una premessa, credo fondamentale: lo spopolamento degli stadi è un fatto conclamato ed equamente distribuito in tutte le realtà italiane
si, magari lo stadio della Dea è pieno tutte le domeniche ma, insomma, a Bergamo quando l'Atalanta gioca fuori casa, ci sono gli ospedali pieni di gente che more de pizzichi
a napoli, malgrado i fantastiliardi spesi dall'avvelenatore di cinema, non vanno oltre i 28mila
i diversamente stupidi, malgrado la grancassa, il presunto stadio, gli acquisti pompati, le cessioni dopate ed il mascellone somatropinizzato, riempiono lo ssadio solo quando si tratta di prenderne sette dal bayern oppure dopo che la goebbels corporation ha detto loro che sono l'antagonista della juve
le milanesi languono, lo juventus stadium non è mai pieno, ad udine hanno fatto uno stadio patchwork per creare un'illusione ottica e far rivoltare nella tomba missoni
insomma, la premessa è importante, come i preliminari
detto ciò, però, la ns situazione è avvelenata, oramai da anni, da un clima del quale abbiamo parlato, giudicato, concionato, sviscerato, separato, integrato, escluso tutti e tutto il possibile
cercare ancora oggi colpe, responsabilità od omissioni, è un esercizio sterile
di più: inutile
pensare che tutto sia riconducile solo a Lotito si o Lotito no, è - diciamolo - puerile, così come credere che il potere messianico delle aradio cateterare sia quello di convincere le persone a non andare allo stadio è da disadattati informativi
il problema è multiplo, sia perché coinvolge millemila differenti Laziali (che famo, "il Laziale è differente da ogni altro Laziale e se ne conosci uno non li conosci bla bla bla" solo quando ce fa comodo?), sia perché le scuse sono illimitate
ma sono, ovviamente, scuse
ed ognuno ha le sue: la mia ha 3 anni (seppure a Lazio-Sassuolo le abbiamo fatto fare il battesimo dello stadio)
IB, giustamente, punta il dito vs le scuse e, indirettamente, vs la mancanza di un sentimento maggiore che faccia si che 'ste scuse restino in un cassetto della ns coscienza, pur di andare allo stadio
non è lo stadio in se, non sono i parcheggi, i cessi, la ristorazione, i controlli, il freddo, il caldo, il tiepido, la rava e la solenne fava
è altro, è dentro, è spento
quello che è vero, inconfutabile, è che ognuno deve fare il max per riunire, per tirare fuori, per riaccendere
gli appelli sono ridicoli e sono, sempre, un'espressione di debolezza
tocca lavorare su se stessi: non servono agglutinanti esterni, la curva, i club, gli amici
la curva cambia pelle
i club si sciolgono
gli amici, bene che te va, non ti salutano
tu sei il Laziale che devi amare
tu sei la Lazio da difendere