Cos'è (chi è) una bandiera?
Prendo spunto dalla recente polemica sul tweet di Alessandro Nesta per cercare di definire il concetto di bandiera nel calcio. La bandiera è un giocatore che viene riconosciuto tale per il suo attaccamento alla maglia, ai colori, alla tifoseria. E' uno scivolosissimo titolo di merito, è difficile da ottenere ed ancor più difficile da mantenere. Ma se lo si ottiene e lo si mantiene si crea un legame inossidabile, che dura nel tempo e che - a dire il vero - riveste un'importanza maggiore per i tifosi che per il giocatore stesso. Che - dalla sua - potrà comunque contare su un affetto imperituro e su manifestazioni d'amore, in qualunque squadra giochi attualmente o da qualsiasi parte sia, anche terminata la carriera.
LA BANDIERA IN CAMPO. E' il giocatore della propria squadra cui ci si affeziona quando gioca. Non è necessariamente il più forte, né quello di più lungo corso. Giocatori fortissimi hanno lasciato poco più di una traccia nel cuore del tifoso, conclamati mestieranti vengono ricordati a distanza di anni con affetto. Caratteristica primaria dev'essere quella dell'impegno. Un giocatore che non dà il fritto difficilmente verrà eretto a bandiera. E contano poco le manifestazioni d'affetto e di attaccamento alla maglia. Magari la bandiera parla poco, però dimostra in campo. Mi viene un nome, Guerino Gottardi. In una Lazio stellare poteva allacciare gli scarpini a tanti, ma di tanti di questi tanti, a distanza di anni, ricordiamo a malapena il nome.
LA BANDIERA CHE GIOCA IN ALTRE SQUADRE. Il calcio moderno non è particolarmente amico delle bandiere, tantomeno di quelle di squadre piccole. E' più facile essere uno Zanetti, un Maldini, uno Xavi, coccolati anche economicamente da squadre piene di quattrini. Se giochi in una piccola e sei anche un bel giocatore, facile che per esigenze di bilancio la società debba liberarsi di te. Non tutti sono Udovicich, che ha passato una vita e tante serie nel Novara, senza mai pensare ad andarsene. Però, anche se ceduto, mantiene un rapporto quasi osmotico con i colori che si è scelto. Milita altrove, perché è un professionista, ma il suo cuore è rimasto là.
LA BANDIERA FINITA LA CARRIERA. Finita la carriera, la bandiera fa altro, se non rimane nel mondo del calcio, ma non dimentica. Non perde occasione, quando richiesto, di manifestare il proprio affetto ai colori e alla tifoseria. Non si fa distrarre da eventuali discordie che sono intercorse con la società in passato. La sua passione è pura. Non più calciatore, quindi obbligato per lavoro a vestire anche altre casacche, può finalmente essere tifoso. E difendere i propri colori in maniera attiva su ogni media. C'è un impiccio, dovuto al fatto che un calciatore può essere anche stato la bandiera di più squadre. Ma deve fare la sua scelta, se vuole che - nel cuore dei tifosi - il suo nome venga indissolubilmente legato ai propri colori.
E' difficile, noi abbiamo avuto giocatori amati che ci hanno tradito (Wilson e Giordano, per fare un esempio), che hanno rischiato col loro comportamento di farci sprofondare (Giorgione), che si sono legati ad altre maglie e ad altri colori (Nesta), che per risentimento sparlano della propria squadra (Di Canio), che si professano laziali ma che per un malinteso senso dell'obiettività non perdono occasione di dare addosso alla Lazio (D'Amico).
Abbiamo un giocatore che - per attaccamento quando giocava, e per evidente e dichiarato affetto quando ha smesso - possiamo considerare una bandiera della Lazio? Io fatico a trovarne uno che difende sempre e comunque i colori biancocelesti, nei salotti come nelle radio, sulla stampa come nei talk show, uno che dice ero laziale quando giocavo e sono laziale ora, perché la Lazio è entrata nella mia pelle, e la ho e la avrò sempre tatuata nel cuore?
Oggi come oggi, ne vedo uno. Bravo, ma anche con due palle così. Tartassato per tre anni, sbeffeggiato, insultato, manco er pin dà, e lui manco una parola fuori posto, ha sopportato una marea di merda rovesciatagli addosso segnando ripetutamente alle merde. Tocca vedere cosa farà una volta terminato di giocare. Difficile credere comunque che - a domanda se preferisce roma o una qualsiasi altra squadra al mondo - risponda: (sono riuscito a fare il tifo per) quelli. Sono riuscito un cazzo.
Simeone
Veron
Mihajlovic
Dabo
Spero Candreva Mauri. Non dimenticherei Ledesma.
Citazione di: GuyMontag il 06 Ott 2014, 10:52
Cos'è (chi è) una bandiera?
Abbiamo un giocatore che - per attaccamento quando giocava, e per evidente e dichiarato affetto quando ha smesso - possiamo considerare una bandiera della Lazio? Io fatico a trovarne uno che difende sempre e comunque i colori biancocelesti, nei salotti come nelle radio, sulla stampa come nei talk show, uno che dice ero laziale quando giocavo e sono laziale ora, perché la Lazio è entrata nella mia pelle, e la ho e la avrò sempre tatuata nel cuore?
Oggi come oggi, ne vedo uno. Bravo, ma anche con due palle così. Tartassato per tre anni, sbeffeggiato, insultato, manco er pin dà, e lui manco una parola fuori posto, ha sopportato una marea di merda rovesciatagli addosso segnando ripetutamente alle merde. Tocca vedere cosa farà una volta terminato di giocare. Difficile credere comunque che - a domanda se preferisce roma o una qualsiasi altra squadra al mondo - risponda: (sono riuscito a fare il tifo per) quelli. Sono riuscito un cazzo.
Del passato sicuramente Bob Lovati, Angelo Adamo Gregucci e Cristiano Bergodi.
Sul presente sono d'accordo con te, ho la stessa sensazione.
non capisco chi è quello odierno XD.