Citazione di: NandoViola il 15 Ott 2013, 11:55
sono d'accordo con tutto quello che hai esposto, un poeta una volta disse a proposito:
"con tutto il freddo che ho preso in vespa al ritorno, manco la fregna mi avrebbe fatto uscire, solo la Lazio".
devi essere malato per andare ancora allo stadio, non basta esserne innamorato della Lazio, devi proprio esserne malato.
ed i malati sono un numero infimo rispetto alla massa degli innamorati/simpatizzanti etc.
la società prima prende coscienza di questo e meglio sarà.
In pratica hai sintetizzato in maniera perfetta la recente indagine Demo-ScoopIl tifo al tempo della Rete, dalla radiolina al tabletIl calcio è ovunque. Nonostante il calo del numero dei tifosi e di quanti si recano in curva o in tribuna. Il calcio, infatti, è sempre più sui mezzi di comunicazione: vecchi e nuovi. Anzitutto in televisione, che si conferma il luogo per eccellenza dello spettacolo calcistico. Ma anche sui new media, che allargano una offerta mediatico-calcistica sempre più ricca e personalizzata. Ritagliata sulle esigenze del tifoso, alla ricerca di un flusso continuo di informazioni sulla squadra del cuore (e sulle avversarie): dal mercato al bollettino medico sugli infortuni; dal giudizio degli esperti ai tweet dei giocatori; dagli allenamenti alle dichiarazioni pre, post (e infra) partita. I dati del sondaggio Demos-Coop fanno emergere una fruizione multimediale del calcio. Con una sorpresa:
il sorpasso di pc, tablet e telefonini sul tifo da stadio. Quello urlato sugli spalti.C'era una volta la radiolina incollata all'orecchio, o accesa per un rapido aggiornamento sui risultati. Spesso furtivamente, durante un ritrovo di famiglia, una gita in campagna, o una riunione di lavoro. Perché la passione del tifoso non si spegne mai, e necessita di essere continuamente alimentata. Oggi questo avviene, soprattutto, attraverso il linguaggio delle immagini: le azioni, i gol, le moviole. Tutto in alta definizione. Per questo, il tifoso dispone, il più delle volte, di un abbonamento ai canali sportivi televisivi: oltre la metà di chi segue il calcio lo fa attraverso il satellite o i pacchetti del digitale terrestre (55%). La fruizione attraverso la Tv in chiaro è ancora oggi prevalente, e coinvolge complessivamente il 64% dei tifosi. Ma nelle componenti più militanti del tifo è ormai affiancata dalla pay-tv (o pay-per view). Magari da seguire al bar, con gli amici o con avventori occasionali. Arrabbiandosi o gioendo.
Campionato e coppe si trasformano, così, in veri e propri eventi mediatici, e declina la quota di chi assiste dal vivo alle partite: poco meno di uno su quattro (23%) si reca allo stadio "almeno qualche volta" durante la stagione (ma solo il 4% in modo assiduo).Il "dramma" continua però a porsi nel momento in cui la partita più attesa - sempre la successiva, nel calendario del tifoso - si sovrappone a eventi "minori": con parenti, amici e colleghi, che "costringono" a un abbandono forzoso del binomio bandiera+poltrona. Circa la metà dei tifosi (e il 40% dei militanti), di fronte a tale dilemma, non annulla l'impegno (pena: crisi familiari e di relazione). Si limita a controllare il risultato in un secondo momento, accontentandosi degli highlights o di qualche registrazione. Spesso isolandosi dal resto del mondo, evitando di essere raggiunto da notizie e aggiornamenti che potrebbero rovinare la suspense della differita. All'estremo opposto, il 14% degli appassionati intervistati dal sondaggio (ma il 21%, tra i militanti) rinvia ogni impegno, trovando qualche scusa o dandosi per malato (di calcio). Il 31%, infine, decide di uscire di casa, ma si organizza per seguire comunque la partita, o quanto meno per essere aggiornato in tempo reale sul risultato. Sotto questo profilo, le nuove tecnologie offrono possibilità inedite rispetto a solo pochi anni fa. Gli smartphone consentono, attraverso la rete, di verificare i risultati in tempo reale. E tutti i principali siti di informazione (sportivi e non) forniscono la diretta testuale dei match del giorno. Non solo:
attraverso internet è possibile ora disporre (a pagamento) dello spettacolo calcistico sullo schermo di smartphone, tablet e pc. In qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. "Campo" permettendo.
Ai servizi a pagamento forniti online dagli stessi network televisivi, vanno peraltro aggiunte le visioni "gratuite", attraverso i canali dello streaming pirata. Complessivamente, un quarto del pubblico calcistico italiano segue le partite via web: ma al di sotto dei 35 anni il calcio "in rete" sale al 40%. Configurando una modalità "ibrida" di fruizione, che connette vecchi e nuovi media. La sciarpa, la bandiera e i cori. Gli amici e qualche birra.
Tutti davanti al rettangolo di gioco: il rettangolo dello schermo digitale.