Permettetemi di invitare molti a bersi una camomilla, stanotte.
Quando s'è capito che aria tirava a San Siro, rischiare le tibie e Trieste non aveva più alcun senso - e il Cagliari, proprio perché non aveva né obiettivi né rimpianti da smaltire, ha potuto giocare in scioltezza.
E battere la punizione del goal con una difesa che parevano i famosi Piccoli Amici di Biancaneve (Petko occhio per domenica, che Totti corner e punizioni a crossare li sa tirare benino).
Domenica prossima è una partita a sé fra due squadre di cui una allo sbando dopo una stagione ridicola (il rioma) e l'altra arrivata alla fine con la famosa lingua di Fantozzi al Gran Premio della Montagna.
Può succedere di tutto, sarà importante finire in 11 (vero, Dias Ledesma & Cana?), sarà una guerra di nervi fra due superdeluse (e, permettetemi di mettervi anche la Nostra, deludenti) del campionato.
A suo modo una partita storica, ma che segna il punto più basso del calcio romano negli ultimi dieci anni.
Finisco dicendo, visto che ormai esiste Quella Partita: meglio, alla fine, esserci arrivati esattamente come loro: da dentro o fuori.