C'è riuscito. Proprio lui, il personaggio più vituperato per eccellenza, il Presidente osannato dalla controparte giallorossa per aver ridimensionato la Lazio. "Lunga vita a Lotito": mi sembra quasi di sentirli i tifosi della riomma urlare questo slogan a squarciagola, radunati attorno alle cocce di cocomero, col lupetto sotto il collo, in qualche angolo della città pitturato coi colori del piscio e della ruggine,mentre compilano la lista della spesa: un chilo di peperoni, una scheda della Vodafone, una scheda della Wind, il corriere dello sport, dieci metri di bruco.
Schiavi delle radio, schiavi di un passato inesistente, di una genesi confusa, figli di una madre ignota.
E' riuscito con una idea semplice ma geniale a rimescolare le carte, a costringere milioni e milioni di tifosi giallorossi ad entrare nel sito della Lazio, a turarsi (coniugazione del verbo turone) il naso e trovarsi di fronte agli occhi i colori del cielo e quel simbolo maestoso.
L'aquila. Una delle tante cose che ci invidiano. Sul podio, insieme alla nostra data di nascita. 9 gennaio 1900 e una bacheca europea senza ragni che fanno l'altalena.
L'aquila e non il lupo, simbolo negativo, minaccioso, antiestetico. Che, nel silenzio della grancassa mediatica che li nutre e li respira hanno via via trasformato in lupa capitolina, nel segno dell'ennesimo sopruso, dell'ennesima appropriazione indebita di ciò che non gli appartiene. Il simbolo della città sulle loro bandiere. Una scelta di pessimo gusto. Un segnale di debolezza.
Con il volo dell'aquila nella notte dell'Olimpico Lotito li ha messi al tappeto: perché dell'aquila loro non possono appropriarsi, anche se vorrebbero, per la nobiltà e la maestosità dell'animale, per lo stile. Uno stile prettamente laziale, perché libero, non schiavo, Mai. Lo stile, già. Nessun laziale mai sarebbe sceso a tali livelli di promiscuità: entrare nel territorio nemico per partecipare ad un sondaggio. Noi laziali siamo puri anche per questo. Noi i riommisti li schifiamo iconograficamente.
Lotito li ha messi a nudo, ha messo a nudo le loro paure: la paura che la dittatura mediatica possa subire un indebolimento; la paura che la propaganda abbia una battuta d'arresto. La paura che la gente si accorga di quanto sia esteticamente più bello essere laziali.
Un'umiliazione. Ogni tifoso della riomma che ha cliccato sul sito della S.S. Lazio ha sancito la sua umiliazione, la sua inferiorità, la sua paura.
E' dal 1927 che il loro complesso di inferiorità non ammette soste. Ci hanno provato in tutti i modi, è il loro impegno numero uno liberarsi di noi. Ma soffrono perché sono consapevoli di non poterlo fare. Lotito, forse inconsapevolmente, li ha spiazzati, feriti, umiliati. E può metterli ancora K.O. con una decisione altrettanto spiazzante.
In virtù dell'[...] boicottaggio messo in atto dai tifosi della riomma, in virtù di un sondaggio alterato dal complesso di inferiorità di quelli che sono nati dopo, può lasciare che a decidere siano i laziali veri. E riconquistare un'altra fetta di simpatia, visto che, grazie anche ai risultati, è sulla buona strada.
Presidente, lasci decidere a Bob Lovati, al notaio Gilardoni, e a tutti gli altri grandi laziali della nostra storia quale dovrà essere il nome della nostra magnifica aquila. Lasci che siano loro a scegliere il nome di un simbolo che volerà alto sul cielo dell'Olimpico per decenni.