Citazione di: FatDanny il 22 Feb 2023, 08:59
appunto perché è solo pelle il tentativo di voler assomigliare non va necessariamente ammantato di un significato elevato a necessario.
Se io mi travesto da biondo mi tingerò i capelli (e sono solo capelli).
se mi travesto da persona con gli occhi celesti cercherò le lenti a contatto (e sono solo occhi).
Il travestimento ricerca la somiglianza per definizione, è basato sull'apparenza, e la pelle è una delle cose più visibili. Ma come tante altre cose: se sono 2 mt di altezza non mi vestirò da nano di biancaneve perchè non lo capirebbe nessuno. Oppure camminerò sulle ginocchia.
Se sono magro per travestirmi da grasso metterò un cuscino, senza per questo trasmettere un messaggio abilista.
travestimento non è un'operazione astratta concettuale, se non forse per qualche avanguardia artistica con molta elaborazione teorica in capo, ma è mera imitazione. Altrimenti basterebbe mettersi un cartellino a carnevale: "sto facendo fred flinstone" e tutti dovete capirlo dall'interpretazione.
Imitazione delle apparenze, quindi forma, particolari e anche colori. Che c'è di male?
Io non mi sentirei di assomigliare a Oshimen solo mettendo la maglietta del napoli, tanto quanto non mi sentirei di assomigliare a bud spencer senza farmi la pancia finta nel caso sia magro.
Ma non solo per via della pelle, pure perché ho i capelli nero corvino.
Quantomeno vorrei farmi lo stesso taglio e lo stesso colore.
Il significato razzista in questo caso ce lo mettiamo noi, mentre invece è semplicemente una caratteristica tra le altre funzionale al travestimento. Nel caso specifico.
Poi come ho detto ieri sera certamente può assumere connotati razzisti (tipo se si pensa di farsi neri solo per fare gli zulù o i watussi). Ma lì non è il colore, è il significato che quel colore porta con sé.
Attenzione infine con questo fatto di ascoltare chi subisce il razzismo che automaticamente significa prendere quanto si dice per vero, perché così diventa una posizione assoluta che non prevede alcuna discussione possibile.
Ascoltare non signifca che tutto ciò che dice una persona nera sia la realtà. le persone nere dicono pure un sacco di fregnacce, come tutte le altre persone.
Se Santanché parla delle donne in quanto donna non è che automaticamente ha ragione.
Trovo problematico questo essenzialismo, è proprio ciò che la destra può strumentalmente utilizzare, occupando lo spazio pubblico con donne, neri, gay di destra che sostengono certi discorsi e a quel punto potrebbero dirti "eh ma tu non ci ascolti".
I neri hanno sostenuto anche la negritudine, l'idea che essa avesse dei caratteri propri da valorizzare.
Era un discorso giusto? per me no, erano una vagonata di cazzate che prendeva gli stereotipi razzisti e semplicemente li rovesciava. Eppure era sostenuta da un pezzo consistente di movimento per i diritti civili.
Stessa identica cosa può essere detta per le femministe differenzialiste (la filosofia di fondo è la stessa, ambedue si basano su un essenzialismo).
Ascoltare si, tradurre l'ascolto in "automaticamente hai ragione" no.
Io ti ascolto, poi però posso pure non concordare.
Sono parzialmente d'accordo con ciò che dici. Intanto, il razzismo inconsapevole è parte integrante della comunità di colore, ma lo ammette lei stessa. Esattamente come il sessismo inconsapevole ha fatto parte del femminismo. Fa parte del rovesciamento rabbioso degli stereotipi cui accennavi e su questo concordo. Però, scusami, io continuo a vedere fattori di criticità e non solo storici.
Credo nessuno di noi si alzi la mattina e, guardandosi allo specchio, si dica: "ma guarda che bella faccia da bianco/a". Attraversiamo la vita con questo rivestimento esterno senza avere alcun bisogno di ribadirlo. Sapendo, almeno parlo per me, che non mi definisce, non racconta la persona che sono. E' solo mancanza di melanina. E in ogni caso, questa ipersensibilità intorno al colore della pelle l'abbiamo creata noi, la violenza di sentirsi talmente sotto attacco da doversi chiudere in una comunità asfittica e innalzare critiche anche laddove potrebbero sembrare gratuite o incomprensibili, l'abbiamo creata noi. E noi la dobbiamo smontare. Fregnacce o no, incomprensioni o meno, dobbiamo imparare un linguaggio comune. Dobbiamo. Per te dipingersi di nero è un atto innocuo, per me no. Almeno è un'opinione divisiva (ultimamente andavamo troppo d'accordo

)
Non so se tu abbia mai visto "Indovina chi viene a cena", è un film del 1967, con la Hepburn, Tracy e Poitier e, vedi, non è interessante il finale scatto progressista del protagonista bianco (che entra in crisi perché nel suo concetto democratico della vita, non c'è posto per un matrimonio misto tra sua figlia e un medico di colore), piuttosto è straordinario ciò che Poitier dice al proprio padre, dopo una sfuriata rabbiosa:
"Papà, tu sei mio padre e io ti voglio bene, ma quando mi guardi tu vedi un uomo di colore. Io vedo solo un uomo". Ecco, a me questa frase m'ammazza ogni volta che rivedo il film.
Era il 1967 e noi non abbiamo ancora imparato a non identificarci nell'esteriorità che ci caratterizza. Io non la vedo una cosa positiva, ripeto, fregnacce o meno, incomprensioni o meno. E' come aver imparato solo a gattonare quando si è in età adulta. A volte penso che la comunità umana abbia limiti insuperabili.
Prima che mi devasti la vita con un intervento fiume, sappi che devo lavorare. Pertanto, ci prenderemo a capelli più tardi.
Ciao capoccio'.