l'autonomia, rischiando l'autismo

Aperto da aquilante, 17 Giu 2012, 13:38

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aquilante

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la strategia - economica, politica, tecnica, comunicativa - della Lazio, per chi vuole vederla, è sempre più chiara. non c'è nessun pauperismo alla sua base; c'è piuttosto la definizione progressiva di percorsi autonomi, originali e a loro modo - chiedendo scusa per la riproposizione di una immagine usata da un personaggio oltremodo sgradevole quando motivò la scelta di luis enrique -  "incontaminati". chi pensa e scrive, per intenderci, che la Lazio sceglie petkovic per risparmiare sull'ingaggio è completamente fuori strada. non perché non sia vero che la Lazio pone sempre il rispetto rigoroso del bilancio al centro delle sua scelte, ma perché dimentica, o fa finta di dimenticare, che nella attuale congiuntura del calcio italiano di allenatori a basso costo disposti ad accomodarsi sulla panchina biancocelste ce n'è a bizzeffe (dai del neri ai gasperini, dai montella ai sannino, per non parlare dei pea, dei grecucci o dei bergodi)

petkovic marca con risalto e spessore la volontà di questa Lazio di abbandonare quanto più possibile le vie, le strade, i sentieri che mappano il calcio italiano. questa inversione di rotta - chiamiamola così - in qualche modo si era già avuta, dopo la gaffe di ballardini, con il "ripescaggio" nelle coste croate di edy reja, un vecchio bucaniere ormai costretto all'abbandono nel calcio di quarta fascia. solo che reja era straconosciuto ed è stato facile classificare, molto a torto però, la sua scelta nel segno della continuità. con petkovic invece nessuna continuità è possibile, il salto nel vuoto (il vuoto cognitivo di chi racconta il calcio, sia chiaro) è totale, il gioco al buio è inequivocabile. ma, va ribadito, non è affto una novità. perché prima ancora dell'arrivo di reja, c'era stata la scelta di affidare la direzione tecnico-sportiva della società a igli tare

ecco, igli tare - il bodyguard albanese, come è affettuosamente chiamato il ds/dt della Lazio dagli onniscenti opinion makers di parte laziale - è stato il punto di svolta più significativo della "nuova" Lazio. sottopvalutato o totalmente non compreso (ma perché sorprendersi!?). non un marino o un corvino, non un sabatini o un leonardi: a modulare le opzioni e a scandagliare i mercati viene posta la figura poco o punto italiana di tare, praticamente un estraneo alla tradizione del nostro fare calcio, un profilo consono invece all'Europa e a un fare calcio nell'Europa post '89

come non vedere la continuità, nel profilo culturale e calcistico appunto, tra igli tare e vladimir petkovic? e come non cogliere il nesso tra questa identità sempre meno italiana e sempre più europea/internazionale  (con reja restava l'equivoco gioco italiano giocatori internazionali, ora probabilmente salterà anche questo) della Lazio, con l'afasia, se non addirittura l'incomunicabilità, tra la società biancoceleste e tutta la struttura burocratico amministrativa del calcio italiano? dalla giustizia sportiva al coni, dai sistemi normativi al mercato, dalle forme contrattuali alla lega, dalla figc al sindacato calciatori, non c'è capitolo che si trasformi in tema di conflitto, in problema, in scontro

anche qui, il carattere puntiglioso e l'goncentrismo del presidente della Lazio - aspetti su cui tanti amano mitizzare - non sono affatto il centro della questione. a confliggere sono visioni e interessi che si vanno facendo sempre meno compatibili. il passaggio ultimo di questo percorso lo possiamo leggere in quesllo che accade sul piano della comunicazione. fino a ieri, possiamo dire che la Lazio era raccontata poco e soprattutto che era raccontata male, secondo logiche subalterne a interessi estranei e ostili a quelli biancocelesti. oggi, pur restando vero tutto questo, c'è la scelta, esplicita, persino ostinata, della Lazio di non volersi far raccontare dai media tradizionali. la Lazio non dice più nulla ai giornali sportivi italiani, alle pagine sportive dei quotidiani italiani, ai network locali e nazionali. a tutti costoro la Lazio comunica, diciamo così, il minimo sindacale, ma soprattutto si mostra beatamente indifferente a quello che tutti costoro scrivono o dicono su di essa. ma non di trascuratezza si tratta, di indifferenza o peggio ancora di impotenza. anche qui è evidente il segno di una scelta. il futuro è tracciato, si chiama Laziostyle, in televisione, per radio, sul web

seguiremo con attenzione l'evoluzione di questi processi. con la speranza che questa scelta potente di autonomia - finora sicuramente premiata o premiante, a giudicare dai risultati - non degeneri in una tristissima vicenda marcata dall'autismo. la strada è aperta, le idee sono chiare: per quanto ci riguarda, nel futuro della Lazio ci piacerebbero le cavalcate travolgenti del borussia dortmund, non il ritorno alle frustrazioni monosillabiche della Lazio della prima metà degli anni ottanta. siamo sicuri di non essere i soli a pensarla così


Tarallo

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E' un quadro molto interessante, che si basa sulle osservazioni dei fatti ma non e', e non potrebbe essere, corroborato da conferme interne alla societa'. E' probabile che la realta' sia cosi'.
Il Laziale, al quale interessa Vincere ma ancora di piu' Essere, si trova pero' schiacciato tra le promessa di un futuro di gloria ribelle e un presente in cui si teme, quotidianamente, di rimanere schiacciati dal peso delle scarpe di cemento che i poteri del calcio sembrano volerci preparare un giorno si e l'altro pure.

Cioe' se io incontro Lotito e lui mi guarda negli occhi, dopo una tirata intensissima di sigaretta (ok non fuma, bear with me), esala alla Manuel Fantoni e mi dice, voce profonda alla Barry White "Carle'..... guardami negli occhi. Te lo dico adesso e non lo ripetero': F I D A T E", beh me sentirei un attimo meglio.
Ma io non magno tranquillissimo, ecco.

Poi le scelte alla Petkovic hanno tutto il mio supporto da Don Quixote mancato, ma Mourinho (che ovviamente va contro le premesse di fair play finanziario che facevi tu all'inizio) me farebbe sta un attimino piu' tranquillo. NON dal punto di vista tecnico-tattico, mi ci gioco le palle. Dal punto di vista di avere un chihuahua o un mastino davanti alla porta mentre dormo, ecco.
Petrucci e Palazzi, in tutta la loro insignificante viscidezza, a me un po' paura la fanno.

GuyMontag

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Mi accodo completamente all'analisi di aquilante.
Di rara intelligenza, ogni parola in più sarebbe fuori posto.

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GuyMontag

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Citazione di: Tarallo il 17 Giu 2012, 14:21
Poi le scelte alla Petkovic hanno tutto il mio supporto da Don Quixote mancato, ma Mourinho (che ovviamente va contro le premesse di fair play finanziario che facevi tu all'inizio) me farebbe sta un attimino piu' tranquillo. NON dal punto di vista tecnico-tattico, mi ci gioco le palle. Dal punto di vista di avere un chihuahua o un mastino davanti alla porta mentre dormo, ecco.
Petrucci e Palazzi, in tutta la loro insignificante viscidezza, a me un po' paura la fanno.

Potremmo averci Hulk che gioca a tresette con la Cosa, mentre la Batmobile gira intorno al palazzo e Superman controlla dall'alto. Mourinho o Petkovic, non sto comunque tranquillo...

Mr. Mojo

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si, concordo sulla rottura di una prassi sclerotizzta nel segno forte di una discontinuità....e credo possa essere anche un elemento di forza, perchè rompe uno schema, provinciale, dove la decifrazione della realtà è più facile e scontata, dove i rapporti di forza sono sanciti e immutabili

borgorosso

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mi permetto di dare nerbo alla discussione dissentendo.
il post propone un'analisi ideologica, in cui i fatti sono piegati a delle considerazioni posticce.

la Lazio non sa comunicare?
scelta.

igli tare?
scelta di rottura.

petkovic?
scelta di rottura, quasi culturale (brividi, pensando all'hombre vertical asturiano), in salsa mittleuropea, che fa anche tanto chic.

la tirata è condita anche da forzature blandamente ridicole: reja è stato preso nel disperato tentativo di salvare una squadra sull'orlo del baratro, unico tecnico con un curriculum non patetico disponibile a gennaio.

è molto divertente alambiccarsi con teorie che agganciano fatti disconnessi e legittimino un modus operandi nobilitandolo con un profilo europeo, culturale: la proposizione di una weltanschauung laziale.

forse sarebbe il caso di rispolverare il rasoio di occam

Aquila Romana

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Citazione di: GuyMontag il 17 Giu 2012, 14:25
non sto comunque tranquillo...

Ogni strappo alle regole consuete ed abitudinarie rappresenta un salto nel buio

Ogni salto nel buio fa dissolvere la tranquillità e le certezze per il futuro

In questi casi l'unica opzione percorribile è sperare che vada tutto per il meglio, o almeno si limitino i danni

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gaizkamendieta

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Oggi si sa'... la roma alla fine non ha preso montella perche' l'ex centravanti aveva delle... "pretese" ! Pretendeva, udite udite... di avere voce nel mercato !
Anch'io sono convinto che petkovic non sia stato preso per risparmiare sull'ingaggio.. c'erano anche altri italiani che potevano valere piu' o meno gli stessi soldi... un gasperini o un del neri pero' (tanto per fare due esempi) avrebbero sicuramente voluto avere voce in capito sulla costruzione della squadra..  perche' sicuramente pretenderanno di conoscere il calcio italiano meglio di tare. Io la vedo in questa ottica, petkovic difficilmente potra' mettere bocca sul mercato e questa, invece, dovra' essere in tutto e per tutto la squadra di tare... quest'anno l'albanese, secondo me si giochera la sua carta e vedremo quanto vale come DS!

Tarallo

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Citazione di: borgorosso il 17 Giu 2012, 14:48
forse sarebbe il caso di rispolverare il rasoio di occam

Attenzione: secondo il rasoio di Occam anche ripetere fino alla nausea che ogni mossa e' figlia dell'incompetenza, della tirchieria, del romanismo (uno a scelta o tutti insieme) del Presidente non e' ipotesi sufficiente e necessaria ad arrestare il dibattito.

Anzi: presumere che ogni mossa sia dovuta a una strategia (in questo caso pan-europea a antisistema) e' piu' logico che sospettare totale improvvisazione a ogni pie' sospinto. Perche'? I risultati. Sono buoni e parlano in favore della competenza.

Chi confonde incompetenza con antipatia (senza arrivare ai devi morire) commette un errore che il Ockham non accetterebbe.

Baldrick

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Ma i risultati nell'ambito della "comunicazione" (sarebbe poi il caso di definirlo, 'sto ambito) non sono buoni affatto, Tara'.

happyeagle

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Citazione di: Baldrick il 17 Giu 2012, 15:28
Ma i risultati nell'ambito della "comunicazione" (sarebbe poi il caso di definirlo, 'sto ambito) non sono buoni affatto, Tara'.

mettere sullo stesso piano la comunicazione della Lazio con l'informazione sulla Lazio è sbagliato ,

un esempio elementare è quello sul dato delle presenze allo stadio , chissà perchè ci manca sempre qualche migliaio di spettatori .

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Tarallo

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Citazione di: Baldrick il 17 Giu 2012, 15:28
Ma i risultati nell'ambito della "comunicazione" (sarebbe poi il caso di definirlo, 'sto ambito) non sono buoni affatto, Tara'.

La comunicazione e' un disastro, e secondo me lo e' perche' non ne siamo i proprietari (in senso lato).
Quindi due vie: o ne usciamo, come dice aquilante, o intraprendiamo la lunga e tortuosa strada del lobbying, delle infiltrazioni, del leccaculismo, perche' no del do ut des.

La scelta puo' essere spinta da ideologia o da necessita'. O da entrambe: per me la Lazio di impossessarsi dei media (che e' l'unico modo per avere finalmente un trattamento decente) e' incapace fisiologicamente.

GuyMontag

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Citazione di: Tarallo il 17 Giu 2012, 15:22

Può esistere una via di mezzo, però.

Non necessariamente tutte le mosse della Lazio sono state determinate da una chiara linea-guida (non chiamiamola progetto, per carità). Aquilante vi identifica un pattern comune, laddove ad esempio per le scelte di Tare e Reja faccio fatica a trovare una connessione.

Però il percorso mi sembra quello. Disinteresse nei confronti della comunicazione SULLA Lazio, tentativo di svincolarsi dalle pastoie di questo italico sottobosco, dove (come faceva giustamente notare alteadler) i pacta tutto sono tranne che servanda, cercando di far passare un messaggio di coerenza, anche a costo di rimetterci. Come nel caso Pandev. Però - almeno per coloro che non sono tormentati da lotito devi morire - è comunque un messaggio nel senso di un rapporto società-giocatori più pulito, dove i ricatti e i giochi dei procuratori non pagano o - se pagano, con la complicità delle istituzioni - fanno comunque capire che queste cose, qui, non attecchiscono.

Lotito è stato perculato all'infinito sul discorso della moralizzazione. Il moralizzatore è diventata una macchietta. Ma la Lazio è andata avanti su questa linea. Una linea di coerenza che - tra l'altro - includeva il rifiuto di un malcostume tutto italico alla Moratti, alla Cellino o alla Zamparini del cambio di allenatore al minimo stormir di fronde. L'avrà fatto per non pagare due stipendi, chi lo sa, ma intanto da parte della società c'è sempre stata una difesa chiara ed inequivocabile contro i mal di pancia degli spogliatoi. Questi giochi, qui, non si fanno.

Del rapporto con le istituzioni, ben sappiamo, per anni la dirigenza ha parlato di stadio di proprietà, salvo trovarsi bastoni tra le ruote in ogni modo, e poi stranamente si trova sotto un bieco ricatto da parte delle istituzioni sportive, che si comportano come il più sordido dei bagarini (che - almeno - rischiano in proprio).

La linea di questa società, quindi, mi sembra chiara, anche se costellata di errori, valutazioni errate, nonché talvolta messa in ombra dall'ego straripante e macchiettistico del presidente. Lo dico qui ed ora, la campagna di acquisti di gennaio era sbagliata. E il gol di Turone era bòno.

Data la linea, la scelta autarchica è consequenziale. L'allenatore in Svizzera, giocatori da Francia, Germania, Turchia. E - su tutto - la beata indifferenza per la melma mediatica che infetta il calcio nostrano.

Devo dire la mia? Continuate così, fregatevene dei nemici fuori e dentro il fortino. C'mon Lazio, allez les bleus...

Tarallo

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Citazione di: GuyMontag il 17 Giu 2012, 16:11
E - su tutto - la beata indifferenza per la melma mediatica che infetta il calcio nostrano.

Devo dire la mia? Continuate così, fregatevene dei nemici fuori e dentro il fortino. C'mon Lazio, allez les bleus...

Mi pare che questo sia il punto centrale.
OK, lasciamo perdere le cause - diciamo anche che e' una scelta strategica. Indifferenza.

Alcuni di noi temono che il fortino ci crolli addosso e famo la fine der sorcio.

GuyMontag

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Citazione di: Tarallo il 17 Giu 2012, 16:14
Mi pare che questo sia il punto centrale.
OK, lasciamo perdere le cause - diciamo anche che e' una scelta strategica. Indifferenza.

Alcuni di noi temono che il fortino ci crolli addosso e famo la fine der sorcio.

Per me se il fortino ci crolla addosso non dipende dalle scelte strategiche della società.
Vedo gli orchetti Petrucci e Palazzi che minano il Fosso di Helm.
Alla fine però vinciamo. Chi sarà il nostro Gandalf?

borgorosso

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io non credo affatto che sia tutto sbagliato o frutto di insipienza.

tutti noi seguiamo il calcio da qualche annetto, ahimè (per non dite ohibò, oppure caz.zo sto a invecchià).
il calcio, più della stragrande maggioranza delle aziende, vive di risultato immediato.
se ballardini ti porta in serie b, sei costretto a cambiarlo. non puoi attendere che un prodotto attecchisca e diventi di consumo nel giro di qualche anno: se le cose vanno male si cambia, ed anche alla svelta.

questo preambolo semplicemente per dire che cercare un minimo comune denominatore tra rossi, ballardini reja e petkovic non è impresa improba, è semplicemente una suggestione. la volontà di veicolare in primis a sè stessi e poi all'esterno l'immagine di una Lazio donchisciottesca, con quel pizzico di contro cultura alla bregovic che fa tanto chic.

se senti il famoso scalpiccio di zoccoli in centro a roma è più facile che sia un cavallo piuttosto che una zebra o una renna.
lotito fa affari dove è più conveniente per la ss Lazio, non ne fa una questione antisistemica.
parlare poi dei giochetti dei procuratori è grottesco. l'affaire zarate e cruzado è dell'altro ieri.

il presidente fa parte di questo sistema, del sistema calcio e delle dinamiche opache di questo paese.
sappiamo tutti come ha fatto i soldi lotito, non stiamo qui a raccontarcela.

un imprenditore che vive di commesse pubbliche che cerca di distinguere la Lazio dal mondo crudele e truffaldino del calcio. abbiate pietà, non è questione di bene e male, di bianco e nero.
lotito fa quello che puó, a volte bene, a volte male.

ma lasciamo che della Mitteleuropa se ne occupino a berlino.

aquilachepensa

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Citazione di: aquilante il 17 Giu 2012, 13:38
la strategia - economica, politica, tecnica, comunicativa - della Lazio, per chi vuole vederla, è sempre più chiara. non c'è nessun pauperismo alla sua base; c'è piuttosto la definizione progressiva di percorsi autonomi, originali e a loro modo - chiedendo scusa per la riproposizione di una immagine usata da un personaggio oltremodo sgradevole quando motivò la scelta di luis enrique -  "incontaminati". chi pensa e scrive, per intenderci, che la Lazio sceglie petkovic per risparmiare sull'ingaggio è completamente fuori strada. non perché non sia vero che la Lazio pone sempre il rispetto rigoroso del bilancio al centro delle sua scelte, ma perché dimentica, o fa finta di dimenticare, che nella attuale congiuntura del calcio italiano di allenatori a basso costo disposti ad accomodarsi sulla panchina biancocelste ce n'è a bizzeffe (dai del neri ai gasperini, dai montella ai sannino, per non parlare dei pea, dei grecucci o dei bergodi)

petkovic marca con risalto e spessore la volontà di questa Lazio di abbandonare quanto più possibile le vie, le strade, i sentieri che mappano il calcio italiano. questa inversione di rotta - chiamiamola così - in qualche modo si era già avuta, dopo la gaffe di ballardini, con il "ripescaggio" nelle coste croate di edy reja, un vecchio bucaniere ormai costretto all'abbandono nel calcio di quarta fascia. solo che reja era straconosciuto ed è stato facile classificare, molto a torto però, la sua scelta nel segno della continuità. con petkovic invece nessuna continuità è possibile, il salto nel vuoto (il vuoto cognitivo di chi racconta il calcio, sia chiaro) è totale, il gioco al buio è inequivocabile. ma, va ribadito, non è affto una novità. perché prima ancora dell'arrivo di reja, c'era stata la scelta di affidare la direzione tecnico-sportiva della società a igli tare

ecco, igli tare - il bodyguard albanese, come è affettuosamente chiamato il ds/dt della Lazio dagli onniscenti opinion makers di parte laziale - è stato il punto di svolta più significativo della "nuova" Lazio. sottopvalutato o totalmente non compreso (ma perché sorprendersi!?). non un marino o un corvino, non un sabatini o un leonardi: a modulare le opzioni e a scandagliare i mercati viene posta la figura poco o punto italiana di tare, praticamente un estraneo alla tradizione del nostro fare calcio, un profilo consono invece all'Europa e a un fare calcio nell'Europa post '89

come non vedere la continuità, nel profilo culturale e calcistico appunto, tra igli tare e vladimir petkovic? e come non cogliere il nesso tra questa identità sempre meno italiana e sempre più europea/internazionale  (con reja restava l'equivoco gioco italiano giocatori internazionali, ora probabilmente salterà anche questo) della Lazio, con l'afasia, se non addirittura l'incomunicabilità, tra la società biancoceleste e tutta la struttura burocratico amministrativa del calcio italiano? dalla giustizia sportiva al coni, dai sistemi normativi al mercato, dalle forme contrattuali alla lega, dalla figc al sindacato calciatori, non c'è capitolo che si trasformi in tema di conflitto, in problema, in scontro

anche qui, il carattere puntiglioso e l'goncentrismo del presidente della Lazio - aspetti su cui tanti amano mitizzare - non sono affatto il centro della questione. a confliggere sono visioni e interessi che si vanno facendo sempre meno compatibili. il passaggio ultimo di questo percorso lo possiamo leggere in quesllo che accade sul piano della comunicazione. fino a ieri, possiamo dire che la Lazio era raccontata poco e soprattutto che era raccontata male, secondo logiche subalterne a interessi estranei e ostili a quelli biancocelesti. oggi, pur restando vero tutto questo, c'è la scelta, esplicita, persino ostinata, della Lazio di non volersi far raccontare dai media tradizionali. la Lazio non dice più nulla ai giornali sportivi italiani, alle pagine sportive dei quotidiani italiani, ai network locali e nazionali. a tutti costoro la Lazio comunica, diciamo così, il minimo sindacale, ma soprattutto si mostra beatamente indifferente a quello che tutti costoro scrivono o dicono su di essa. ma non di trascuratezza si tratta, di indifferenza o peggio ancora di impotenza. anche qui è evidente il segno di una scelta. il futuro è tracciato, si chiama Laziostyle, in televisione, per radio, sul web

seguiremo con attenzione l'evoluzione di questi processi. con la speranza che questa scelta potente di autonomia - finora sicuramente premiata o premiante, a giudicare dai risultati - non degeneri in una tristissima vicenda marcata dall'autismo. la strada è aperta, le idee sono chiare: per quanto ci riguarda, nel futuro della Lazio ci piacerebbero le cavalcate travolgenti del borussia dortmund, non il ritorno alle frustrazioni monosillabiche della Lazio della prima metà degli anni ottanta. siamo sicuri di non essere i soli a pensarla così
L'analisi è  perfetta, ma bisogna aggiungere il motivo per il quale la Società ha deciso di optare per l'autonomia politica, tecnica, economica e comunicativa: non ricevendo appoggi, approvazioni e consensi dalle istituzioni,  dai media, dagli stessi comunicatori laziali e dai personaggi famosi di fede biancoazzurra, ha deciso di viaggiare da sola con l'obiettivo di salire sempre più in alto e, così facendo,  far felici i veri, puri, semplici, disinteressati TIFOSI DELLA LAZIO, quelli che vanno allo stadio per tifare e sperare di veder vincere la propria squadra (come tutti i tifosi normali, d'altronde.....)  e per rendere ridicoli e far zittire tutti coloro che criticano la Società, qualunque cosa faccia!

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charlie

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bellissimo topic.

la cosa bella del calcio è che se ne può parlare tanto, tantissimo...ma poi tutto verte sul risultato del campo: pensieri, congetture, previsioni e post-visioni.
spero che questa linea societaria si riveli vincente sul campo, perchè purtoppo (o per fortuna) funziona così: fai una scelta rischiosa? se ci azzecchi sei un fenomeno, se la sbagli sei stato un [...].
Forza Lazio

PicchioMontesacro

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L'analisi  di Aquilante che condivido, e` il  tipico  esempio  di   chi  invece  di  guardare il  dito, giustamente guarda  la  luna. Poi spero  vivamente  che  i  risultati  futuri  confermino  sul  campo  le sue  affermazioni.

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