La Lazio è fascista.
Oltre agli inequivocabili orientamenti dei Fondatori (non lasciatevi ingannare dalle date), oltre ai valori incarnati dalla lunga presidenza di Ballerini, oltre all'indiscussa fede biancoceleste del duce, lo si evince anche dall'articolo del Corriere dello Sport del 27 luglio del 1944:
L'omaggio degli sportivi ai Martiri delle Fosse Ardeatine
Molti sportivi, specialmente quelli della vecchia guardia, hanno aderito alla nobile iniziativa della
Lazio.
Intorno ai nuovi dirigenti del vecchio sodalizio romano, si sono radunati all'imbocco di Viale Baccelli per poi muovere in corteo verso le Catacombe di San Calisto dove riposano i 320 trucidati del 24 marzo.
Apriva il corteo la famiglia di Nobili, la vedova e i die figli che piangono ancora i nconsolabili la morte del marito e del padre.
Quasi tutte le società romane hanno inviato una delegazione di soci: l'as Roma, il C.S. Concordia, il G.S. Audace, l'U.S.Romana, il G.S. Capitolino, la "Pro Roma", la "Trastevere", l"A. Doria", "Borgo Prati" ecc.
Numerosi anche i ciclisti: Mazzella, Grassi, i due fratelli Toccaceli, Sagoni, Guglielmetti, Pontisso e altri ancora.
Giunto alle tragiche catacombe il corteo ha sostato in riverente silenzio.
I dirigenti della Lazio hanno deposto all'entrata della prima galleria una grande corona dopo di che hanno preso la parola gli oratori ufficiali che hanno esaltato il sacrificio dei 320 giustiziati e rievocato la memoria del capitano Azzarita, di Gelsomini e di Nobili, i tre sportivi militanti di cui si conosce la tragica fine.
Altri, forse, tra i 320 e più trucidati, furono pure della nostra famiglia sportiva, e negli sportivi di oggi e di domani, dovrà rimanere vivo il ricordo di essi e il loro esempio.