, l'acquisto del "diritto" in questione rappresenta una condizione necessaria ma non sufficiente per arrivare ad ottenere le prestazioni del giocatore. Vi sarebbe cioè una scomposizione dello schema negoziale: accordo tra le società e il calciatore per il trasferimento, risoluzione anticipata del contratto in essere con la società cedente, stipulazione del nuovo contratto tra calciatore e società cessionaria (i cui contenuti potrebbero essere anche ignoti al club cedente).
Il diritto che viene trasferito tra le due società, in sostanza, è il solo diritto a contrarre con il calciatore in virtù della risoluzione anticipata del rapporto con la società cedente, la quale acconsente in cambio del corrispettivo pattuito. Questa è la struttura negoziale addotta dai club calcistici a sostegno della irrilevanza delle somme incassate ai fini Irap: non si tratta della cessione di un bene immateriale strumentale con un'autonoma funzione produttiva (la quale è garantita solo ed esclusivamente dalla sottoscrizione, successiva, del contratto tra società cessionaria e calciatore) né di una mera cessione del contratto ex articolo 1406 del Cc.
Le Entrate giocano sull'«abuso di diritto»
La tesi del Fisco, ovviamente, è diametralmente opposta e si fonda sulla riconducibilità dello schema a quello della cessione del contratto, a nulla rilevando il fatto che nelle operazioni vengano molto spesso modificati elementi fondamentali dell'accordo originario tra società cedente e calciatore (in primis la durata e il corrispettivo).
Il parere del Consiglio di Stato sposa proprio questa tesi affermando che la possibile diversa regolamentazione del rapporto tra la nuova società e l'atleta non è di per sé sufficiente a influire sulla qualificazione giuridica della fattispecie, precludendone la riconducibilità allo schema della cessione del contratto. Ancor più forte risulta l'affondo finale in cui viene detto, senza mezzi termini, che il frazionamento di un'operazione economica sostanzialmente unitaria deve essere «funzionale al soddisfacimento di interessi meritevoli di tutela», evenienza questa che non viene riscontrata nel caso prospettato non potendosi ritenere tale «quello fiscale consistente nel risparmio d'imposta».
Ecco, quindi, che anche su questo tema fa la sua comparsa il concetto di «abuso del diritto», ormai una sorta di passepartout per l'Agenzia delle entrate.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Citazione di: Sercio69 il 28 Dic 2012, 13:04
Non proprio.
Il termine di decadenza per l'accertamento tributario di IVA e Imposte Dirette è il quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, estendibile al quinto anno in caso di omessa dichiarazione. Però siamo già in fase di contenzioso, il che significa che l'atto di accertamento è stato già effettuato da parte degli uffici finanziari.
ed il contenzioso può rimanere aperto sine die, o è prevista una data limite che ne prescrive la validità?
ah la memoria ...........certe plusvalenze riommiche con giocatori primavera rioma-cagliari....rioma-palermo.......sarebbe da ridere
Nel deferimento è scritto che il 5 luglio 2002 Cagliari e Roma si scambiarono alla pari i due giocatori Gianluca Picciau e Cristian Ranalli, valutandoli 7.020.000 euro
La Roma di Sensi è stata una delle grande protagoniste di quel sistema detto delle plusvalenze, che ha caratterizzato la storia delle società di calcio all'alba del nuovo millennio. Il terzo scudetto giallorosso, vinto (si fa per dire) nel 2001, è costato moltissimo alle casse romaniste, da lì in avanti sempre più tristemente vuote.
Nell'estate 2001 la Roma avvia una proficua serie di trattative con il Parma dell'allora immacolato Tanzi, che portano a benefici contabili inimmaginabili. Ecco un esempio: i calciatori Gurenko, Mangone e Poggi passano ai ducali per la stratosferica cifra di 50 milioni di euro. Non male per due difensori e un bomber di scorta che in Capitale non hanno quasi mai giocato. Ridicola poi la contropartita concessa al Parma: l'infortunato Lassissi, al quale Sensi non pagava lo stipendio, e l'anziano Diego Fuser. 50 milioni in totale anche per loro. Do ut des avrebbero detto a Roma, duemila anni fa. Ma il capolavoro arriva l'estate seguente con maquillage contabili di inarrivabile fantasia: nel bilancio chiuso al 30 giugno 2002 l'AS Roma iscrive 95,3 milioni di plusvalenze da cessione calciatori. 180 miliardi di vecchie lire. Per realizzare tale somma non vengono sacrificati campioni del calibro di Totti e Montella ma una ventina di sconosciuti di belle speranze, presi direttamente dalle giovanili. Eccone i nomi
Marco Amelia, Cesare Bovo, Franco Brienza, Simone Casavola, Daniele Cennicola, Daniele De Vezze, Giuseppe Di Masi, Simone Farina, Alberto Fontana, Gianmarco Frezza, Armando Guastella, Daniele Martinetti, Giordano Meloni, Matteo Napoli, Simone Paoletti, Manuel Parla, Marco Quadrini, Cristian Ranalli, Fabio Tinazzi, Alfredo Vitolo.
Citazione di: Limesiano il 28 Dic 2012, 13:21
Questo mi sembra un po' meglio... Comunque secondo me hanno ragione le società, non si tratta di cessione di contratto... Vedremo...
http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2012-12-28/irap-calcio-assist-consiglio-101539.shtml
Irap vs calcio: l'assist del Consiglio di Stato per un contenzioso che dura da più di un decennio
di Gian Marco Committeri
La partita dell'Irap sulle plusvalenze derivanti dalla cessione dei calciatori volge al termine, ma il risultato finale resta in bilico. A distanza di 11 anni dalla risoluzione n. 213/E del 19 dicembre 2001 con cui l'agenzia delle Entrate aveva sancito l'imponibilità delle plusvalenze ai fini del tributo regionale, ecco il parere del Consiglio di Stato (n. 5285 dell'11 dicembre 2012) a confermare la bontà delle tesi dell'amministrazione finanziaria.
Si tratta di una posizione "pesante" che certamente consentirà al Fisco di affrontare con maggior vigore i numerosi contenziosi aperti con le società calcistiche anche se, ovviamente, l'ultima parola spetta alla Corte di cassazione che presto sarà chiamata a pronunciarsi.
Dalla sentenza Bosman al contenzioso Irap
La soluzione della questione (che interessa molte squadre di calcio per annualità dal 1999 al 2007) si fonda sulla natura del "bene" che viene trasferito: se si tratta di un bene immateriale strumentale non potrà che generare plusvalenze (o minusvalenze) soggette ad Irap. Il tema si pone giacché a seguito della sentenza Bosman (i cui effetti sono stati recepiti nell'ordinamento nazionale con la legge 586/96) non esiste più un diritto autonomo ed economicamente valutabile ("indennità di formazione e promozione" o "parametro") distinto dal rapporto di lavoro dipendente che lega il calciatore al club.
Le prestazioni sportive dell'atleta sono utilizzabili solo ed esclusivamente sulla base del contratto di lavoro che viene sottoscritto tra la società e il calciatore. Ne consegue, quindi, che pur essendo pacifico che solo grazie al preventivo accordo tra le due società, cedente e cessionaria, la seconda può dar vita a un nuovo rapporto di lavoro subordinato con il calciatore, l'acquisto del "diritto" in questione rappresenta una condizione necessaria ma non sufficiente per arrivare ad ottenere le prestazioni del giocatore. Vi sarebbe cioè una scomposizione dello schema negoziale: accordo tra le società e il calciatore per il trasferimento, risoluzione anticipata del contratto in essere con la società cedente, stipulazione del nuovo contratto tra calciatore e società cessionaria (i cui contenuti potrebbero essere anche ignoti al club cedente).
Il diritto che viene trasferito tra le due società, in sostanza, è il solo diritto a contrarre con il calciatore in virtù della risoluzione anticipata del rapporto con la società cedente, la quale acconsente in cambio del corrispettivo pattuito. Questa è la struttura negoziale addotta dai club calcistici a sostegno della irrilevanza delle somme incassate ai fini Irap: non si tratta della cessione di un bene immateriale strumentale con un'autonoma funzione produttiva (la quale è garantita solo ed esclusivamente dalla sottoscrizione, successiva, del contratto tra società cessionaria e calciatore) né di una mera cessione del contratto ex articolo 1406 del Cc.
Le Entrate giocano sull'«abuso di diritto»
La tesi del Fisco, ovviamente, è diametralmente opposta e si fonda sulla riconducibilità dello schema a quello della cessione del contratto, a nulla rilevando il fatto che nelle operazioni vengano molto spesso modificati elementi fondamentali dell'accordo originario tra società cedente e calciatore (in primis la durata e il corrispettivo).
Il parere del Consiglio di Stato sposa proprio questa tesi affermando che la possibile diversa regolamentazione del rapporto tra la nuova società e l'atleta non è di per sé sufficiente a influire sulla qualificazione giuridica della fattispecie, precludendone la riconducibilità allo schema della cessione del contratto. Ancor più forte risulta l'affondo finale in cui viene detto, senza mezzi termini, che il frazionamento di un'operazione economica sostanzialmente unitaria deve essere «funzionale al soddisfacimento di interessi meritevoli di tutela», evenienza questa che non viene riscontrata nel caso prospettato non potendosi ritenere tale «quello fiscale consistente nel risparmio d'imposta».
Ecco, quindi, che anche su questo tema fa la sua comparsa il concetto di «abuso del diritto», ormai una sorta di passepartout per l'Agenzia delle entrate.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Almeno il redattore di questo articolo è
dei nostri.
Non mi è chiaro in che veste si sia pronunciato il Consiglio di Stato (organo giurisdizionale costituzionalmente privo della garanzia di indipendenza dal potere esecutivo).
Non credo quale giudice dell'impugnazione delle decisioni delle Commissioni tributarie.
Qualcuno ne sa di più?
Citazione di: Rick il 28 Dic 2012, 12:10
SEMI-OT
Al di là degli schieramenti calcistici credo sia una cosa sacrosanta.
Bisogna che in questo paese comincino a pagare le tasse anche tutte quelle categorie che non le pagano mai.
Così è generico.
Il quesito è: il tributo, considerato il tipo di operazioni, è dovuto o meno?
Nella seconda ipotesi (finora sostenuta, da quanto ho capito, dai Giudici triburari), dire che sia sacrosanto che le società paghino tasse non dovute sarebbe superficiale e demagogico
Citazione di: Chuppy il 28 Dic 2012, 13:25
ed il contenzioso può rimanere aperto sine die, o è prevista una data limite che ne prescrive la validità?
In campo penale i termini di prescrizione non sono interruttibili fino alla definizione del procedimento, che deve concludersi necessariamente entro un determinato periodo altrimenti è lo stato stesso che rinuncia all'irrogazione della possibile sanzione.
In campo amministrativo - tributario (come nel settore civilistico), poichè si tratta di interessi contrapposti tra le parti, i termini di prescrizione si interrompono quando il diritto viene esercitato, ossia quando una parte reclama all'altra l'esistenza di un'obbligazione. Nella fattispecie, l'ADE ha esercitato il proprio diritto emettendo l'avviso di accertamento che poi è l'oggetto stesso del contenzioso.
Ne consegue che il contenzioso può andare avanti anche 30 anni se l'esercizio del diritto viene effettuato entro i termini previsti.
Poi possiamo disquisiìre sulle lungaggini dei procedimenti giudiziari italiani (soprattutto nel settore civilistico) che cia sono costate numerose "cazziate" con tanto di multe da parte dell'Unione Europea, ma qui passiamo in un altro campo....
Citazione di: Biafra il 28 Dic 2012, 13:18
Io ero convinto che dopo le commissioni provinciali e regionali si finiva in cassazione.
Boh, aspettiamo gli esperti del forum.
E' così. Infatti questo è un semplice parere, e non una sentenza, prima del definitivo pronunciamento della Cassazione. Presumo che sia stata proprio la Cassazione a richiedere un parere (non vincolante) del Consiglio di Stato.
Citazione di: Biafra il 28 Dic 2012, 13:06
Temo sia una brutta tegola perché la società non ha accantonato neanche un euro al fondo rischi per questi contenziosi.
Sarei felice di sbagliare ma credo che l'impatto sul conto economico sarà di 8,6 milioni (addio campagna acquisti invernale e non solo.. :xx)
Ho notato anche io la stessa cosa, e questa è tutt'altro che una notizia positiva.
Citazione di: Pergianluca il 28 Dic 2012, 14:22
Così è generico.
Il quesito è: il tributo, considerato il tipo di operazioni, è dovuto o meno?
Nella seconda ipotesi (finora sostenuta, da quanto ho capito, dai Giudici triburari), dire che sia sacrosanto che le società paghino tasse non dovute sarebbe superficiale e demagogico
Ma il tuo quesito non è un problema di poco conto.
Il 99,99% dell'evasione fiscale è dovuta ad interpretazioni diciamo "a proprio vantaggio" delle norme tributarie, che a loro volta non è che siano il massimo della chiarezza e, per questo, sono terreno fertile dei furbetti.
Del resto se chi va in giro con SUV da 80 mila euro riusulta di fatto essere un nullatenente per il fisco, è perchè, magari, con artifizi più o meno sofisticati riesce a far risultare che il reddito è stato prodotto nel punto A anzichè nel punto B, oppure dal soggetto X anzichè dal soggetto Y, oppure che quel SUV serve per l'attività aziendale anzichè, come è, per andarci in giro a sgommare in barba a chi paga regolarmente le tasse in anticipo e senza poter dire neanche una parola. Ed è per la stessa ragione che oggi ci troviamo tutti a pagare l'IMU, a vederci aumentate le addizionali regionali e comunali, a veder aumentate le accise sulla benzina, a vederci tagliate pensioni e stipendi, ecc.
Diciamo che da altre parti i furbi esistono lo stesso, ma qui, grazie alla mancanza di chiarezza delle nostre norme tributarie, riescono a nascondersi meglio.
Se ho ben capito, per noi il rischio sarebbe di 8.6 MEUR.
Qualcuno è in grado di quantificare il rischio per le cacche? No, perché, a certe condizioni, io ci starei pure ... (Al di la delle giuste considerazioni sul dovere di pagare le tasse).
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Citazione di: Palo il 28 Dic 2012, 15:30
Se ho ben capito, per noi il rischio sarebbe di 8.6 MEUR.
Qualcuno è in grado di quantificare il rischio per le cacche? No, perché, a certe condizioni, io ci starei pure ... (Al di la delle giuste considerazioni sul dovere di pagare le tasse).
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le loro sono puzflautelenze
Citazione di: Palo il 28 Dic 2012, 15:30
Se ho ben capito, per noi il rischio sarebbe di 8.6 MEUR.
Qualcuno è in grado di quantificare il rischio per le cacche? No, perché, a certe condizioni, io ci starei pure ... (Al di la delle giuste considerazioni sul dovere di pagare le tasse).
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Tanto paga la banca, come ha sempre fatto... Quindi a loro non je cambia una virgola
Citazione di: Palo il 28 Dic 2012, 15:30
Se ho ben capito, per noi il rischio sarebbe di 8.6 MEUR.
Qualcuno è in grado di quantificare il rischio per le cacche? No, perché, a certe condizioni, io ci starei pure ... (Al di la delle giuste considerazioni sul dovere di pagare le tasse).
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Si, il rischio è stato quantificato in 8.6 milioni nell'ultimo bilancio della SS Lazio.
Considerato che gli accertamenti sono relativi al 2001 e al 2002 (la fine dell'era Cragnotti) credo che siamo i più esposti viste le politiche di bilancio di quel periodo fatte perlopiù di plusvalenze (vere o fittizie).
PS. Le merde sono esposte solo per 1.4 milioni peraltro già coperti negli anni precedenti con accantonamenti al fondo rischi per contenziosi tributari.
Citazione di: Sercio69 il 28 Dic 2012, 15:14
Ma il tuo quesito non è un problema di poco conto.
Il 99,99% dell'evasione fiscale è dovuta ad interpretazioni diciamo "a proprio vantaggio" delle norme tributarie, che a loro volta non è che siano il massimo della chiarezza e, per questo, sono terreno fertile dei furbetti.
Del resto se chi va in giro con SUV da 80 mila euro riusulta di fatto essere un nullatenente per il fisco, è perchè, magari, con artifizi più o meno sofisticati riesce a far risultare che il reddito è stato prodotto nel punto A anzichè nel punto B, oppure dal soggetto X anzichè dal soggetto Y, oppure che quel SUV serve per l'attività aziendale anzichè, come è, per andarci in giro a sgommare in barba a chi paga regolarmente le tasse in anticipo e senza poter dire neanche una parola. Ed è per la stessa ragione che oggi ci troviamo tutti a pagare l'IMU, a vederci aumentate le addizionali regionali e comunali, a veder aumentate le accise sulla benzina, a vederci tagliate pensioni e stipendi, ecc.
Diciamo che da altre parti i furbi esistono lo stesso, ma qui, grazie alla mancanza di chiarezza delle nostre norme tributarie, riescono a nascondersi meglio.
Ripeto, così rimane un discorso generico: la farraginosità della legge, i furbi che si avvantaggiano a danno della collettività, pagare tutti per pagare meno, e così via.
Bei discorsi che, però, rimangono privi di sostanza.
Nel caso specifico, invece, si tratta soltanto di verificare se il tributo deve essere pagato o meno.
Nel primo caso è giusto che sia pagato. Nel secondo è giusto che chi sia chiamato a pagarlo si rifiuti.
D'altronde, se, a fronte dell'imprecisione del dettato normativo, esistono incertezze circa l'appicabilità delle disposizioni di legge alle operazioni di trasferimento dei giocatori, è condivisibile che chi ritiene di non essere assoggettato all'onere tributario si rivolga al Giudice competente (che, credo, sia la Commissione tributaria e non il Consiglio di Stato), il quale, all'esito del procedimento, rimuoverà l'incertezza e stabilirà in maniera non più oppugnabile il contenuto e l'ambito di operatività della norma tributaria.
Citazione di: Palo il 28 Dic 2012, 15:30
Se ho ben capito, per noi il rischio sarebbe di 8.6 MEUR.
Qualcuno è in grado di quantificare il rischio per le cacche? No, perché, a certe condizioni, io ci starei pure ... (Al di la delle giuste considerazioni sul dovere di pagare le tasse).
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conti alla mano su di noi si parla di 40 milioni di imponibile, per le merde sarebbe almeno 3 volte tanto se gli contestassero tutto...
Citazione di: rio2 il 28 Dic 2012, 16:44
conti alla mano su di noi si parla di 40 milioni di imponibile, per le merde sarebbe almeno 3 volte tanto se gli contestassero tutto...
Bisogna vedere come loro hanno considerato fiscalmente queste plusvalenze.
Oltre al fatto che loro hanno chiuso i loro ultimi bilanci con forti perdite, quindi è possibile che non ci sia imponibile ai fini IRAP.
Citazione di: Pergianluca il 28 Dic 2012, 14:17
Almeno il redattore di questo articolo è dei nostri.
Non mi è chiaro in che veste si sia pronunciato il Consiglio di Stato (organo giurisdizionale costituzionalmente privo della garanzia di indipendenza dal potere esecutivo).
Non credo quale giudice dell'impugnazione delle decisioni delle Commissioni tributarie.
Qualcuno ne sa di più?
l'articolo parla di un parere del consiglio di stato alla agenzia delle entrate.
Si tratta di un organo consultivo che da fornisce consulenza alla amministrazione finanziaria.
Non si tratta quindi di attività giurisdizionale.
Nel merito considero - dalla mia modestissimo posizione - la tesi delle società molto convincente e coerente con a natura del rapporto di lavoro dei giocatori di calcio . possiamo essere ottimisti per la cassazione e destinate gli 8 milioni a rischio petto l'acquisizione di naingolan
forse così a qualcuno passa la voglia di fare finte plusvalenze per aggiustarsi il bilancio!
Citazione di: fish_mark il 28 Dic 2012, 19:07
l'articolo parla di un parere del consiglio di stato alla agenzia delle entrate.
Si tratta di un organo consultivo che da fornisce consulenza alla amministrazione finanziaria.
Non si tratta quindi di attività giurisdizionale.
Anche io credo sia così.
Volevo sapere su quale "impulso" il parere sia stato reso.
Citazione di: Pergianluca il 28 Dic 2012, 19:28
Anche io credo sia così.
Volevo sapere su quale "impulso" il parere sia stato reso.
bah, probabilmente l'economia del pezzo non lo consente ma il risultato è che sembra che il parere sia frutto di una iniziativaautonoma del consiglio di stato quasi una operazione culturale.le cose sono due;
il parere è stato reso in vista di un provvedimento dell'agenzia (una circolare)
Il parere è stato chiesto dall'agenzia per essere utilizzato nel corso di un giudizio
Quando si sapra' con certezza ?
Se confermato le cessioni degli esuberi serviranno per pagare il fisco invece che un paio di calciatori.
Fanculo.