Intervista a Libor...
ROMA, 10 giugno - In patria si sta ritagliando un ampio spazio tra tv e giornali che lo hanno indicato come uno dei giovani più interessanti della Repubblica Ceca. Libor Kozak è diventato un giocatore importante e non solo nella Lazio dove non è più considerato un outsider. L'attaccante si confessa a
fotbal.sport e lo fa parlando di tutto anche di un possibile addio durante questo calciomercato. Dopo Klose, il nome di Cissè lascia pensare che la società voglia cederlo per permettergli di giocare con continuità.
Possiamo considerarti l'Under 21 più famoso della Lazio?
Sulla carta certamente. Ma alla fine tutto dipende da quello che fai in campo, da quanto giochi. Un conto è essere considerato uno dei titolari, un conto è non giocare neanche un minuto. Ora sono felice perché mi sono state date delle chances.
Non sei più un attaccante part-time nella Lazio?
Faccio parte del gruppo. Nelle prime due stagioni servivo come 'toppa' ma ora sono importante, ho convinto l'allenatore che se mi fa giocare posso dare una mano alla squadra.
Si era parlato di un tuo trasferimento al Bologna lo scorso gennaio. Ed ora?
Sono felice alla Lazio ma forse sarebbe meglio per me giocare con più frequenza, per un periodo più lungo. Quando tornerò in Italia dopo il Campionato Europeo Under 21 in Danimarca parlerò con Reja. Di questo e di altro.
Dicci la verità, ti sei sentito al settimo cielo dopo aver segnato con la Lazio?
Si, quando ho segnato mi sono ritrovato in un'altra dimensione. Ho goduto a pieno quei momenti: segnare e correre a braccia aperte verso la curva dove migliaia di persone impazziscono per te, beh uno perde completamente la testa. Mi è successo due o tre volte ed è sempre stata un'emozione incredibile.
In Italia un calciatore è quasi come un dio e spesso si monta la testa. Cosa ti ha dato l'esperienza italiana?
È inevitabile cambiare quando giochi in Italia. La gente ti riconosce e per questo ti fanno gli sconti al ristorante o nei negozi di abbigliamento. Anche i gesti di un giocatore fanno parte di un linguaggio totalmente diverso. Nel modo di esultare, di muoversi. Succede pure a me e i miei compagni ridono gridandomi "Grande Libor!".
Il passato di Nedved con la Lazio ti ha condizionato?
Molto perché il suo nome mi dà forza e coraggio, a Roma ne parlano ancora spesso.
Com'è stato il tuo approccio in Italia?
I primi sei mesi sono stati difficili, ero in crisi. Volevo tornare a casa, perdevo la speranza. Ma in qualche maniera sono sopravvissuto...
Che salto è stato quello dall'Opava (il suo primo club ndr) alla Lazio?
Se penso all'aspetto finanziario, enorme. Dalla serie B ceca alla A italiana è ovvio che cambiano molte cose. Ma non erano comunque i soldi che mi interessavano. Pensavo al calcio. Il mio stile di vita è cambiato e non solo quello. Ho dovuto modificare anche il modo di vestirmi, la moda italiana è diversa. A volte stravagante.
E le donne?
Non mi lamento. Il calcio in Italia piace sia alle modelle che alle ragazze normali. Ma io ho la fidanzata...