Fino a ieri, il derby di domenica per me contava poco.
Era diverso da tutti gli altri, era il primo dopo quello definitivo, era la presunta rivincita di una partita che non ha rivincite, era una semplice partita di campionato, con 3 punti in palio, contro la squadra più antipatica del globo.
Per la prima volta in vita mia sono stato addirittura sfiorato da un dubbio: televisione o stadio?
Poi la voglia di condividere emozioni con gli amici, quelli di sempre e quelli sconosciuti che abbracci dopo un gol al 71° e che in quel momento sono più intimi di tuo fratello, ha avuto la meglio e come sempre ho acquistato il mio biglietto.
Consapevole che una buona parte delle emozioni sarebbero state legate al ricordo di quel pennellone così brutto da vedere per la sua poca coordinazione che insacca sotto la Nord.
E invece no.
E invece questo mi, ci, è stato proibito.
Proibito da quelle stesse persone che hanno messo le mani avanti ipotizzando il derby di ritorno lontano da Roma, ammettendo di fatto la loro stessa incapacità a gestire l'ordine pubblico di un evento del genere.
E quindi censura.
Me la immagino la loro riunione, tanti bei capoccioni con la tessera marchiata ASR in tasca, seduti intorno a un bel tavolino, a prendere decisioni stile Concilio di Trento, sulla Coppa In Faccia non si scherza.
Reato di apologia della Coppa In Faccia ha detto in maniera geniale qualcuno, ed è così.
Una coreografia, che, pur non conoscendone i contenuti, non può non essere difesa a oltranza, se non altro per rispetto verso tutti quelli che ci hanno lavorato per giorni e notti e verso tutti quelli che hanno contribuito anche solo economicamente, considerata un potenziale elemento di istigazione alla violenza.
In un paese, in una città, in uno stadio, che ha visto per anni infangata la memoria di un morto ammazzato.
A pochi passi da dove, non meno di 15 giorni fa, dei goliardici tifosi tiravano pietre contro il pullmann degli avversari, cosa peraltro già vista in passato.
Una coreografia, degli striscioni, considerati pericolosi come quelle lame che continuano a essere usate nei dintorni della magnifica curva sud.
No, io non ci sto.
Dopo le squalifiche, hanno trovato un nuovo modo per svuotare la Curva che quando vuole è ancora la più bella d'Italia.
Andare allo stadio a seguire la propria squadra diventa ogni giorno di più un atto eroico d'amore, come se non bastassero le spaccature interne alla tifoseria, le contestazioni a Lotito, i problemi di razzismo.
Già, Lotito.
Dove sta?
Che dice?
Che ne pensa di questo ultimo insulto alla "sua" gente?
Che posizione prende?
E quale sarà il prossimo passo per avere allo stadio solo automi robotici invece che tifosi?
Le partite dureranno solo 70 minuti?
Verrà vietato apporre sulle maglie scudetti e coccarde per non offendere la sensibilità degli eterni perdenti?
Questo calcio mi fa sempre più schifo.
Mi viene voglia, domenica, di esternare per 90 minuti il mio dissenso nell'unico modo che forse sono in grado di comprendere: col culo di fuori, come gli scozzesi di Braveheart di fronte al nemico.
Questo ve meritereste, merde.