cinquanta sfumature di vittorie

Aperto da Pikkio, 17 Giu 2013, 13:02

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gesulio

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Lazionetter
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Un dispaccio informa un'unità dell'esercito che la tribù dei biancocelesti, comandati da Lulic, si vanno a prendere la coppa per alzarla in faccia all'impero.
L'interruzione delle comunicazioni via teleradiostereo impedisce di avere maggiori informazioni, ma un gruppo di passeggeri, non valutando bene il pericolo e pensando di poterlo impedire, contando sulla scorta dell'esercito dei media, decide ugualmente di mettersi in viaggio sulla diligenza che da Tontoville va a Runpolis, capitale morale dell'impero.
L'equipaggio è piuttosto eterogeneo (il vicecapitano ubriacone De Rossi, la prostituta Ferillona, il giocatore d'azzardo Totti, nativo di Tontoville, il banchiere corrotto Zan zix, lo sceriffo d'argento Pallotta, il rappresentante di liquori Zeman e Ilary Blasy, moglie incinta di totti) e ad esso si unirà poi "spaccobottilia"  Lobont, evaso alla ricerca di vendetta (a Formelloburg si trovano i fratelli Miro e Slav Klose, gli assassini degli ex colleghi Stex e Zagoi).
I membri del gruppo, inizialmente diffidenti l'uno dell'altro e pieni di pregiudizi nei confronti degli extracomunitari come Lobont e Ferillona, imparano a collaborare grazie all'improvviso parto di Ilary ma nonostante una strenua resistenza non impediscono la coppa in faccia. I superstiti raggiungono la meta, ma il prezzo da pagare è alto: Zeman perde la panca.

Raggiunta Runpolis, Lobont punta verso Formelloburg dove prende un altra saccocciata di gol fingendosi Strakosha e partecipando agli allenamenti, poi con la complicità del vice capitano e dello sceriffo, fugge verso la frontiera in compagnia di un dilemma atroce.

Ombre Giallorosse, di Tony Littledogs (USA 2013, premiere 26 maggio, distribuito da 0-1 Distribution)

volerevolare

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Se nel "grande solitario" chiamato ASRoma, ogni giocatore fosse una carta che esce a un certo punto del gioco, quale carta sarebbe? Un asso di picche con la faccia di Taddei? una donna di cuori con le trecce di Mecses? un fante di quadri con gli spigoli di Andreazzoli? E che cosa ci accadrebbe se, nel "grande solitario", spuntasse un Jolly bosniaco di nome Lulic?

L'Enigma del Solitario è la storia di quello che accadde ad Arvaro, tifoso coatto romano e romanista, quando in una serata di maggio entrò nella curva Sudde dello Stadio Olimpico proprio mentre 22 uomini, 11 vestiti di piscio-ruggine ed 11 dei colori del cielo, si stavano giocando, per la prima volta nella storia gli uni contro gli altri, l'aggiudicazione di una coppa.

Tra speranze e delusioni, pianti e disperazioni, Arvaro scoprirà una ad una tutte le carte dell'ASRoma finendo per essere lui stesso schiacciato dal destino del "grande Solitario" e capirà infine che l'unica via per carpire l'amletico dubbio sarà quello di seguire per 71 minuti le gesta del jolly bosniaco, che alla fine, per bocca di un cantore di nome Marione, gli svelerà l'antico arcano: LA ROMA E' MORTA!!

L'Enigma del Solitario di Jostein Coppenfaccen - editore Bonpianti

todomodo

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La febbre alta mi impedisce di sviluppare una valida sinossi.
Mi limito a dire che dev'esserci per forza, nascosto in qualche soffitta, un ritratto del cappetano che vince al posto suo.

"Il ritratto di Cappetan Tottey", di O. Pallotta


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loquace

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Citazione di: todomodo il 17 Giu 2013, 16:10
La febbre alta mi impedisce di sviluppare una valida sinossi.
Mi limito a dire che dev'esserci per forza, nascosto in qualche soffitta, un ritratto del cappetano che vince al posto suo.

"Il ritratto di Cappetan Tottey", di O. Pallotta

Io ce l'ho! Sta giusto accanto a Cordoglio e prendilvizio: la struggente storia a ritroso della as riomma, dalla dipartita alla fusione attraverso una serie di flashback grazie ai quali è possibile rivivere le emozioni "tumefacenti" di 86 anni di eterni dilemmi conseguenti al vizio di ricevere coppe sbattute in faccia in casa...

Aquila1

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Il giorno che l'avrebbero ucciso, Romoletto er riommanista si alzò alle 5,30 del mattino per andare ad aspettare il busse con cui arrivava il coatto di merende. Aveva sognato di attraversare uno stadio di brucones sotto una pioggerella tenera, e per un istante fu felice dentro il sogno, ma nel ridestarsi si sentì inzaccherato da capo a piedi di cacca d'uccelli, erano Aquile. «Sognava sempre cetrioli, – mi disse Cinthia , sua madre, 27 anni dopo, nel rievocare i particolari di quella domenica ingrata. – La settimana prima aveva sognato di trovarsi da solo in curva sudde con l'aquila che volava in mezzo ai Laziali senza mai trovare ostacoli», mi disse. Cinthia godeva di una ben meritata fama di sicura interprete dei sogni altrui, a patto che glieli raccontassero dopo i facioli co le cotiche, ma non aveva riscontrato il minimo segno di malaugurio in quei due sogni di suo figlio, né negli altri sogni con cetrioli e coppe che lui le aveva riferito nei giorni che precedettero la sua morte.......
......Stavano cominciando a far colazione quando videro entrare romoletto er riommanista inzuppato di sputi che portava tra le mani il grappolo delle proprie viscere. Spartaco Amendola mi disse: «Quello che non ho mai potuto dimenticare fu il terribile odore di merda». Ma Samantha Corsi, la figlia maggiore, raccontò che romoletto er riommanista camminava con la strafottenza di sempre, misurando bene i passi, e che il suo volto di coatto con i tatuaggi sconvolti era più osceno che mai. Nel passare di fronte alla tavola sorrise a tutti, e proseguì, attraverso le camere da letto, fino all'uscita posteriore della casa. «Restammo paralizzati dallo spavento» mi disse Samantha Corsi. Mia zia Debborah Ripepi stava preparando una pajata nel patio della sua casa, dall'altra parte del fiume, e lo vide scendere le scalinate del vecchio ponte mollo cercando con passo fermo la direzione di casa sua.
"Romoletto, figlio mio" gli gridò, "che ti succede!"
Romoletto er riommanista la riconobbe.
"È che mi hanno ALZATO LA COPPA in FACCIA, piccola Debborah" , disse.
Inciampò sull'ultimo scalino, ma si rialzò subito. «Ebbe persino cura di scuotersi con la mano la terra che gli era rimasta sulle trippe» mi disse mia zia Debborah. Poi entrò in casa per la porta posteriore, che stava aperta dalle sei, e crollò ventre a terra in cucina.

gesulio

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Balla coi Lulic narra la storia di un ufficiale della Fusion Army, il capitano Francis Totten, di stanza in Silver State. Egli, dopo un tentativo di cucchiaio, uno sputo in faccia e una simulazione scambiata per atto d'eroismo, viene mitizzato e detiene la scelta del luogo in cui operare: chiede, così, di essere inviato in un lontano presidio di frontiera, ai margini delle praterie dell'Ardeatinax.

Arrivato a Fort Trigorys, Totten viene spedito dal folle comandante del presidio, il Maggiore Andreaz, nell'avamposto più remoto di tutti, chiamato Southern Terrace.

Accompagnato dal rozzo mulattiere Marions raggiunge la base, ma la trova ormai abbandonata. Dopo aver scaricato i viveri dal carro, Marions ritorna a Fort Trigorys, mentre Totten vi si stabilisce. Il primo mese passa tra i lavori per ripristinare l'operatività dell'avamposto, con la sola compagnia del cavallo Merdko, di un lupo (da lui chiamato affettuosamente Due Scelte) e del suo diario, nel quale scrive disegna tutto quello che vede e che gli succede. L'incontro con la vicina tribù di indiani Riomoloux porterà un senso nuovo alla sua vita.

La crescente stima e rispetto verso questo popolo nomade e, non ultimo, l'amore e il matrimonio con Alzata In Faccia, una donna bianca adottata dalla tribù quando era una bambina, lo porterà a imparare la lingua Riomoloux, a condividere problemi e sentimenti di quel popolo, a integrarsi nella vita, nelle tradizioni, negli usi e negli afrori della cultura locale.
Un drammatico scontro con i soldati del nord lo convince a cancellare definitivamente il suo passato di soldato e di uomo bianco: diventa così Balla Coi Lulic, nome dato dalla sua "nuova famiglia" adottiva, in ricordo del quindicesimo derby scajato.
Ricercato e inseguito come bersaglio preferito delle prese per culo, da vero capitano coraggioso abbandonerà assieme alla moglie, quello che è diventato il suo popolo, ma non gli eviterà rappresaglie eterne da parte dei Laziali.

Balla coi Lulic, di Kevin Pallotta (26 maggio 2013, distribuito da Miramauri International)

porgascogne

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happyeagle

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Roma, maggio 2013. Durante i
primi anni del governo bipolare, il
commissario di Polizia Francesco "Pupone" Titty, arcigno e
corrucciato adoratore di un cantautore molisano, è incaricato
di indagare su un furto di trofei e cimeli
ai danni di una vecchia signora di
origini abruzzesi, la vedova
Mattaccoaigazzi. In seguito viene
uccisa, nello stesso luogo che
era stato teatro della rapina, la
moglie di un uomo di origini americane piuttosto
ricco, la signora Pallottina.
Il teatro del furto e dell'omicidio
è un vecchio stadio di via
Del Foro Italico, noto come
"Stadio dei centomila Cori", situato poco
distante dal Tevere.
La narrazione parte con la
descrizione dell'ambiente attorno
alla signora Pallottina e si allarga
ad una località sulla strada verso i Castelli Romani da dove
provengono i domestici europei ed extraeuropei della
signora e i "nipoti", ragazzi che
accoglieva come figli per
compensare solitudine e
mancate vittorie. Intorno una
folla di comparse: la svenevole e
avvizzita contessa Mattaccoaigazzi,
vittima del furto, il commendator
Sabatino "prosciuttofilo", il personale della questura, i
carabinieri di Marino e Veltroni a caccia di
indizi nella campagna nei dintorni del Divino D'Amore, le figure
sfocate dei domestici e nipoti.
Il giallo non ha soluzione e non
si chiude con la scoperta del
colpevole. Secondo la
concezione di Garsìa (o Garsià) la realtà è
troppo complessa e
caleidoscopica per essere
spiegata e ricondotta ad una
logica razionalità senza risolvere l'eterno dilemma. Per lui la vita è
un caos disordinato con lampi di lulic improvvisi, un
"pasticciaccio" di cose, persone e
linguaggi.

Quer pasticciaccio brutto di Via di Trigoria (editore Tarzanelli)

StylishKid

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Siete dei geniacci.
Via con
- I soliti sconfitti;
- Non ci resta che piangere;
- Agente 433, si vince solo a tavolino;
- Il mercato immaginario;

loquace

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Daunbailulic (Titolo originale Down by Lulic) - Walt Disney Production con la collaborazione dell'Istituto Lulic -

Si tratta di un film innovativo poichè girato in bruciacolor, tecnica che prevede l'uso esclusivo di due colori: il bianco e il celeste.
Il regista, Occulto, decide di coltivare la caratterizzazione di personaggi buffi, sempre sul limite sottile che separa grottesco da teatro dell'assurdo, con una venatura di robusta ironia che nasce dalle prestazioni allucinanti di alcuni dei protagonisti sconfitti. Geniale, tra le altre, l'idea di far apparire e poi far subito sparire il caratterista Lamela un paio di volte per tempo.   
Questo film, che non prevede star, nè nel cast nè altrove, è comunque destinato ad essere amato o odiato ma andrebbe visto soltanto per rendere omaggio alla coppia Balzaretti - Candreva, una fusione del nonsense e dello humour della mancata marcatura campestre che esplode sullo schermo regalando momenti di galoppante (Candreva) e confusa (Balzaretti) ilarità.
Attorno a loro gravitano altre coppie di personaggi agro-dolci. Come dimenticare la scena cruciale del balletto Marquinhos - Lulic nel quale il regista (e non solo) raggiunge l'apoteosi riuscendo a far muovere al rallenty solo il primo. O le continue gag alla Ridoliniscivolasubucciadibanana del cappetano unite al suo cavallo di battaglia: l'aò reiterato.
Con un cast così variegato, tra le comparse citiamo Castan, Burdisso, Destro, De Rossi, il cameo di Osvaldo, è inevitabile che la trama sia messa in secondo piano per lasciare spazio ai protagonisti: la vicenda si snoda con vivacità ma in modo lineare e scontato nel corso dell'ultimo derby romano della storia. Un comic-thiller delizioso e incontrollabile che tiene con il fiato sospeso per 71 minuti. Epica la scena finale con la fuga inaspettata del malvagio Maleagogò al momento della coppalzatainfaccia. Fuga che farebbe pensare ad un sequel se non fosse che fonti certe fanno trapelare che per quest'opera unica non sia previsto...

Tarallo

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todomodo

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Molti anni dopo, di fronte al ripiano della libreria lasciato sgombro per quei tre palloni d'oro che non sarebbero mai arrivati, il cappetano Frangiesco Titty si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui il suo allenatore lo aveva condotto a farsi alzare una coppa in faccia. La curvasudde era allora una landa desertica popolata da pochi, svolazzanti fogli di carta che la mandria che solitamente la popolava s'era lasciata alle spalle al termine di una precipitosa fuga,  affacciata su uno stadio in festa, biancazzurro come il cielo di maggio. L'amplesso passivo era così recente, che molti dei dolori che provava erano ancora senza nome, e per citarli doveva indicare col dito la sagoma della Coppa Italia che gli era rimasta stampata sulla fronte.

(Incipit, Vent'anni di rosicaggine, di Gabriel Garcia Pallotta, traduzione di M. Mensurati. Coniglio Editore).

Aquila1

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mancava il titolo. Ovviamente "Cronaca di una morte annunciata" di Luisenrique Garcia Zeman
Citazione di: Aquila1 il 17 Giu 2013, 16:27
Il giorno che l'avrebbero ucciso, Romoletto er riommanista si alzò alle 5,30 del mattino per andare ad aspettare il busse con cui arrivava il coatto di merende. Aveva sognato di attraversare uno stadio di brucones sotto una pioggerella tenera, e per un istante fu felice dentro il sogno, ma nel ridestarsi si sentì inzaccherato da capo a piedi di cacca d'uccelli, erano Aquile. «Sognava sempre cetrioli, – mi disse Cinthia , sua madre, 27 anni dopo, nel rievocare i particolari di quella domenica ingrata. – La settimana prima aveva sognato di trovarsi da solo in curva sudde con l'aquila che volava in mezzo ai Laziali senza mai trovare ostacoli», mi disse. Cinthia godeva di una ben meritata fama di sicura interprete dei sogni altrui, a patto che glieli raccontassero dopo i facioli co le cotiche, ma non aveva riscontrato il minimo segno di malaugurio in quei due sogni di suo figlio, né negli altri sogni con cetrioli e coppe che lui le aveva riferito nei giorni che precedettero la sua morte.......
......Stavano cominciando a far colazione quando videro entrare romoletto er riommanista inzuppato di sputi che portava tra le mani il grappolo delle proprie viscere. Spartaco Amendola mi disse: «Quello che non ho mai potuto dimenticare fu il terribile odore di merda». Ma Samantha Corsi, la figlia maggiore, raccontò che romoletto er riommanista camminava con la strafottenza di sempre, misurando bene i passi, e che il suo volto di coatto con i tatuaggi sconvolti era più osceno che mai. Nel passare di fronte alla tavola sorrise a tutti, e proseguì, attraverso le camere da letto, fino all'uscita posteriore della casa. «Restammo paralizzati dallo spavento» mi disse Samantha Corsi. Mia zia Debborah Ripepi stava preparando una pajata nel patio della sua casa, dall'altra parte del fiume, e lo vide scendere le scalinate del vecchio ponte mollo cercando con passo fermo la direzione di casa sua.
"Romoletto, figlio mio" gli gridò, "che ti succede!"
Romoletto er riommanista la riconobbe.
"È che mi hanno ALZATO LA COPPA in FACCIA, piccola Debborah" , disse.
Inciampò sull'ultimo scalino, ma si rialzò subito. «Ebbe persino cura di scuotersi con la mano la terra che gli era rimasta sulle trippe» mi disse mia zia Debborah. Poi entrò in casa per la porta posteriore, che stava aperta dalle sei, e crollò ventre a terra in cucina.

Adler Nest

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Citazione di: Aquila1 il 17 Giu 2013, 16:27
Il giorno che l'avrebbero ucciso, Romoletto er riommanista si alzò alle 5,30 del mattino per andare ad aspettare il busse con cui arrivava il coatto di merende. Aveva sognato di attraversare uno stadio di brucones sotto una pioggerella tenera, e per un istante fu felice dentro il sogno, ma nel ridestarsi si sentì inzaccherato da capo a piedi di cacca d'uccelli, erano Aquile. «Sognava sempre cetrioli, – mi disse Cinthia , sua madre, 27 anni dopo, nel rievocare i particolari di quella domenica ingrata. – La settimana prima aveva sognato di trovarsi da solo in curva sudde con l'aquila che volava in mezzo ai Laziali senza mai trovare ostacoli», mi disse. Cinthia godeva di una ben meritata fama di sicura interprete dei sogni altrui, a patto che glieli raccontassero dopo i facioli co le cotiche, ma non aveva riscontrato il minimo segno di malaugurio in quei due sogni di suo figlio, né negli altri sogni con cetrioli e coppe che lui le aveva riferito nei giorni che precedettero la sua morte.......
......Stavano cominciando a far colazione quando videro entrare romoletto er riommanista inzuppato di sputi che portava tra le mani il grappolo delle proprie viscere. Spartaco Amendola mi disse: «Quello che non ho mai potuto dimenticare fu il terribile odore di merda». Ma Samantha Corsi, la figlia maggiore, raccontò che romoletto er riommanista camminava con la strafottenza di sempre, misurando bene i passi, e che il suo volto di coatto con i tatuaggi sconvolti era più osceno che mai. Nel passare di fronte alla tavola sorrise a tutti, e proseguì, attraverso le camere da letto, fino all'uscita posteriore della casa. «Restammo paralizzati dallo spavento» mi disse Samantha Corsi. Mia zia Debborah Ripepi stava preparando una pajata nel patio della sua casa, dall'altra parte del fiume, e lo vide scendere le scalinate del vecchio ponte mollo cercando con passo fermo la direzione di casa sua.
"Romoletto, figlio mio" gli gridò, "che ti succede!"
Romoletto er riommanista la riconobbe.
"È che mi hanno ALZATO LA COPPA in FACCIA, piccola Debborah" , disse.
Inciampò sull'ultimo scalino, ma si rialzò subito. «Ebbe persino cura di scuotersi con la mano la terra che gli era rimasta sulle trippe» mi disse mia zia Debborah. Poi entrò in casa per la porta posteriore, che stava aperta dalle sei, e crollò ventre a terra in cucina.
Cronaca di una sconfitta annunciata. Edizioni dalle stelle alle stalle


bernie

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pura poesia..

questo thread lo trasformerei in blog!

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Stai per cominciare ad assistere al derby di Coppa Italia Roma Lazio. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla, di là c'è sempre l'altra televisione accesa sui Cesaroni. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere le repliche dei Cesaroni» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto vedendo il derby! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso, dillo più forte, grida: «Sta cominciando il derby!» O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.
Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull'amaca, se hai un'amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga. Con la tv capovolta, si capisce.
Certo, la posizione ideale per vedere il derby è a pecorina...


Se una sera di primavera un Cesarone / Italo Foschino. Corropoli : Roditori Riuniti, 1927

edge24

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2013. Il comandante Marko Zemanius, chiamato "Boemian Nastavnic" ("Il maestro Boemo"), con riferimento alla sua zona natale, comanda la nuova arma costruita dall'Unione Romanistica, il sottomarino nucleare della classe Typhoon Maggio Giallorosso, dotato di una tecnologia, il caterpillar (propulsione magnetoidrodinamica (ndr, in inglese caterpillar=bruco :shock: :hail:)), che permette all'unità di muoversi silenziosamente fuori dallo stadio; con questo mezzo egli è segretamente in rotta verso le coste laziali.

Il governo laziale pensa che il comandante stia preparando un attacco. Solo un analista della SSL, Jack Lulic, ritiene che Zemanius e il suo equipaggio vogliano in realtà disertare, ma ha poco tempo per dimostrarlo, solo 71 minuti: infatti Boston, venuta a conoscenza della diserzione del suo comandante, dopo che l'ammiraglio Juri Pallotin ha ricevuto una lettera scritta da Zemanius in cui questi spiegava le sue intenzioni, ha fatto salpare l'intera flotta per rintracciare il sottomarino ed affondarlo.

Caccia a Maggio Giallorosso, regia di John McTottyernan

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